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Moneglia

 

Finiti gli orti, cominciava l’oliveto, grigio-argento, una nuvola che sbiocca a mezza costa. In fondo c’era il paese accatastato, tra il porto in basso e in su la rocca; ed anche lì, tra i tetti, un continuo spuntare di chiome di piante. (Italo Calvino)

La Riviera di Levante, nella sua zona di indiscutibile fascino allo sbocco della val Petronio, ad est di Genova, è casa di una cittadina che mantiene intatto il suo spirito marinaresco, con una spruzzata di paesaggio collinare da esplorare a cavallo e una di bistrot sofisticati in cui perdersi a mezzogiorno: Moneglia.

Non a caso, secondo alcuni, il toponimo del paese deriverebbe proprio dal latino “monilia”, monile, cioè qualcosa prezioso. Situato nel Golfo del Tigullio, è rinomato per il clima gradevole, tipicamente mediterraneo, la qualità della vita e del turismo che lo tengono sempre in vetta alle cronache, nonché per le sue acque, specchi gemelli di quelli di Riva Trigoso e Sestri Levante, meno delle scogliere accidentate, ma ugualmente suggestive, di Deiva Marina, il primo comune che precede Moneglia e in cui ci si imbatte partendo da La Spezia.

Il borgo di Moneglia si trova all’interno di una piccola baia racchiusa da due promontori, in mezzo ad uliveti e vigneti, il Punta Moneglia, una pineta cresciuta selvatica e impraticabile senza mantenersi sui dovuti sentieri, ad ovest, e ad est il Punta Rospo, sbocco per le zone residenziali fino all’abitato di Lemeglio. Il territorio comunale comprende anche le frazioni di Bracco, Casale, Camposoprano, Comeglio, Crova, Facciù, Lemeglio, Littorno, San Lorenzo, San Saturnino e Tessi.

L’autostrada di riferimento è la A12 Genova-Livorno, direzione La Spezia, si esce a Sestri Levante, proseguendo per la strada provinciale di Riva Trigoso.
Il transito prosegue lungo le ex gallerie della ferrovia, l’ imbocco del tunnel per l’uscita a Moneglia è regolato da un semaforo a senso unico alternato, verde ai minuti 15, 35 e 55 di ogni ora, per un tratto di dieci chilometri. Dal casello di Deiva Marina per Moneglia il conteggio si sposta ai minuti 0, 10, 20, 30, 40 e 50 di ogni ora. Da Sestri Si taglia per le frazioni di Casale, Camposoprano a Facciu.

Moneglia ha una sua stazione ferroviaria sulla linea Genova-La Spezia, collegata però solo dai regionali.
Una delle particolarità di Moneglia sta nella posizione felice che occupa nel perfetto centro dei percorsi che ad est conducono alle Cinque Terre, il Golfo dei Poeti e le sfuggenti gallerie della ex ferrovia, lungo Deiva, e ad ovest a Portofino, Rapallo e Santa Margherita.

Un po' di storia...

Dato per assodato che il popolo più antico di cui si ha notizie, sulla costa, è quello dei Liguri, la tribù che si riteneva stanziata nel territorio tra Portofino e punta Mesco si fa risalire invece a quella dei Tigulli, gente che, in virtù delle ristrettezze del luogo, conduceva una vita seminomade, arroccata sulla sommità delle colline e dedita più alla raccolta o alla caccia che alla pesca, sfruttata solo in seguito.

In epoca romana, i Romani faticarono non poco ad assoggettarli, spinti dal desiderio di ottenere un percorso nella posizione strategica rappresentata dal valico tra mare e monti, e che sarebbe diventato ben presto la ormai nota Via Aurelia. La frazione monegliese di Lemeglio viene per altro menzionata in una carta dell’Impero, la “tabula alimentaria”, un reperto di importanza storica non indifferente.

