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Riviera del Levante

 

“Lenta e rosata sale su dal mare la sera di Liguria, perdizione di cuori amanti e di cose lontane.. Indugiano le coppie nei giardini, s’accendon le finestre ad una ad una come tanti teatri.” (Vincenzo Cardarelli)

Per definizione, si dice della Liguria che sia un territorio aspro e montagnoso, uno stretto crocevia di sentieri a fronte del suo mare burbero, ma pescoso. In parte è vero, ma è anche vero il contrario: infatti, dove finiscono le Cinque Terre, il territorio della Liguria di levante prosegue addolcendosi, e formando un crocevia non più di sterrati, profondissime ripe e vitigni giallo paglierino, bensì di anse, spiagge e, alternandosi tra scogliere e calette, baie da sogno. Identifichiamo questo gradito intermezzo di terre, meritevole, ma non ancora del tutto parco di riconoscimenti, degli stessi riconoscimenti a livello internazionale come le Cinque Terre, col nome di Riviera del Levante. Nella provincia di La Spezia, superato il contrafforte tipico dei Cinque Villaggi arroccati sul mare che il mondo invidia alla regione, l’ultimo segmento di lussureggiante riviera spezzina si compone di alcuni borghi di cui facilmente si può riconoscerne la fama, complice la qualità delle acque e la ricca cucina: Levanto, Bonassola, Framura e Deiva Marina. Proseguendo ulteriormente e tutto a occidente, tenendoci Deiva Marina come ideale spartiacque tra due comuni – e due distinte province –, il limite ultimo del nostro incanto territoriale, con la dirittura d’arrivo per la Baia delle Favole e la Baia del Silenzio a Sestri Levante, comprende Riva Trigoso e Moneglia, appunto sotto il comune Genova. A pensarci, tutte queste divisioni lasciano interdetti, eppure proiettano non soltanto le qualità di ciascun posto, nella mente di chi segue su una cartina geografica ideale il percorso, ed aiutano altresì a immaginare quel contrasto tanto sospirato, da chi, della Liguria, sa vedere solo grotte e masti rocciosi.

La valle di Levanto, in effetti, la si considera come porta d’ingresso – o di uscita, secondo il punto di vista – per arrivare alle Cinque Terre. Prima – o dopo – degli approdi di Monterosso al Mare, una conca naturale si dipana formando ampi litorali di sabbia ghiaiosa, da Punta Mesco a Punta Levanto, creando la Baia di Levanto. Questa fetta di paradiso, formato dai terrazzamenti della valle che scivolano nello spiaggione, ha subito, soprattutto dal dopoguerra in avanti, una rapida crescita economica, pur restando, e lo si può ammirare nella conurbazione intorno alla chiesa di Sant’Andrea –  con la tipica facciata a bande alterne – o nelle strette via dei Forni e via Garibaldi, sedi delle botteghe d’un tempo o delle migliori ville, il classico comune medievale dotato di una zona vecchia e un’altra nuova, diventando anche un’affermata stazione balneare, molto cara a milanesi ed emiliani. Le iniziative culturali sono tante: la buona cucina rappresentata da focaccerie, ristorantini, bistrot e hotels, e la sua pista ciclopedonale “Maremonti”, che la collega a Bonassola e Framura, ed è una chiave di volta per spostarsi nelle aree limitrofe, a cui le montagne, e la vasta fascia collinare, strizzano l’occhiolino.

Il litorale è caratteristico, e vi soffia un vento generoso che risulta ideale per chi ama la pratica del surf, del windsurf e del bodyboard.

Se si dovesse tracciare un confine preciso di cosa sa e può fare Levanto per il turista, senza dubbio la predisposizione del posto sarebbe una: dare ospitalità. E’ il luogo ideale per trascorrere un periodo di vacanza lungo e privilegiato, i negozi di specialità tipiche (e personalità carismatiche che ti insegnano l’arte del pesto genovese) o di articoli da regalo, il complesso con le piscine, gli stabilimenti, la natura che esplode di colori nel Parco Nazionale delle Cinque Terre praticamente attiguo, riproposti in chiave quasi “rustica” dalle realtà di Montale e Casella sulle alture, concorrono nel farti amare la movida levantese.

Le vedute del bonassolese, attraversate principalmente dalla SP39, ben allacciata con La Spezia e la stessa Levanto, e confinante con i comuni di quest’ultima, ad oriente, e la piccola Framura, ad occidente, quando le colpiscono la calda luce del tramonto ti trascinano in un vortice di emozioni.

Forse più agreste ma nello stesso tempo più elitaria rispetto a Levanto, ma “meno” movimentata, Bonassola ha una storia antica, che si pensa risalga, grazie a certi ritrovamenti di una strada costruita dall’uomo, a ben prima della dominazione romana. Gli abitanti ne sono gelosi, ma condividono volentieri tavola e patrimoni, dalle bellezze paesaggistiche del golfo e della pineta sconfinata, cresciuta irta sopra il cucuzzolo del Monte Rossola – sede delle ex cave e di ex raduni di streghe – ai panorami disciolti in un mare ricco, ed aggrappati alle nuvole quasi mai invadenti sino all’abbraccio che tocca, a guardare bene, quasi Portofino. Indimenticabile la tavolozza di madre natura al Salto della Lepre, uno scorcio che fa di sé tappa obbligata sul sentiero, di nuovo, tra Bonassola e Framura. La cultura turistica del secondo paesino in provincia di La Spezia, dunque, si incentra indubbiamente sulla balneazione, ma in primis attinge a piene mani dalla presenza di numerosi edifici storici o di pregio architettonico.

