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Pontremoli

 

“Contribuì generosamente alla guerra di liberazione con la partecipazione di molti suoi giovani ai primi nuclei partigiani, offrendo splendido esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.” (1940 – 1945)

Pontremoli definita porta, nonché chiave, delle comunicazioni tra la Toscana e la Lombardia, è un comune della provincia di Massa-Carrara, in Toscana, collocato nella regione storica della Lunigiana, all’estremità nord, e sua altrettanto storica capitale.
Il paese è un sogno, una boscosa roccaforte circondata da fortificazioni medievali, tutte a ridosso degli Apennini ligure e tosco-emiliano e per merito delle quali Pontremoli si aggiudica l’appellativo di “Città dalle Altissime Torri”, siti archeologici di notevole interesse preistorico, locali d’atmosfera rinomati per le più squisite specialità gastronomiche e, con la sua antica denominazione, viene altresì ricordata come luogo di sosta lungo lo snodarsi della via Francigena, nell’itinerario dell’Arcivescovo di Canterbury Sigerico di ritorno dal suo pellegrinaggio a Roma.

Pontremoli è inoltre il comune più settentrionale della Toscana: lo troviamo nell’alta vallata del fiume Magra, alla confluenza con il torrente Verde, in una conca bordata da verdi e rigogliosi rilievi collinari. Oltre la Valle del Verde, omonima, nelle immediate vicinanze troviamo i tesori che appartengono alla Valle del Magra, alla Valle del Gordana e del Teglia. Tantissimi i paesini minori e le frazioni distribuiti all’interno delle sue numerose scarpate e cascatelle, tra i molti Guinadi, Vignola, Cervara, Prà del Prete e Farfarà, Traverde, Braia, con le case di tipica copertura a piagne.

Pontremoli, ancora oggi tracciato di importanti infrastrutture viarie – l’Autostrada A15 e la linea ferroviaria Pontremolese, collegate direttamente a Parma e a la Spezia –, quasi non avesse dimenticato di essere ubicato su uno dei più antichi percorsi che collegano la Val Padana con la Liguria e la Toscana, racchiude, nel suo ampio centro storico, allietato  dal suono inconfondibile del  Campanone, il suggestivo Castello del Piagnaro, il Museo delle Statue Stele, la rassegna del prestigioso Premio Bancarella, che gli ha valso l’altro nome di “Città del Libro”. 
Nel mese di agosto, Pontremoli diventa il teatro di Medievalis, una rievocazione storica capace di richiamare migliaia di turisti da tutta Italia e non solo.

Come arrivare

VIA AREA

Gli aeroporti di riferimento saranno il Galileo Galilei di Pisa, a un centinaio di chilometri circa, e il Vespucci di Firenze, a poco più. Dai grandi terminal come Malpensa, Orio e Linate, i collegamenti verso Milano, tappa obbligata, sono ottimamente garantiti dal servizio shuttle e bus navetta. Dalla Stazione Centrale di Milano, proseguirete il viaggio sempre comodamente seduti in treno, avendo l’accortezza di fare cambio a Parma, e da lì procedendo in regionale fino alla vostra destinazione.

VIA TERRA

Dalle grandi città del Nord, si transita lungo l’autostrada del Sole A1, ci si allaccia all’autostrada A15 Parma-La Spezia e si esce al casello dedicato, oppure, provenendo dalle zone limitrofe, si arriva a Pontremoli percorrendo la Strada statale 62 della Cisa.
Dal Sud, si può prendere ancora l’autostrada del Sole A1 in direzione di Firenze, seguendo la direttiva per Livorno, e quindi continuare sull’autostrada A11; giunti a Viareggio, ci si muove in direzione di Genova, proseguendo sull’autostrada A12 verso Parma e dunque sulla A15, continuando il percorso come sopra.

La stazione ferroviaria di Pontremoli si trova lungo la linea Parma-La Spezia, percorsa da numerosi treni regionali. Viene conosciuta anche come linea pontremolese, proprio perché Pontremoli è il centro più importante che si affaccia su questa ferrovia.

Come spostarsi

Pontremoli si trova nella parte più settentrionale della Toscana, ed è ottimamente servita su ogni fronte.  L’offerta turistica viene arricchita da una miriade di frazioni medievali, costellanti le valli dell’Appennino tosco-emiliano e tutte con le loro tradizioni, e dalla presenza di valichi di notevole importanza proprio per il turismo del posto, tra i maggiori citiamo il Passo del Brattello, della Cisa, del Borgallo e del Cirone. La sua è una felice ubicazione: dalle baie del lericino così come dai passi innevati di Zeri la distanza è minima.

