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Portovenere

 

“A quelli che giungono dal mare appare nel lido il porto di Venere e qui nei colli che ammanta l’ulivo è fama che anche Minerva scordasse per tanta dolcezza Atene sua patria…” (Francesco Petrarca, 1338)

Portovenere, in provincia di La Spezia,  è uno dei più ambiti borghi Liguri da visitare, piccolo e raccolto dal punto di vista dell’area urbana, ma comprensivo di una suggestiva fetta di costa raggruppandolo alle diverse frazioni che lo precedono dopo il capoluogo: l’incantevole Fezzano e la minuscola Le Grazie, rinomate per il buon pesce alla brace. Confina a nord est con il comune della Spezia e a nord-ovest con le vicinissime 5 Terre e a sud  si affaccia sul mar Ligure e sul trittico formato dalle isole Palmaria, Tino e Tinetto. Raggiungibilissime senza sforzo sono la Corsica, la Sardegna e tutte le isole dell’arcipelago toscano.

Portovenere, nell’aprirsi sul golfo della Spezia, guadagna un posto di rilievo negli annali di poeti e scrittori del calibro di Shelley, Byron o Petrarca, destreggiandosi tra albe e tramonti colorati di azzurro come la guardiana di questo meglio ribattezzato Golfo dei Poeti,  assieme a Lerici che dall’altra parte del litorale ne chiude il cerchio. Dal 1997, insieme alle sue isole, è stata inserita  tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Come arrivare

VIA AREA

Per arrivare a Portovenere gli aeroporti consigliati sono il Cristoforo Colombo di Genova, a circa un’ora e 15 minuti di distanza, praticabile comodamente in macchina o in treno (previo una fermata intermedia obbligata che poi andremo a vedere), o il Galileo Galilei di Pisa,  facilmente raggiungibile da tutti i mezzi di comunicazione via terra. Da Milano, scegliendo Malpensa o Linate, si dovrà necessariamente munirsi di pazienza e prendere il treno, tuttavia, vista la mancanza di una stazione ferroviaria dedicata, ecco quindi il necessario scalo obbligato a La Spezia, dove potrete prendere l’autobus, il taxi, o noleggiare da un rent a car la macchina che sarà comunque una scelta sconsigliata per i giorni di villeggiatura.

VIA TERRA

In automobile si raggiunge Porto Venere con l’autostrada A12 Genova-Livorno per chi viene dal centro Italia o dalla Toscana o dalla Francia, e con l’Autostrada A15 La Spezia-Parma partendo dal Nord, dopo un tratto sulla camionabile della Cisa. Dall’uscita La Spezia, si attraversa senza problema la città in tutta la sua interezza, comunque esigua in lunghezza, percorrendo la principale Via Carducci, e in soli 15 minuti ci si allaccia, tramite la provinciale, alla via che porta al borgo.

Ricordate bene che non è possibile raggiungere Portovenere  con il treno dalle maggiori località, ma dovrete scegliere tra l’autobus, la soluzione che vi consigliamo caldamente, o il traghetto direttamente da La Spezia o da uno degli approdi delle 5 Terre. Il borgo più vicino, quello di Riomaggiore, può comunque tornarvi comodo per eventuali situazioni che prevedano l’uso del treno, appannaggio dei soli regionali.

VIA MARE

Oltre all’approdo della Spezia, da e per il capoluogo, Lerici, le 5 Terre, l’Isola Palmaria e Portofino, il Consorzio Marittimo Turistico 5 Terre – Golfo Dei Poeti assicura motonavi e gite in ferry, collegando il borgo con corse a cadenza stagionale. Il Consorzio Barcaioli Porto Venere Service collega viceversa Portovenere solo alla Palmaria e alle 5 Terre, ma potrete godere di una tratta sicuramente molto più eccitante. Il Servizio marittimo del Tigullio  amplia gli scali  anche a Rapallo, Chiavari, Lavagna e Sestri Levante fino  al porto di Genova. I consorzi e i servizi non finiscono tuttavia a quelli consigliati e basta informarsi agli sportelli preposti o in qualsiasi tabaccheria – il borgo è piccolo e la gente sa bene come spostarsi, per arrivare in un modo o nell’altro ovunque nel levante.

