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Monterosso al Mare

 

“Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi…” (Eugenio Montale, “Ossi di seppia”)

L’ultimo dei cinque paesi sulla costa delle Cinque Terre, il più occidentale se si guarda a Genova, nonché la più grande e balneabile delle borgate in linea con Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, è Monterosso al Mare, in provincia di La Spezia.

Posizionato al centro di un piccolo golfo naturale, chiuso a ponente da Punta Mesco e a levante dai comuni di Pignone e Vernazza, rispetto agli altri borghi conta su scogliere meno irte, spiagge più estese e un andamento pianeggiante, che hanno fatto del borgo un’importante meta turistica alla portata di tutti.

È composta di due insediamenti distinti, la più moderna Fegina, dove si trova anche la stazione ferroviaria, e il borgo più antico, una folcloristica città vecchia che è la Monterosso vera e propria. A dividerli c’è la torre Aurora, sopra il colle di San Cristoforo, resto ben conservato di un sistema di difesa più articolato, ospitante le rovine di un castello medievale assieme alla chiesa di San Francesco.

Degno della fama che lo contraddistingue, con angoli molti suggestivi e sentieri inerpicati a ridosso delle colline coltivate a vigneti ed ulivi, ottimamente servito da traghetti e dalle maggiori vie di comunicazione via terra, Monterosso fa parte del Parco Nazionale delle Cinque Terre e, contemporaneamente, rientra nella relativa Area Marina Protetta.

Eugenio Montale, premio nobel per la letteratura, era solito trascorrere qui parte delle sue vacanze estive giovanili, e le sue esperienze sono raccontate nelle celebri raccolte “Ossi di seppia”.

Un po' di storia...

Insediamenti sparsi di Monterosso si ebbero nei dintorni di Punta Mesco secondo documenti che risalgono all’anno 1000. Tuttavia, i fondatori del primo, vero abitato, all’incirca nel secolo IX, intorno alle foci del Torrente Buranco che oggi scorre interrato, furono secondo le cronache i superstiti del leggendario villaggio di Albareto, più a monte, distrutto dai Longobardi per mano del Re Rotari.

Nei secoli seguenti, a causa delle incursioni saracene, furono costruite lungo tutta la fascia costiera torri di avvistamento contro il pericolo rappresentato dai pirati. Alcune di queste torri, sono visibili ancora oggi, in un circuito che tende a somigliarsi lungo tutto il litorale dei paesi del Litorale del Levante Ligure.

Il primo documento ufficiale che fa riferimento all’agglomerato urbano di Monterosso, quindi databile e concreto, risale ad ogni modo al 1056, e colloca il paese sotto il dominio gli Obertenghi, antica famiglia feudale di origine longobarda, discendente di Oberto I, che da Bobbio, nel 614, si espanse inglobando un territorio vastissimo di cui facevano parte oltre la Lombardia anche gran parte della Liguria e della Toscana, come la Lunigiana, la Garfagnana e le Cinque Terre. Il loro passaggio è testimoniato dai resti del castello, compresi nell’antico cimitero che domina la baia del paese. La parte più antica di Monterosso si è quindi raccolta al di sotto del castello, nella vale del torrente, e solo successivamente il paese si è sviluppato sull’altra sponda, al pari dell’insenatura.

Verso la metà del 1200, dopo accese contese tra la Repubblica Marinara di Pisa e quella di Genova, Monterosso, occupato inizialmente nel 1241 dai Pisani, passò definitivamente sotto il dominio genovese nel 1254 , che consolidò in quegl’anni la propria potenza sul Mare Ligure; il castello venne fortificato e Monterosso fu eletta al titolo di podesteria all’interno del capitanato di Levanto.
È sotto la dominazione genovese che Monterosso conobbe un notevole sviluppo agricolo, con l’intensificazione della coltivazione del grano e, nelle colline che scendono al mare, il propagarsi delle vigne e della produzione di olive e limoni, protetti a valle da muretti a secco lungo i caratteristici terrazzamenti (le cosiddette “fasce”) in prossimità della costa .

Anche l’attività marinara seguì un notevole incremento, e nel 1600, vediamo Monterosso aprirsi ad una nuova economia basata sulla pesca, con l’ausilio di una sua propria tonnara.

Parimenti, è in questi anni che vede il suo completamento il pittoresco Eremo di Sant’Antonio al Mesco, sito tra i boschi dell’omonima scogliera.