Ed eccoci arrivati, in punta di piedi, giacché la litoranea trafficata se la corre distante, al comune sparso e vagamente impressionista di Framura. Non poi così vagamente: perché dalle vie pedemontane accidentate e sassose – ma comunque praticabili e tutte sotto il patronato del CAI – si giunge a un centro storico e alla facciata di case ligure dai colori gitani, che si gettano in mare tra riflessi dardeggianti, per poco pirateschi, complice la torre carolingia d’avvistamento e le barche tirate in secca, di cui un pittore soltanto può davvero conoscerne le tinte giuste. I rossi, i rosa pastello, gli ocra delle murature, e la ruggine dei tetti d’ardesia, spiccano e mettono in risalto la costa pulitissima, azzurro cielo.

A Framura il treno compie una fermata, il che è splendido per chi, da Levanto altrettanto ben servita, vuole cimentarsi nel tour completo dei tre borghi. Come a dire, se le Cinque Terre sono una realtà affermata e ben concepita nel loro insieme, il trittico di Levanto, Bonassola e Framura lo è, con un modo simile ma distinto, a sua volta. E questo dal momento che Castagnola, Costa, Setta, Ravecca e infine Anzo lambita dal mare, frazioni appunto di Framura, coronano la vacanza staccando la spina da qualsiasi velleità mondana. Il turista sarà da solo, lui, la municipalità gentile, l’odore di salsedine e il frinire dei grilli, la sera, tra i pini d’Aleppo e la boscaglia.

Deiva Marina è il punto d’incontro che vi potreste aspettare tra Genova, antica e frenetica, e La Spezia, più raccolta ma all’avanguardia. Arrivati, dopo Framura, a Punta Apicchi, la costa già la si intravede ed è ancora sotto l’egida del comune di La Spezia. Ci sono però le torri d’avvistamento, legame indissolubile con il genovese, che diventano il simbolo di una cultura enogastronomica tutta di mare per un fiorente commercio di pesca, come pure i villaggi satelliti, retaggio spezzino, che salgono fino al Passo del Bracco, frazioni a cui possiamo accostare campeggi eco friendly ed agriturismi a conduzione famigliare. Ad ovest guarda alle coltivazioni di Moneglia, mentre ad est si perde nelle fitte macchie di Framura e dei comuni di  Carro e Carrodano, già borghi dell’Alta Val di Vara.

C’è uno scotto da pagare, per godere delle bellezze di questa fetta di Liguria – ammesso che non vogliate perdervi nelle curve dei sentierini che si dipanano dalla Statale Aurelia -: un senso unico alternato passante per alcune vecchie gallerie, niente più che tunnel ferroviari, regolate da un semaforo a tempo. Se ne perde poco, di tempo, ovvio, ma pensate alla emozione di poter fermare l’auto e, incuneati tra le dorsali dell’Alta Via dei Monti Liguri, lasciare che il mondo si fermi, un attimo solamente, guardando il mare a tanto così …ai tuoi piedi. Le belle giornate e gli splendidi tramonti sono sempre presenti a Deiva Marina.

La conseguenza vede uno scenario tra promontori di falesie, alternato a spiaggette (quella di Fornaci se la spartisce con Framura), e uno spiaggione di mezzo chilometro, nuovamente in odore di vista di Portofino, di contro alle sugherete e ai piccoli villaggi di Mezzema, Piazza e Passano, il soggiorno che ogni turista dall’estero si aspetta. Deiva Marina resta comunque un borgo ligure di dimensioni modeste, riposa, tolto il periodo di alta stagione, arroccato dentro la zona del paese vecchio, andando verso l’interno e l’entroterra, fiorito attorno alla chiesa di Sant’Antonio Abate e il suo meraviglioso sagrato, e la Marina, sede di alberghi, stabilimenti e della passeggiata recente, asfaltata e sviluppata lungo linee geometriche. Una curiosità: Deiva è comodissima se vi preme raggiungere in breve tempo la Val Fontanabuona, famosa per le cave di ardesia e il suo artigianato locale.

Natura

Cullati dalla brezza, ci facciamo largo in un mondo che si popola di mestieri dimenticati e macchia mediterranea, inerpicata, quest’ultima, tra sentieri che scalano gradinate rocciose e pendenze a prima vista impossibili da praticare, e ovunque vediamo faggete, boschi di castagno, di carpino e noccioli, in corrispondenza della vicinanza al mare sfumano cime frastagliate, le cosiddette pinete dell’Aleppo, specchiate nel profondissimo fondale. La Riviera del Levante, posta strategicamente dove le Cinque Terre e il Golfo del Tigullio vengono a incontrarsi, non per caso, è una delle zone più spettacolari della Liguria, un punto ideale da cui attingere ai percorsi via mare e contemporaneamente esplorare monti e colline, alle porte di due grandi capoluoghi, Genova e La Spezia. Figlie della Riviera di Levante, foriera di una natura incontaminata e spesso selvaggia, il loro massimo è l’entroterra, ricco di testimonianze storico culturali e flora e fauna di indubbio pregio (alcuni esemplari sono direttamente monitorati dall’Osservatorio Regionale Ligure), carta vincente secondo chi del turismo balneare ha già seguito tutte le lezioni “made in” solitaria.

