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Val di Magra

 

“..se novella vera di Val di Magra, o di parte vicina, sai, dillo a me, che già grande là era. Chiamato fui Corrado Malaspina; non son l’Antico, ma di lui discesi.”
(Dante Alighieri, Purgatorio, VIII 115-18, La Divina Commedia)

Un inconsueto bacino fluviale, con le sue anse e le sue cartoline dalla luna, dove la sabbia, ogni tanto, degrada fin troppo gentilmente e si carica del fascino del tavolato, mutando solo dopo in litorali sabbiosi, con il volo pigro di aironi. Una piana di ex scenari palustri che guarda alle montagne e le montagne che proteggono questa pienezza di verde irrorato da pozze e laghetti. Canne di palude e reperti storici che sono la vita stessa, quella quotidiana, respirata dagli abitanti della valle.

Il bacino, e così il corso, del fiume Magra, il nostro protagonista, realizza sfide più uniche che rare dal punto di vista paesaggistico, regalando (a pochissima distanza da centri molto popolati come ad esempio Sarzana) la versione “alta” e “bassa” del panorama vallivo, ambedue sia facilmente raggiungibili, sia avanguardie di dietro le quinte che sono la regione storica della Lunigiana, il porto e la rada della città di La Spezia, nonché il quintetto riuscito delle Cinque Terre a picco sul mare.

Volendo precisare, la Valle del Magra dovrebbe essere convenzionalmente inclusa, addirittura, tra le fasce territoriali più note della provincia spezzina – non tanto per i panorami, quanto più per un discorso amministrativo – dunque territori della stessa li ritroviamo assieme alla Val di Vara e al Golfo dei Poeti (che conosciamo, è la zona riparata, quella di costa), oltre che sotto la tutela del Parco Naturale Regionale di Montemarcello – Magra. Nonostante ciò, il fiume Magra prende vita, e facendo affidamento su di lui parte della valle omonima, la cosiddetta pedemontana, all’altezza del Monte Borgognone, al confine tra Toscana ed Emilia. Il resto, si identifica per convenzione nell’offerta culturale della Lunigiana e in quella spezzina, nonostante il tratto rappresenti unicamente gli ultimi chilometri della marcia delle acque.

Includiamo l’intera estensione della Valle del Magra nelle province di La Spezia e di Massa-Carrara giacché sussiste un buon motivo: comincia dove affiorano le sorgenti, nei dintorni fattisi Alpi Apuane, prossime alla Toscana, e a fasce interne del contesto lunense, poi ha fine in corrispondenza del mare, non smettendo di venire menzionata, anche grazie al signore delle stagioni, che è il fiume, come uno dei percorsi meglio individuati da pellegrini sul cammino di Santiago de Compostela e carovane sia oggi che ai tempi che furono.

Comunque sia, in tempi recenti gli allacciamenti da e per il Passo della Cisa sostituiscono le vie d’accesso al territorio padano, proponendo reticoli e cartelli anziché gli ormai perduti sentieri… eppure, attraverso l’intreccio di borghi arroccati sulle montagne, pievi e mulattiere, la via Francigena, una delle maggiori arterie che hanno attraversato l’Europa, ancora ben le si confà.

Dicevamo, acque e rigoglio trovano una loro lenta, ma niente affatto monotona fine, un proseguimento dolce e salato, nella piana alluvionale, giunti ai pressi delle mete turistiche di Marinella di Sarzana, nonché in Fiumaretta e Bocca di Magra, cittadine incluse nel comune di Ameglia, quest’ultima gradita meta turistica degli intellettuali di Otto e Novecento tra i quali ricordiamo Italo Calvino, Mario Soldati, Giovanni Giudici, Eugenio Montale.

Entrati in campo ligure, più o meno a ridosso di Santo Stefano di Magra, c’è la confluenza col fiume Vara, più lungo del “fratello” e decisamente più avvezzo a discese ripide dalle montagne.

La fama del posto, vuole la storia, crebbe sin dall’epoca dei Liguri Apuani, popoli dediti alla pastorizia più che alla pesca, ma la vicinanza col mare stimolerà, non a caso, anche i palati più esigenti prima dei Romani e infine della Repubblica di Genova. Durante il Medioevo, turbolenti saranno le lotte che coinvolgeranno feudatari e famiglie ecclesiastiche, e, in quelle lotte, saprà distinguersi la famiglia dei Malaspina. Sarzana, di fatto la sua capitale anche se non quella  amministrativa, anche ai nostri giorni il polo culturale della Lunigiana, e insieme di tutto l’areale vallivo, preferisce delinearsi dopo il Mille, vuoi per le mutate condizioni geografiche – bacini lacustri in crescita, l’arrivo delle epidemie – vuoi per riuscite manovre politiche, ma mai paga di fornire asilo agli artisti, fortilizi e sani commerci.

In questo redazionale ci focalizzeremo sulla parte ligure della vallata del Magra, analizzandone i Borghi, i territori non soltanto storici, ma anche comprimari, e la serie infinita di bellezze made in Italy che, discendendo oltre il pontremolese, hanno come una necessità impellente di frapporsi tra cielo e soleggiatissime vedute di Tirreno, linea di confine tra Liguria e Toscana.

Sarzana, Arcola ed Ameglia prosperano a stretto contatto con l’ambiente umido, quasi acquitrinoso, base stanziale eletta di una serie di specie – migratorie –  anche loro più uniche che rare, ma pure di barche di lusso ormeggiate in silenziosi e sicuri anfratti, lembo fertile precursore dei terrazzamenti già di Lerici e San Terenzo (con Montemarcello compreso nei Borgh più belli d’Italia e l’arco costiero di Punta Corvo e Punta Bianca). I borghi di Ortonovo, oggi Luni, riconducibile di nome e di fatto all’antica colonia romana di Lunae, Vezzano Ligure, Castelnuovo Magra, Santo Stefano di Magra, rappresentano i dossi e le salite collinari e dominano dalle alture del Territorio.

