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Lavagna

 

“La Liguria è quel luogo dove il blu del mare si mescola con l’argento degli ulivi, e il tuo sguardo è pieno di stupore e gratitudine.”
(Fabrizio Caramagna)

Lavagna, conosciuta come città dei Fieschi, importante snodo turistico del Golfo del Tigullio e caratteristico borgo della Riviera di Levante, in Liguria, in cui entrambi sono compresi, si trova affacciata sulla sponda del torrente Entella, nel contesto scenico di una pianura alluvionale che si articola per il turista in una vasta zona sabbiosa.

Arricchita dalla suggestiva cornice di uliveti, pini e castagni a ridosso del suo limpidissimo mare, sede della spiaggia sabbiosa che si estende rettilinea per diversi chilometri, in uno dei panorami più apprezzati della zona, il paese forma oramai un unico agglomerato con Chiavari, sulla sponda opposta del torrente che segna anche il limite amministrativo tra i due comuni.

Confina a nord con il paese di Cogorno, ad ovest proprio con Chiavari e ad est con Sestri Levante, da cui è divisa dalle gallerie di Sant’Anna. All’interno di Lavagna sono comprese quattro frazioni, tali Barassi, Cavi di Lavagna, Santa Giulia di Centaura e Sorlana.

Distante appena una trentina di chilometri da Genova e poco più da La Spezia, la città è famosa per aver ricevuto nel 2008 la Bandiera Blu per la qualità del suo mare e per l’estrazione e l’attività di taglio e di lavorazione della pietra ardesia, praticata ben prima dell’età romana nella valle vicina all’abitato.

A due passi da Lavagna, vi attendono il cuore lussureggiante della Val Fontanabuona, i percorsi ombreggiati dell’Appennino Ligure e la ricca terra di tradizioni che va da Recco a Moneglia, attraverso località rinomate in tutto il mondo come Portofino, Camogli e Santa Margherita.

La città è visitabile da cima a fondo in un giorno o poco più, cominciando la passeggiata dal nucleo medievale, in corrispondenza del portale di piazza Santa Caterina Fieschi, che chiude a nord il borgo, allungandosi fino alla porticata via Nuova Italia che immette nell’entroterra, dove ha inizio la strada per San Salvatore, nel comune di Cogorno.

Facendo due passi per gli antichi sentieri di Lavagna ci si ritrova catapultati indietro nel tempo, in un giardino profumatissimo o nel ritaglio di veduta di fine ottocento, ammirando suggestive cartoline che non ti aspetti, dietro i famosi muretti a secco e la macchia mediterranea che li abbraccia.

Lavagna è divisa in diversi quartieri, che prendono il nome dagli antichi “sestieri” in cui era divisa la cittadina ai tempi della famiglia Fieschi: partendo dal al centro storico e suddividendosi in quelli posti nella zona portuale e confinante con Chiavari, si avranno il sestiere della Moggia, ovvero quello che definisce la parte più interna della città, e i sestieri di Ripamare e quello di Cavi, che guardano alle frazioni collinari di Santa Giulia, Sorlana e Barassi.

Un po' di storia...

Il comprensorio del Tigullio è stato da sempre sinonimo di ardesia, soprattutto in corrispondenza della piana di Cavi e nei dintorni immediati di Lavagna. E’ la sua attività estrattiva, prima di ogni altra, delimitata nell’entroterra dal fiume Entella e nei versanti sud-occidentali dai territori di Cogorno e di Santa Giulia, ad animare la storia del borgo, assieme ad un piccolo ma costante commercio marittimo.

La nascita del paese vero e proprio, comunque, come per molti altri comuni liguri, risale all’ epoca romana, dove era conosciuto con il nome latino di Lavania, che è rimasto inalterato fino a trasformarsi, nei secoli successivi, nell’attuale toponimo di Lavagna.