I prezzi, oltre che la gestione degli ospiti, quando si tratta di campeggiare a pochi passi da mulattiere o nei residence consueti degli agriturismi a conduzione famigliare, risultano davvero competitivi, e molti esercizi aggiungono spazi e infrastrutture in un ambiente pet friendly, comodi per spostarsi anche col treno. Un ulteriore riconoscimento, assegnato in base a criteri rigidi, ad esempio la qualità dell’accoglienza turistica e l’attenzione alla salute delle acque, racconta di quanto sia facile, da Framura a Fiumaretta, in provincia di La Spezia, visitare località a cui spetta, puntuale, il fior fiore delle Bandiere Blu.

Levanto l’hanno ricavata da un litorale sviluppato ad arco per circa un chilometro, oggi come un tempo si perde in lunghissimi e deliziosi spiaggioni di sabbia e ghiaino, presieduti dagli scogli delle cale a mezza costa dove i punti più ripidi restano esclusivamente ai margini. Alcuni tratti di spiaggia sono attrezzati, e pure bene, ma non sarà un problema, con le imbarcazioni e le canoe che si trovano a noleggio, raggiungerne altri che vivono di ecosistemi unici, insiemi di baie e anse meno riparate. Grande, qui, è l’interesse paesaggistico e ambientale.

Le Cinque Terre, sempre raggiungibili a piedi, attraverso i sentieri snodati sulla costa o verso l’interno. Resta a disposizione la ciclovia pedonabile tra Levanto e Framura, tutta uno scintillio di mare e frinire di grilli, ottenuta dalla vecchia ferrovia in disuso ed una delle protagoniste degli 876 chilometri di “Rete Ciclabile Ligure”. Se voleste provare le emozioni che regalano il diving e le immersioni nella Liguria di Levante, non abbiate timore di contattare i molti operatori e titolari di scuola, ciascuno con pluriennale esperienza. Lo specchio d’acqua annesso al Parco di Punta Mesco è a un tiro di sasso, secche e fondali richiamano gli appassionati. Esiste, per chi ne fa richiesta, la possibilità di prendere i brevetti.

Voli in circolo di poiane che cacciano, stagliate sul cielo della periferia, le ragazze di La Spezia di rientro dai bagni, affaccendate dietro l’obliteratrice, e sporadiche visite di lupi dall’Appennino, sia mai ci si attardasse fiancheggiando costoni di serpentino verde e sentieri rurali, disegnano i contorni di una cittadina, approssimatasi l’ora del tramonto, perfettamente adattata alla propria impronta naturalistica, ambita fermata per coloro che amano la cucina “slow” e le specialità di mare così come di terra.

L’autentica attrattiva di Levanto, tuttavia, è la zona marina prospicente al Parco Nazionale delle Cinque Terre, ovvero la fetta di Tirreno coinvolta dalla sua giurisdizione e da quella del Santuario dei Cetacei… presso i posti che vi si affacciano, mano sul binocolo, perché balene e delfini aspettano.

Nel borgo di Bonassola a breve distanza, qualche mano generosa è scesa con l’idea di fonderlo alle terrazze coltivate, come l’orto botanico in prossimità della Madonnina della Punta,  e l’interno di Villa Peverati. Bonassola e Framura, pur restandosene più nascoste, sono rette da un turismo il quale, da sé, sostenta la municipalità: contro una costa rocciosa alta e discontinua, cui vanno aggiunte le piccole insenature, tante graziose calette e anfratti sommersi all’arrivo puntuale della marea, oltre a grotte e stretti passaggi a picco sulle onde, entrambi i paesini non sono estranei allo stradario dei CAI e all’alta stagione turistica. Ampi sterrati digradano incrociandosi, e offrono habitat che fingono d’essere oasi di pace. E a proposito di pace, vale una visita la baietta seminascosta e scenografica di Portopidocchio a Framura. Una comoda passerella vi permette di arrivarci.
La spiaggia di Bonassola invece è ampia e riposante e i ritmi, scegliendo il paese, sono quelli di una volta, ossia un insieme di fattori che contribuisce a lasciare il turista riposato, ben pasciuto e, come diceva Hemingway, convinto di dover tornare a un luogo “indimenticabile”. Percorrendo il sentiero che conduce al borgo vero e proprio, la strada viene colorata di giallo: sospettiamo siano la crespolina ligure, e i limoni, i bei e succosi limoni di Bonassola, colti a mano e maturati senza alcun impiego di fertilizzanti o prodotti chimici. Ad ogni modo, se amate le camminate, il posto adatto per voi sarà senza dubbio la circoscrizione di Framura.