Natura

Le coste e le spiagge del Golfo dei Poeti, coi loro coloratissimi borghi marinari, lasciano ampio respiro alla Val di Magra e alle foreste della Val di Vara nel più fitto entroterra. Oltre al percorso fluviale, la valle del Magra comprende il Promontorio del Caprione, da cui di solito si parte per le escursioni. Non mancano sentieri di ciottoli che sono vecchie sponde fluviali, segmenti di arenarie e fantastici intermezzi, tra una pineta e un boscagno, di candide rocce calcaree, fiore all’occhiello di Punta Bianca e grazie al quale, a decorrere dalle velleità artistiche del Rinascimento, si riusciva ad ottenere il materiale decorativo per gli edifici dell’antica Luni. Ugualmente, fenomeni di carsismo si possono osservare verso la parte occidentale della Val di Magra, guardando allo spezzino. Nell’area protetta di Montemarcello, in particolare, la ricchezza di doline evidenzia la particolarità del fatto.

L’ambiente della Val di Magra è prettamente fluviale. Capacità indubbia delle amministrazioni locali, noterete che è quella di far coesistere luoghi dal forte valore storico e paesaggistico senza alterarne il territorio, favorendo in maniera tale il turismo e lo sviluppo sostenibile di borghi, frazioni e realtà di ogni genere… gastronomiche, storiche, collettive. 
Il Magra non ha fretta di arrivare, a dire il vero, ma fluisce piano, dando vita a un letto dagli estesi meandri e col merito di arricchire, di volta in volta, il suolo grazie al limo; curva e accelera in prossimità di Santo Stefano, senza tuttavia turbare la quiete del paesaggio ma semplicemente caratterizzando la vegetazione di una nuova, e più lussureggiante, macchia ripariale. I laghetti, e gli acquitrini che vi si creano, sono importanti per la sosta e la nidificazione di tanti uccelli migratori e stanziali come il martin pescatore, la garzetta, un gran numero di gabbianelle, sterne e svassi, soprattutto vicino a Bocca di Magra, smerghi, edredoni e cormorani nel tratto di mare antistante la foce. Viene segnalata la presenza della lampreda di mare, che, qui, trova uno tra i pochi siti sicuri dove riprodursi.
Gli appassionati di birdwatching possono contare sulla presenza dell’airone guardabuoi, immortalandolo all’altezza della piana di Marinella.
Lungo ambienti assai meglio riparati e distanti, comunque irrorati dai corsi d’acqua secondari, le piante acquatiche e palustri cedono terreno a formazioni boschive tipiche dei versanti più in ombra, tra cui le quercete e piccoli groppi di leccio. Abbondano specie quali l’olmo, il pioppo nero, i salici arborei. Viceversa, scendendo per i versanti che si fanno incontro alla costa, le pinete spadroneggiano. L’ambiente comincia a tornare il caratteristico di attività agricole, macchia mediterranea e tortuose salite tra le case, da cui scorgiamo lo scintillante Tirreno che qui diventa Mar Ligure.

Così come l’ecosistema muta, la fauna sa essere variabile. Tassi, volpi, donnole, ghiri popolano i sottoboschi, chi li caccia sono i rapaci notturni, esemplari sempre cari agli appassionati: è possibile imbattersi nell’assiolo e nel barbagianni. Constata la ricchezza dell’avifauna presente, Val di Magra è sinonimo di aria pulita e passeggiate tranquille, oltretutto fornisce una casa anche a una moltitudine di rettili e anfibi. Gioie per gli occhi, ecco l’ululone appenninico dal ventre giallo, le salamandre pezzate, il tritone apuano.

Il basso corso del fiume Magra è interessato dall’area parco, e comprende il promontorio di Montemarcello, il basso e medio corso del fiume Vara e la pertinenza di diciotto comuni liguri. Vale la pena visitare l’Orto Botanico, vera e propria struttura operativa del Centro di Educazione Ambientale (CEA) e diviso in sezioni, con la presenza di laboratori e collezioni vegetali, suddivise tramite percorsi dedicati, rappresentative della zona. L’Orto Botanico di Montemarcello è incluso nella “Rete degli orti botanici, giardini botanici e vivai delle Aree Protette della Regione Liguria”. Ancora sotto giurisdizione del verde di Montemarcello, si estende il parco del Monastero Santa Croce del Corvo. A un tiro di sasso, si entra nel “reame boscoso” del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e in quello del Parco Regionale delle Alpi Apuane, che rimane, invece, sotto l’egida dell’amministrazione lunense.

Mettiamo l’accento su queste due valide alternative naturalistiche perché ci forniscono le migliori condizioni per praticare sport: il trekking, la mountain bike e l’equitazione paiono le attività preferite di appassionati e non solo dei circuiti ad essi dedicati. Alcuni aderiscono ai percorsi delle quindici tappe voluta da “Trekking Lunigiana”, assieme alle quali vanno aggiunte le aree verdi dello S.T.E.L., il Sistema Turistico Escursionistico Lunigiana, un percorso che taglia trasversalmente il territorio e tocca piacevolezze architettoniche tutte ben visibili e segnalate, dai castelli della zona ai valichi storici della Lunigiana.

