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Lerici

 

“Tra Lerice e Turbìa la più diserta, la più rotta ruina è una scala, verso di quella, agevole e aperta.”
(Dante Alighieri, vv.49-51, Cap. III, Purgatorio, La Divina Commedia)

Lerici, in provincia di La Spezia, si trova al centro di una piccola insenatura naturale, conosciuta come Seno di Lerici, e dominata da un promontorio su cui spicca l’imponente castello, oggi sede museale.

Il territorio del borgo è incluso nella Riviera di Levante, precisamente sulla sponda orientale del Golfo della Spezia: con il capoluogo di provincia e Porto Venere è uno dei tre comuni che si affacciano sul Golfo dei Poeti, un’area geografica concettualmente più ampia e di rara bellezza, il cui legame con i grandi della letteratura di otto e novecento è imprescindibile.

Si completa con i borghi di San Terenzo, posto quasi di fronte, assieme alla località della Venere Azzurra, e a Tellaro, antico villaggio di pescatori preceduto da Fiascherino, tutti centri balneari rinomati per la tipicità del paesaggi. Tellaro, fra l’altro, fa anche parte del circuito dei borghi più belli d’Italia.

Lerici, con le sue estati soleggiate e il bel mare che drappeggia la costa prevalentemente abitata da macchia mediterranea, ha ospitato Lord Byron, Mary e Percy Bysshe Shelley e David H. Lawrence, autore de “L’amante di Lady Chatterley“, che a Tellaro visse un’appassionata storia d’amore, nonché Mario Soldati, scrittore, giornalista e regista, diventando per tutti una fonte d’ispirazione, una casa o un nido sicuro.

L’economia del Borgo di Lerici è basata essenzialmente sul turismo, favorito sia dalle meraviglie del territorio, sia dalla presenza di litorale sabbioso – una rarità da queste parti – accessibile a tutti. Fa parte del Parco Naturale Regionale di Montemarcello-Magra, istituito per tutelare la flora e la fauna, e nel quale non è raro imbattersi nei cosiddetti “cavanei”, costruzioni in pietra con copertura a volta, di epoca imprecisata, rarissimi e di diritto censiti nei beni monumentali minori della Liguria. Ottima cucina a base del pesce azzurro più prelibato, ospitalità e pittoresche frazioni in collina tutte da scoprire, arricchiscono lo scenario lericino per un soggiorno a tutto tondo.

Lerici, pure se sprovvisto di una stazione ferroviaria, si scopre facilmente a piedi o in bicicletta, avendo avuto l’accortezza di sistemare l’automobile nei luoghi ad essa dedicati. Snodo principe per arrivare al mare, così come agli alberghi, è piazza Garibaldi. Già dalla piazza si può ammirare i l’imponente mole del castello di Lerici, a picco sul mare, proprio sul promontorio che chiude l’insenatura.

Se da una parte il mare aperto spazia per tutto l’orizzonte, volgendo le spalle all’azzurro ci addentriamo tra i vicoli su cui si affacciano i tipici edifici evoluti in altezza. Proseguendo, ci spingiamo verso la parte più moderna di Lerici, arrivando alla chiesa parrocchiale di San Francesco.

Lasciata alle spalle anche quella, possiamo finalmente utilizzare la bicicletta o immergerci in un pomeriggio assolato per passeggiare sul moderno lungomare, proprio di fianco alle spiagge e agli scogli frangiflutti, raggiungendo San Terenzo e la Venere Azzurra.

Un po' di storia...

Probabile porto fenicio nell’antichità, le radici di Lerici affondano nell’epoca etrusca, intorno al VII secolo a.C. e con la fondazione di un primitivo villaggio. Nel tempo, la particolare posizione geografica interesserà prima i romani e poi i liguri, che sfrutteranno la zona, a loro volta, come porto naturale.

Per quanto riguarda l’origine del toponimo di Lerici, tante sono le teorie che suggeriscono valide spiegazioni: si crede possa derivare da “Portus Illycis”, legato al greco “Iliakos”, o da “Mons Ilicis”, monte dei lecci; ma anche da “Erice”, figlio di Venere e di Nettuno, rimando alla bellezza delle acque antistanti l’abitato.