Il territorio degli antichi borghi lo irrorano, infatti, numerosi sentieri, e a percorrerli ci si muove in un’atmosfera magica, a momenti inviolata. La città scomparsa di Vigo e i resti di un poderoso castellaro testimoniano una parte risibile della storia primigenia di Framura (Eugenio Montale per primo ne cantava i meriti), votata, grazie anche alla mitezza del clima, a “coltivare” il relax, la quiete e il silenzio, patrimoni inconsistenti eppure di importanza fondamentale, vigilati dagli incredibili promontori della Punta del Carlino e di Punta Apicchi.

I comuni di Carro e Carrodano, a pochissima distanza da Levanto come dai piccoli centri, rifulgono tra un cespuglio di corbezzolo e i sentori delle zone fluviali in vista della Val di Vara, acquitrini e piacevoli tratti coperti di ontani segnano un limite con le tonalità prospere del pino d’Aleppo, presente un po’ ovunque.

Deiva Marina, piccolo centro balneare ma d’eccellenza rinomata in quanto a ricettività alberghiera, aggiunge all’offerta del trekking e della pennica pomeridiana sport e attività più specifiche, quali pesca dagli scogli e d’altura, surf-casting, equitazione, vela e windsurf. Intorno alle pendici che orbitano sulla rada, scopriamo una eccezionale diversità di specie animali e vegetali autoctone, perché l’ambiente biforca, mostrandoci fasce di pino marittimo, cespugli di ginestra, macchie di borragine, mirto, timo, elicrisio e rosmarino da una parte, abbarbicati lungo l’arenile lungo e stretto e lo stesso molto soleggiato, riparato dai venti; lasciata indietro la spiaggia e proseguendo verso l’entroterra i crocicchi e le salite conducono il viaggiatore al parco naturale “Monte-Serro-Punta Mesco”, nel quale il paese è inserito, e, dalla diversa parte, gli ombrosi boschi di castagno e le sugherete tengono alto il tenore di una cartolina pensata per i versanti montani, entro cui tassi, volpi e cinghiali si rincorrono e scavano tane. Sulle pendici di monte Serro (421 m. s.l.m.), situato tra Deiva e Framura, troviamo la ricchezza degli ambienti di transizione; ecco muoversi verso di noi scene di vita nuovamente fluviale, effetto delle pendenze e dei dislivelli che raccolgono e ridistribuiscono le acque delle precipitazioni. Terminate le strade sterrate, i percorsi panoramici conducono a Moneglia.

Luoghi d'interesse ed eventi

Tanti sono i siti d’interesse da visitare durante il soggiorno nel territorio delle Baie del Levante. Partendo da Levanto non possiamo non cominciare con l’edificio che rappresenta il borgo meglio di ogni altra cosa: con facciata in stile gotico ligure, a bande alternate, un po’ marmo di Carrara e un po’ pietra serpentina. Si tratta della bella Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, completata nell’insieme da un campanile, innalzato en pendant, e da alcune pale dipinte a raffigurazioni rinascimentali.

Antistanti, in linea d’aria, troviamo le mura e l’agglomerato di torri del castello di Levanto, un chiaro modello a cui associare la mastodontica arte militare ligure genovese. Questo complesso catturerà di sicuro il vostro interesse, caratterizzato da un’ampia torre d’osservazione circolare e, nell’insieme, spartano e battuto dai venti, posto salendo di quota, il Castello è protetto dal quadrilatero delle mura. Tesoro del complesso, sono i bassorilievi di scuola genovese, in pietra d’ardesia, che raffigurano l’Annunciazione e San Giorgio. Vox populi vuole che il castello fosse lo snodo di alcuni passaggi interrati, uno uscente sulla spiaggia, proprio sotto di esso, e l’altro sbucato in prossimità della Chiesa dell’Annunziata, dopo aver attraversato tutto il borgo sotto terra. Se ci si inerpica fino a Montale frazione del Comune, la Pieve di San Siro con attiguo campanile è luogo di culto apprezzato dagli abitanti di Levanto, con una curiosa realizzazione data dall’uso di pietra calcarea locale in conci sovrapposti.

Madonna della Guardia, ai confini del Borgo, è un santuario, immenso e neoromanico, a croce latina e arieggiato dal porticato esterno. Titola la cittadina della sede della parrocchia omonima, diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato. A fine agosto partono i festeggiamenti mariani, seguiti da processione e pesca di beneficienza.

Da non mancare la piazza della Loggia e Villa Agnelli, quest’ultima edificata nei primi anni del XX secolo e famosa per i suoi giardini a ridosso del mare. Via Garibaldi, strada tributo alla città, e che conserva lo stile “smaccatamente” genovese, raggruppa il cuore di case-torri a tema marinaro. Il Monastero delle Clarisse è solo per intenditori: la piazza costellata da dettagli policromi, malgrado fosse di proprietà dell’ordine, oggi, ed assieme all’intero complesso, è divenuta sede municipale, con un mirabile porticato. Luglio, sul finire, ospita un corteo storico e un altrettanto storico torneo di bandiere, con una più solenne processione coi crocefissi liguri, ed uno spettacolo pirotecnico conclude il tutto, per la “Festa del Mare”. Le celebrazioni nascono come ode al patrono dei marinai, praticamente co-patrono di Andrea, San Giacomo.

