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Manarola

 

“Ecco scogliere nude, che dànno un marmo nero e giallo, il portoro, tra cui si abbarbica la vigna; poi la vigna si stende, e copre interamente il fondo roccioso con fusti bassi per difendere i pampini dal vento robusto del mare.” (Guido Piovene)

A guardia di un piccolo porticciolo imbiancato dalla spuma delle onde di risacca, racchiuso in una baia naturale a ridosso delle alture, evolutasi in altezza ed aggrappata ad un promontorio roccioso, con un labirintico intreccio di carrugi e saliscendi di scalinate in ardesia, troviamo Manarola, che tra le Cinque Terre è la più mirabile, raro gioiello paesaggistico della Riviera Ligure di Levante.

Di antica origine e famosa in tutto il mondo per via dei colori vivaci con i quali sono dipinte le abitazioni, le tipiche case-torri di origini genovesi sviluppate una accanto all’altra e affacciate sulla via principale, Manarola si trova in provincia della Spezia, e si definisce come frazione del Comune di Riomaggiore; è dunque il secondo dei cinque borghi complessivi, partendo dal lato del capoluogo, con Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare a seguire, verso ovest.

Viene lambita dal Mar Ligure e circondata dalle ripe del Monte Zatta, suo naturale anfiteatro, e sorge nel tratto terminale della valle di un torrente, oggi interrato.

Fanno parte del territorio i borghi di Groppo, frazione che proprio dal torrentello prende il nome, e di Volastra. L’andamento prevalentemente frastagliato della scogliera ha reso possibile la creazione di una fitta innervatura di sentieri e degli importanti “muretti a secco”, vero e proprio patrimonio storico della località e opera necessaria al sostentamento delle coltivazioni.

Manarola è resa ulteriormente celebre dal suo grande presepe luminoso, che ogni anno occupa una parte della collina di ‘Collora’ antistante l’abitato, e dalla sua industria incentrata sul vino e sulla pesca.

Fra le sue sorelle è la più piccola, dopo Corniglia.

Se cercate un posto tranquillo dove godere del meraviglioso scenario della Liguria di Levante, qui, immersi nella natura del Parco Nazionale delle Cinque Terre e in un ulteriore suggestivo scenario di terrazzamenti che guardano al mare, verrete accolti nel migliore dei modi: a misura d’uomo e con un occhio di riguardo alla valorizzazione dei piaceri semplici d’un tempo, fattori che rendono Manarola la meta ideale per tutti gli animi nostalgici e in cerca di un week end di quiete.

Come arrivare

VIA TERRA

Che si provenga dal Nord o dal Sud Italia, il viaggio è possibile intraprenderlo ugualmente sia sulla A12 (Genova – Livorno) che sulla A15 (Parma – La Spezia). L’uscita è quella del casello di La Spezia- Santo Stefano Magra.
Passato il capoluogo, subito dopo l’arsenale militare, ci si immette in salita sulla SP32 (ex SP 370), detta Litoranea delle Cinque Terre, e dopo circa un quarto d’ora si arriva in prossimità del bivio che da Riomaggiore porta a Manarola.
Il parcheggio in paese è riservato ai soli residenti, l’unica altra alternativa è quella a pagamento.
Per questo motivo, vi consigliamo di sfruttare il treno sin dal giorno della partenza.
Potrete raggiungere comodamente Manarola, dotata di una stazione dedicata, utilizzando la linea ferroviaria Genova-Roma: ogni venti, trenta minuti è garantita una corsa con un Regionale. Pure dai maggiori aeroporti di tutta la penisola c’è una buona linea di collegamenti con gli Intercity che fanno scalo a Genova, o a La Spezia, tappe principali prima del cambio, in questo caso obbligatorio.
Inoltre, per facilitare gli spostamenti, potrete usufruire della Cinque Terre CARD, che copre le tratte tra Levanto e La Spezia (tutti delle Cinque Terre) per l’intera giornata.
Bus elettrici garantiscono, infine, il collegamento con Groppo e Volastra.