Nel medioevo, la baia verrà utilizzata come scalo commerciale e approdo per varie famiglie importanti, prima per i Vescovi di Luni e più avanti per i Malaspina; successivamente, Lerici diviene proprietà della Repubblica marinara genovese, che l’acquista nel 1152 dai signori D’Arcola e Vezzano, dopo aver preso sotto di sé già Porto Venere e averne fatto una base strategica per il controllo del golfo: è allora che, Lerici come borgo, comincia ad assumere un ruolo di rilievo nella storia del Levante, interessato ulteriormente dal costante traffico di viandanti, pellegrini e mercanti da o per Roma, il nord Europa e Santiago di Compostela.

Dopo l’assoggettamento di Genova, passa alla repubblica marinara di Pisa, a cui si devono i lavori di fortificazione e l’erezione del castello, assieme ad una breve parentesi pacificatoria tra le due repubbliche contendenti; tornata nelle mani dei genovesi, subisce nuovamente alterne dominazioni, prima sotto i francesi, poi con i fiorentini, passando sotto Alfonso d’Aragona e, infine, e finalmente, restando del tutto come Capitanato di Genova. La sua importanza strategica verrà allora consolidata, e così, nel 1479, proprio la Superba farà terminare la costruzione del castello già avviato, che è come lo possiamo vedere oggi.

Fatto curioso: durante il XIV secolo, il passaggio di Dante Alighieri per il borgo, pur non storicamente documentato come nel caso di Sarzana e Castelnuovo Magra, è sostenuto da molti studiosi in forza della citazione del Canto III del Purgatorio, episodio che concorrerà ad incrementare il prestigio e la relativa frequentazione ben prima che il borgo cominci ad espandersi oltre le mura, secoli più avanti.

Con la nuova dominazione francese di Napoleone Bonaparte, rientrerà dal 2 dicembre 1797 nel Dipartimento del Golfo di Venere, con capoluogoLa Spezia, all’interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798, con i nuovi ordinamenti francesi, sarà compreso nel IV cantone, come capoluogo, della Giurisdizione di Lunigiana, e dal 1803 centro principale del II cantone del Carpione nella Giurisdizione del Golfo di Venere. Nel 1815, sarà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilito dal Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861.

E dunque si arriva all’ottocento, dove vediamo Lerici assumere l’aspetto a noi familiare e lasciarsi scoprire come meta turistica d’eccellenza, soprattutto per i già citati poeti Shelley e Byron, da cui deriva il nome del Golfo dei Poeti. In questo periodo vengono costruite le ville, si animano le strade, si spostano nobiltà e borghesia da tutta Europa per cercare il proprio posto al sole in questa fetta di costa paradisiaca, ancora in una posizione privilegiata per muoversi con agio.

Al novecento risale l’aggregazione della frazione di Tellaro, dopo il suo distacco dal territorio di Ameglia, mentre gli ultimi aggiustamenti al territorio comunale risalgono al 1960 quando una zona territoriale di Lerici verrà, viceversa, aggregata al comune di Ameglia. Il borgo, per concludere, ottiene da anni riconoscimenti prestigiosi come la Bandiera Blu e le Quattro Vele di Legambiente.

Natura

Nella parte più estrema del Levante, Lerici, definita non a caso la Perla del Golfo, si afferma come un felice connubio tra ambienti naturali diversi e scenari ricchi di cultura: dai tipici quartieri liguri, con il loro carattere marinaro, basta un passo per immergersi nei dirupi scoscesi che digradano al mare.

Più precisamente, dalla cima del promontorio del Caprione, che occupa la parte meridionale del Parco di Montemarcello Magra, da Arcola fino a Punta Bianca, possiamo trovare due mondi “paralleli” che ci invitano ad esplorare i dintorni: uno che guarda al capoluogo, a ovest, immerso nella vegetazione mediterranea e popolata dai pini d’Aleppo e scogliere carsiche, e uno che guarda alla piana del fiume Magra, a est, addolcito da boschi di castagno e ambienti collinari.

Questa parte del promontorio in particolare, vicina all’insediamento di Luni, viene contraddistinta da una vasta area fluviale alternata a coltivazioni. Non è raro, qui, imbattersi nei siti di nidificazione degli uccelli acquatici.

Riguardo alla bellissima zona tutelata, nata dalla fusione del precedente parco fluviale e dell’area protetta di Montemarcello, è importante sottolinearne l’importanza.