Come spostarsi

La macchina è un mezzo valido per attraversare la strada stretta e tutta curve che arriva da La Spezia, ma una volta arrivati, nell’idea di lasciarvela per lunghi soggiorni non troverete nessun parcheggio gratuito ne in piazza ne presso gli alberghi. Potete scegliere invece di lasciare l’automobile direttamente al parcheggio della stazione di La Spezia o nell’area adibita sulla destra subito entrati in città dall’autostrada, con collegamenti diretti e bus navetta al centro. In cinque minuti si arriva alla fermata designata per l’autobus di Portovenere, la linea P e occasionalmente l’11- Le Grazie. L’autobus non solo è il mezzo più veloce, il più economico e pratico da usare, ma sarà anche un valido diversivo per godere del panorama. La litoranea si affaccia infatti a ridosso del mare, e attraversa i confini delle case esterne delle frazioni, nelle quali potrete fermarvi per un rapido break in attesa dell’autobus successivo, con corse a cadenza precisa ogni quindici minuti.

Se la sede della vacanza è già Portovenere, allora, potrete muovervi liberamente a piedi o in bicicletta arrivando a un capo all’altro del borgo per splendide passeggiate mattutine, approfittando non solo del servizio offerto dai battelli per le gite a Lerici e quelle alle 5 Terre, ma anche per la fitta rete di sentieri che con la dovuta pazienza collega Portovenere alle tappe intermedie. Tutto da esplorare il Sentiero Azzurro che si unisce a Riomaggiore, non avrete bisogno di nessuna attrezzatura particolare per praticarlo.

Un po' di storia...

Si ritiene che Portovenere fosse abitata già in epoca preromana, come testimonia il  documento dell’Itinerario Marittimo dell’imperatore romano Antonino Pio, dove viene citata come porto abitato proprio nell’area che oggi, corrisponde all’attuale Piazza Spallanzani.


L’alto medioevo la contraddistingue, come è stato per un gran numero di isole e coste riparate nel mondo, dall’espandersi della vita monastica sulle irte rocce del Tino e del Tinetto, e dal passaggio delle terre dell’allora feudatario del posto Grimaldo da Vezzano, nel 1113, ai genovesi, con l’intento di contrastare l’avanzata dei commerci pisani. Genova fonda, assieme alla stessa leva degli abitanti coinvolti negli scontri, il “Catrum Novum” e si deve a lei la presenza ancora forte, rustica, di numerose case-fortezza in riva al mare, addolcite dalle tinte forti della vernice ma con l’unico scopo primigenio di fungere da vedette. Assieme al castro viene edificata la chiesa di San Lorenzo e si snodano i primi carruggi.

Non molto tempo dopo,vengono erette le mura, le tre torri e la porta d’ingresso al borgo e l’anno successivo viene rinnovato il “Castrum Vetus” nel piazzale di San Pietro. Lo scopo della cittadina portuale, difesa naturalmente dalle colline a ridosso, continua ad essere avamposto genovese senza ulteriori misure, aiutando il glorioso capitanato non solo contro i nemici di sempre, i pisani, ma anche per la conquista di Lerici. E’ proprio in favore di quest’ultima, che  nel 1256, i manovali genovesi e, come anni prima quelli del luogo, elevano la chiesa di San Pietro, approfittando della precedente base di un tempio votivo dedicato alla Venere Ericina.

Le bellezze, e l’utilità, del borgo, vengono meno durante il  basso medioevo. Nel 1340 un incendio distrugge le case del “Castrum Vetus” e ruba agli abitanti parte dei raccolti dei terrazzamenti, identici in linea di massima a quelli più irti e lungo i colli delle 5 Terre. Già provata di suo, un secolo dopo è costretta ad aiutare Genova nella lotta contro gli Aragonesi, levando alti i cuori della gente di mare abituata a difendere la casa e le donne, ma non abbastanza al prezzo delle macerie. La battaglia è sanguinosa, Portovenere riporta danni ingenti, soprattutto nei suoi due massimi luoghi di culto.
Malgrado la perdita di importanza tattica, anche e soprattutto per il rifulgere dell’avamposto strategico e militare che sta formando la Spezia, la cittadina rimane lo scalo marittimo ideale, prosperando nei suoi commerci locali di vino e buon pescato.

Negli anni successivi, passa di mano in mano a personaggi illustri che in qualche modo ne sanano le ferite: Andrea Doria, da cui prenderà nome il Castello, lo amplia e fa costruire una torre difensiva, Torre Scola, sull’isola più grande della Palmaria; l’arrivo dei francesi sotto Napoleone, equivale ­­a maggiori collegamenti diretti col capoluogo. Viene costruita la litoranea, la stessa che si pratica ancora oggi passando per Fezzano e Le Grazie, rimessa in piedi nell’urbanizzazione successiva alle guerre.