Nel corso del VII secolo, durante la dominazione longobarda, si favorì la diffusione del monachesimo, con i monaci di Bobbio che, arrivati a dorso di mulo, svilupparono l’economia del territorio con aziende agricole e celle monastiche fino alle valli d’Aveto, Sturla e Fontanabuona. Carlo Magno, con il diploma imperiale del 774, donò il territorio ai monaci colombani, a cui si deve l’abbazia di San Colombano di Bobbio fondata dal santo nel 614; assieme agli altri possedimenti liguri destinati al voto, è ancora una volta grazie ai monaci che si mantiene il primo ciclo vitale di commerci, assieme all’agricoltura intensiva a terrazze, con i successivi collegamenti verso la pianura Padana.

Nel Medioevo, come per molti paesi liguri, la sorte di Moneglia si rovescia con l’invasione dei Saraceni, che saccheggiarono e depredarono in tutta libertà sia il piccolo abitato che i paesi vicini di Deiva e Riva Trigoso. Una leggenda locale vuole che a Lemeglio una violenta incursione abbia condotto all’uccisione di tutti gli originali abitanti del luogo, assieme al rapimento di oltre venti fanciulle.

Moneglia, fino al 1153, è feudo dei conti Fieschi di Lavagna e da loro viene amministrato, passando poi alla Repubblica di Genova, a cui dà prova della sua lealtà partecipando con una flotta delle proprie navi alla celebre Battaglia della Meloria, e a quella di Porto Pisano contro la rivale, per l’appunto Pisa, per le rotte commerciali.

In virtù dei fatti, nel 1549 i monegliesi chiedono al senato di Genova la costruzione di una torre difensiva, e la ottengono con l’edificazione della fortezza di Villafranca che, negli anni dal 1936 al 1939, viene riadattata ad uso abitativo e viene persa del tutto nel giugno del 1944, a causa dei bombardamenti, restaurata solo di recente assieme al parco antistante. Nel 1637 diventa podesteria di Levanto che si eleva a capitanato della repubblica, un secolo più tardi passa a Napoleone.

Dal 1815 Moneglia cambia ancora giurisdizione, prima sotto il Regno di Sardegna e successivamente trovando in quella del Regno d’Italia, finalmente e dal 1861, la sua ultima ragione di appartenenza. Eccoci alla seconda guerra mondiale.

Moneglia viene coinvolta dai bombardamenti, ricordati nelle date del 14 giugno, 29 giugno e 1º novembre 1944, atti a tagliare i rifornimenti consentiti dalla tratta del treno, sulla linea Genova-La Spezia. Ma sarà nelle gallerie ferroviarie, quelle che oggi vengono percorse in senso alterno dalle macchine, che la popolazione si salverà, trovando riparo e riprendendo la vita di ogni giorno fino al rivalutarsi delle coste nel successivo periodo di ripresa, con un picco negli anni sessanta, assurta a via d’accesso privilegiata alle capitali balneari di Tigullio e Cinque Terre.

Natura

Tra Punta Moneglia e Punta Rospo, le spiagge si perdono nell’abbraccio di scogliere direttamente allungate sul mare, ammorbidite dai profili delle pinete odorose e della macchia mediterranea. A Punta Manara, tra le pareti verticali dove risuona la risacca, sono numerose le grotte e le calette, l’Orto dei Preti, la Valletta, La Ruspea.

In via di mattinate tranquille, a Moneglia l’accesso alle spiagge è coperto da sottopassi, la strada corre in alto e resta alle spalle, non disturba assolutamente la siesta. La sabbia fine, l’ottima esposizione al sole, il fondale tranquillo e le scogliere che la riparano dai venti, ne fanno un vero e proprio gioiello anche per le famiglie coi bambini.

Per i più intrepidi c’è un pezzo di spiaggia di pietrisco dopo la prima galleria proveniente da Deiva, sarà necessario parcheggiare la macchina o arrivarci costeggiando la statale, a piedi o in bici. Se si ha cuore di fare un tratto accidentato in più, si arriva alla meta preferita dei giovani e meno giovani di Moneglia, messi a rosolare sugli scogli o intenti a sfidarsi in gare di tuffi.

All’interno del territorio sono presenti ben due parchi naturali: il Regionale di Portofino e quello della Val d’Aveto.