Il parco non solo si propone con l’intento di riqualificare le zone degradate, ma è casa per numerose specie endemiche (l’iris nano, alcune orchidee non comuni) e sede di innumerevoli nuclei storici e castelli, nonché degli antichi mulini ad acqua Il Parco di Montemarcello Magra è rappresentato, dunque, sia dal Carpione, che ne diventa emblema, sia dal monte di Canarbino, sulle colline di Arcola; la costa, in prevalenza costituita da piccole spiagge di ciottoli, si distacca come abbiamo visto dai boschi quasi senza un intermezzo, vedendoli aggrapparsi ad alte falesie a picco sul mare.

La macchia mediterranea si arricchisce dei colori del leccio, del ginepro, dei papaveri e del cisto bianco, e sui terrazzamenti che preludono alle Cinque Terre troviamo oliveti, orti profumati e vitigni carichi di uve. Buoni indicatori della salute del parco sono il ramarro e il biacco, stanziali le popolazioni della volpe, dei tassi e dei piccoli ghiri.

L’avifauna è di casa, e tra le specie più comuni ricordiamo l’allodola, la cinciallegra, il fringuello, i picchi e l’usignolo, accanto ad uccelli marini via via più frequenti come i cormorani e gli svassi.

Situato nell’insenatura “La cala”, tra la punta di Maramozza e Maralunga, troviamo il Parco Subacqueo Archeologico della “Caletta”. Sui suoi fondali, i resti di una nave romana ed il relativo carico, meta di interesse non solo archeologico, ma anche naturalistico per via della massiccia presenza di gorgonie nelle acque limpide e pulite. Immagine del paesaggio più selvaggio che potrete trovare, almeno per i locali e gli affezionati, è lo spiaggione di Punta Corvo, formato da sabbia e ciottoli scuri. Dal sentiero, che parte dal centro di Montemarcello fino alla spiaggia, la strada si infila dritta nella folta vegetazione mediterranea, manto fitto su questo piccolo promontorio.

Quasi trecento metri di dislivello tra il centro del paesino ed il livello del mare, tanti sono, li potete affrontare in mezz’ora di discesa, addentratovi dalle ultime propaggini di Montemarcello fin dentro la boscaglia. Oltre 700 gradini, costruiti con pietra e legno, separano il percorso nel suo tratto finale dal grande arenile, dove potete prendere il sole riparati dalle rocce, con Portovenere e la Versilia a salutarvi in lontananza. In estate, se le condizioni del mare lo consentono, partono traghetti da Bocca di Magra, Lerici e Tellaro, pronti a condurvi direttamente a questo angolo di paradiso.

Luoghi d'interesse

Quando si accenna ai luoghi di maggior pregio a Lerici, una menzione è d’obbligo per il Castello Monumentale. L’edificio, divenuto simbolo del posto, domina l’abitato dall’alto di una rupe, ed è considerato uno dei più belli di tutta la Liguria. Dotato di una massiccia torre pentagonale, coronata da quattro ordini di archetti pensili e fortificato con robusti bastioni, venne eretto dai pisani nella prima metà del ‘200, e poi perfezionato dai genovesi. Il Castello conserva intatte le mura esterne, assieme alla piccola cappella duecentesca di stile gotico-ligure dedicata a Santa Anastasia, che sorge all’interno. Completamente restaurato, è sede di un museo geopaleontologico, unico in Europa, nato dopo una interessante escursione nel 1987: rinvenute alcune impronte fossili impresse sulla roccia della costa, il museo fu pronto per rivelarsi al pubblico, complice anche la lunga tradizione geo-paleontologica portata avanti dallo scienziato spezzino G. Cappellini, uno dei fondatori della geologia in Italia.

Nel borgo antico di Lerici, sorge una torre di epoca romana, con una primigenia funzione di avvistamento e successivamente trasformata in campanile durante il XVI secolo. All’interno di questa torre, dedicata a San Rocco, si trova lo stemma genovese che indicava l’entrata nel porto, molto simile, come funzione, a quella della “Lanterna” di Genova. Risale al secolo XIII, invece, l’oratorio, attiguo al campanile. Ampliato verso il 1523 e dedicato, durante la pestilenza, a San Rocco protettore degli appestati, crebbe sul precedente “ospitale”.