Non è finita qui. La caratteristica di essere eterogenea, per la Val di Magra, si traduce anzitutto nell’offerta turistica data dalle coste. Basse e sabbiose perché anni di modellamento hanno dato vita a spiaggioni ed approdi facilmente accessibili, che consentono, tirando dritti da Fiumaretta di Ameglia, di godere della tranquillità di zone riparate, ricche comunque in servizi e attrattive, sia per grandi, sia per i più piccini, e dalla indiscutibile pulizia, fattore che è valso alla qualità dei fondali qui proposti proprio la Bandiera Blu. Anche il tratto costiero verso Marinella di Sarzana è ampio e attrezzato con stabilimenti di buon calibro, mai un litorale è stato tanto unico: aree palustri e boschi fitti, all’estremo opposto, attraversano gli immediati pressi della fascia di litorale che, da Lerici, Tellaro e Fiascherino, prosegue nella Val di Magra e quindi nella Riviera Apuana per terminare con la Versilia, un po’ la patria dell’arenile capace di accontentare i pubblici generosi, in Toscana.

Tra la foce del Magra e i colli sprofondati nel profilo di ripe uggiose e Alpi Apuane, vicino Sarzana, il paesaggio della Val di Magra è caratterizzato da una serie impressionante di suggestivi borghi medievali disposti in posizione dominante, le cui piante urbanistiche li fanno assomigliare a isole di pietra sopra le piane; scrigni di tesori e al tempo stesso suggestivi punti di osservazione, belvederi cresciuti in isolamento e mai paghi di scorci o paesaggi mozzafiato: Castelnuovo Magra, Vezzano Ligure, Ortonovo, Arcola e, in misura minore, Ameglia, rispettano canoni stilistici propri dei piccoli paesini a ridosso del fondovalle della Magra.

Lifestyle

Sfruttando la sua felice posizione che la vuole sull’arco dell’antica Via Francigena, forte altresì dell’ininterrotta vocazione commerciale, anche oggi traducibile nella presenza continua di numerosi temporary store e mostre d’arte, di legante culturale e crocevia di interessi politici, Sarzana è di diritto, il più fiorente centro turistico della Val di Magra.
Si arriva nel centro storico del Borgo attraversando Porta Romana o Porta Parma. Dalla centralissima piazza del Comune (piazza Matteotti, prima nota col nome di piazza della Calcandola), si dipanano i vicoli e le case ombreggiate da terrazzini e portici – i soliti, d’ardesia, di cui pullula la Liguria – e ci si può muovere a piedi, anzi, è preferibile così da potersi aggirare indisturbati tra le boutique, i piccoli negozi, gli antiquari, i bistrot e i bar spesso dotati della formula sempre vincente del wine-bar, al passo con l’ora preferita per l’aperitivo tutto italiano, prima di pranzo o nel tardo pomeriggio. Proprio l’orario serale chiama movimento, poiché diviene un animarsi unico, frizzante, lo stesso che regna nelle grandi metropoli ma col vantaggio di restare in un ambiente comunque protetto e ancora “rispettoso” degli spazi comuni… quando visiterete il centro storico, nei dintorni del Municipio, ordinate una pasta dolce allo storico Caffè Costituzionale o al Caffè Pini in via Gramsci. Pasticceria Gemmi, affacciata su via Mazzini, è l’ufficiale “procacciatrice” di Spongate sarzanesi, e una fermata sembra essere obbligatoria.
A Marinella di Sarzana ci si precipitano i giovani, e ogni momento va bene per godersi le nuotate: il mare pulito, la spiaggia libera attrezzata, concorrono a una giornata di bagni e tanto sole senza allontanarsi troppo dalla tappa principale, oppure prenotando in uno dei numerosi agriturismi (a gestione famigliare) che si animano di cortesia e personalità grazie alle casette coloniche immerse dentro i boschi e gli uliveti, con un occhio alle profonde insenature di Ameglia, Lerici e del Levante Ligure.

Incastonati tra le colline dietro il pesino di Arcola, un pomeriggio va concesso anche alla schiera di santuari, antichi mulini, cascine, poderi, reami in mano ai mastri vinicoltori che abitano la zona ormai da generazioni. Fermatevi incontrando Trebiano, dove potrete fotografare il pertinente castello vescovile, Baccano, Cerri, ciascuno di questi sembra un posto dimenticato dallo scorrere del tempo, ma sa altrettanto risultare patria di gente che la sa lunga su come promuovere parte delle migliori etichette in circolazione, probabilmente con qualche grado di troppo se paragonate al commerciabile, forti del loro brevettato metodo casalingo.

Passo d’uomo e scarpe comode, nel tratto di parco che attraversa l’Orto Botanico di Montemarcello. Con la costa della soleggiata Bocca di Magra e Massa-Carrara e lo skyline del Golfo dei Poeti a presentare lo scenario, indimenticabile, si può fare un delizioso pic nic in compagnia e chiudere la giornata cogliendo l’occasione di una visita al borgo de La Serra, o frugando i portici di case-torri sempre diverse, nel lericino. Tutto il Parco di Montemarcello Magra è ad ogni modo adibito alle escursioni, sia per la facilità delle stesse, sia per la segnaletica che non manca di venire curata.
Lo spettacolare “Sentiero dei Poeti” è una delle tante possibilità (parte da Portovenere e arriva a Bocca di Magra) di rifarsi ai quadri fauvisti, paragone decisamente azzeccato, e si capisce perché lo scegliessero come meta favorita scrittori, artisti e intellettuali del calibro di Byron o Duras. I dintorni, ad Ameglia, popolatisi di boschi e ruscelli, sono in più la meta abbagliante di passeggiate a cavallo, o sulla mountain bike, si sperimenta persino lo slow-trekking. Immensi i paesini satellite che, senza esclusione, rientrano nelle bellezze dell’area naturale protetta. Godetevi la vista e prendete la strada tra Ameglia e Lerici (si tratta della provinciale 28), un piacevole intermezzo senza il quale vi toccherà rinunciare al pacchetto completo. Avrete l’occasione di scendere dal monte Caprione in direzione di Montemarcello, allacciato alla solita di località La Serra e, passando sopra Tellaro, sconfinare nel territorio comunale presso Lerici e San Terenzo. Guidando, potrete respirare la fragranza amara un po’ rosmarino, un po’ brezza iodata, che fa del Golfo della Spezia una figura presente a trecentosessanta gradi.
Poi Bocca di Magra, di bellezza stoica, avamposto e centro presso cui gravitano natanti e ricchi uomini d’affari, oggi dovutasi adattare alla modernità con darsene per la nautica da diporto e servizi di charter nautico; il porticciolo va bene se prevedete lo stazionamento annuale, il passaggio occasionale sarà senza grosse difficoltà di manovra. Quasi la totalità del suo abitato si trova in una zona a traffico limitato, le spiaggette, una attrezzata e la seconda libera, scendono senza bruschi dislivelli ed è un piacere stare in ammollo godendosi la vista sulle Alpi Apuane.