La cittadina, fortificata, ci accoglie ricca di tanti palazzi e dimore storiche, in passato abitate da famiglie nobili e prestigiose. Le case, in muratura per lo più, rustiche e solide come tanti anni prima le avevano costruite gli abitanti originari, sorgono a poca distanza dalle mura che circondano il borgo.

Si accede a Pontremoli da Porta Parma, anche se al centro storico è possibile arrivare per mezzo del ponte della Cresa, nella zona alta. Avrete due possibilità nell’esplorare Pontremoli: andare su, o giù, e a seconda incontrerete panorami diversi. Salendo, eccovi infatti raggiungere la chiesa di San Geminiano e il borgo di Piagnaro, sede del Castello del Piagnaro, che domina tutto l’abitato cittadino. All’interno di questo mastino, è custodito il Museo delle Statue Stele Lunigianesi, di cui vi parleremo approfonditamente in seguito. Dopo aver ammirato il panorama collinare dai bastioni, tappa obbligata al summenzionato centro storico, passando comunque, da qui, per Porta Parma, ed è attraversandolo che si giunge a Piazza del Duomo, con la Cattedrale di Santa Maria del Popolo, l’edificio religioso più importante, riccamente decorato in stile barocco, e davanti, il palazzo vescovile. Da lì, scendendo, vi renderete conto che Pontremoli ha ancora una parte bassa, chiamata Imoborgo, distinta e separata da quella alta, il Sommoborgo. Il Sommonorgo, per l’appunto, ospita il centro storico, e le due aree vengono separate da un ampio spazio centrale adibito a mercato; questo spiega il perché ci siano due piazze principali in paese, piazza Duomo in alto, e piazza della Repubblica in basso, con gli uffici del Municipio, unite da uno stretto passaggio nei pressi della grandiosa torre di Cacciaguerra, uno dei simboli della città.

Raggiungerete, proseguendo lungo l’Imoborgo, via Cavour, stretta e lastricata e che porta fino alla suggestiva Torre dei Seratti o del Casotto, la quale insieme al vicino ponte di San Francesco di Sotto appare nello stemma della città, oppure, attraverso il ponte del Giubileo, di recente costruzione, rubate una passeggiata al pomeriggio nel quartiere di Santa Cristina e in via Mazzini. Gustandovi un gelato o un Amor pontremolese, i grandi palazzi e il Teatro dell’accademia della Rosa, costruito nel XVIII secolo, il più antico della provincia, si ergono silenziosi a fare da sfondo.

Normalmente non aperti al pubblico, ma assolutamente meritevoli di una vostra visita, sono la chiesa di Nostra Donna, stupendo esempio di Barocco Pontremolese, e il palazzo Dosi Magnavacca, attualmente proprietà privata, residenza settecentesca di particolare pregio. 

I trasporti urbani ed extraurbani sono curati, a Pontremoli, dai mezzi dell’azienda CAT, che collegano il paese alle altre città della Lunigiana, a Massa e Carrara e alla Spezia. Vi sono diversi parcheggi a pagamento.

Un po' di storia...

La storia tutta, di Pontremoli, è strettamente connessa con i commerci della via Francigena, alla quale si legavano a loro volta gli interessi di importanti istituzioni religiose, ricordiamo Lena e Bobbio, e di ordini cavallereschi, come il Tau di Altopascio. Importanti famiglie nobiliari, su tutte i Malaspina, ma anche gli Antelminelli, i Fieschi e gli Sforza, hanno corteggiato questo luogo da fiaba.

Il borgo, definito dall’imperatore Federico II “clavis et ianuae Tusciae”, vale a dire, parafrasando, porta settentrionale della Tuscia Longobarda, sorse inizialmente intorno al castello del Piagnaro, sul monte Molinatico, castello la cui origine si fa risalire ai Longobardi.  L’ipotesi che Pontremoli possa corrispondere alla leggendaria Apua, capitale dei Liguri Apuani, è assai fondata – altre correnti di pensiero la vogliono far risalire nei pressi della frazione di Belvedere di Saliceto lungo il corso del fiume Magra, a circa 3 chilometri dal centro cittadino.