Centralissima la chiesa parrocchiale di San Francesco D’Assisi, ricostruzione seicentesca della prima chiesa risalente al medioevo. Contraddistinta da uno stile barocco, ma piuttosto sobrio, ha una sola navata e una facciata in pietra rosa, comune in Liguria. Le pale d’altare sono quasi tutte di scuola genovese. Tra le opere conservate al suo interno, sull’altare maggiore si ammira un prezioso dipinto di Domenico Fiasella. La chiesa, inoltre, ospita la Madonna di Maralunga, tavola del XV secolo ritrovata dai pescatori, secondo la tradizione, su una scogliera del luogo.

Accanto alla chiesa di San Francesco, troviamo l’oratorio di San Bernardino. Chiuso al culto, viene abbellito nei tre altari da una Madonna con Bambino del Fiasella e dalla Vergine fra i santi Sebastiano e Rocco, trittico marmoreo del Gar del XVI secolo. Come luogo di villeggiatura per antonomasia, Lerici si distingue grazie alle sue ville e ai palazzi: ne tratteremo solo alcuni, tra i numerosi esempi di stile che ci sono pervenuti.

Situata tra Bellavista e Lerici, la Villa Padula, appartenuta alla scrittrice e baronessa Emuska Orczy Borstow, che visse in paese a cavallo degli anni trenta, sa farsi certamente ammirare. Dapprima ospite di villa Cochrane, Emuska si stabilì successivamente in una propria dimora, che realizzò su terreno confinante con quello dove l’ammiraglio britannico Reginald Bacon aveva costruito la vicina Villa Primazzina. Posizionata in un luogo riparato, la dimora fu una delle più importanti colonie in mano ai “pionieri” anglosassoni che qui decisero di stabilirsi.

A Fiascherino si arriva alla Villa Lawrence, “un piccolo cottage rosa di quattro stanze fra i vigneti e gli ulivi in una piccola baita rocciosa”, arroccato sul mare, dove trovarono un riparo sicuro da nebbie natie e pettegolezzi David Herbert Lawrence e Frieda von Richtofen Weekley, diventando poi, la villa, una meta di pellegrinaggio per altri poeti irrequieti del periodo, come Lasceller Abercrombie, Robert Trevelyan, per citare qualche nome. Divenne, negli anni 60, sede del CNEN, comitato nazionale per l’energia nucleare, trasformato negli anni 80 in ENEA, oggi privata.

Villa Pernigotti, situata nella località della Venere Azzurra, in origine fu uno dei più suggestivi alberghi di fine ottocento nel territorio di Lerici. Dotata di una caratteristica torretta, la denominazione sembra derivare dal titolare di questo albergo, costruito dopo che la strada carrozzabile fu prolungata fino al promontorio.

Ad ogni modo, il modello più mirabile di questi “nidi” inglesi lo individuiamo in Villa Magni, a San Terenzo. Romantico e bianchissimo edificio storico, è distinto da un’ampia terrazza, che sovrasta il porticato a cinque arcate; in origine si affacciava sul mare, ma oggi non è più a picco sulle onde, in seguito alla costruzione della strada che collega il borgo a Lerici. Costruita dai Padri Barnabiti, studiosi ed educatori, cambiò più volte padrone sino a passare in mano ai Magni, da cui ricevette il nome attuale. Non smise mai di essere luogo di attrazione, visita e soggiorno di poeti e scrittori. La villa oggi è privata, ma è possibile visitarla in determinate occasioni.

Anche Villa Marigola, costruita sulla sommità del promontorio che separa le due insenature di Lerici e di San Terenzo, regge bene il confronto. Totalmente immersa in un bosco soleggiato, di cui una parte la troviamo trasformata in un giardino paesaggistico “all’inglese”, la villa fu innalzata nel corso del Settecento come dimora estiva dei marchesi Ollandini di Sarzana, pervenuta poi ai nobili inglesi Pearce. Qui soggiornò lo scrittore Sem Benelli, che dalla quiete dell’ambiente e dalla natura circostante trasse l’aiuto necessario a finire i suoi scritti e poemi. Attualmente è diventata un centro congressi e convegni, e una parte del parco è sede di un golf club rinomato a livello nazionale.