VIA AEREA

Gli aeroporti di riferimento saranno il Cristoforo Colombo di Genova, che è collegato alla stazione ferroviaria di Genova Brignole con il Volabus, e il Galileo Galilei di Pisa. È più comodo per raggiungere la Riviera di Levante, La Spezia o le Cinque Terre in quanto è collegato direttamente via treno. Anche da Linate o Malpensa la distanza è irrisoria, giacchè come anticipato sono ottimamente serviti da treni veloci e dalla flotta dei Freccia.
Via mare: Battelli di linea, motonavi e traghetti collegano Manarola con gli altri borghi delle Cinque Terre, eccetto Corniglia che non dispone di un suo approdo. I principali punti di imbarco sono: Levanto, Portovenere, Lerici e La Spezia sebbene, durante la stagione estiva, ci siano più collegamenti lungo la costa, inclusi quelli da Deiva Marina. Il Consorzio Marittimo Turistico Cinque Terre – La Spezia – Golfo Dei Poeti è quello che si occupa di curare i movimenti via mare.
Esiste la possibilità di raggiungere anche Portofino con la stessa linea di battelli.
Un’altra alternativa, per chi si sposta dalla Sardegna, è raggiungere Genova con uno dei Traghetti Grandi Navi Veloci e poi allacciarsi alle corse in treno.

Come spostarsi

La struttura del paese si allarga dalla marina, piccola e raccolta tra gli scogli, verso la via principale e ricavata dalla copertura del corso del Groppo; da essa, con andamento centrale, si dipartono una serie di stretti vicoli che raggiungono le case, aggrappate sui fianchi del promontorio, e nel percorso in salita gli orti, molti trasformati in veri e propri cortili profumati.

Dunque, parallele all’asse principale, si snodano le abitazioni private, mentre a monte dell’abitato, nella parte alta del paese, troviamo la piazza centralissima in cui sono concentrati gli edifici religiosi e le attività del paese.

Il castello dei Fieschi, un tempo baluardo difensivo contro le incursioni dei pirati saraceni, è stato trasformato e in parte riadattato in abitazione privata, ma è tuttora ben riconoscibile per la sua struttura arrotondata in pietra, che ricorda un bastione. La porta di accesso è visibile nella Via, per l’appunto, chiamata del Baluardo.

Piena di botteghe, gelaterie e ristoranti tipici è la Via Belvedere, che alla fine del suo corso si trasforma in una terrazza naturale a ridosso del mare.

Se arrivate a Manarola in treno, percorrerete un tunnel sotterraneo con i dipinti delle Cinque Terre alle pareti, il quale raggiunge direttamente la strada principale. Dalla stazione di Manarola parte anche la Via dell’Amore, il famoso sentiero che congiunge il borgo a Riomaggiore; il paese è altresì raggiungibile attraverso il sentiero di crinale numero 1, conosciuto come Alta Via delle Cinque Terre.
Per godere di Manarola a tutto tondo si sale fino a Punta Bonfiglio: nel suo punto più alto, sulla facciata del piccolo cimitero del paese, sono impressi i versi finali della poesia di Vincenzo Cardarelli, “Liguria”.

Il viaggio in treno da La Spezia a Manarola, partendo da La Spezia Centrale – a cui si arriva facilmente dalla Piazza Domenico Chiodo – dura circa quindici minuti, con un costo irrisorio di pochi euro; collegamenti in bus sono garantiti da La Spezia a Volastra.

Un po' di storia...

Il nome del borgo, probabilmente, deriva dall’antica locuzione “magna roea”, tale “grande ruota” del mulino ad acqua, presente nelle strutture che erano davvero comuni, all’epoca.

Incerte sono invece le notizie su popolazioni e abitanti stanziali in quel di Manarola, prima dell’anno Mille. Si ipotizza che i primi a colonizzarla in pianta stabile furono i romani, quando costruirono alcune case attorno all’approdo, in corrispondenza della foce del Groppo.

Le prime, vere testimonianze sul paese sono relative alle vicende dei Fieschi: nel 1202 Manarola era ancora assoggettata i vescovi di Luni, e solo 1252, su ordine di papa Innocenzo IV, sarebbe passata alla famiglia lavagnina, che fece costruire un piccolo castello sulla scogliera a levante, di cui oggi resta ben poco.