Pontremoli come città, la tappa viva e prospera a noi nota, viene menzionata per la prima volta nel diario di viaggio di Sigerico, arcivescovo di Canterbury, intorno al 990 d.C.: di fatto, nel Medioevo, la città crebbe notevolmente in relazione, abbiamo visto, alla via Francigena e più da vicino alle attività connesse con la Lunigiana… la via Francigena transitava per Pons Tremulus in direzione del Passo della Cisa e la Lunigiana si occupava di fornire agli abitanti tutto ciò di cui avevano bisogno. Anche l’aumento di traffico della strada della Cisa ebbe un ruolo chiave nell’allargare il paese.
Con l’espansione urbana successiva all’Anno Mille, il borgo poté assumere una conformazione diversa, allungata, andando ad occupare la stretta lingua di terra alla confluenza dei fiumi Verde e Magra. A questo punto, Pontremoli era diviso in parrocchie, di cui numerose sotto il controllo della diocesi di Luni, cinto da mura e difeso da fortezze, si vedano Piagnaro, Cacciaguerra, Castelnuovo, edificate per difendere e controllare i percorsi lunigianensi, come da sei alte torri. Le porte d’accesso alla città erano sette, di cui ne sono arrivate a noi soltanto quattro, ovvero porta Parma, nella parte superiore, porta Verde, vicino al ponte romanico a schiena d’asino di San Francesco di Sotto, porta Castelnuovo e porta di Imoborgo, vicino alla torre dei Seratti e il ponte ad arcate di San Francesco di Sopra.

La città, via via, strinse alleanze con Parma e Piacenza e fu in lotta, contrariamente al resto della Lunigiana, con i marchesi Malaspina, signori dei territori limitrofi, in particolare per i confini ma anche per il controllo della città stessa. Pontremoli si ordinava dunque quale libero Comune e, alleato con le città della Lega Lombarda, nel 1167 si oppose al passaggio di Federico Barbarossa, reduce dalla spedizione di Roma contro Alessandro III.

Nel XIV secolo, le profonde lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini obbligarono Castruccio Castracani, all’epoca signore della città, a dividere in due Pontremoli: nel borgo superiore o Sommoborgo si trovavano i Guelfi, fedeli al Papa, mentre nel borgo inferiore o Imoborgo i Ghibellini sostenitori dell’imperatore e dei Malaspina. Tali lotte, assieme alle aggressioni degli stati vicini, spinsero la bella Pontremoli a capitolare sottomettendosi a una lunga serie di signorie italiane e poi straniere, dai Fieschi al summenzionato Castruccio, passando per i conti Rossi di Parma e gli Scaligeri, arrivando ai Visconti e agli Sforza, e infine subendo il dominio dei re di Francia, da Carlo V ai re di Spagna e alla Repubblica di Genova.
Nel 1650, Pontremoli entrerà nel Granducato di Toscana, riscoprendosi cittadina virtuosa in un periodo di stabilità politica e prosperi scambi, arricchendosi di palazzi signorili, ville, statue, capolavori d’architettura, chiese e del Teatro della Rosa: è il periodo del “barocco pontremolese”.

Ancora, nel 1787, Pontremoli verrà nominata da Pio VI sede episcopale. La venuta delle truppe napoleoniche, all’inizio del 1800, sancirà la fine del primo periodo granducale e, dopo la Restaurazione, Pontremoli tornerà sotto il Granducato di Toscana, finendo per passare sotto al ducato di Parma, in attuazione del trattato di Firenze del 28 novembre 1844, rimanendoci fino all’Unità d’Italia. Durante questo lasso di tempo, Pontremoli come borgo lo si conosceva quale capoluogo di una provincia degli Stati Parmensi, e comprendeva Zeri, Mulazzo, Villafranca, Bagnone e Filattiera.

Oggi, Pontremoli è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione grazie alla sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale, sofisticato centro culturale all’incontro di tre distinte regioni, luogo di leggende e miti su lupi mannari, fantasmi, ma soprattutto, patria degli squisiti testaroli locali.