A ottobre di sicuro interesse la Stralevanto, gara podistica della vallata.

Bonassola, subendo la medesima sorte di paese infestato dai pirati, conserva anch’essa i resti di un castello in pietra, contraddistinto dal grande e sfarzoso orologio pubblico. Tipiche sono pure la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, con la bella facciata barocca, e il torrione, purtroppo fatiscente, dei signori Ardoino.

Di colore giallo paglierino, l’Oratorio di Sant’Erasmo domina l’abitato secondo canoni stilistici molto semplici, preceduto dalla scalinata di accesso, alla cui fine si trova un mosaico in pietre locali policrome unite a formare disegni floreali e le cosiddette “greche”. 

Oltre il Paganetto, dei palazzi di Bonassola non si è mai paghi: Vinzoni, Farina e Saporiti, assieme a case-torri i cui archi e portali richiamano epoche ben precise, stratificando la storia del paese, saranno solo alcuni dei nomi da cercare.  Anche il borgo a mare, con una fila di case costruite sulla battigia, vagamente settecentesche, a suo modo rappresenta un luogo di interesse con l’abitato sviluppatosi al ritiro del mare, in epoche successive i primi insediamenti delle colline.

Fiera merceologica varia a settembre, dedicata alla “Madonna del Rosario”. La cucina tipica e casereccia rivive in periodo pasquale e non attraverso eventi e sagre che arrivano fino a Montaretto una delle frazioni più degne di nota. Svariati i concerti musicali, uno in particolare apre una rassegna ormai “quasi” fissa, “Bonassola, Jazz and More…”. Ad agosto, il “Festival Mare Mosso”, con laboratori, incontri e divertimento come non se ne ricordano più, riservato interamente ai bambini.

FRAMURA, Borgo più Bello d’Italia, ospita ad Anzo la minuta chiesetta della Madonna della Neve, decorata secondo il gusto neogotico che vigeva allora. Nella frazione di Costa, ritroviamo la Torre di Guardia di epoca carolingia e la chiesetta umile ma ricca di fascino costruita per San Martino, rimaneggiata eppure ancora visibilmente in stile romanico, seminascosta tra le vie.

Antichissimo il complesso parrocchiale di San Lorenzo, a Castagnola: entrando si può ammirare la “Deposizione di Gesù” raffigurata dal pittore Luca Cambiaso. Il borgo di Passano, adiacente a quello di Castagnola, conserva invece, sulle colline, i suggestivi ruderi del castello feudale, voluto secondo volontà della Repubblica di Genova e adiacente il luogo in cui doveva trovarsi la fortificazione dei Signori Da Passano. Blocchi di pietra sepolti dalla natura avida, nello spazio antistante le rovine sorgono, ugualmente affascinanti, i ruderi dell’oratorio di San Giovanni Battista.

Sul mare, la passeggiata Torsei-La Vallà ricorda la celebre Via dell’Amore delle Cinque Terre. Storia e passato remoto di Framura li potrete conoscere prenotando una visita guidata gratuita a San Martino, e alla relativa torre.

Rilevante la produzione di prodotti tipici locali, senza lasciare il borgo sparso, a partire dal “pane di Framura”, per finire con carni, insaccati, miele e conserve, ed ovviamente vini a denominazione I.G.T, prodotti dalle aziende agricole sparse fra il pugno di borghi.

Degustazioni e percorsi enogastronomici lungo tutto l’arco estivo, “Mangia Borghi – La Festa del Turista” è affermato ricettacolo di meraviglie buone da mangiare; “Festa della Madonna del Mare”, ancora ad agosto, con spettacolo pirotecnico e musica dal vivo, per una notte indimenticabile davanti allo scoglio che svetta dal mare.

Deiva Marina nel suo centro storico si manifesta nei dedali di case-torri, archi e facciate tessute da coppi colorati, una profusione di terrazzi e fiori dovunque. Il Borgo nasce e cresce dal nucleo ecclesiastico di Sant’Antonio Abate, piccola parrocchia costruita nel 1730 e preceduta, come spesso accade, da un’ampia scalinata finita dritta contra  un mosaico di ciottoli di fiume (il sagrato policromo, per eccellenza, del Levante Ligure). San Giovanni Battista, patrono della cittadina, ha necessariamente un bel daffare a scaldare gli animi. Tra un falò e una ricorrenza, l’oratorio a lui dedicato lo scorgiamo ancora nel centro storico.

In località Piani della Madonna, nei dintorni di Piazza, il nostalgico incontro di fede e natura subisce il fascino di un santuario millenario, e stavolta è il caso di Santa Maria Assunta, ricostruita, pare, su volere dei Da Passano, da una cappella ben più vecchia.

A Deiva Marina si celebra, proprio a febbraio, un sontuoso carnevale, con sfilata e mascherate lungo tutto Corso Italia: al termine, in Piazza della Posta, bisogna attardarsi ad aiutare i bambini per la rottura della pentolaccia. La festa, patronale, di San Giovanni Battista, cade il 24 giugno, ad agosto vi aspetta quella della Madonna della Guardia, con messa e processione.

Settembre propone la “Marcia Podistica dei Sentieri Azzurri”.