Vezzano Ligure: per chi ama la natura, riteniamo sia d’obbligo il sentiero geologico che porta il nome di tale abate Antonio Stoppani, letterato e scienziato. La camminata avviene fra particolari conformazioni dovute al passaggio del ghiacciaio Atesino, e comincia dal centro cittadino, sulle pendici nord occidentali del Monte Bondone. Prosegue costellato di dieci pozzi calcarei, chiamati “marmitte dei giganti”, sorta di ripide concavità a cui si affiancano gli effetti originati tramite il carsismo, molto diffuso in Liguria.

A Castelnuovo, l’occasione per ritrovarsi è via Dante, così intitolata giacché, come ogni buon scolaro – e “foresto” – ligure sa, il poeta ha soggiornato a Castelnuovo Magra, su procura della famiglia Malaspina, animato dalla volontà di concludere un accordo di pace che chiudesse anni di lotte sanguinose. Il percorso, interamente lastricato in arenaria, collega i due perni della collettività, la chiesa di Santa Maria Maddalena e il castello, e vi si affaccia un grande numero di splendidi palazzi signorili ognuno dotato di magnifici inserti marmorei, secondo la moda opposta al grigio della pietra, abusata, all’epoca. Un sottoportico, corso accanto la chiesa, accompagna nella piazzetta del settecentesco palazzo Amati-Ingolotti-Cornelio, sede del Municipio e dell’Enoteca Regionale della Liguria: dal suo giardino si gode un panorama niente male affacciato sulle Apuane e la Versilia. Sorpresa, il comune è stato insignito della Bandiera arancione dal Touring Club Italiano e del premio nazionale Bandiera Verde in relazione alle politiche di agricoltura e tutela dell’ambiente.

Il paese di Luni si delinea allargandosi grossomodo in una struttura ad anelli concentrici, incluse e deputate le funzioni di mura a quello più esterno, mura che non mancano di porte. Un assetto del genere è tipico dei borghi della Lunigiana. Nella piazza si trova la torre detta “Di Guinigi”, oggi campanile della chiesa parrocchiale omaggio a San Lorenzo. Il torrione circolare era parte di un castello che sorgeva al posto della chiesa, e rapportandola alle modalità di costruzione, prende spunto per dimensioni e struttura da altre torri lunigianesi, si vedano quelle di Comano, Malgrate, Bagnone e Filattiera.

Santo Stefano di Magra, infine, consente di sconfinare nella rigogliosa Valle del Taverone,  punto di congiunzione con la Lunigiana Interna e piccole mulattiere, sterrati e percorsi di trekking che passano attraverso antiche strade dominate da castelli e camminamenti, mirabile l’imponente Fortezza della Brunella, un gigante a guardia della città di Aulla. Vengono lasciate indietro le anse del Golfo dei Poeti, e la sfilza di dimore signorili, fin quando si delineano i profili del Passo del Lagastrello e i contrafforti appenninici.