Natura

I percorsi segreti nella natura, i loro scorci tra quercete, boschi di castagno e ponti medievali, e le caratteristiche uniche, dal sapore spiccatamente perduto, che la realtà del lunigianese possiede, sono in grado di mantenere alto, ogni anno, l’entusiasmo di grandi così come di piccini.
La valle entro la quale sorge Pontremoli viene attraversata dal fiume Magra, coi suoi affluenti Marigola e Civasola, e dal torrente Verde, ricco di punti dove poter fare il bagno o ammirare piccole cascatelle, qui unitisi per continuare la corsa indisturbati fino al mare, e ciò permette alla città di godere di un clima rinfrescato anche d’estate. Tutto il vasto territorio comunale di Pontremoli è ricco di corsi d’acqua, sviluppato a ventaglio lungo il crinale appenninico al confino con il Parmense, a cui è collegato dai passi noti. Cascate più maestose e paesaggi d’altri tempi, quasi incontaminati, danno vita a scenari mozzafiato; basta fare un salto a Piscio di Pracchiola, nella prima parte del corso del fiume Magra, un salto d’acqua di circa 30 metri, raggiungibile dal paesello omonimo in quaranta minuti di cammino, per rendersene conto. Dai pressi di Cervara, invece, si arriva al Lago Verde e oltre ancora alla cascata di Farfarà.  Il più suggestivo dei punti panoramici sull’acqua si trova forse lungo il torrente Gordana, in corrispondenza degli Stretti di Giaredo, piccoli canyon scavati durante i secoli. La Valle del torrente Gordana, nella sua interezza, è posizionata all’interno della zona più occidentale del territorio comunale, e custodisce le frazioni di Dozzano e Scorano, così anche la settecentesca Villa Pavesi-Negri, con un pittoresco giardino “all’italiana” alquanto meritevole.

Tanti sono i percorsi su cui è possibile cimentarsi nel trekking, toccando diverse tappe snodatesi per l’Alta Via Francigena fino in Valdantena, o dal Passo della Cisa fino a Pontremoli, a più di mille metri d’altezza immersi, ad esempio, nella natura di Righetto, dove inizia una ripida discesa finita in bocca a Groppoli, seguendo una variante moderna della strada dei pellegrini. Una delle attrazioni principali, per i camminatori, è il ponte medievale sul Magra di Groppodalosio.
Il territorio, parlando a tutto tondo, è poi attraversato dai sentieri della Grande Escursione Appenninica (GEA), che si sovrappongono al Trekking Lunigiana, ed è possibile percorrerli, in parte e con le necessarie precauzioni, in mountain bike e a cavallo sui relativi sterrati.
Volendo essere pignoli, al giorno d’oggi la Via Francigena, nei suoi più di cento chilometri di cammino decisivi per lo sviluppo di Pontremoli e dei borghi satelliti, riconosciuta come itinerario culturale dal Consiglio d’Europa al pari del Cammino di Santiago, è percorsa da un numero sempre più ampio di novelli pellegrini, ragazzi giovani e appassionati rodati sulle orme dell’arcivescovo Sigerico, che percorrono salite e mulattiere ben accomodandosi, la notte, nelle strutture ricettive disseminate nei paraggi.

La Val di Taro, posta tra la Val di Magra e la Val di Vara, provincia sotto Parma a pochissima distanza, è famosa per i suoi boschi di castagno e di faggio, casa di sontuosi funghi porcini; i funghi sono i protagonisti dell’itinerario tutto dedicato alla degustazione di piatti tipici a tema, la Strada del fungo porcino IGP di Borgotaro. 
La Val di Taro è inoltre apprezzata per i suoi altrettanti itinerari nel verde, adatti anche a escursioni in bicicletta. La Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF dei Ghirardi, un pezzo di Appennino particolarmente selvaggio, oltre che assolutamente protetto, vi aspetta per sciogliervi il cuore. Poco distante è la Via degli Abati, che attraversa parte dell’area provinciale di Pavia e l’Appennino Tosco-Emiliano nelle province di Piacenza, Parma, Massa Carrara, sfiorando anche i comuni di Bardi e Borgotaro, una variante leggermente più ostica della Via Francigena abituale ma di sicuro impatto scenico, percorsa in origine dai monaci di San Colombano di Bobbio.

Facilmente, da Pontremoli, si arriva al Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, meglio noto come Parco dei Cento Laghi, nella porzione dell’Appennino parmense orientale, al confine con le province di Reggio-Emilia e Massa-Carrara, altra importantissima area protetta delimitata da pascoli, prati fioriti e dorsali ricoperte da boschi fitti. Nel Cento Laghi non mancano ecosistemi fondamentali per la fauna locale, che comprende specie rare quali il lupo appenninico e l’aquila reale. Alle quote più basse, si produce il natio Parmigiano-Reggiano e ci si imbatte nelle aziende dove il Prosciutto di Parma ha ancora il gusto di una volta.