Con la dominazione francese di Napoleone Bonaparte, Monterosso rientrerà nel Dipartimento del Vara, come capoluogo, all’interno della Repubblica Ligure, e nel 1798, con i nuovi ordinamenti francesi, il territorio di Monterosso verrà circoscritto nel I cantone con capoluogo Levanto, della Giurisdizione di Mesco. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814, il paese verrà dunque inserito nel Dipartimento degli Appennini. Solo nel 1863 assumerà l’odierna denominazione di “Monterosso al Mare”.

A testimonianza del glorioso passato del borgo c’è proprio il suo castello, con la cinta allungata che comprende tre torri rotonde, la torre Aurora a picco sul mare ed una torre medievale nel centro abitato, situata davanti alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. La parte più antica del borgo resterà al sicuro all’ombra delle fortificazioni, mentre la sponda sul piano crescerà fino ad essere delimitata a levante dalla punta Corone e a ponente dalla scogliera della torre Aurora.

Nei primi anni ’60, al termine degli ultimi strascichi della seconda guerra mondiale, la borghesia europea e straniera ritrova, nella caratteristica insenatura di Monterosso, come già aveva fatto a partire dall’ottocento, un vero e proprio polo turistico grazie alle spiagge, alle acque limpide e al clima mite che, uniti all’approvazione di poeti e scrittori, ne hanno fatto la capitale delle Cinque Terre.

Dal 1973 al 2008, Monterosso ha fatto parte della Comunità Montana della Riviera Spezzina, quest’ultima soppressa con la Legge Regionale nº 24 del 4 luglio 2008.

Oggigiorno, la maggiore delle borgate sorelle è un centro topico del turismo balneare del Levante, e con la bella chiesa di San Giovanni Battista, in stile gotico-ligure, i suoi giardini pubblici, aperti sul panorama rupestre della “Costa dei Santuari”, nel quale è compreso il Santuario di Soviore nella località di Albareto, e i soleggiati arenili di Fegina, si distingue per la convivialità e i suoi panorami unici, che vanno dai limoneti sulle colline al tramonto sulle barche tirate in secca lungo la spiaggia.

Natura

Tutto quello che riguarda natura e ambiente nel raggio di molti chilometri è giurisdizione dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, sulla terraferma già Parco Nazionale. Istituita, la prima, nel 12 dicembre del 1997, il Parco nel 1999, tutta la fascia che occupano è comprensiva dei comuni di Riomaggiore, Vernazza, Monterosso e di una piccola porzione di Levanto e del borgo di Campiglia-Tramonti, sotto La Spezia. L’Area marina è compresa idealmente tra Punta Mesco a ovest e Punta di Montenero a est, ed è suddivisa in tre fasce diverse per grado di protezione (la A, la B e la C).

Insieme, preservano e vantano una ricchezza unica di specie animali e vegetali, realizzando programmi di studio, monitoraggio e ricerca scientifica a tutela della biodiversità marina e costiera, con un occhio di riguardo per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente naturale e non solo: difatti, Il Parco Nazionale delle Cinque Terre è finalizzato anche alla tutela dell’area antropizzata e prevede, tra le altre cose, la salvaguardia del sistema di muri a secco sui terrazzamenti.

Sia il Parco Nazionale che l’Area Marina Protetta fanno parte del Santuario dei Cetacei, una porzione di mare che comprende l’area Corsa, Ligure e Provenzale, nota anche come “Progetto Pelagos”, al cui interno è possibile seguire gli spostamenti di delfini, balenottere e capodogli stanziali nel Mediterraneo.

I cinque paesi, Monterosso compreso, corrono lungo una catena montuosa che si sviluppa parallela al mare, sfiorando gli 800 metri, e che fornisce la cornice scenica ideale per una vegetazione tipicamente mediterranea. Pino marittimo, pino di Aleppo, querce da sughero, lecci e castagnete si susseguono tra panorami rupestri che non mancano di radure assolate, mentre tra i sentieri, anche frequentati, non è inusuale incappare tra gli arbusti di finocchietto di mare, timo, elicriso, euforbia e ginestra, il colorato corbezzolo quasi in riva ai marosi che definiscono la scogliera. Di grande interesse scientifico sono alcuni endemismi, come la Santolina ligustica, la Centaurea lunensis e la Centaurea aplolepa.

L’ambiente è favorevole all’habitat di specie come il ghiro e la donnola, e si vocifera del ritorno di un grande predatore, il lupo. L’abbondanza di risorse non manca di richiamare signori del cielo come poiane e falchi pellegrini. In estate, lungo i sentieri non battuti, attenzione alle famiglie di cinghiali e nelle zone più riarse ai nidi di vipere.