Manarola tornò fra i possedimenti dei genovesi solo nel 1276, dopo che la espugnarono e distrussero il castello del paese, precedentemente edificato proprio dai Fieschi. Sotto il dominio di Genova sbocciano i commerci marittimi e si intensifica la coltivazione della vite, assieme alla primigenia costruzione dei terrazzamenti collinari, gli stessi dai quali si ottiene il liquoroso nettare dello Schiacchetrà, vanto e orgoglio della produzione locale giunto intatto fino ai giorni nostri.

Nel 1500 si ha notizia di una sua strenua resistenza alle incursioni dei pirati, che assalivano periodicamente la zona flagellando non solo Manarola, ma tutti i vicini abitati.

A partire dal 1800 , si avrà una nuova fase della storia di tutte le Cinque Terre, grazie alla costruzione dell’Arsenale militare della Spezia e alla realizzazione della linea ferroviaria tra Genova e il capoluogo.

La nuova urbanizzazione, ci dicono le cronache, ha stroncato l’isolamento nel quale i borghi sono rimasti a lungo, ma ha portato anche a un abbandono delle attività tradizionali e di conseguenza di tutti quei piccoli mestieri che rendono, tutt’oggi, queste terre speciali un luogo quasi sognato, dimenticato.

La definitiva ascesa delle Cinque Terre come luogo di villeggiatura, e Manarola con esse, si avrà agli anni Sessanta, quando lo sviluppo del turismo riporterà le tradizioni e un nuovo benessere.

Tirando le somme, Manarola è rimasta la buona via di mezzo tra mondanità ed echi del passato, ed è senza dubbio il piu’ tranquillo dei cinque paesini.

Cio’ e’ dovuto in parte alla tardiva scoperta di Manarola come luogo di soggiorno, ed in parte allo stile di vita rilassato e piacevole dei suoi abitanti più anziani, per lo più pescatori, contadini impegnati negli orti o artigiani, maestri di usanze ormai perse altrove.

Natura

La costa tra Riomaggiore e Monterosso è naturalmente frastagliata, e Manarola risente di questo incredibile scenario, che apparentemente non sembra essere adatto a tutti. Il terreno delle Cinque Terre, di fatto, è caratterizzato da un’ossatura tutta rocciosa, in prevalenza composta da arenaria.

In realtà, da secoli le Cinque Terre convivono con questa problematica e la loro forza sta proprio nell’essersi adattate al paesaggio periglioso: strade e mulattiere riadattate a ciclabili e sentieri del CAI, tutti monitorati, vi permettono non solo di godere di queste splendide scogliere, ma anche di arrivare in poco tempo a tutti i luoghi di interesse, contraddistinti da falesie a strapiombo sul mare, baie, calette, grotte e anfratti nascosti.

Allo stesso modo, la straordinaria complessità geografica ha permesso lo sviluppi di salubri microclimi, con la conseguente diversificazione della vegetazione.

Non mancano i boschi di leccio, le pinete, e le abetaie, le querce da sughero e le macchie di castagni, che riforniscono le cucine locali. Specie tipiche della macchia mediterranea sono diffuse in prossimità della costa, quali arbusti di rosmarino, timo, elicriso, colorati dal corbezzolo, dall’ euforbia e dalla lavandula.

Di diritto incluso nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, detto anche Parco dell’Uomo per via del felice connubio tra l’evoluzione dell’urbanistica e la sostenibilità del’ambiente autoctono, uno dei siti dell’UNESCO più visitati, il paese di Manarola ospita il relativo Centro di Educazione Ambientale, una struttura dedicata a favorire la conoscenza del territorio di appartenenza, e alla realizzazione campagne di sensibilizzazione sui temi dello sviluppo sostenibile, per supportare le meraviglie del territorio.

In tema di paesaggi da salvare, anche la “Fondazione Manarola Cinque Terre” contribuisce alla causa.

Nata a marzo del 2014, raccoglie denaro per tutelare non solo la natura, ma anche la cultura contadina e le famose attività d’un tempo legate ai mestieri agricoli tradizionali, inclusa la costruzione e la manutenzione dei muretti a secco e la pulizia e la conservazione del parco stesso per prevenire il dissesto idrogeologico, preservando il paese dalle frane.