Ma accade anche qualcos’altro che con l’idea di utilizzare lo specchio d’acqua antistante per annegarci nemici e pirati, ha poco a che fare. Con l’ottocento si rivaluta la straordinaria bellezza di Portovenere e del Golfo tutto e arrivano i suoi veri discendenti, i poeti, che la canteranno siano essi nuovi o affezionati clienti delle sue residenze estive. Da Lord Byron, a Shelley nella vicina Lerici, senza dimenticarci del primissimo Petrarca, passato quasi in silenzio negli anni bui delle lotte armate, arrivando a Montale che delle 5 Terre è il poeta massimo. La magnificenza del borgo e delle sue strutture urbanistiche sopravvissute alle vicissitudini, la rendono per tutto il novecento approdo di spicco per tutta la borghesia europea, ma non avendo spiagge infinite come per il litorale Toscano, resta appannaggio di pochi, devotissimi affezionati.

Nel 1998 ottiene l’ultimo meritatissimo riconoscimento su carta, che annovera Portovenere nell’elenco dei patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco, e dal 2001 sede del parco naturale regionale.

Natura

La biodiversità che accompagna il mare e la montagna fusi assieme nel breve tratto che collega Portovenere al resto del levante, è impressionante.  Faremo riferimento al Parco Nazionale delle Cinque Terre, più grande rispetto alla punta comprensiva della sola area naturale di Portovenere di circa 400 ettari, che racchiude, oltre la zona delle cinque località omonime, una buona porzione delle  vedute di Campiglia e Tramonti.

La regione, nelle sue due boscose bellezze, annovera anche l’ambiente marino, adeguatamente protetto e ammansito non solo dalle coltivazioni – nel loro senso più letterale, di mitili, qui conosciuti come muscoli, ma anche dal minimo impatto ambientale che  la navigazione e il commercio balneare, malgrado i numerosi yatch in rada nel periodo estivo, sortiscono sulla vita marina. C’è quindi un genuino e collaudato scambio di vedute, per così dire, laddove la mondanità dei viaggi per mare, a vela o sulle eleganti imbarcazioni private, incontra l’amore per la conservazione di fauna ittica autoctona, nell’insieme proprio a impatto zero. A Portovenere non è raro, inoltre, incontrare  i cetacei, e il servizio di whale watching, soprattutto in primavera, è sempre attivo.

Le ultime dorsali dell’Appennino Ligure  si gettano a strapiombo sul mare cristallino della baia, riempiendo le cime di un verde intenso, tipico della macchia mediterranea. Il microclima tiepido anche d’inverno lascia sviluppare indisturbati i profumatissimi pini di Aleppo, le acacie, i lecci e i castagni, e anche dove la volta arborea s’incrocia senza lasciar passare il sole, la temperatura media non scende sotto i venti gradi. La particolarità del clima estivo, a cavallo di quello autunnale, è dato soprattutto dalle “termiche”, i venti caldi che s’inseguono portando con sé il tepore della Provenza. Negli ambienti rupestri il rosmarino, il corbezzolo e il finocchio di mare  sono visibili sin quasi alle spiagge sassose e costeggiano i sentieri, crescendo spontanei. Piante grasse e piante da frutto, figlie dei limoni e degli agrumeti dell’entroterra, aggiungono tocchi di colore più caldo alla tavolozza. Qui nidifica addirittura il falco pellegrino, vivente indicatore della pulizia del parco, e il corvo imperiale che dalle alture più elevate scende a caccia la mattina e al tramonto. Numerosi sono invece i piccoli predatori della nicchia del sottobosco, il ghiro, la donnola, la faine e la volpe rossa. Per la vostra sicurezza tuttavia, bisognerà stare sempre in guarda dalle radure più lontane dal mare, per via della presenza infestante dei cinghiali, pericolosi nel periodo degli amori, e nei mesi che va da marzo a settembre, a tutti i costoni di roccia nascosti, tana facile di vipere e altri serpenti velenosi. Per le vostre escursioni munitevi sempre di calzature apposite, possibilmente alte fino alla caviglia, e di tutto l’occorrente per essere adeguatamente segnalati in caso di incidenti, soprattutto nell’intraprendere percorsi non segnalati dal CAI o dalle mappe escursionistiche, che non solo sono pericolosi, ma anche potenzialmente mortali.