Eventi e luoghi d'interesse

Sarzana, da sola, vale una visita quando si soggiorna nella Valle del Magra in un solo, pratico viaggio che racchiude fasti e virtù.. Ma questo se siete amanti di fortezze, castelli e assidui frequentatori di biblioteche – la civica di Corrado Martinetti, l’Archivio Capitolare di Sarzana – e musei: emblematico il MUdeF, che offre un servizio, agli amanti del passato di questa regione, molto aggiornato.  Veramente da non perdere, se amate l’artigianato, l’omonima mostra, ogni anno nel periodo estivo. 
Potete raggiungere il Borgo, deviando dalla statale 63 della Cisa, lasciato l’allaccio con la via Aurelia, che vi accoglie con un intrico di strade e aree del tutto pedonali: basti pensare a Piazza San Giorgio e a Via Mazzini – al termine della stessa prendono il sole i giardini e il complesso di Villa Olladini –, o alle geometrie di piazza De Andrè per capire come questa location è capace di nutrire la mente, e pienamente, guadagna il posto e i favori migliori nell’immaginario secondo i canoni storici, nonché culturali, propri di Toscana e Lunigiana, vantando origini comuni all’antica colonia romana di Lunae – Luni, verso la quale ha contratto un debito importante, perché le si sostituì in virtù dell’importanza religiosa acquisita, trasformandosi nella nuova sede vescovile, durante il XIII secolo. 
Sarzana, i cui estremi sono circondati dalle mura e che a loro volta sono attraversate da porte, tra cui residuano attualmente, Porta Romana, detta anche Porta Nuova, Pisana o di San Bartolomeo, e Porta Parma – le uniche ancora in piedi delle cinque che un tempo permettevano di attraversare la cinta – ha molta cura (e trae un flusso costante e vantaggioso di visitatori) del patrimonio artistico e, di conseguenza, architettonico. A testimonianza di ciò, troviamo oratori, chiostri e una profusione di pievi, ville e palazzi nobiliari capaci di spaziare dal barocco al neoclassico. Completano la lista, la Fortezza Firmafede, con origini pisane, e quella di Sarzanello già residenza vescovile. 
Il centro storico a Sarzana si articola lungo le vie Bertoloni e Mazzini, sulle quali primeggiano numerosi palazzi, prendiamo il Remedi, o il Podestà Lucciardi e il palazzo del Municipio, che qui trovano l’incastro perfetto. Proprio parlando del Podestà-Licciardi, ad esempio, possiamo vedere come un palazzo di tre piani che nulla ha da invidiare alle architetture dell’Europa Centrale, retto attraverso un ordine di colonne doriche, color zafferano, ed eseguito per mano di Carlo Barabino, possa fare dell’architettura una bomboniera pressoché immortale.
Piazza Matteotti rappresenta il nucleo dove i giovani si radunano, la sera, animando di voci e nuova linfa un dedalo fatto di portali e botteghe artigianali altrimenti uguale a cento anni fa. Sarzana resta impressa, oltretutto, per via della sua Concattedrale, intitolata a Maria Assunta, e fornita di un imponente portale d’ingresso e dell’inconfondibile campanile merlato, costruito con pietra a vista. Grande, la portata scenica di Santa Maria Assunta, decorata oltretutto secondo i canoni di tre stili differenti. Citiamo anche la pieve di Sant’Andrea, casa di dipinti caratteristici, tra i quali, una “Vocazione di Santi Giacomo e Giovanni Battista” del Fiasella.
Notevole la cittadella medicea, altrimenti chiamata Fortezza Firmafede, dominata dalla poco lontana in linea d’aria  Fortezza di Sarzanello. Il complesso Firmafede è visitabile tutto l’anno, e diventa spesso sede di interesse culturale, principalmente in occasione di mostre e congressi.
Senza abbandonare le comodità del centro, vi sarà possibile visitare il borgo di Falcinello o scendere al mare nei dintorni di Marinella di Sarzana, o visitare gli scavi archeologici di Luni (ex Ortonovo). Dai primi di settembre, a Sarzana, si festeggia il “Festival della Mente” che richiama scrittori, artisti, fotografi, scienziati, architetti e non solo, mentre il borgo si destreggia tra i cervelli di un laboratorio creativo europeo che, tutti gli anni, segue un filo conduttore particolare. In contemporanea ha luogo anche l’”Acmé”, rassegna d’arte aperta ai giovani, dentro i grandi atri della Firmafede. Di primaria importanza la rassegna “Soffitta nella Strada”, una esposizione, mostra mercato, caccia al tesoro di antiquariato in itinere e molto ancora, con centinaia bancarelle provenienti dall’Italia e dall’estero, che allieta gli appassionati da oltre mezzo secolo, e fa da cornice al centro storico. Una versione ridotta si svolge la prima domenica di ogni mese. Per gli irriducibili del vintage, trovate ricche collezioni in via Fiasella e via Mascardi. Tradizionali infine gli appuntamenti con la Fiera delle Nocciole nel mese di Marzo e la Fiera di San Venanzio a metà ottobre.

Arcola l’hanno realizzata, assieme ad Ameglia e Castelnuovo Magra, per permettere agli abitanti di sottrarsi alle infezioni di malaria, vera e propria piaga del passato. Fu però, nei primi anni, anche antico deposito di passaggio al tempo degli scontri tra Liguri e Romani, sorta di “cassero” molto quotato nella rete di collegamenti in Lunigiana. Di originale dominazione obertenga, non dimentica i saccheggi di pirati e predoni, così come la contesa da parte di Luni e dei Malaspina, passata più tardi sotto il controllo dei Doria e quindi della Repubblica di Genova. Rappresentativa, nonostante i coinvolgimenti e le perdite umane, è allora la torre pentagonale degli Obertenghi, identica fino all’ultimo mattone e capace di conservare tutt’oggi l’imponenza di quello che ha significato coesistere con le popolazioni germaniche. Lungo il confine amministrativo messo per separare Arcola e Lerici, lasciatici alle spalle l’abitato di Pitelli, incontriamo l’edificio difensivo che porta il nome di Forte di Canarbino, mai dimentico di controllare il Golfo dei Poeti e la sua veduta, ormai ricoperto di rampicanti, occasionali attrezzature di shooting fotografici e una generosa spennellata di macchia mediterranea. Novembre tiene alto il nome della castagna, in quel di Arcola, dove ha luogo una grande abbuffata assieme agli alpini. Festa della Birra Artigianale e Sagra del Raviolo (rigorosamente ligure), arrivata l’estate. Corteo mascherato per “Carnevale in Fabula”, che attira grandi ma soprattutto piccini, naturalmente nelle settimane iniziali di febbraio.