L’Area Marina Protetta Cinque Terre è un’altra attrattiva che varrà il soggiorno a Manarola.

Situata nella porzione più orientale della Riviera Ligure di Levante, a ovest di Portovenere, interessa il tratto di mare compreso tra Punta Mesco, nel comune di Levanto, e Capo Montenegro, nel comune di Riomaggiore. Tantissime sono le specie ittiche che nuotano nelle acque dell’area in questione, dalle cernie alle orate per arrivare ai delfini.

Giust’appunto, l’Area Marina Protetta è compresa nel Santuario “Pelagos”, o Santuario dei Cetacei, ottenuto nel 1999 grazie alla collaborazione tra Francia, Principato di Monaco e Italia.

Il santuario, che si estende per 100.000 chilometri quadrati, ha caratteristiche ambientali peculiari e ospita almeno un migliaio di balene, numerosi altri tursiopi e occasionali balenottere minori, che in queste acque trovano le condizioni necessarie al proprio sostentamento, vivacizzando l’habitat marino e regalandovi esperienze uniche.

Luoghi d'interesse

La chiesa parrocchiale di San Lorenzo, costruita secondo i dettami di una commistione fra il gotico e il barocco, anche nota come della Natività di Maria Vergine, è dedicata al patrono del paese e si deve all’operato dei Maestri Antelami. Il rosone della facciata, riccamente decorato, è l’unico elemento che si concede un eccesso nella sobrietà delle forme; Il campanile trecentesco, a pianta quadrata, è stato ricavato da un’antica torre di avvistamento, venendo quindi soprelevato e cuspidato.
Troviamo la chiesa in località Volastra. Il suo interno, a pianta basilicale a tre navate, custodisce un trittico del XIV secolo raffigurante la Madonna con Bambino e i Santi Lorenzo e Caterina.

Nella stessa piazza della chiesa si trova l’oratorio dei Disciplinati, datato XV secolo.

All’angolo con la strada principale sorge l’edificio del Lazzaretto, o antico ospedale di San Rocco.

Sempre a Volastra di trova il Santuario di Nostra Signora della Salute. Di origine romanica, ad una sola navata e con una pianta rettangolare, nel locale interno con la volta circolare è conservata una immagine della Madonna del XVIII secolo. Particolare curioso è che sui fianchi del santuario si trovano strette monofore.

Se soggiornate più di qualche giorno in paese, non potete perdervi la romantica “Via dell’Amore”, che in poco più di un chilometro e in venti minuti d’orologio congiunge i borghi di Riomaggiore e Manarola.
Tenete tuttavia presente che, a causa di recenti smottamenti, solo una parte del percorso è praticabile, e precisamente quella dal lato di Manarola. Tutto quello che vi descriviamo sarà pronto per voi solo nel 2018. Quindi, in attesa dei lavori, prendete appunti!
La Via dell’Amore originale è stata ricavata da alcuni scavi nella roccia, rimasti dopo che i minatori abbandonarono l’attività nei primi anni del novecento, quando venne raddoppiata la ferrovia. I punti di partenza, a seconda di dove lo comincerete, sono uno alla stazione ferroviaria di Riomaggiore, e un secondo proprio a Manarola, di nuovo vicino alla stazione, dal lato della galleria pedonale, e salendo per una scala; presente una rampa d’accesso per i disabili.
Per tutto il tragitto, che consta di una vista privilegiata sulla scogliera, si passeggia in mezzo ai profumi della macchia mediterranea. Inoltre, essendo parte di un più lungo percorso, ovvero il Sentiero Azzurro, ben si collega con tutto il litorale, facendo da ponte ai cinque borghi, in una rete di percorsi mozzafiato.

Veniamo dunque a lui: segnalato dal CAI come sentiero n.2, è possibile percorrerlo in una sola giornata, ma per poter cogliere meglio lo spirito delle Cinque Terre è comunque consigliabile spezzarlo in più tappe. Delle più apprezzate, oltre alla Via dell’Amore in divenire, ci sono quelle che vanno da Monterosso a Vernazza, il sentiero più lungo, e da Vernazza a Corniglia, la tratta più selvaggia. Informarsi sempre sulle condizioni dei sentieri e su quali sono a pagamento, o in alternativa chiedere l’acquisto della Cinque Terre CARD per usufruire dei servizi aggiuntivi all’ interno del Parco Nazionale.