Veniamo all’altra grande attrattiva di Lerici: le spiagge che sono il ritrovo estivo per eccellenza che attira turisti e pendolari dalla vicina città di La Spezia.
I frequentatori possono godere di spiagge libera e/o attrezzate, con possibilità di noleggiare ombrelloni, sdraio, lettini e pedalò.
Si possono godere anche panorami rocciosi del pendio della Falconara e dell’ombra di un vecchio fortino di guerra, in cima a Punta Teresa. San Terenzo corona la proposta con arenili a portata di tutti grazie alle spiagge della Marinella, piccola insenatura situata nella prosecuzione della passeggiata di San Terenzo e proprio sotto il castello, e lo spiaggione più grande all’ingresso del paese, sotto le balze rocciose che fanno da contraltare.

Infine, per chi preferisce una siesta lontana dai più mondani ritrovi, si raccomanda una gita a Fiascherino, posta a pochi passi da Tellaro. Dietro una scogliera piena di atolli e anfratti, si trovano le spiagge di ghiaia di Fiascherino, luoghi cari ai consueti Byron, Shelley e Lawrence, che non seppero fare a meno di questi panorami ancora vivi e risplendenti di luce.
Entrambe libere, la prima spiaggia è caratterizzata dalla presenza di un bunker militare risalente alla seconda guerra mondiale, collocato ad un estremo, mentre la seconda, collocata fra roccia frastagliate e pinete popolate dal costante frinire delle cicale, di enorme interesse ambientale, guarda ad uno scenario ancora più stupefacente, forse la più bella del Golfo dei Poeti.

Ricettività, turismo ed eventi

Il territorio di Lerici è fortemente improntato sul turismo.

Con un servizio ricettivo di prim’ordine e un pernottamento alla portata di ogni tasca, il porticciolo turistico garantisce altresì l’ormeggio di imbarcazioni da diporto, con una vasta gamma di opzioni che attirano turisti da ogni parte del mondo. Se non della sola balneazione, questo turismo si arricchisce dei percorsi archeologici e di quello di tipo esperienziale, che consente di venire a contatto con i lavori d’un tempo, legati indissolubilmente a cantine e frantoi. In primo piano le frazioni che costellano le colline alle spalle di Lerici. Le maggiori sono La Serra, da cui si gode uno splendido panorama di tutto il territorio, paesino caratterizzato da carruggi, archivolti e ripide scale, e Pugliola, borgata silenziosa raccolta intorno alla chiesa di San Nicolò e Santa Lucia.

Tellaro, di cui abbiamo già parlato, si trova all’estremo orientale del Golfo dei Poeti, basato sulle originali fortificazioni, con le case circondate dalle mura sul lato nord-occidentale. Le sue origini sono collegate a quelle di Barbazzano, oggi circoscritto a rovine, che con la grande peste del 1348 si spopolò favorendo lo sviluppo del paese attiguo.

In via di sagre ed eventi, il 25 marzo si festeggia la Madonna di Maralunga, patrona del borgo, con fiera e processione religiosa. La leggenda, secondo cui alcuni pescatori lericini trovarono proprio sugli scogli delle punta di Maralunga una tavola raffigurante l’immagine della Madonna, ormai la sappiamo. L’hanno conservata come buon auspicio, e sembra aver funzionato.
Oltre alla cerimonia religiosa, accompagna la manifestazione la tradizionale fiera, in programma nei giorni del 25 ma anche 26 marzo; sul lungomare, al molo e nella centrale Piazza Garibaldi vedrete allestite decine di bancarelle.

Ancora nel periodo pasquale, il comune ospita Lerici in Fiore: tre giorni che vogliono il centro cittadino invaso da stand a tema floreale e con oggettistica dell’artigianato locale, avvolgendo il già colorato paesino di profumi e atmosfere tutte primaverili.

In estate, nella frazione di Tellaro, arrivano le maschere e una carrellata di ulteriori prodotti tipici: è il momento della Festa del Borgo Fatato, in cui tutto il paese si traveste da maghi, fate, streghe, principi, regine ed altri personaggi fiabeschi.

Il primo weekend di luglio, a Lerici, c’è la Sagra di S. Erasmo. Potrete partecipare alla processione con la statua del santo e alla successiva deposizione di lumini galleggianti in mare. Conclude l’evento uno spettacolo pirotecnico, assieme al miglior pesce offerto dai pescatori lericini.