Ameglia, raccolta sulla cima delle colline e ideale prosecuzione di Bocca di Magra – o il contrario, dipende quale preferite –, è una realtà duplice, che pian piano è riuscita ad ingrandirsi entro i limiti di un territorio sia roccioso che pianeggiante, comprendendo zone fluviali e aree costiere. Il borgo antico lo individuiamo nella parte di paese collocato su in altura, databile addirittura all’Età del Ferro, come dimostra la vasta necropoli ligure ad incinerazione del IV secolo a.C.; occorre farci una capatina, seguendo le indicazioni per località Cafaggio, una delle quattro frazioni del paese. Passeggiando a mezza costa, invasori di questo tranquillo regno che è Ameglia, e che alcuni dicono avere radici con ogni probabilità etrusche, camminerete sorvegliati dall’imponente Torre Medievale, sotto cui si dipana la pianta stratificata del paese: digradante, segue la conformazione che interessa il terreno, e va stringendosi in punta, dopo essere partita circondata da un anello di gironi di case a schiera; il paesino si chiude, alla fine, nell’ultima cerchia posta a poggiare sul castello. Due parole soltanto riguardo gli edifici religiosi, poiché le attrattive hanno deciso di concentrarsi tutte verso la foce del Magra: ad Ameglia possiamo visitare la pieve dei Santi Vincenzo e Pasquale, edificata nel XV secolo sopra gli originali resti di una costruzione anteriore, e l’oratorio di Nostra Signora Assunta del XVIII secolo, scegliendo da un mazzo comunque ricco di valore storico. E’ a Bocca di Magra, comunque, dove punta l’attenzione del viaggiatore, e questo perché, se la location guadagnava consensi già dal finire del Rinascimento, per la ricchezza delle acque, o perché dichiarata quale snodo importante ai tempi dei trasporti fluviali dalle cave di marmo alle città del Nord Italia, ancora oggi rappresenta ancora la fortuna della Val di Magra. L’offerta può vantare incassi uguali alle Cinque Terre, per merito delle infrastrutture del porticciolo e, forse, mai smettendo di riempire di pesce fresco le reti di quei pescatori che, già all’alba, si possono scorgere sul molo.
Semplice isola di pace e ritiro spirituale, centro di ritrovo, area congressi, base per le vostre vacanze oppure cella di preghiera, a metà tra una struttura alberghiera e uno scenario immaginato da Umberto Eco, il Monastero di Santa Croce del Corvo a Bocca di Magra apre le sue porte a coloro che non disdegnano le premesse mantenute. Si affaccia su una porzione di mare praticamente vergine e una fiorente colonia di lecci. Scalinate e viali arricchiscono questa tela. Dell’ordine dei Padri Carmelitani Scalzi, è un antico monastero medioevale in stile gotico a fare il grosso dell’accoglienza, il resto, ci pensano le casette date in autogestione, nonché la profonda cura dei padroni di casa nei confronti di un panorama a dir poco paradisiaco.
Oltre Montemarcello, che fa parte del circuito Borghi Più Belli d’Italia, valgono una visita il piccolo nucleo di Portesone, minuscolo raggruppamento di case in pietra non lavorata, Fiumaretta, ripresa la via per il mare, e naturalmente Bocca di Magra.

Festa di San Pasquale, patrono di Ameglia, sotto maggio. La Festa di Sant’Isidoro, a Fiumaretta, cade nello stesso periodo. Sant’Andrea, patrono invece dei pescatori, ha una sua ricorrenza nella frazione di Bocca di Magra a novembre.
L’ultima domenica di Carnevale, Ameglia trasforma la città: su usanza di una quattrocentesca ricorrenza, maschere e personaggi storici girano festeggiando quella che è ormai una rappresentazione teatrale a cielo aperto tra le vie della cittadina, coinvolgendo tutta la popolazione. L’”Omo ar Bozo” passa da cronaca a festa attingendo dagli eventi durante i quale i “bravi”, avvicinandosi la ricorrenza, arrestavano il primo forestiero che passava per Ameglia, e lo liberavano o col pagamento del dazio, o facendogli fare il bagno dentro le acque gelide di un “bozo”. Negli anni, va legandosi un filo conduttore che è in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica, e dunque i mascheramenti cambiano di evento in evento.

Passato al suo nuovo nome nell’aprile del 2017, Luni forma un comune sparso raccolto ai piedi delle Alpi Apuane, a pochissima distanza dal confine con la regione Toscana; la parte vecchia diventa scenario di una delle colline più belle che diradano verso la piana del fiume Magra. Qua, segnaliamo il Museo Archeologico Nazionale di Luni, entro cui si conservano i reperti scoperti nel corso degli anni, nonché la relativa zona di scavo, curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria. L’esposizione museale articola diversi percorsi, separati attraverso le opportune sedi, sempre però comprese, queste ultime, nell’area archeologica; alcune consentono di visitare la colonia romana e parte dell’anfiteatro.  In Località Casano, invece, il pittoresco Museo Etnografico attende baciato dall’ombra di un frantoio ristrutturato, e a lui va il compito di raccogliere gli attrezzi, i materiali e i macchinari che i braccianti utilizzavano, ad esempio, mentre avveniva la spremitura delle olive all’epoca rigorosamente manuale. Una chicca irrinunciabile per chi è curioso di scoprire le autentiche testimonianze (divenute vere e proprie maestranze) del territorio.

Dal calendario degli eventi di Luni, vi suggeriamo i mercatini di Natale nei giorni 8, 10 e 11 dicembre e il presepe vivente, dal 26 di dicembre fino all’8 gennaio. Serata di musica e tanta convivialità a metà luglio, su procura dell’A.N.S.P.I., con la “Muscolata”… si mangiano spaghetti, si assaggiano cose buone.
Festa di San Rocco e relativi stand gastronomici ad agosto. Musica, serata di danze, durante la giornata viene allestita un’autentica fiera di paese, e si può assistere alla benedizione del bestiame.
Vezzano Ligure, borgo anch’esso impostato sull’agricoltura, davvero vicino a Santo Stefano di Magra e Sarzana, viene suddiviso in due, Vezzano Inferiore e Superiore, con Bolano, Follo e Prati di Vezzano di poco separati. La sua posizione tra la confluenza dei due fiumi ne ha sempre fatto un avamposto di difesa. Si ritiene, quindi, che la costruzione di Vezzano anticipi la venuta dei Romani. Il paesino conserva un castello, che tuttavia rimane osservabile in maniera discontinua, ma è possibile dare uno sguardo ai resti dei bastioni e alla torre pentagonale, un po’ il simbolo della storia antica di Vezzano, edificata nel XII secolo affinché rivestisse le funzioni di difesa e avvistamento della vallata circostante.. Pittoresca la Chiesa di Sant’Antonio Abate, con un bel campanile ornato da bifore romaniche, culminato nella particolarità di una cuspide piramidale; ricca di eventi quella romanica di Santa Maria Assunta, a fare da contrappunto una volta scesi alla sottostante Vezzano Inferiore, e affacciata dove comincia piazza del Popolo. 
Diretti alle propaggini di Vezzano, si fanno largo Valeriano, Fornola, Bottagna e Corongiola, l’ultima ospita un’antica pieve dedicata a San Prospero. Valeriano, sempre borgo medievale arroccato in collina, ci rende possibile visitare la chiesa di Sant’Apollinare, datata XVIII secolo. A Prati, gli dà il cambio il Santuario del Molinello, voluto dopo che un’apparizione mariana ha animato i sogni di una fanciulla locale, più o meno nel 1500.