Dedita all’attività di taglio e di lavorazione della pietra grigia, Lavagna fu nel primo Medioevo, in epoca longobarda, affidata alla pertinenza dei monaci dell’abbazia di San Colombano di Bobbio. Immediatamente dopo contea carolingia, e soggetta successivamente al vescovato di Genova, la ricordiamo come la roccaforte feudale della nascente famiglia dei Fieschi, responsabile di un vasto dominio nobiliare nelle terre levantine così nell’entroterra chiavarese. In aperto contrasto con i Doria, signori di Genova, si adopereranno per rendere il borgo indipendente dalla repubblica marinara con solerzia, alimentandone i relativi contrasti.

Testimonianze del suo fervente periodo medievale, oltre all’oratorio, le numerose chiese e gli edifici, si trovano ad ogni angolo, a partire delle le colonne dei porticati abbellite con capitelli scolpiti, fino al ponte della Maddalenna, sul fiume Entella, fatto edificare nel 1210 da Ugone Fieschi.

Lavagna diventa un comune autonomo intorno al XII secolo. Assimilati i Fieschi nella nobiltà genovese, quando nel 1547 Gian Luigi Fieschi fallì la congiura contro Andrea Doria, perdendovi la vita, ecco che verrà avviata una progressiva sottomissione politica e giurisdizionale alla vicina Chiavari, fedele alleata della Superba. Pur tuttavia, mai dimentica del proprio passato, Lavagna rievoca ogni anno, con una grande corteo storico, un torneo cavalleresco in onore del fastoso matrimonio tra il conte Opizzo Fieschi e la contessina senese Bianca dei Bianchi, distribuendo per la città le fette di una enorme torta. La festa in costume, chiamata appunto della “Torta dei Fieschi”, si tiene la sera del 14 agosto, attirando visitatori da tutto il mondo.

Nel 1564, Lavagna subirà il saccheggio e la devastazione dei pirati turchi, guidati dal temibile Dragut.
Col passare delle vicissitudini, nel 1797 Napoleone Bonaparte la farà rientrare nel Dipartimento dell’Entella, con capoluogo Chiavari, all’interno della Repubblica Ligure.

Dal 28 aprile del 1798 e con i nuovi ordinamenti francesi, Lavagna verrà annessa al II cantone diventando capoluogo, della Giurisdizione dell’Entella, successivamente inserita nel Dipartimento degli Appennini con capoluogo ancora Chiavari.

Dal 1859 il territorio verrà compreso nell’VIII mandamento omonimo del Circondario di Chiavari dell’allora provincia di Genova. Verrà elevata al titolo di città il 12 maggio del 1889.

Lavagna, nonostante le dimensioni modeste, vanta un passato fatto di ricche ed epiche battaglie, condottieri, pittori e poeti; poco conosciuto ma indiscutibilmente primo tra tutti Paul Valery, mentre Lord George Byron, a seguire, si dice che piantasse sulla bella spiaggia di Cavi i fiori del giglio marino che tuttora crescono lungo la riva. Dante Alighieri, nel suo esilio da Firenze e ricoprendo incarichi per i Malaspina, ebbe modo di soggiornare presso la famiglia Fieschi nel suo passaggio in Tigullio, e persino la famiglia di Cristoforo Colombo era legata da stretti rapporti con i conti di Lavagna, grazie a Bartolomeo Fieschi, nipote della futura Santa Caterina, grande amico dell’esploratore.

Oggi, a prima vista una cittadina evolutasi dalle ceneri dell’antico borgo costiero, Lavagna vanta un turismo balneare affermato, ed è un punto saldo per la marineria ligure.

Con Chiavari, è famosa per custodire le antiche lavorazioni artigianali delle sedie campanino e del pizzo macramè.

Natura

Malgrado si tratti di una cittadina relativamente piccola, all’interno del territorio comunale sono presenti paesaggi fortemente diversi tra loro, figli di ambienti a volte plasmati dalle stagioni, altre volte dall’attività dell’uomo.