Lifestyle e tempo libero

Riassumere lo stile di vita nelle Baie del Levante può non essere impresa da poco. Ve ne raccontiamo giusto un assaggio, perchè le attività sono molte e variegate, tante quanto i gusti del gelato artigianale che le unisce da Levanto a Sestri Levante.

Ben riparato rispetto alle mareggiate e nel contempo ventilato, il golfo di Levanto, la nostra prima scelta, regala pomeriggi indimenticabili sull’acqua e offre diversivi molto piacevoli. La passeggiata a mare è anche uno dei fondamentali punti di ritrovo degli abitanti e dei turisti che visitano la cittadina: nelle serate estive sarà d’obbligo camminare smaltendo la Grappa di Pigato o via via cominciando dipendenze da “tocco di farinata”. Il centro, anch’esso principale attrattiva, risulta pieno di negozietti, locali e di botteghe del gusto, ed apre le danze con quell’esempio mirabile di chiesa gotico-ligure, edificata nel XIII secolo e, come già visto, dedicata al santo patrono della città (festeggiato in novembre), ovverosia Sant’Andrea.

L’uscita in barca, a pesca, il diving, il classico boat tour alla scoperta delle cale e di tantissime vedute nascoste, come quelle intorno alla località di Vanderecca, lato Framura, non rappresentano l’unica opzione: da Levanto partono una moltitudine di tracciati di trekking ad ogni livello, percorsi praticabili in mountain bike, discese per downhill, senza dimenticarsi della natura circostante. Facendone una stima, sono quasi ottanta, in totale, i chilometri di sentieri sparpagliati per Levanto, alcuni congiunti ad anello con le Cinque Terre (da Punta Mesco si passa a Monterosso al Mare), altri si diramano fin le comunità agresti di Lavaggiorosso, Montale, Dosso o Groppo. Un tramonto rubato dalle colline di Dosso, da solo, merita il soggiorno.

Se il vostro amore escursionistico conosce le Cinque Terre e le loro asperità, qui, nelle Baie del Levante, Bonassola la saprete generosa fautrice di un certo fascino “ripido e aspro”. Ma che non va a screditare la tranquillità e la cortesia degli abitanti, dei suoi artigiani, delle corti e degli orti, così come del momento per l’aperitivo, inclusa vista mare.

Dal 2010, l’ormai affermata pista ciclo-pedonale Levanto-Bonassola-Framura non smette di chiamare famiglie e sportivi in un unico pratico vezzo. La consigliamo, come di consueto, per gli scenari mozzafiato… potrete pedalare a poca distanza da cielo terso e limpidi scorci, calette paradisiache li intervallano e regalano un’esperienza unica del suo genere, introvabile altrove. In località Scà, tra Bonassola e Framura, parlando di calette non dovrete perdervi la “Grotta Azzurra”, cui si arriva solo in barca o in canoa. Doveroso il pit stop a Palazzo Paganetto, per immortalarsi con quell’atmosfera settecentesca e che potrebbe indurvi a riflessioni del calibro di “NULLI CERTA DOMUS”, andate e ne capirete il motivo.

Montaretto e Reggimonti fanno eco alle vedute del Monte Brino, e per estensione ad un comune incluso, malgrado il fiorente turismo balneare, nella Comunità Montana della Riviera Spezzina. Quello di Madonnina della Punta è uno dei due promontori, ammantato sia di macchia mediterranea, sia di inflorescenze montane, posto a proteggere la spiaggia e l’abitato di Bonassola. Proprio sulla cima, bellissima e discreta, una piccola chiesetta, più una cappella a dire la verità, arroccata sul mare e raggiungibile a piedi in pochi minuti dal centro, se ne sta lì a chiamare ogni fotografo in erba. La includiamo nei nostri divertimenti consigliati giacché simbolo principe del posto. Il trionfo architettonico della Madonnina, oltretutto, risulta quale meta ideale per le passeggiate sia diurne che notturne.

Percorsi i tratti di pista ciclabile, impareggiabile come scenari sul mare, e  spostandoci ai piani di Framura, incontriamo Castagnola. Il piccolo borgo dell’entroterra crea un eco con il vicino Passano, tuttavia nel comune di Deiva Marina: qui si trovano i resti dell’antico castello dei Da Passano, distrutto dai genovesi nel 1173. Bonassola e Framura, insieme, sono accomunate da una particolarità, vale a dire la calca che si trova contro il fondale del loro mare, e non parliamo di pesci, nonostante murene, cernie e cefali sappiano già mettersi in posa per conto proprio ma di relitti praticamente intatti che se la dormono sotto i flutti. Citiamo il rimorchiatore “Vittoria”, ad una profondità di circa 40 metri, e il piroscafo “Bolzaneto”, intorno ai 60. Le immagini vanno rubate sotto la guida di sub esperti, senza nessuna improvvisazione. Che FRAMURA sia un borgo costituito da più insiemi di case, e li animasse lo spirito di un giardino all’italiana, forse un po’ pensile, si evince facilmente. Immancabile una uscita mattutina al porticciolo turistico di questo spaccato novecentesco, protetto dal più grande scoglio della Liguria, il Ciàmia,  contornato da lembi di terra che pochi conoscono, fermi a una sindrome di Stendhal indotta tra portici, scalinate ombrose e appartamentini vacanze cui si deve la lungimiranza di non essere abbastanza grandi da andarci ad abitare per lunghi periodi, e Framura tutta, sincera e vera, borgo  con gli agglomerati di case che gravitano a mezza costa, contornata da lecci, agavi e medievalità diffusa. Cartoline lunari dalla zona di Fornaci, adiacente all’ultima municipalità dello spezzino: Deiva Marina.