Dall’Appennino ligure si coprono in tutta comodità le distanze che separano mete paesaggistiche affascinanti come le Cinque Terre e il Golfo dei Poeti, le Alpi Apuane, mentre dal lato toscano la Versilia, Pisa, Lucca e poi il rimanente territorio fiorentino si aprono in uno scrigno meraviglioso di storia e cultura. Ultimo, ma non per questo meno apprezzato, il comune sparso di Zeri in provincia di Massa-Carrara, e nello specifico la località sciistica di Zum Zeri al Passo dei Due Santi, al solito confine tra regioni, vi aspetta nel periodo invernale con tutto l’occorrente per un break innevato.

Luoghi d'interesse

Contraddistinta da una magistrale facciata bianca, edificata dove un tempo sorgeva una primigenia chiesa collegata all’ordine cavalleresco dei cavalieri di Malta, detta Santa Maria di Piazza, la Cattedrale del paese, o Duomo di Santa Maria del Popolo, può essere considerata un edificio relativamente moderno rispetto alla città e al contesto in cui si trova. Fu costruita per rendere omaggio a “Santa Maria”, che si pensa salvò la popolazione dalla peste scoppiata intorno alla metà del 1600. I dettagli sono ricercati, di chiaro stile barocco – caratterizzato da molte decorazioni in oro, soprattutto all’interno –, e la chiesa ha una pianta a croce latina. La sfarzosa Madonna del Popolo, ovvero l’immagine che è il fulcro e l’origine di questa cattedrale, la potrete osservare nella nicchia posta a sovrastare l’altare maggiore.

Voluto dall’Accademia omonima, fondata da numerose famiglie nobili pontremolesi ed il cui motto era “pungit et delectat”, e costruito a partire dal 1739, il sobrio Teatro della Rosa cominciò a funzionare negli anni settanta del Settecento. L’edificio appare quale tipico esempio di costruzione del periodo ed è il più antico della provincia; alla sua realizzazione hanno contribuito ingegni del calibro di Giovan Battista Natali, Antonio e Niccolò Contestabili. Recentemente restaurato, ha ufficialmente riaperto i battenti il 9 giugno 2001.

Pontremoli, oltre a nascondere dietro la sua facciata riposante palazzi e chiese e una incredibile quantità di capolavori che gli sono valsi uno stile artistico tutto suo, deve la sua fama soprattutto… ai ponti.  Vediamone due, i più importanti.
Conosciuto altresì come Ponte di San Francesco di Sopra, datato al 1300, il Ponte della Cresa si staglia, con una  struttura pietrosa e i quattro simmetrici archi, sul corso del fiume Verde, principale tra gli ingressi alla città quando si proveniva da Piacenza.

Altro importante ponte all’estremità meridionale di Pontremoli, contemporaneo al Cresa, è quello del Casotto assieme alla relativa torre, due dei simboli più antichi di Pontremoli – la torre è conosciuta anche come “Torre Seratti”, presenti nello stemma della città. Il ponte lo troviamo alla confluenza dei due fiumi, e permetteva lo scambio di comunicazioni con la costa.

Smisurato, iconico, una fortezza dentro la città, il Castello del Piagnaro venne edificato agli inizi dell’XI secolo con funzioni difensive, integrandosi al resto del sistema di mura e alte torri del borgo, e di controllo stradale. Deve il suo nome alla tecnica utilizzata per la copertura del tetto, impiegando l’uso delle “piagne”, lastre irregolari in arenaria estratte dalle montagne limitrofe, tradizionalmente molto comuni in Lunigiana.
Più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, il mastio, il corpo di fabbrica centrale anticamente occupato come caserma, corredato dai possenti bastioni, dai quali è possibile godere dei panorami migliori sopra la città, risulta di forma semiellittica, alto circa venti metri. Sotto al mastio è presente un cortile quadrilatero, delimitato ad ovest dalla cortina muraria tardomedievale e nei versanti sud e est da un grosso edificio, conseguenza dell’accorpamento di più strutture diverse. Più in basso sorge un secondo cortile, a cui si può accedere mediante una rampa sormontata da un portale. L’ingresso principale lo troviamo al piano inferiore, un tempo dotato di ponte levatoio e sormontato da uno stemma della famiglia medicea.
La roccaforte ospita, dal 1975, il Museo delle Statue Stele Lunigianesi “Augusto Cesare Ambrosi”; le particolari statuine sono sculture antropomorfe in pietra arenaria, databili tra il IV e il I millennio a.C., rinvenute nel territorio della Val di Magra. Dal giugno 2015 il museo si amplia di nuove acquisizioni e supporti multimediali.