La costa, ricca di baie e insenature, dispone di poche spiagge libere, ma a Fegina c’è l’eccezione che conferma la regola, attrezzata con numerose strutture turistico residenziali: una riva a tratti di sabbia e a tratti ghiaiosa, intervallata da scogli come nelle porzioni di Mapassu o del Quarto. I fondali sono caratterizzati da specie non comuni nel resto del Mediterraneo, con praterie di Gorgonie e Posidonie tra cui sarà possibile immergersi anche grazie ai locali centri diving della Riviera Spezzina.

Dislocati nei piccoli borghi del Parco Nazionale, vi sono i Centri di Accoglienza, che forniscono ai visitatori informazioni sui sentieri e gli itinerari escursionistici presenti, con la possibilità di acquistare gadget e prodotti tipici.

Luoghi d'interesse

Emblema della religiosità del Levante, sede della diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato, la chiesa di San Giovanni Battista, costruita fra il 1244 e il 1307, è un mirabile esempio di stile gotico ligure. Ritroviamo in essa la classica facciata a bande alternate di marmo bianco e serpentino verde scuro, con un portale ogivato leggermente strombato, il rosone centrale traforato in marmo bianco, attribuito a Matteo e Pietro da Campiglio, sotto il quale è posizionata una lunetta affrescata che ritrae il Battesimo di Cristo. A pianta basilicale, con tre navate, il suo campanile merlato è formato dall’antica torre medievale di controllo in pietra verde, a pianta rettangolare, sopraelevata nel XV secolo.

Di ancora più grande interesse storico è forse il santuario di Nostra Signora di Soviore, sopra Monterosso a 464 m.s.l. tra boschi e terrazzamenti, il più antico in tutta la Liguria sotto dettami mariani e incluso nel circuito “Santuari delle Cinque Terre”.

Secondo le fonti storiche, il luogo che lo ospita fu rifugio degli abitanti dello scomparso villaggio di Albareto. La costruzione attuale, ad una unica navata, è frutto di numerosi rifacimenti, che hanno comunque lasciato in risalto le origini romaniche, gli interventi gotici e gli ampliamenti settecenteschi, con un locale foresteria magistralmente restaurato e un nuovo Centro Congressi. Nel santuario si venera una statua lignea della Pietà, attribuibile al XV secolo, di scuola nordica: al suo interno si conservano anche ex voto in prevalenza di carattere marinaro e, nelle giornate soleggiate, dal piazzale si abbraccia con la vista una buona porzione del promontorio di Portofino fino all’Arcipelago Toscano e alla Corsica, vista di fronte.

Dai luoghi di culto a quelli del bello, alla fine della spiaggia di Fegina, a sostegno del soprastante belvedere, si trova il Gigante, una scultura in cemento armato e ferro ad opera di Arrigo Minerbi Minerbi e dell’ingegnere Levancher, costruita per volere di una coppia di monterossini benestanti, tornati dall’Argentina. Alto 14 metri, in realtà raffigura il dio Nettuno, e adornava la splendida Villa Pastine insieme ad una grande terrazza a forma di conchiglia, bombardata tuttavia con lo stesso edificio durante la seconda guerra mondiale. Nel 1966 una forte mareggiata rovinò ulteriormente la statua, che tuttavia oggi si presenta ancora distinguibile. Della villa Pastine rimane solo una torre.

A strapiombo sul mare, il castello di Monterosso sorge su una cengia che separa l’antico nucleo abitato dalla più lontana Fegina. Di origine obertenga, i genovesi si occuparono di costruire le nuove opere di fortificazione. Oggi restano solo i tratti di mura con alcune merlature, tre torri circolari e una torre quadrata angolare sul lato occidentale, compresa una torre di guardia nel paese vecchio, l’attuale torre campanaria della chiesa di San Giovanni Battista e un’altra torre posta sugli scogli chiamata “Torre Aurora”, a sorvegliare la città. La passeggiata “alta”, che dalla stazione di Monterosso conduce al paese, passa proprio vicino a questa torre, altrimenti non visitabile, e offre una bella vista panoramica.

Posto sul promontorio che domina la baia, a cui si arriva lungo i vicoli del centro storico su per una lunga fila di case e gradini, non potete mancare l’ultimo e forse più affascinante luogo di culto. E’ il convento di Monterosso, datato XVII secolo e appartenente all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini della Provincia di Genova, dove all’interno della chiesa seicentesca dedicata a San Francesco, con altare e coro in legno, si può ammirare un dipinto attribuito al pittore Van Dick.