Nell’ottica di un turismo esperienziale, sono molte le attività che incrementano la fidelizzazione dell’utente nella pertinenza del parco, dentro e fuori da Manarola. A seconda delle stagioni, chiedete agli enti turistici per maggiori informazioni.

Ricettività, turismo ed eventi

Come accennato, non perdetevi le luci del Presepe di Manarola sotto Natale; è il più grande al mondo, tanto da essere presente nel Guinness dei Primati, e  si tiene sulla collina che domina il borgo, dal 1961 tutti gli anni a partire dai primi dicembre fino alla fine di gennaio. Tutti i pezzi, realizzati artigianalmente, sono formati da migliaia di luci installate su sagome apposite, comprensivi di quasi ventimila lampadine ed estesi su un’area di circa 4.000 metri quadrati.

Oltre al periodo di Natale, si consiglia la visita del borgo anche durante la Pasqua, data che coincide con la consueta Via Crucis “illuminata” dallo stesso spirito geniale legato al presepio, Mario Andreoli.

Ogni anno, a giugno, si tiene la Festa dei Pittori, dove gli artisti dipingono per le strade del paese, mentre nei mesi estivi segue il Festival Annuale Organistico; agosto è  il mese in cui si festeggia il patrono, San Lorenzo,  con celebrazioni liturgiche, banchetti di artigianato e prodotti tipici, evento culminante con una suggestiva processione di barche, brillanti nei loro lumini, lasciate sfilare sul mare, la sera.
La giornata di festa coincide anche con la notte delle stelle cadenti, imperdibile per esprimere almeno un desiderio.

Cucina

Manarola ricorre all’estrema semplicità di una cucina “povera” e alle ricette di pietanze che sono rimaste quasi inalterate, nelle diverse epoche. Dai piatti unici, come minestre di riso o di legumi, alle salse pestate per accompagnare lo scarso companatico, si arriva ancora oggi ad un consumo di carni molto ristretto, che si limita ai conigli e alle galline, macellate nei giorni di festa.

La cucina delle Cinque Terre, quindi, si concentra sui piatti a base di pesce: acciughe, polpi, moscardini, muscoli (le cozze) e pesci di fondali sono proposti in mille e una più prelibatezza.

Negli antipasti e nei piatti unici ritroviamo la focaccia, cosparsa dell’”olio buono” e servita tiepida, spolverata con patate o rosmarino, lo sgabeo, sorta di pasta fritta e da servire con gli affettati, le frittelle di fiori di zucca e quelle di “gianchetti”, colorati contorni estivi, la polenta coi cavoli e quella fritta.

La farinata, tipica del territorio che si estende da Genova fino alla Toscana, preparata a base di farina di ceci, è uno snack gustoso che non dovrà mancare. Merita un morso anche la torta di riso salata, comune in occasione delle festività in quel di Monterosso.

Primi e secondi sono prevalentemente di magro, ma vediamoli con ordine: campeggia la pasta fatta in casa, che comprende le trofie, le trenette, le tagliatelle, i pansotti, nonché i ravioli, eseguiti ad arte dalle massaie dello spezzino, tutte varietà condite con il consueto pesto, che la ricetta vuole lavorato con basilico, olio extravergine di oliva, formaggio grattugiato (parmigiano reggiano o grana padano e pecorino adeguatamente stagionato), aglio, sale grosso e pinoli, o con la salsa di noci, queste ultime raccolte a mano nel bosco.

Il pesce delle Cinque Terre è soprattutto pesce azzurro, ed inimitabile è l’acciughina di Monterosso. I gianchetti, il novellame di sardine o acciughe, si consumano in zuppa, oppure come abbiamo visto fritti in abbondante olio di oliva. Anche come cotoletta, per i più golosi, o con un semplice piatto “misto”, che cambia da ristorante a ristorante.

Non mancano le cruditè a base di gamberi, scampi o carpacci misti.

Altro piatto tipico sono i muscoli, consumati crudi, con una leggera aggiunta di limone, magari di Deiva Marina, e di pepe, oppure ripieni con zucchine, formaggio, uova e borragine, in umido col sugo o in una bella spaghettata semplice.