Nel nucleo storico del paese, tra le piazze del Duomo e della Repubblica, veglia su Pontremoli il Campanone, o Torre del Cacciaguerra, innalzata durante la “cortina” che teneva separate le due fazioni rivali nella piccola cittadina. Più da vicino, la sappiamo levarsi nel 1322 per volere di Castruccio Castracani degli Antelminelli, parte centrale di una vera e propria fortezza detta appunto “Cacciaguerra”. Oggi, è la torre civica di Pontremoli.

Il convento agostiniano della Santissima Annunziata, con relativa chiesa, conclude il tour degli edifici più famosi del borgo. Situato nell’omonima area appena fuori Pontremoli, il complesso tutto venne eretto verso la fine del XV secolo sul luogo di un’apparizione mariana a una pastorella. Costituisce il più importante patrimonio quattrocentesco della provincia di Massa Carrara e come il Piagnaro, sorveglia il tracciato dell’antica via Francigena.
La Chiesa, al cui interno osserviamo un’unica navata, è dotata di una scalinata in pietra che conduce all’abside e al presbiterio soprelevati, e mostra forme tardogotiche mescolate con elementi rinascimentali. All’esterno della Chiesa si trova l’accesso al convento e ai due tipicissimi chiostri rinascimentali, oggi sede dell’Archivio di Stato e della Fondazione Città del Libro.

Ricettività, turismo ed eventi

Tutti i mercoledì e sabato, da aprile a ottobre, pronti per visitare il centro storico, le ville e le meraviglie della città, avvalendovi delle guide di “Pontremoli Segreta”: uno speciale tour dedicato a gruppi, comitive e famiglie. Punto di partenza è la Piazza Duomo, di fronte all’info point turistico. 
Nello stesso arco di tempo, approfittate di “Pedala e Gusta in Lunigiana”, assaggiando i prodotti a km 0 di questa ricca terra lungo strade secondarie poco trafficate, accompagnati, di nuovo, da guide specializzate, godendovi il percorso su bici a pedalata assistita.

“Stretti di Giaredo Adventure” vi condurrà nei meravigliosi canyon scolpiti dal torrente Gordana, attraverso un viaggio all’insegna della natura selvaggia e tanto divertimento. Necessario saper nuotare e portarsi il giusto cambio, così da poter esplorare gli anfratti in totale sicurezza. Guide autorizzate sono garantite, verrete forniti di muta, caschetto e giubbotto salvagente. Il trekking fluviale, di cui si compone l’esperienza, vi aspetta tutti i giovedì e sabato.

Festa patronale di San Geminiano, con accensione dei tradizionali falò, a gennaio. Il fuoco prende vita coi fuochisti del santo in risposta al Falò di San Niccolò, tenutosi solitamente due settimane prima nell’ambito della cosiddetta Disfida dei Falò. La festa è organizzata dalla Pro Loco di Pontremoli in collaborazione con il Comune.

La terza domenica del mese, ogni gennaio, marzo, giugno, luglio e dicembre, non perdetevi la consuetudinale rassegna di antiquariato.

Ancora in giugno, alla fine e a cavallo del mese successivo, vi aspetta la Festa di San Pietro, celebrata da oltre cinquant’anni ed in origine sagra del bestiame. Dal 1994 è diventata momento di aggregazione giovanile, considerata l’affluenza di artisti di strada e l’esecuzione di concerti.  Non mancherà tanta buona gastronomia locale, proposta da stand gastronomici pensati su misura, chiudono la manifestazione i fuochi d’artificio. La Festa di San Pietro è organizzata dall’associazione culturale San Pedar.

Festa della Madonna del Popolo a luglio, solenne processione tra le vie di Pontremoli in ricordo della promessa fatta alla Signora, che nel Seicento salvò la città dalla peste. La Madonna del popolo è anche patrona della città e del vicariato di Pontremoli. La ricorrenza è legata da qualche anno alla festa diocesana per i sacerdoti e i diaconi.