Ve lo lasciamo per ultimo così come al tramonto è d’obbligo per i visitatori devoti, incontrarsi davanti alla tenerissima statua di San Francesco d’Assisi posta nel piazzale antistante, che accarezzando una bestiola guarda al mare. Non a caso, chiesa e convento sono stati votati come luoghi del cuore, nel 2014, dal Fondo Ambiente Italiano.

Ricettività, turismo ed eventi

L’abitato di Fegina, a sud-ovest dell’antico borgo, al di là della Torre Aurora posta sul Colle dei Cappuccini, deve la sua fortuna alla grande e godibilissima spiaggia. Percorrendo la passeggiata marittima, oltre il castello, ce la si trova proprio di fronte, con i piedi che affondano nell’arenile di sabbia a ciottoli. A portata di mano sono i negozi e le strutture moderne, con la possibilità di approfittare di lettini ed ombrelloni. Alla fine del lungomare di Fegina potrete stendervi sui numerosi scogli di grandi dimensioni, posti proprio sotto la torre Aurora, o passare il tunnel che vi porta nella zona antica del paese. Al di là del promontorio c’è la seconda spiaggia di Monterosso, molto bella anch’essa, racchiusa tra il porticciolo e il viadotto su cui passa il treno.

Nella zona vecchia si respira la classica atmosfera da borgo ligure, tra i portici in ardesia, i vicoli e le case gitane a più livelli, ideale sia per lo shopping che per assaggiare un buon fritto misto in uno dei numerosi ristorantini del centro storico, o strappare una fotografia agli innumerevoli scorci dei carrugi che sapranno sorprendervi.

Nel pomeriggio potrete passeggiare lungo gli itinerari dell’acclamato Premio Nobel, che toccano i luoghi cari ad Eugenio Montale e vi permettono di immedesimarvi nei versi preziosi che ci ha lasciato: si parte da piazza Garibaldi, arrivando al cimitero dei frati cappuccini, per arrivare all’antica residenza del poeta, Villa Montale, di fronte a Punta Mesco, oggi alloggio privato, prendendo il sole lungo il saliscendi di agavi e pinete della valle del Buranco.

Nel periodo di Pasqua, da marzo ad aprile, alle Cinque Terre vi accoglie una carrellata di sagre, fiere e mercatini. Caratteristica, a Manarola, la Processione del Venerdì Santo con la rappresentazione luminosa della Passione e della Resurrezione di Cristo, sulla Collina delle Croci. Tra gli eventi di Monterosso vi segnaliamo la Sagra dei Limoni, il terzo sabato di maggio, con banchetti di ogni genere e piatti e prodotti a base di limone, dal limoncino, alla crema di limoni, per finire con la marmellata e la torta al limone, e con la premiazione della vetrina di limoni più bella, musica dal vivo e premiazione inattesa; Il terzo sabato di giugno c’è invece la Sagra dell’Acciuga Fritta, che già dal primo mattino riempie l’aria del fragrante aroma delle cucine. Se non vi bastasse, Il terzo sabato di Settembre tornate per la Sagra dell’Acciuga Salata e dell’Olio d’Oliva, durante la quale degusterete le specialità tipiche, dedicate all’acciuga ma anche ai pescatori locali.

Il Giorno del Corpus Domini, il 7 di giugno, si adornano i “caruggi” con suggestive decorazioni sulle quali poi passerà la processione; il 23 e il 24 giugno si celebra la Festa Patronale di San Giovanni Battista, con falò e processione, uniti ad un pittoresco spettacolo di lumini in mare, la sera conclusiva; “Notte di altri tempi” in agosto, con la rappresentazione storica in costume medioevale del passaggio di Monterosso dal dominio di Pisa a quello di Genova. Festa dell’Assunta al Santuario di Soviore il 15 Agosto, seguita, dopo la dovuta processione, da uno spettacolo pirotecnico sul mare.

Cucina

La tradizione di una “cucina di magro”, nelle Cinque Terre, è ricercata e perfezionata nel corso del tempo. Ovviamente non mancano piatti tipici a base di pesce e crostacei, ma è attraverso quelle preziose risorse che sono i frutti e le erbe strappati alla terra, a prima vista ingenerosa, che si esaltano certi sapori senza età. Ingredienti indispensabili sono l’olio, i limoni, il basilico, la maggiorana, il miele e le castagne sotto stagione, insieme a quelle erbe spontanee come la salvia, l’origano, il timo o il rosmarino profumato.