La principale festa di Vezzano Ligure l’abbiamo a settembre, in periodo di vendemmia. Parliamo della “Festa dell’Uva”, occasione ghiotta per decretare il rione migliore. I gareggianti si sfidano con varie prove e con la folkloristica pigiatura dell’uva, e di fronte a una giuria di esperti nella tradizionale disfida dei dialetti. Non mancano cibo, buon vino prodotto dalle cantine, e, come al solito, una sana dose di divertimenti. Mentre si aspetta il mese di luglio, fervono i preparativi per la “Festa della Trebbiatura”.

Castelnuovo Magra, nato umile, in qualità di semplice accampamento, cresce nell’ultimo tratto di pianura alluvionale, dopodiché assume rilevanza con Sarzana come sede vescovile e diventa borgo murato. Ci narra, complici le sue torri svettanti, la chiesa e il castello tardo rinascimentale, vicende simili a quelle di altri paesi di confine. Proprio il corpo del maniero castelnovese, altresì noto come Castello-Palazzo dei Vescovi di Luni, assurge a simbolo della cittadina, di fatto è la grande torre circolare a rappresentare Castelnuovo Magra, e viene magnificamente conservato, testimoniando dei precoci sviluppi di questo Borgo: prima che il paese si popolasse e il Monte Bastione, sopra cui poggiano le fondamenta di Castelnuovo, che prospera grazie ai torrenti, i canali e le piccole frazioni tutte bene visitabili (Molicciara, Colombiera, Marciano…), esplodesse di vita e colori, infatti, una postazione di stampo difensivo che fungeva da cittadella già veniva ricordata. Qui attende la chiesa tardorinascimentale di Santa Maria Maddalena, non potete sbagliare nel riconoscerla perché ha il campanile, una bella facciata – di stile barocco –, è rosa confetto e un bassorilievo che raffigura la Madonna Penitente vi sorveglia al vostro ingresso in un luogo di estremo gusto e sacralità – gli affreschi si devono a Luigi Agretti.
Tappa obbligata a Castelnuovo Magra, durante la manifestazione “Benvenuto Vermentino”: un giro alle cantine del Colli di Luni, maggiori promotori di questo tipo di uve, con degustazioni, visite guidate sul territorio e iniziative firmate assieme agli esercenti locali.
Nel mese di giugno, ampio spazio all’olio di oliva e i prodotti di qualità, si parla di chilometro zero, vengono esperti del settore da tutta la regione.
“Arteinfiera”, manifestazione che mette in risalto i prodotti dell’artigianato locale, chiama pubblico e decora con le creazioni di privati e botteghe la città, verso fine giugno, inizio luglio. Per allora, non mancate “La pace di Dante”, altra bella rievocazione storica nell’anniversario della procura data al poeta, rigoroso il dress code in costume. Corteo, cena medievale, figuranti, giocoleria e molto altro.

Giungiamo, concluso il nostro tour, alle piane di Santo Stefano di Magra, che ha tratti in comune col borgo di montagna e parla, strano ma vero, il più autentico dialetto lunense. Scende riparato dai colli e si fonde ai comuni limitrofi di La Spezia, della quale condivide anche il casello autostradale e la linea ferroviaria. Il tessuto di Santo Stefano può essere definito una zona ricca di bellezze naturalistiche e, malgrado non goda, a prima vista, della stessa fama di cui godono i vicini, conserva perfettamente la sua impronta di origine medievale nell’architettura, in particolare tra gli stretti carruggi lastricati del centro storico, così come nello spirito rigoroso ed indefesso degli abitanti. La pieve intitolata a Santo Stefano Protomartire, caratteristica col suo assetto barocco genovese, emerge dalle ombre dei vicoletti in quel cuore di portici e tetti di ardesia, mantenendo uno stile tipico delle chiese medievali della Lunigiana, ed è forse uno tra i complessi parrocchiali più caratteristici della Val di Magra, dato il volume concesso all’abside e la mole imponente. Risente, e ciò è un bene, dell’influsso benefico che sono la cucina – perché il sapere riguardo ai panigacci di Podenzana sembra un peccato non condividerlo – e i massicci commerci – pure grazie al piccolo centro agricolo di Caprigliola, già comune di Aulla, e ai numerosi stabilimenti di materiali da costruzione –  spartiti tra Aulla e Massa Carrara, subito dietro l’angolo. Frazioni di Santo Stefano, le ritroviamo in Ponzano Magra e Ponzano Superiore. nel secondo, consigliamo di visitare la Pieve di San Michele Arcangelo, al cui interno cui si può ammirare un organo di Filippo Tronci datato 1825. Cominciando dal periodo estivo, una delle manifestazioni più importanti e peculiari a Santo Stefano di Magra è l’”Antico mercato sulla Via Francigena”, che ricorda la medievale “consegna delle chiavi”, quando Piero de’ Medici fornì pieni poteri, cedendogli la Fortezza di Sarazana, al re di Francia Carlo VIII; previsti figuranti, sbandieratori, giocolieri, la città intera verrà addobbata a festa, culmina l’evento la storica sfilata. Sempre nel periodo estivo, “Cusina d’Sa’Steu”, una rassegna gastronomica che porta a tavola prodotti e specialità della tradizione locale.
A ottobre, c’è la “Fiera di San Felice”, tre giorni, anche qui, di mostra mercato ed esposizione del bestiame. Grande seguito e cucina ligure saranno, di certo, inclusi.