Il Parco Naturale Regionale di Portofino, istituito nel 1935, si estende su una superficie totale di 18 km², comprendendo fasce coltivate a vigneti e a oliveti, sentieri immersi nel verde brillante dei pini e delle acacie, in un folto sottobosco che non di rado, lungo le asperità del mare, si colora di corbezzoli. I panorami, qui, quando si hanno gli alberi alle spalle e la veduta sul mare aperto liscio come una tavola, sono incomparabili.

Il Parco Naturale Regionale dell’Aveto viene considerato parco naturale dal 1995: non meno selvaggio del cugino, dominato dalle maggiori cime dell’Appennino ligure, oscillando spesso tra i 1600 e 1800 metri di altitudine, ospita anche stabilimenti sportivi, ideali per gli appassionati della montagna. Situato nell’entroterra del Tigullio, si prospetta di tutelare in particolare le tre valli del territorio, la Val d’Aveto, la più in quota, la Val Sturla coi suoi pascoli e le malghe, e la Val Graveglia, coi paesaggi rurali, le cave e le miniere.

Ospita tra le altre l’unico sito minerario oggi ancora attivo in zona, la miniera di Gambatesa, uno dei più ricchi giacimenti europei di manganese. Il lago e la relativa foresta delle Lame rappresentano invece il cuore della biodiversità endemica, con un ricco patrimonio geologico, faunistico ma soprattutto paesaggistico: i microclimi sono ben percepibili a dispetto dello scarso divario d’altezze, dati anche dalla presenza dei pascoli e delle coltivazioni a terrazza verso est e le Cinque Terre.

Nel Tigullio sono stanziali l’aquila reale, vero vanto dei parchi, e in diverse località alpine persino il lupo, tornato a riprodursi nei boschi fronzuti di lecci e castagni. Considerevole è la presenza di altri rapaci quali l’Astore, il Gheppio, il Biancone e la Poiana. Con più di sessanta specie nidificanti, gli appassionati di bird watching avranno pane per i loro denti.

Luoghi d'interesse

Una delle principali è il Castello (o Fortezza) di Monleone, sulle prime pendici ad ovest dell’abitato di Moneglia. La tradizione vuole che sia stato edificato nel 1173, quando venne nominato in un editto genovese che ordinava la costruzione di castelli difensivi, atti a difendere la Repubblica dagli attacchi dei rivali Malaspina e dai pirati saraceni. Attaccato ripetutamente durante gli anni successivi, nel 1397 se ne decretò l’abbandono definitivo come struttura difensiva.

Quello che oggi si può ammirare dove sorgeva la fortificazione medievale è il piccolo Castello De Fornari, costruito a inizio Novecento e in stile liberty, che oggi ospita un bed and breakfast. Oltre quest’elegante sistemazione, si trova un bel parco affacciato sul mare, dove si possono visitare le vecchie vestigia della struttura che fu.

Torre Villafranca, eretta sulle pendici di una collina, domina ancora la città a est, lambita a destra dal torrente Bisagno e restaurata negli anni ‘30 del Novecento dal senatore Luigi Burgo, che allora ne era il proprietario. Durante la seconda guerra mondiale, la fortezza è stata purtroppo seriamente danneggiata.

Solo recentemente, dopo che le strutture sono state finalmente messe in sicurezza e riaperte al pubblico, che può così godere non solo delle rovine della struttura pentagonale del complesso, ma anche dello splendido panorama del golfo di Moneglia.
Sia il mastio, a pianta quadrata e realizzata in muratura, che i camminamenti sono visitabili, così come l’unica garitta di vedetta conservatasi fino ad oggi; e anzi, la torre, in origine a due piani, è diventata sede del Centro Studi Felice Romani.

Tra i luoghi di culto trai più antichi del paese menzioniamo la Chiesa di Santa Croce, che sorge nel centro della cittadina, a una breve passeggiata di distanza dal Comune, databile al 1030. Un secolo più tardi, nel 1143, la ritroviamo ampliata e assurta ad essere il centro di una più ampia comunità religiosa, o pieve.
Purtroppo, della chiesa medievale non rimane più nulla: le fonti raccontano di un rovinoso crollo che la coinvolse, avvenuto nei primi anni del XVIII secolo. La pieve come la conosciamo noi venne quindi riedificata nel 1726 in stile barocco, e abbellita da opere di Anton Maria Maragliano e da una preziosa Ultima Cena della scuola di Luca Cambiaso, che nacque proprio a Moneglia.