Non lasciatevi comunque scoraggiare dalle premesse: da lunga data gli abitanti del luogo praticano salite a piedi o con bastoni, in itinerari precisi che permettono sempre una piccola pausa in scorci mozzafiato. Ve ne consigliamo uno, quello che va da Portovenere al Colle del Telegrafo, con la sua lunga scalinata affianco le mura del castello. Sale in quota su fino a Campiglia, e arrivando alla cima, a quota 516 metri, nelle giornate di sole, si riescono addirittura a intravedere le cave di marmo di Carrara.

Luoghi d'interesse

L’attuale promontorio della chiesa di San Pietro, da solo vale tutto il viaggio. Proprietà dei signori di Vezzano,  acquistato da Genova nel 1113, è la zona che dà al borgo l’aspetto attuale di fortificazione sul mare, definita da venti e correnti calde che modellano non solo gli scorci, ma pare proprio tutta l’immensità che lo attraversa. Il castello, formato da due corpi comunicanti uno più basso con accesso al borgo, e dalla parte più alta, riadattata a scopo difensivo con una spianata per i cannoni, probabilmente risalente al XVI secolo, si allaccia alla cinta muraria includendo tre bastioni sul mare. A monte, le mura si uniscono in una grande torre circolare, dominando dal mare tutta la collina.

Portovenere mantiene inoltre la torre capitolare, a sinistra della porta d’ingresso a via Capellini, rendendo il centro storico un tripudio di antica fattura rurale e di piccole calle e viuzze, i cosiddetti carruggi, o nel dialetto locale, da considerarsi senza le doppie. Nello specchio giusto antistante, per gli ardimentosi a portata di nuoto, si trova l’arcipelago con le tre isole, parte integrante del Parco Naturale Regionale di Porto Venere. Il Tino, tuttavia, è Zona Militare ed è accessibile solo per la festività in onore di San Venerio, il 13 settembre. Sulla litoranea che porta alla città, la frazione de Le Grazie conserva da parte sua le tradizioni dei pescatori dell’epoca, senza reti a strascico e solo con il tramandarsi orale dei segreti per i siti migliori, paese che onora le vestigia archeologiche della Villa Romana del Varignano, assieme al santuario tardogotico di Santa Maria delle Grazie.

Eccoci quindi, ritornando al punto di partenza, alle splendide chiese di Portovenere, due per importanza e rilievo storico. La chiesa di San Pietro, in cima al promontorio che si affaccia alla Palmaria, splendidamente conservata e riconoscibile per le bande alterne di marmo chiaro e travertino, è in stile gotico genovese, e presenta un sottile campanile a bifore, unito al corpo centrale da due archi a tutto sesto. Meta principe dei pellegrinaggi dei fedeli, nulla invidia alla più nascosta e imponente cattedrale di San Lorenzo, eretta nei primissimi anni mille. Discostandosi dal gotico della sorella, lo stile della facciata è romanico, ad opera dei Magistri Antelami. Assaltata più tardi dagli aragonesi nel periodo di contesa genovese, subì successivi restauri fino al XVI secolo, con l’aggiunta della cupola ottagonale e la ricostruzione del campanile. 

Mai finendo di abbandonare l’eredità paesaggistica, da vedere a Portovenere è la roccia carsica che ospita grotte ed inghiottitoi, costituita dal rarissimo “marmo portoro”, lo stesso tratto di costa da cui si erge la chiesetta di San Pietro e habitat di molte varietà d’uccelli altrimenti assenti altrove, e la grotta Byron alla cala dell’Arpaia. Più piccole ma ugualmente meravigliose la Grotta Azzurra, semi sommersa e la Grotta dei Colombi del Tinetto.


Ricettività, turismo ed eventi

Porto Venere è da sempre avida di grosse manifestazioni celebrative, forse memore di una storia che l’ha vista prima avamposto di trincea e solo successivamente scrigno di grandi meraviglie.  Ma le poche feste che coltiva nel seno della sua fortezza, sono tutte coreograficamente notevoli.

Portovenere anzitutto partecipa  al Palio del Golfo, evento sportivo a cadenza annuale ogni prima domenica di agosto, che vede il borgo contendersi la vittoria con le altre dodici squadre  di canottaggio, in rappresentanza dei comuni vicini. La gara prende piede dalla diga foranea di la Spezia, le imbarcazioni perfettamente visibili dagli spalti del molo Italia e dalla passeggiata Morin, radunando grandi e piccini da ogni angolo del levante. Quattro vogatori e un timoniere, percorrono i tre giri di boa richiesti dalla gara nel tempo massimo di dieci minuti, in vista della menzione ma soprattutto della gloria tra gli avversari, sull’albo d’oro della categoria.