Distanti in linea d’aria e di pensiero dai contrafforti rocciosi delle Cinque Terre, i paesaggi del Tigullio digradano dalle colline dell’entroterra in panorami notevolmente più addolciti, arrivando al mare con litorali di sabbia e ghiaia.
Dunque troverete le spiagge, contrariamente al resto della Liguria, principalmente pianeggianti e alla portata delle famiglie più numerose: eclatanti sono il caso di Sestri Levante, che custodisce le anse della Baia delle Favole e della Baia del Silenzio – assolutamente imperdibili – così come quella della località balneare di Riva Trigoso. La spiaggia di Lavagna è lunga circa quattro chilometri, una delle maggiori del Levante, mentre quella di Chiavari, più raccolta, è composta in parte da ghiaia, riparata da barriere frangiflutti. Il litorale cambia e torna a farsi aspro in corrispondenza di Zoagli.

Un salto è obbligatario farlo, la mattina presto o al tramonto, alla passeggiata sul lungomare di Lavagna, di recente rifacimento, soprattutto per quello che riguarda la pavimentazione e il potenziamento paesaggistico. Con una atmosfera facilmente sovrapponibile a quella dei paesi della Costa Azzurra, si comincia il percorso dalla stazione ferroviaria di Cavi, e se da un lato avrete il mare, da un altro guarderete alla ferrovia, che la separa dal resto della città, comunque raggiungibile attraverso pratici sottopassaggi.

La ciclabile che da Chiavari risale lungo il fiume Entella, passando per Lavagna, Cogorno e Carasco, è la Ciclovia dell’Ardesia, un vero e proprio rifugio di quiete che sarà possibile attraversare in bici o a piedi.
La pista parte, nello specifico, dal porto turistico di Lavagna, e si snoda lungo il fiume per la via che porta alla Valfontanabuona, valle dell’ardesia, fino a Tribogna, per un totale di circa 40 km. Man mano che si arriva all’entroterra, l’ambiente diventa più selvaggio, offrendo scorci e angoli quasi del tutto boschivi; sul percorso è possibile intraprendere una deviazione per visitare la Basilica dei Fieschi. Uno accorgimento sarà quello di prestare attenzione a praticare i punti più impervi in autunno, per l’allerta alluvioni durante la piena dell’Entella.

Dall’incontro tra i torrenti minori Sturla, Graveglia e Lavagna, il breve tratto che dà vita al fiume è uno dei siti ornitologici più importanti per la Liguria costiera, sede dell’Oasi Faunistica omonima, naturalmente protetta, istituita dalla provincia di Genova. Per gli appassionati di bird watching, la LIPU con sede nel capoluogo organizza escursioni gratuite in occasione delle migrazioni, approfittando dei punti di osservazione privilegiati per venire a contatto con l’avifauna stanziale, che trova rifugio proprio lungo i siti di stallo e, in primavera, di nidificazione.
Specialmente dal versante lavagnese è possibile ammirare le diverse specie di uccelli che popolano l’area, per merito di sponde protette ed aree attrezzate a misura d’uomo, dove è piacevole trattenersi anche per un fugace break. Nei pressi della foce, sono praticamente sempre presenti gabbiani, folaghe, anatre, cigni e anche qualche svasso, cormorani e martin pescatori si nascondono nella vegetazione a ridosso del corso interno; con l’arrivo della sera, nell’oasi troviamo il barbagianni, la civetta e l’allocco tra i rapaci notturni.
Il fiume è dunque il sito ideale per una sosta durante il lungo viaggio dei migratori verso l’Africa, e potrete scoprire i loro segreti assieme ai volontari e agli esperti che vi accompagneranno al seguito di una giornata indimenticabile.