Il celebre Premio Bancarella, evento letterario nato nel 1953, rende onore alle pagine di storia e non solo di Pontremoli e avviene ogni anno la seconda domenica di luglio. In alcuni periodi dell’anno vengono effettuati anche il “Bancarellino”, destinato ai più piccini, il “Bancarella Sport”, dedicato ai libri sul tema, e il “Bancarella Cucina”. La premiazione affonda nella tradizione dei venditori ambulanti pontremolesi, i quali si davano appuntamento in primavera al passo della Cisa, sull’antico itinerario della via Francigena: tra questi non mancavano i librai. La storia dei pastori librai di Pontremoli e della Lunigiana è avvolta nel mistero; di certo, oggi, c’è solo che molte delle librerie del nord e del centro Italia sono state aperte e sovente sono ancora gestite dai Pontremolesi emigrati, i loro cognomi facilmente rintracciabili.

Imperdibile è Medievalis, evento che rievoca la venuta a Pontremoli di Federico II. Durante i festeggiamenti in una città che si riscopre cornice ideale, sono previste conferenze, bancarelle artigianali, una speciale ricostruzione del processo a un’eretica, spettacoli e rifacimenti di vecchie botteghe del periodo, esposizioni artistiche degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, e persino il castello viene parato a festa, colta l’occasione. Sono previste, inoltre, lezioni di tiro con l’arco o di scherma medievale, come pure numerose offerte a tema gastronomico da parte dei ristoranti del centro.

Cucina

La Lunigiana, che con orgoglio sfoggia l’appellativo di Terra di Antichi Sapori, è sempre pronta a condividere col turista il suo grandioso patrimonio enogastronomico, le cui ricette affondano nella più umile scelta di ingredienti semplici, frutto delle attività agricole e pastorali dell’uomo del posto, e dei piatti, nel caso specifico di Pontremoli, pensati per scaldare pance e animi in inverno, regolamentati da cotture che avvenivano e avvengono, per lo più, nei forni a legna o nei testi presenti in ogni casa.

Nell’ambito dei piatti unici, resi possibili dal sapiente connubio tra uomo e natura, le erbe spontanee hanno un grande rilievo: le troviamo come componente essenziale della squisita torta d’erbi, con bietole, pecorino e uovo, o nei ripieni dei primi. Dalla semplice preparazione di acqua, farina e sale, prendono vita testaroli e panigacci, spesso accompagnati con salumi e formaggi –  deliziosi il culatello, il filetto, la mortadella nostrale della Lunigiana –, o da condire con pesto o sugo di funghi.

Il testarolo è il prodotto caratteristico di Pontremoli, già presidio Slow Food, e prende il nome dalla prima fase di cottura che avviene precisamente nei testi, formelle tonde in metallo o terracotta, accomodate direttamente sulla brace. L’impasto, all’inizio quasi liquido, viene versato nel contenitore fino a mezzo centimetro di spessore, cuocendo una decina di minuti al coperto. Il segreto della bontà  del testarolo è proprio la cottura nel testo, e “morte sua” è tagliarlo a losanghe e stenderlo sopra una generosa quantità di pesto genovese, battuto, se caso, ancora a mano nel mortaio.
I panigacci, originari di Podenzana secondo le cronache, al contrario dei più morbidi testaroli, risultano focaccette sottili da mangiare con formaggi freschi e di nuovo salumi del luogo.

Altra grande protagonista è la castagna. Il piccolo frutto del bosco la fa da padrona in moltissime ricette e sotto forma di farina lavorata: nella pasta, grazie alla quale si ottengono gli gnocchi di farina di castagna, o i tortelli di castagne e ricotta, nei dolci, menzioniamo il castagnaccio arricchito da gherigli di noci e uva passa, o anche le frittelle dolcissime, e persino nei pani, tra i più celebri figura la Marocca di Casola. I funghi, porcini secchi o sott’olio, oppure ripieni, cotti a puntino nei tradizionali testi, sono alcune delle specialità tipiche offerte dalle migliori trattorie della città e dei dintorni, profumatissimi.

Pappardelle al ragù di coniglio, zuppe di cavolo o legumi, minestre di farro ricche e fumanti, o la leggera “trìtolata”, con pastina allungata, condita poi con olio e formaggio, appagano prima l’occhio e poi il palato quando entrano in campo i signori primi.