Ultimo lascito delle epoche che furono, e che videro Santa Croce nascere e svilupparsi, è l’Oratorio dei Disciplinanti, che nonostante le modifiche in epoca rinascimentale, è ancora visitabile nell’atrio e nell’aula. Le pareti di quest’ultima offrono un’altra attrattiva al visitatore, con i loro affreschi risalenti a varie epoche, come recenti studi hanno dimostrato, e che riempiono le pareti di cicli completi sulla vita della Madonna cui il complesso è dedicato e della Passione di Gesù Cristo.

Altra chicca su Santa Croce sono i trofei conquistati nella battaglia della Meloria, combattuta come abbiamo visto tra Genova e Pisa e conclusasi a favore della prima. Appesi a una lapide nella facciata della Chiesa, si possono ancora vedere due degli anelli della catena che chiudeva il porto di Pisa, trafugati e appesi per ricordo.

Ultima ma non meno importante, la Chiesa di San Giorgio. Vicina alla fortezza di Monleone, fu edificata nel 1396 da frati benedettini, che ne eressero la struttura in stile gotico. Per quanto sia stata restaurata agli inizi del XVIII secolo, assumendo un aspetto barocco sia nella facciata che nelle tre navate interne, la torre campanaria, a pianta quadrata, presenta ancora strutture che rimandano al suo stile originario, come la decorazione a marmi bicromi e le trifore che ne ornano la sommità. Diviene parrocchia nel 1414, separandosi così dalla giurisdizione della vicina Santa Croce, e fu ampliata da un chiostro costruito nel 1484, da monaci francescani che dieci anni più tardi acquisirono il santuario grazie a un lascito testamentario. Con lo scorrere degli anni si arricchisce di numerose opere d’arte di pregio, trai quali le più importanti sono un gruppo ligneo che raffigura il santo cui il tempio è dedicato, Giorgio, mentre sconfigge il Drago, o “L’Adorazione dei Magi” del pittore locale Luca Cambiaso. La tela più importante conservata, tuttavia, è senz’ombra di dubbio il “San Giorgio che uccide il drago”, che adorna la volta superiore del presbiterio ed è attribuito, a ragione o meno, a Peter Paul Rubens.

Placide e beate le passeggiate che farete a Moneglia, nel suo sistema di caruggi medievali che taglia in due il centro, parallelo alla riva e stretto tra i muri coloratissimi delle case, quasi tutte evolute in altezza e con facciate rinascimentali. Il Caruggio di via Vittorio Emanuele sarà l’incontro di vita notturna e shopping di Moneglia, sempre che non si intenda farne mambassa perché in quel caso c’è Sestri Levante ad attendervi.

Ricettività, turismo ed eventi

Le principali manifestazioni culturali di Moneglia, rinomate sia in tutti i comuni limitrofi, che a livello provinciale e regionale, sono i concerti di musica classica organizzati dall’Associazione dedicata a Felice Romani, poeta e letterato, apprezzato librettista, prediletto da Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti; l’Associazione ha contribuito, inoltre, al recupero, ristrutturazione e valorizzazione di gran parte degli spazi culturali sul territorio comunale, sfruttati poi per queste ed altre iniziative.

Non possono ovviamente mancare nel centro come nelle frazioni le celebrazioni del patrono, l’Esaltazione della Santa Croce, durante la quale, con gran affluenza di popolazione devota, si susseguono le processioni che vogliono i cristezanti, con i meravigliosi e pesantissimi “Cristi Liguri”, attraversare strade impervie e sentieri tortuosi.

Da non perdere assolutamente è il Palio Marinaro di fine agosto cui partecipano numerosi equipaggi delle diverse località del Golfo del Tigullio, nella gara interregionale di gozzi in vetroresina a sedile fisso.

Il lunedì di Pasqua, il Comune e la Pro loco, in collaborazione con il Consorzio Olivicoltori Du Facciù, organizzano la Mostra Mercato dell’Olio d’Oliva.