Indiscusso è il patrimonio di tutto il Golfo Paradiso, casa di borghi di mare come Bogliasco, Pieve, Sori, Recco e Camogli, tutti paesi che invitano a restare per rifocillarsi e godere del clima. Dalla strada, molto panoramica (ricordiamo che l’Aurelia è una presenza costante) alle periferie di ville coloniche, drappeggiate con la bouganvillea, si arriva alle colline dove i pini marittimi, le foreste di lecci e gli odori del sottobosco fanno da sfondo al blu del Mar Ligure.
Tra Camogli e Portofino, al riparo in una insenatura tra i versanti frastagliati, troviamo la bellissima baia di San Fruttuoso di Capodimonte, raggiungibile soltanto a piedi o dal mare. All’interno, di questo panorama unico, è ospitata una abbazia risalente all’anno mille, oggi proprietà del FAI, intorno alla quale vi aspettano una spiaggia libera, una torre appartenuta ai Doria e un pugno di case di pescatori, con la pineta alle spalle.

Per gli amanti del trekking, il Parco Naturale Regionale di Portofino, di cui fa parte anche San Fruttuoso, convenzionalmente posizionato a circa trenta chilometri ad est di Genova, sotto la bandiera del Tigullio occidentale, vi aspetta per immergervi nei sentieri da fiaba tra boschi di carpini e nocciolo, alla riscoperta di quei paesaggi che, nelle vicinanze dei promontori, nascondono agli occhi più indiscreti indicatori del felice ecosistema come falchi, poiane, tassi e persino caprioli. Le escursioni e le visite guidate vengono svolte tutto l’anno, tendenzialmente durante il weekend, le più importanti delle quali sono il Sentiero dei Tubi, lungo l’antico acquedotto che riforniva la vicina Camogli, o il birdwatching sulla costa, presso il posteggio di San Rocco, con termine al Centro Visite Batterie.

A Chiavari troverete il Parco Botanico di Villa Rocca, uno spazio verde dedicato al relax e a numerose specie vegetali rare ed endemiche. Muovendovi nelle ali del palazzo liberty che ne è diretta pertinenza, e ad un prezzo davvero irrisorio, trarrete beneficio da una meritata pausa ammirando dall’alto la cittadina limitrofa, tra orchidee, serre e laghetti ornamentali.
Più in generale, il consolidato ecosistema di Lavagna e l’impronta dell’uomo su di esso hanno costituito un binomio forte, che è fonte di un turismo esperienziale adattato al paesaggio detto “terrazzato”.

I terrazzamenti, infatti, costituiscono da secoli la principale componente del paesaggio ligure, testimonianza di antiche tecniche costruttive e abilità manuali che hanno consentito lo sviluppo d pratiche agricole in ambienti tendenzialmente ostili alla coltivazione, come i versanti e le ripe delle montagne.
Il territorio collinare di Lavagna, che si affaccia nel suggestivo golfo, è ricco di queste opere secolari, ancora in uso e in buono stato, che insieme a un forte attaccamento delle comunità locali alla terra e alle tradizioni, testimoniano veri e propri frammenti di storia.
In particolare la collina di Santa Giulia, e le frazioni di Sorlana e Barassi, sono territori dalla connotazione ancora marcatamente rurale, sopravvissuti al processo di urbanizzazione intenso nel dopoguerra.

Risultano per altro ancora vive le pratiche locali per la costruzione dei muretti a secco, a bassissimo impatto sulla natura circostante, e secondo tecniche e saperi tramandanti di padre in figlio.
Sentieri ripidi e nascosti, scale tortuose costruite ad arte, sono elementi caratterizzanti il paesaggio di Lavagna, di pari passo d una fitta rete di sentieri lastricati, lascito dell’operosità dei contadini che percorrevano – e percorrono – continuamente in salita e in discesa le loro terre a picco sul mare.

Infine, due parole sulla costante compagna di viaggio, l’ardesia, conosciuta dai più proprio con il nome del borgo, pietra tipica e utilizzata per i più disparati scopi, sia nei muretti a secco che nelle tegole dei tetti, così come nei sentieri e nei davanzali delle case. Per le “creuze” che collegano il mare alle frazioni, troviamo testimonianza della divisione della proprietà tramite lastre sempre in ardesia, poste in verticale al di sopra degli onnipresenti muretti, composti dal materiale argilloso-scistoso della zona.