Cosa possiede Deiva, che le altre non hanno? Perché fascino, storia, ghiotta gastronomia, campeggi e gite sul battello, ne abbiamo ovunque in questi borghi delle Baie del Levante, eppure, Deiva si distingue, come quando mangi un piatto squisito che, però, non è né carne né pesce: mutevole centro balneare e soprattutto balneabile. Puoi scommettere di incontrare un gruppo di motociclisti che spegne l’Harley, e sosta, sosta finché non sente riempirsi la pancia di tagliatelle, anziché sprecare benzina e poi sudore sui rilievi del Mezzema-Incisa-Deiva, snodo di sentieri diramati in un territorio ricco della pietra locale, non smette d’essere il serpentino, o vale uguale scambiare due parole con chi broccola il turista coinvolgendolo nel climbing, diretto agli speroni di roccia. O s’è perso perché le castagne alle pendici del San Nicolao non si raccolgono da sole. Deiva Marina vive a metà, divisa tra l’animo dell’avamposto, utile a raggiungere la Val di Vara, la Val Graveglia, la Val Petronio, troppe valli, troppo mare, e quello del pirata lestofante, comunque trés chic, dal momento che non mancano strutture ricettive dotate di wi-fi ed ogni  confort. Non male, per un minuscolo, piccolo porto di genti.

Enograstronomia

Il concetto alla base della gastronomia locale è duplice: cerca di trarre il meglio sia dalla terra, col grande patrimonio dell’orto e delle erbe spontanee, sia dal pescato. Abbiamo parlato di quanto possano essere dislocati numerosi frantoi oleari, ma non va dimenticata la presenza del numero infinito di cooperative, cantine e di tutti quei i caseifici o macellai all’ingrosso tali da generazioni. Al riguardo, la gastronomia della Riviera di Levante è povera di carne e va cercata in pochissime ricette poiché il terreno non favorisce l’allevamento; la Liguria, parimenti, è considerata la “patria” dell’olivo, e nel Levante si raccoglie il frutto di questa magnifica pianta e che si fregia della denominazione Riviera Ligure di Levante DOP. Ogni piatto mantiene la semplicità d’altri tempi, fermo a quando le acciughe venivano fritte in grandi pentoloni e i funghi colti a mano solo durante la stagione adeguata, e dentro ceste altissime.

La cucina dell’entroterra gode, infatti, di una produzione totalmente agreste e mai massiva, grazie ai frutteti e agli orti, e la raccolta delle erbe aromatiche, cui accennavamo, non manca di insaporire primi e secondi piatti. Padrone indiscusso, il basilico non soltanto condisce la celebre salsa adoperata da Genova in poi come etichetta comanda, il “pesto”, ma lo ricordiamo nel minestrone “prebuggiun”, un autentico insieme di salute. Bietola e verza primaticcia comprese.

In buona sostanza, delicatezze e piatti tipici della zona, cari, anche se talvolta in modi rivisitati, all’intera regione, confidano nell’Appennino e nei suoi pascoli da un lato, e dall’opposto si affidano alle grandi baie del Tirreno, popolate da ricciole, orate, tonni e pesce da paranza. Le due tradizioni, contadina e marinara, incontrano la semplicità della focaccia, companatico per eccellenza – verso lo spezzino lascia il posto a ricette che prevedono l’uso dei testi, o alla pasta fritta –, e della proposta vitivinicola, apprezzata in tutto il mondo. Riviera di Levante, infine, fa rima con torte salate, verdure ripiene e pastifici che creano magie, “pansotti” e salsa di noci acquisti obbligati se passate dalle parti di Sestri, “corzetti” e “testaroli” giù fino alla Val di Magra, locali maestà del gusto.

Levanto realizza grandi prelibatezze con la “fugassa”, e detiene un significativo primato nell’ambito dello slow food. Cipolle e patate della frazione di Pignone le conoscono bene, quelli che ci abitano, e il vino proprio della cittadina, il Colli di Levanto, corposo e persistente quando rosso, è un toccasana per mandare giù formaggi sapidi e cacciagione. Il formaggio pecorino stagionato, qui, parla da sé.

 “Gattafin”, stuzzicanti ravioloni ripieni di erbe selvatiche e bietole, “panissa”, testo di farina di ceci tagliato a quadri e poi fritto, costellano i menù delle trattorie. Ma non bisogna scordarsi del mare pescoso, e della ricchezza data dalle acciughe, fondamentali nella cucina di Levanto, oltre che di Bonassola e Framura, e soprattutto a Riva Trigoso, vedremo a seguire perché. Marinate, salate, in “bagnun”, sott’aceto, fritte, ripiene, con pomodoro e pan grattato. Antipasto semplice e croccante, le frittelline di bianchetti, “gianchetti” detto come si dovrebbe, cucinate con parsimonia dopo l’applicazione di regole ferree a protezione del novellame di pesce, contano su una pastella leggera, ottenuta da uova, farina, un po’ d’acqua, prezzemolo e aglio tritati fini.