Enogastronomia

Vi piace la cucina ricercata, dagli ingredienti complessi e che godimento, se è mainstream? Siete fuori strada. La valle del fiume Magra è sì terra di confine, il cui ricettario spazia a tutto tondo tra retaggi umili e avanguardie stellate, eppure divide regioni con alle spalle una carta del menù povera ma ricca di sapore e legata a materie prime sempre proposte in base ad una forte stagionalità. Vicina, la Liguria permette di trovare piatti guarniti dal pesto, la focaccia, il pesce azzurro prelibato e quella sapiente miscela di sole e aria buona del litorale del Golfo che tiene alte eccellenze quali l’olio di oliva, squisito sul minestrone prebbogion, meglio se dentro ci si accompagnano le erbette selvatiche, patate e asparagi biologici, cipolle dolci, indiscussa regina la rossa di Treschietto. 
Dalla gastronomia spezzina derivano, quindi, piatti leggeri e ugualmente sostanziosi, rappresentano bene la categoria le torte salate, come dimenticarci della scarpazza d’erbi di Sarzana, o i ripieni di magro, preparati per la pasta fresca. Anche la selvaggina viene utilizzata, seppure di meno, mentre a causa della ridotta presenza degli allevamenti bovini e suini, prevale in molti casi l’offerta di secondi piatti rappresentati da coniglio o pollame. Grazie a una agricoltura ecosostenibile, che si avvale di terrazzamenti alla vecchia maniera e per via dei quali la loro splendida composizione si fan portavoce di classici muretti a secco, sulle tavole arrivano anche i fagioli di Bigliolo, la ciliegia durona di Sarzana, la farina di castagne, con marroni esclusivamente raccolti nelle piane caserecce. Il miele di acacia, marchio DOP, è un must, e piace perché dolce, caratterizzato da un retrogusto decisamente leggero. Prodotti panificati e farine lavorate a pietra consentono, d’altro canto, la prosecuzione di certe tradizioni care alle singole frazioni: trascorre il tempo, e mai passa di moda acquistare il pane di Vinca, la maroccola di Càsola, le focaccine calde di Aulla, di loro stupisce l’impasto per via del granoturco, buonissime quando accostate a formaggi di capra o lardo di Colonnata, o ancor meglio alla prosciutta di Castelnuovo, che è il “giusto abbinamento”.
Fra gli antipasti, non si possono non ordinare i panigacci, tradizionalmente di Podenzana, e attenzione, questa maestà non va confusa coi testaroli, crespelle cotte e asperse di un velo di parmigiano invecchiato, e una cucchiaiata del summenzionato pesto, trattiamo due materie distinte: il panigaccio è un pane arroventato sul fuoco, il sapore ricorda la brace, lievitato giammai, e occorre consumarlo in quanto tale. Oppure, ci sono gli sgabei, della tradizione lunense ed, in parte, dell’Emilia. Insieme alle torte salate, rappresentano il patrimonio tipico della cucina di terra.
Intramontabili, meritano un assaggio le lasagne bastarde, così chiamate perché l’impasto conta sulla castagna al cinquanta per cento. Direttamente dalle foci pescose, la paranza o il baccalà fritto della Val di Magra tenta i palati più raffinati, ottimo se rinvenuto nel pomodoro, le carni si preferisce saltarle “all’uccelletto”, sfumate in un vino bianco da pasto, oppure, in caso di più portate, arricchite da un ripieno. Il caso eclatante, parlando di cucina strettamente ligure, è la Cima, una tasca – normalmente ottenuta dal taglio di pancia di vitello – riempita con biete, borragine e altri ingredienti a scelta della massaia, vanno per la maggiore pane ammollato e mortadella, copioso parmigiano.
Il pesce è buono sia di fiume, sia di mare aperto. Ombrine, acciughe, crostacei sgusciati sul momento, seppioline cucinate e sbollentate… ci sono presentazioni che la sanno lunga, riguardo al tonno in tartare, e scampi crudi abbondano sopra le tavole dei ristoranti. Il Cappon Magro viene rivisitato secondo usi e costumi del momento, connubio tra terra e, ancora, mare, servito accompagnato dalla salsa verde. Fritture e spaghettate ci dicono il resto. Bella mostra di sé, la fa il coniglio rosolato in padella, o con polenta e poccia – il sugo ottenuto dal pomodoro e il suo brodino -. Zeri, nella alta valle del Magra e a stretto contatto con quella del Vara, fornisce la carne di qualità e di sostanza, che viene servita arrosto o fritta, appena dorata.

Quando parliamo di gastronomia locale, che fine pasto sarebbe senza i dolci, e la Spongata è forse la bandiera di quelli consueti, gronda marmellata, pinoli e mandorle, al tatto appare spugnosa, caratteristica che le deve il nome. È riconoscibile nelle vetrine di Sarzana, soprattutto sotto Natale, accanto al ben noto castagnaccio. La torta di riso “scema”, a differenza di quella monterossina, la propongono come dessert. Sapore vanigliato, una superficie caramellata, esalta il proprio impasto a patto che la si consumi fredda.

Tra i vini tipici, spicca il Colli di Luni, a denominazione protetta e distribuito nella versione Luni Bianco, ideale con gli antipasti e i primi piatti, nonché Vermentino, che ben si abbina ai piatti di pesce, e infine Rosso. A denominazione di origine controllata della zona è presente il Val di Magra IGT, bianco, rosso e rosato.

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