Nei secondi figura egregiamente l’agnello di Zeri, servito arrosto con le patate, lo stoccafisso accompagnato dalla polenta e, non paga, la polenta cerca l’accompagnamento anche del coniglio e del cinghiale, quest’ultimo rigorosamente rosolato in abbondante vino rosso. Da non perdere l’arista alla toscana cotta in casseruola, insaporita da un trito di aglio, semi di finocchio e rosmarino. Trippa macchiata col pomodoro, scaloppine di maiale sempre macchiate ai funghi, moltissime pietanze a base di cacciagione e prodotti suini intramontabili come il lardo di Colonnata, maturato in vasche di marmo, coronano le tavolate semplici delle osterie di paese.
L’oro verde di queste terre, riconosciuto e tutelato dal marchio DOP, non è nient’altro che il ricercatissimo olio d’oliva extravergine locale. Allo stesso modo ricercato è il miele che ha da tempo ottenuto il sigillo di garanzia come prodotto di origine protetta.

Arrivati ai dolci, non possiamo non citare i fragranti Amor pontremolesi, consistenti in un ripieno cremoso di vaniglia tra cialde di wafer, la torta secca di mandorle, la spongata pontremolese, un dolce tradizionale ottenuto col cioccolato, il miele, le nocciole, uva passa e cannella, da non confondersi con quella sarzanese.

Veniamo al pezzo forte: assolutamente DOC, i vini che i coltivatori riescono a produrre, derivati dai vitigni autoctoni sulle colline del Candia e nella Piana di Luni, si giostrano tra bianchi dall’aroma fresco e rossi dal sapore corposo, in alternativa al DOC tutti ad Indicazione Geografica Tipica (IGP). Le uve utilizzate sono Arbarola, Trebbiano, Pollera, Ciliegiolo e Merlot, per la versione rosata. L’impegno da parte di famiglie coinvolte nella produzione del vino da generazioni e l’attenta cura del sistema di vinificazione danno vita a prodotti di qualità superiore che quasi non conoscono la produzione industriale.

Dintorni

Nelle immediate vicinanze, fatto un breve tragitto in macchina su strade ben tenute e ben segnalate, si aprono numerose mete turistiche, adatte a ogni tipo di visitatore: siamo nei reami della Lunigiana, che unisce un’incredibile diversità ambientale e antropologica a una storia millenaria.
Subito oltre i confini di Pontremoli, il fiume Gordana regala agli escursionisti un piccolo angolo di Selvaggio West americano, fendendo l’Appennino nel vero e proprio canyon degli Stretti di Giaredo, screziati, questi ultimi, di diaspro verde e rosso che si riflette in cinque polle d’acqua cristallina. Altra meta di interesse, questa volta storico, è la Pieve di Sorano con le sue architetture sobrie ed essenziali, che sorvegliava e sorveglia tuttora i pellegrini e i viaggiatori dal Medioevo, sorta su un luogo di culto noto sin dalla Preistoria, come testimonia una stele qui ritrovata.
Scendendo più oltre, verso la Liguria, ecco farsi largo Sarzana con la sua fortezza e le sue chiese medievali, e la vita mondana della Spezia, attracco per eccellenza e romantica meta di passeggiate notturne grazie al suo Porto Mirabello, così come la vecchia Luni, oggi Ortonovo; da visitare in loco, sono le vestigia del centro romano che fu e la vecchia e gloriosa Diocesi.

Non è lontano nemmeno il mare, e volendo trascorrere una giornata cullati dallo sciabordio della risacca si può scegliere tra le suggestive spiagge di Lerici, o le scogliere di Ameglia e Montemarcello, altrimenti arrivare alle vaste e comode distese toscane della Versilia, con le Marine di Massa e di Carrara. Addentrandosi più oltre, in Toscana, Pisa e Livorno sono anch’esse mete ambite, meno comode ma comunque fattibili puntando la sveglia presto, la mattina.
Spingendosi verso Nord, si arriva in breve a Parma, superate le pendici della Cisa, e anche qui si possono visitare fortezze e castelli, come Collecchio e Fontanellato, o Parma stessa, il teatro in legno della Pilotta, il Duomo e il Battistero. Per i melomani, inoltre, consigliamo di consultare la programmazione del Teatro Regio e gli eventi organizzati nelle Terre Verdiane.

Per gli amanti del benessere e delle spa, concludendo, Equi Terme vi aspetta a poco meno di un’ora di strada, tra la A15 e la SS63, pronta a corroborarvi.

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