Piatto invernale ma sempre proposto è lo stoccafisso, servito in umido con le patate, fritto, in antipasto e in diversi primi. La “cima” alla genovese, con pancia di vitello ripiena, e col ripieno composto da carne trita, battuto di sedano e carote, uova, pisellini e dall’immancabile maggiorana, se la gioca bene ovunque.

Sempre a Levanto, gustate i golosi semifreddi al limone,il limoncino e la “spongata” sarzanese d’adozione, non abbiate paura di affacciarvi alle botteghe del gusto e dei prodotti tipici, e inoltratevi tra i sentieri di Carro in Val di Vara a poca distanza, chiedendo del miele di castagno, dal leggero sapore affumicato, o di quello alla melata di bosco, balsamico e dolcissimo.

In termini culinari, Bonassola e Framura attingono dalla tradizione dell’arte marinara, la quale fa leva su ingredienti semplici e abbondante olio di oliva, frutta, verdura e ortaggi di stagione, le carni rosse provengono dalle malghe della Val di Vara. La cucina è bio e genuina. Frittelle di baccalà, con borragine e maggiorana, i “tagiain”, con il pesto, tantissimo pesce azzurro, pasta lavorata in casa e primi sapidi ricchi in legumi o riso dimostrano quanto la ruralità sia patrimonio dei borghi. La “burrida” di pesce, abbondante di molluschi e impreziosita dal rosso dei pomodori, la zuppa di “muscoli”, la “capponada” di acciughe e la  “mesciua” invernale, minestra densa a base di ceci, fagioli cannellini, lenticchie e grano farro, sono alcuni dei capisaldi.

Nella scelta dei vini vi aiuteranno le cantine e i produttori locali, cui si deve la creazione del migliore oro levantino, sotto l’approvazione dell’IGP e del DOP. I vini da pasto che accompagnano ogni sapore saranno bianchi, secchi e corposi, di rado in questa parte di costa si usano i rossi; al contrario, lo Sciacchetrà (presidio slow food), vino passito e liquoroso degno risultato della fermentazione di uve vermentino, bosco e albarola, che parla quasi, consapevole di un retrogusto mandorlato, risulta un unico fine pasto o da accompagnare a spizzicherie varie. Antichissimo, tale nettare sopraffino lo si strappava da una coltivazione “alla greca”, ed oggi non è cambiato nulla. Boccaccio, Petrarca, Giosuè Carducci tra i molti che ne cantavano le lodi fin dai fasti che furono.

Nella carta dei dolci tradizionali, dalla parte ancora spezzina, menzione al castagnaccio, fatto con farina delle stesse e ricoperto di una crosta morbida, pinoli e uvetta ci tostano sopra, a volte ciuffetti di rosmarino… il bucellato, a base di farina, uova, zucchero, latte, burro, e con essenza di limone e fior d’arancio, le frittelline di mele, e poi il pandolce, dove il marsala irrora il tutto assieme all’olio d’oliva, l’uvetta, i pinoli e le noci raddensano la pastella e concludono il resto. Una goduria.

Deiva Marina tiene molto alla proposta dei primi. C’è una ragione se la si considera una succursale del pesto e della focaccia.  

Nei secondi provate l’astice, e ogni ghiottoneria a braccetto col pesce azzurro del Mediterraneo. L’entroterra si rende finalmente interessante e compaiono più specifici piatti a tema di carne: una faraona ripiena qui, una polenta coi porri là, fino all’agnello in fricassea. L’extravergine ottenuto dai frantoi monegliesi cercatelo a denominazione di origine protetta “Riviera di Levante”, Razzola, Pignola e Lavagnina saranno frazioni da tenere vivamente in considerazione per un acquisto.

Dalle valli, invece, il sapere di bovari e fattori passa l’esame regalandoci sperimentazioni di salame di cinghiale, prosciutto e un particolare altro salame “del Parco”, prodotto tradizionale della Val d’Aveto. Nei ristoranti a tema è d’uopo vendere conserve, prodotti di gastronomia locali, articoli da cucina e distillati, il polpo, i totani e le mille specialità da asporto fritte o arrostite se la rosolano sprigionando profumi decisamente invitanti. Lo stoccafisso e il baccalà riprendono i loro ruoli di fiore all’occhiello, le preparazioni di una presenza conosciuta, la “burrida” di pesce, e di sughi, ricette in umido e l’intramontabile “cappon magro”, piatto top e indeclinabile, saziano e sono rigorosamente a km zero. La produzione del gelato artigianale, in particolare, è degna di nota anche nel borgo di Deiva Marina grazie all’estro e all’abilità di maestri gelatieri che curano la qualità e la provenienza delle materie prime del prodotto unitamente alla sua creazione e conservazione originando gusti unici che resteranno ricordi e simboli delle vacanze trascorse in questo lembo di Liguria.

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