Nel mese di agosto, ancora a Tellaro, vi aspetta la Sagra del polpo, un must per gli amanti della buona cucina. La festa, ricca di incontri, ricorda il mito secondo cui il paese venne salvato dai pirati saraceni per merito di un grosso polpo, che diede l’allarme aggrappandosi alla corda del campanile. Il polpo, naturalmente, è preparato secondo le ricette locali.

Nell’ultima domenica del mese di agosto, si tiene la disputa per aggiudicarsi la Coppa Byron, attraverso una storica gara di nuoto sul tragitto di 8 chilometri tra Porto Venere e San Terenzo.

Lerici è anche una delle borgate marinare che partecipano al Palio del Golfo, una sfida remiera che si tiene, stavolta, la prima domenica di agosto di ogni anno nel mare del golfo della Spezia.

Infine, ricordiamo che dal 1954 si svolge il concorso di poesia “Lerici Pea”, con lo scopo di diffondere, promuovere e valorizzare la poesia in Italia e nel mondo. Il premio è attualmente diviso in quattro sezioni: Opera poetica, Edito, Poesia inedita, Premio Lerici Pea Mosca. Di pari interesse, il premio letterario-scientifico “Castello di Lerici”, per il miglior libro a divulgazione scientifica dell’anno.

 
Cucina

La gastronomia tipica del lericino si basa su ingredienti poveri, legati alle tradizioni di mare e collina, ma non per questo poco appetitosi, ed anzi ben amalgamati con i prodotti di stagione. Le pietanze sono ognuna una ricetta locale, gelosamente custodita di paese in paese e, tutte, comunque, vengono valorizzate da elementi freschissimi, provenienti giornalmente dai pescherecci o dagli orti.

Grande pregio è sicuramente l’olio d’oliva, condimento delle maggior parte delle ricette, assieme ad una ricca e profumata scelta di vini, bianchi e rossi.

Nell’offerta dei primi, il pesce la fa padrona: spaghettate ai frutti di mare, ravioli ripieni con branzino, dentice od orata, o i più semplici “Tordei”, della tradizione arcolana, si mischiano ai toni del pesto genovese, abbinato alle “Trenette”, ai “Pansotti” o ai tagliolini alle castagne. Squisita anche la caratteristica “Caponata”, a base di pane secco, messo in una bagna di acqua e aceto, condito con a acciughe, cipolle, pomodori, capperi e peperoncino.

Il piatto per eccellenza, se si parla di primi, è però la “Mesciùa”, una zuppa di cereali e legumi (farro, orzo, cicerchie, lenticchie, ceci, fagioli cannellini, grano saraceno) conditi con sale, pepe e un filo d’olio, rosmarino a piacere.

Anche il “Preboggion”, preparato maggiormente verso La Spezia, sa farsi attendere in tavola, esaltando i sapori della verza primaticcia, del radicchio selvatico, della bietola e dell’acciuga, che regala quel tocco sapido dopo aver spadellato le verdure con il consueto filo d’olio.

Valido companatico la “Fainà”, ovvero la farinata di ceci, intramontabile nella cucina ligure e non solo, che si cuoce al forno con pochissimi ingredienti: appunto la farina di ceci, acqua, olio extravergine di oliva e sale.

Nei secondi, portata principe sono i “Muscoli” ripieni, nome del posto per definire le cozze riempite a base di pane ammorbidito nel latte, parmigiano, prosciutto o mortadella, aglio, prezzemolo, un uovo, sale e pepe, spesso allevate in “vivai” a bassissimo impatto ambientale negli specchi di mare più tranquilli.

Non dovrà mancare un’ottima grigliata mista, o il fritto di pesce da condire con uno dei limoni più profumati che possiate immaginare, sovente colto a mano poco prima di servire la comanda. Lo stoccafisso con le patate, altro piatto unico per eccellenza, il polpo, bollito e spesso sposato con le patate – celebrato di tutto il lericino, la seconda domenica di agosto a Tellaro si svolge la tradizionale sagra del polpo -, il branzino al verde, con un trito di aglio e prezzemolo, la zuppa di datteri di mare, la cui pesca indiscriminata ricordiamo è stata vietata, e le frittelle di bianchetti (i cosiddetti “Gianchetti”), completano il menù prima del meritato dolce.

Accompagnano la vostra permanenza alla tavola dei ristoranti lericini il “Liguria di Levante IGP “e il “Colli di Luni DOP”, ottenuto con vitigni di Vermentino o Trebbiano.

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