Lo stoccafisso, anche lui già menzionato, si accosta bene con le bietole (stucafissu a zemin), o si accompagna con le patate tagliate, i pomodori e qualche oliva salata, tagliato a “tocchetti”.

Tonno e pesce spada sono spesso serviti alla brace, i fritti non lesinano su gamberetti, totani e moscardini. A base di carne, se si soggiorna lungo i versanti delle valle, troverete una ottima trippa in umido, il consueto coniglio alla cacciatora, un saporito rognone trifolato e una vasta gamma di ricette arricchite con galletti e porcini.

I vini prediletti sono quelli bianchi, dominano qui il bianco secco D.O.C delle Cinque Terre, il Levanto e i Colli di Luni (D.O.C).
Per completare l’offerta della cucina tipica, eccoci al dolce.

Cercate una pasticceria che possa rifornirvi degli speciali canestrelli, burrosi e ricoperti di zucchero a velo; per i più esigenti c’è il “bianco mangiare”, dolce freddo a base di mandorle e zucchero, mentre per gli affezionati il “pandolce”, sempre presente sulle tavole in occasione delle festività invernali, una specie di pane da forno arricchito con pinoli, uva sultanina, zibibbo e cedro candito.

Dintorni

Se anche un paese ricco di storia e tradizioni dovesse lasciarvi con la voglia di esplorare maggiormente i dintorni, o di scoprire nuovi panorami, le terre che abbracciano Manarola non sono prive di attrattive per rendere davvero indimenticabile il vostro soggiorno.

Incastonata come una gemma preziosa nei boschi del Parco Nazionale, Manarola è un punto di partenza privilegiato per poter carpire tutti i segreti delle Cinque Terre, e poter godere appieno dell’atmosfera selvaggia delle scogliere a picco sul mare.

Con una bella passeggiata lungo il pittoresco sentiero della Via dell’Amore, in poco più di un chilometro si raggiungerà Riomaggiore e il suo porto, nascosto in una stretta insenatura. Sarà invece necessario cercare l’aiuto di un mezzo a motore, pubblico o meno, per godere del tramonto sul mare dall’alto di Corniglia, assaporare la storia dal Bastione Doria sul promontorio di Vernazza, o sentire la sabbia tra le dita e fare un tuffo nel golfo di Monterosso.

Ma se anche il tragitto sarà più lungo e meno agevole del tranquillo sentiero della Via dell’Amore, il panorama e i borghi, quasi fermi in un tempo estraneo al nostro, ripagheranno sicuramente della fatica.

Spingendosi più oltre, invece, su strada o ferrovia, si dipanano tutte le magnifiche perle della Riviera di Levante, quali Levanto e il suo castello, inebriati dal profumo dei deliziosi Gattafin, le spiagge di Moneglia e i suoi sentieri nella macchia mediterranea, fino ad arrivare a percorrere l’istmo a Sestri Levante, scegliendo se fare il bagno nella baia delle Favole o in quella del Silenzio, prima di poter spaziare lo sguardo dalla cima dell’isola, sul Golfo del Tigullio e sul mare aperto.

Nella direzione inversa, la prima ad accoglierci via treno è La Spezia, dove godersi i negozi e un aperitivo più mondano, o la panoramica di Campiglia, e più oltre tutte le cittadine del golfo omonimo, quali Portovenere con la sua Chiesa di S. Pietro ed il suo Castello, Lerici e il suo lungomare, e i bei borghi di Fiascherino e Tellaro, fino ad arrivare alla Val di Magra.

Ancora raggiungibili comodamente sono le località balneari della Versilia, ormai entrati nella vicina Toscana, e le spiagge delle vicine marine di Massa e Carrara dove poter stendere l’asciugamano sulla morbida sabbia, e chissà che la salsedine non vi metta voglia di gustare, qualche fetta del rinomato lardo di colonnata.

Per gli amanti della montagna, la Val di Vara offrirà boschi, montagne e borghi nascosti, poco frequentati dai turisti ma non per questo meno affascinanti dei più famosi cugini lungo la costa.

Alla Liguria di Levante, non potrete chiedere di meglio.

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