Sabato 29 e domenica 30 giugno una festa in costume a tema medievale rievoca l’attacco degli Aragonesi tra balli, musica, sbandieratori e saltimbanchi e tutto quello che un festeggiamento in pompa magna può esigere nella sua celebrazione. Se sarete abbastanza fortunati, ci saranno anche i falconieri.

Da non perdere la processione della Madonna Bianca, lungo le vie  del centro storico e per tutta la passeggiata. La vergine viene portata a mano, a piedi e attorniata dai fedeli, la strada è illuminata a fiaccole romane che  dallo sperone roccioso della Chiesa di San Pietro fino alle prime case, rifulge sulle ombre della sera, immergendo gli spettatori in una quiete mistica che, nuovamente, è data grazie ma non soltanto dal panorama.  Il 13 settembre, ricordiamo, si festeggia il patrono San Venerio sull’isola del Tino, con la possibilità di visitarla nonostante il divieto d’accesso normalmente vigente.

Cucina

Primi, secondi, dolci e insaccati, sono tutti peculiarmente liguri a Portovenere, rievocando i giorni di magra della vita semplice di un tempo. Non per questo tuttavia, sono privi di sapore o negli anni le ricette conosciute sono andate perfezionandosi, arricchendosi non tanto di ingredienti sempre biologici, ma venendo ritrattate da chef illustri ed internazionali.

Il  Castagnassu, o castagnaccio, è il dolce tipico dei primi freddi del levante; fatto con farina di castagne, acqua e latte, si guarnisce di uvetta sale e a volte anche di rosmarino, cuocendo in forno fino a rendere la pastella una sottile torta morbida buona da gustare anche fredda, ideale nelle colazioni.

Crepes e testaroli al pesto, direttamente riesumati dalla tradizione genovese, si mangiano come piatto di portata o companatico, e nella variante unica delle lasagne al pesto, conquistano tutti i palati. La Cima alla genovese, piatto del riciclo  per eccellenza e solitamente ottenuta da carni giovani come il vitello, viene riempita di formaggio, piselli uova e prosciutto, mantenendo la morbidezza del ripieno e servita calda dopo una lenta cottura al forno. Assieme a lei, nei secondi, spiccano lepre e cacciagione, proposte in gustosi sughetti o sfumate coi vini bianchi delle 5 Terre.


La farinata di ceci e le croccanti focacce si ritrovano proposte in bar e chioschi a prezzo modico, e sono, seguendo la ricetta originale, sacrosantamente buone! L’ideale per gli spuntini sul bagnasciuga, arricchite magari da una fetta di prosciutto crudo o con lo stracchino sciolto sopra, in cottura. La Pisciadela, che abbiamo già conosciuto per i territori limitrofi, è una base di focaccia con pomodori pelati, filetti d’acciuga sotto sale olive e aglio, ed è a sua volta ottima non solo durante i giorni di mare, ma anche la sera, guarnita coi i sott’oli e le conserve delle nonne per una cena rapida.

Non mancheranno comunque ristoranti e bad & breakfast a gestione familiare, come sempre, devoti allo slow food e nemmeno troppo costosi. Trenette, trofie, zuppe di cereali, tagliatelle e risotti di mare, sono tutti in prima fila nei menù delle comande, e grande protagonista resta il pesce, da prediligere le acciughe, marinate o ripiene, e i muscoli, cucinati in ogni variante possibile, da accompagnare al Vermentino doc dei colli di Luni, o alle riserve delle cantine di Riomaggiore.

Concludendo, il dessert ideale si gusta con la frutta fresca di stagione, ma per i veri intenditori, andranno assolutamente prediletti i sorbetti fatti in casa coi limoni dei terrazzamenti vicini.

Dintorni

Portovenere è piena di ricordi e di leggende sulle grandi gesta dei suoi abitanti. Racchiusa nell’incantevole scorcio ventoso, a cavallo delle calle delle 5 Terre, che la connota,  fa da spartiacque alla linea immaginaria di borghi che di quelle stesse leggende vivono e si circondano. E’ a metà strada esatta tra le spiagge bianche della Versilia e le prime propaggini di Sestri che finisce in bocca al genovese, sicuramente poco agibile, sicuramente nascosta, ma assolutamente imperdibile. Distante appena una quindicina di minuti dal capoluogo, ad un ora da Genova e da poco meno dalla Toscana, e  ha il pregio vivibilissimo di incrociare le rotte di tutti i battelli escursionistici del Golfo.

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