Ogni anno a febbraio, in più, si celebra il Carnevale della Zucca, storica festa che rinnova il ricordo della tradizione popolare che si propone di spiegare il perché Moneglia venga definita, dai borghi limitrofi, il paese della zucca, con sfilata di carri allegorici obbligatoria. Il tutto si basa su di una disputa sorta in tempi lontani tra due contadini locali che, proprio sul confine dei loro poderi, avevano trovato germogliata e cresciuta una pianta di zucca.

Di seguito un piccolo riepilogo delle manifestazioni a cui potete assistere o partecipare:

 

  • MOSTRA MERCATO DELL’OLIO DI OLIVA DI MONEGLIA ogni Lunedì di Pasqua;
  • MOSTRA DELL’ARTIGIANATO DI MONEGLIA Si tiene il Lunedì di Pasqua, tutte i sabati di Luglio e Agosto e nel periodo natalizio;
  • BARCAROLATA organizzata grossomodo in una sera delle settimane centrali d’Agosto;
  • FESTA DI SS. PIETRO E PAOLO ogni 29 giugno;
  • DOPPIO GIALLO un festival del giallo tra letteratura noir e cinema con sfondo la suggestiva cornice delle rovine del Castello di Villafranca e la bellissima terrazza dell’Hotel Moneglia;
  • FESTE PATRONALI DELLE FRAZIONI tutte nella stagione estiva;
  • CARNEVALE DELLA ZUCCA in una domenica del mese di febbraio di ogni anno;
  • NATALE E CAPODANNO, MOSTRA DEI PRESEPI, FESTA DI S. ANTONIO ABATE ogni 17 gennaio.
Cucina

I primi piatti di Moneglia sono legati alla tradizione genovese, il cui re indiscusso resta il pesto. Salsa a base di pinoli, basilico, olio “buono” e formaggio acidulo, prescinseua sulle prime e parmigiano poi, si accosta a tutta la pasta corta fatta a mano, in particolare con le trofie, tipiche della zona.

Rimanendo in tema di lavorazioni a mano, indimenticabili i “pansotti”, ravioloni stirati grossolanamente con ripieno di borragine ed erbette selvatiche, accompagnati con burro o salsa di noci. Ravioli più discreti, ripieni di carne magra o verdure, linguine e trenette allo scoglio, spaghettate degne di una portata regale, impallidiscono di fronte all’abuso di farinata, un companatico di farina di ceci cotto nel forno a legna e servito con affettati e formaggio fresco, oppure, nella versione bollita per almeno un’ora, da mangiare fredda, chiamata panissa. Di origine incerta i cuculli, piccoli bocconi di frittelle tonde impastate anch’esse con borragine ed erbette, ideali come aperitivo e da spizzicare in compagnia.

I secondi di Moneglia si basano su piatti semplici, divisi tra una ricca gamma di mare ed una umile da monti. Dal pesce azzurro alle torte di verdure, molto di ciò che veniva ritenuto superfluo, o inadatto ad una cucina più ricca, rimane oggi in tavola. Gli scarti del pescato finivano nelle fritture, una semplice zuppa fredda di pane diventava la caponada, trippe, tranci di baccalà e stoccafisso sono pagati anche a caro prezzo nei ristoranti che li servono su un piatto di polenta o in umido con sugo, olive e pinoli.

I secondi di carne si preferiscono nella zona delle valli, con una particolare predisposizione per la selvaggina di cinghiale, ottimi i ragù e i salami, e per i formaggi poco pastorizzati di pecora, come la ricotta, o vaccini, nel caso di stracchino e robiole. Proprio la produzione casearia, accostata ad una artigianale, ci occupa di offrire il meglio dei prodotti naturali dell’esperienza culinaria di Val Graveglia e d’Aveto, offrendo in diversi punti freschi, dislocati sulle strada, persino confetture di frutta, funghi e carciofi sott’olio, miele e latte fresco munto in giornata.

Moneglia vanta una produzione di olio d’oliva non indifferente. L’extravergine ottenuto dai frantoi è a denominazione di origine protetta “Riviera di Levante”, custodito nei filari e nelle cantine di Razzola, Pignola e Lavagnina.

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