Pochi i piatti di carne, limitati a pollame, coniglio o selvaggina di penna.

Tra gli antipasti e il companatico fanno bella figura le frittelle di fiori di zucca, o Frisé de Burbugiun, che vedono realizzarsi il perfetto connubio tra una pastella liquida e i dolci fiori delle zucchine, immersi subito nell’olio caldo, mentre lo Sgabeo, una sorta di impasto lievitato naturalmente, tagliato a strisce e poi fritto a sua volta, si accompagna a formaggi e taglieri di salumi. La focaccia, seppure la più famosa resti quella di Recco, anche nella Riviera di Levante ha un suo perché. Nelle Cinque Terre si trovano forni che producono prodotti di eccellenza, il cui ingrediente fondamentale è il pregiato olio extravergine d’oliva. La focaccia è farcita con abbondante rosmarino nella superficie, con sfoglie di patate, oppure con formaggi morbidi (stracchino o altri formaggi soprattutto caprini).

La farinata, più che tipica delle Cinque Terre, è un bene noto in tutto il territorio che va da Genova fino al sud della Toscana. A partire da un impasto a base di farina di ceci, acqua, sale e olio extravergine di oliva, il testo viene fatto cuocere nei forni a legna, ottenendo così una morbida schiacciata dal gusto inconfondibile. La panissa, che riutilizza gli stessi ingredienti della farinata di ceci, vuole l’impasto ben cotto e poi tagliato a fettine o a cubetti, fritto in abbondante olio bollente. Si serve calda o già raffreddata con olio, limone e un pochino di cipolla. Nella variante a fette, proposta dentro una piccola focaccia bianca senza crosta, rotonda, l’impasto prende il nome di “Fette con le Fugassette”. Piatto unico è la torta di riso salata, che si realizza a partire da una pasta sfoglia di farina, acqua e vino, farcita con riso cotto, uova olio, formaggio grana o parmigiano, e certe volte con i funghi.

Nei primi, la salsa al pesto fa gli onori di casa, preparata con basilico, olio extravergine di oliva, parmigiano grattugiato, aglio, sale grosso , pinoli o noci, e nelle varianti da gourmet con salvia o in rosso.

La salsa viene poi lasciata riposare, e servita a guarnire le tagliatelle, le trenette o le “troffie”, tutta pasta che viene lessata, nella variante genovese, con alcune verdure estive quali zucchine, fagioli verdi o una patata bollita.

Gianchetti, cozze – o Muscoli come si chiamano nel Levante – assieme a spigole, orate e dentici, o seppioline in frittura, fanno parte del variegato panorama di primi e secondi a base di pesce. I Gianchetti sono serviti in zuppa o ricoperti di pastella e fritti, il pescato è ottimo sbollentato in padella, i Muscoli gratinati, al sugo, ripieni, o marinati quasi a crudo con pepe e limone. Tutti loro lasciano il posto d’onore al pesce “povero”, ma ricco di sostanze nutritive, che per eccellenza è l’acciuga. E a Monterosso è un must: chiedete del tortino d’acciughe al forno, fatevele adagiare su un letto di focaccia, sott’olio, in Cappunadda con olive e capperi… Le acciughe vengono anche salate in recipienti di vetro, chiamati “arbanelle”, e rinomate in tutta la Liguria.

Anche la preparazione dello stoccafisso con le bietole, o verso i pascoli della Val di Vara con polenta e sugo di pomodoro, non manca di richiamare gli stereotipi di un’arte culinaria che si lascia degustare.

Tante le ricette di dessert davvero buone. Ricordiamo il castagnaccio, con pinoli e uvetta, la Spongata sarzanese con canditi nello spezzino, i canestrelli di pasta frolla spolverati di zucchero a velo, e l’intramontabile Pandolce rotondo genovese, ancora con pinoli, uvetta, arancia candita e finocchietto.

Per quanto riguarda l’eno – gastronomia, tipici delle Cinque Terre sono il vino Sciacchetrà, passito DOC di colore tra il giallo ambrato, dal gusto dolce e il profumo delicato, il Cinque Terre DOC, il Vermentino e una locale varietà di limoncino.

Numerose proposte di prodotti tipici, tra cui l’impareggiabile olio extravergine di oliva, i vini, i pesti e le grappe prodotte in loco, possono essere acquistate presso i punti vendita delle botteghe a gestione famigliare o alla Cantina delle Cinque Terre con sede a Groppo di Riomaggiore, cooperativa agricola che da anni si occupa di promuovere i sapore della propria terra accanto alle più moderne tecnologie di vinificazione.

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