Luoghi d'interesse

Austera, imponente, unica nel suo genere, la splendida Basilica di Santo Stefano sorge sopra la sottostante piazza Marconi, adeguatamente ampliata dopo la demolizione di edifici troppo adiacenti, consentendo così di rivederne l’accesso con un effetto volutamente scenico, e sulle rovine di una preesistente chiesa ad opera di Giovanni Battista, su progetto del più noto Gian Lorenzo Bernini. Edificio di culto antichissimo, forse del VI secolo, vi si accede tramite una scalinata d’ardesia: ripartita in tre navate, scandite da colonne sorreggenti le arcate a tutto sesto, con una facciata in marmo bianco, la costruzione è sede della parrocchia omonima del vicariato di Chiavari, ed è un vero simbolo per Lavagna e tutto il golfo del TIgullio. All’interno si ammirano un “Gesù in Croce” ed un “San Nicolò di Bari” di Domenico Piola.
Il cimitero monumentale, posto sulla collina alle spalle della Basilica di Santo Stefano, è considerato uno dei più importanti della provincia per la bellezza delle sue tombe. Mastri scultori hanno prodotto statue steli, busti e buona parte delle cappelle nelle due grandi zone di interesse del cimitero. Vi sono anche opere di scultori quali Brizzolara, Ersanilli e ultimamente sono stati aggiunti lavori di Francesco Dallorso.

Casa Carbone è una splendida istantanea di “fin de siècle”, grazie all’opera di Emanuele e Siria Carbone che, spinti dalla volontà di raccontare come vivevano le famiglie borghesi di allora, decisero di affidare il palazzo borghese di via Riboli al FAI.
La dimora dei Carbone custodisce l’atmosfera domestica che si respirava tra ottocento e novecento, ricca d’oggetti d’arte, ceramiche e arredi, nonché importanti dipinti seicenteschi. Il palazzo è a tre piani, con un giardino: al piano terra è conservato uno spazio espositivo, mentre il piano nobile è sede della casa museo, in cui sono stati ripristinati ambienti e situazioni tipiche di una famiglia rivierasca. Troviamo anche una ricca biblioteca, che si mostra vicino agli oggetti quotidiani nell’intima cornice domestica, assieme a singolari marionette in legno intagliate a mano.

La Chiesa di Nostra Signora del Carmine, di origine seicentesca, fu edificata dai monaci carmelitani che, però, dovettero abbandonarla nel 1799, a causa degli eventi napoleonici. Trasferitisi i frati nel genovese e lasciato il luogo venire meno ai suoi originali scopi, l’edificio tornerà alle funzioni religiose solo anni più tardi. Centralissima, caratterizzata da una facciata semplice, ariosa, con tre sole finestre ed un interno ad una sola navata, conserva tele del Fiasella, del Pianetto e di De Ferrari, oltre che crocifissi processionali molto antichi. Lungo il corso del tempo sono stati resi necessari alcuni interventi di restauro, i primi dei quali avvenuti nel 1835 per agevolare il tracciamento della strada intitolata al santuario, il chiostro ospita attualmente la biblioteca civica. A luglio si celebra la Festa della Madonna del Carmine, con una gloriosa processione.

Tornando a parlare dell’ardesia, il cui utilizzo si perde nella notte dei tempi (basti pensare alla necropoli di Chiavari, datata ai secoli VIII – VII a.C., costituita da tombe a cassetta realizzate proprio col pregiato materiale), non possiamo non menzionare la raccolta artistica della Torre del Borgo, o Torre Saracena, che ospita il museo ad essa dedicato e la collezione archeologica Alloisio.
Situata in pieno centro storico, inserita in un cortile interno caratterizzato dall’alternarsi di aiuole fiorite e pavimentazione a risseau, si ritiene che la Torre fosse un punto d’avvistamento appartenuto ai Fieschi.
Nel corso dei secoli, questo gioiello è stato recuperato come sede di museo e di iniziative private quali congressi e ricevimenti nuziali. Nella corte interna vengono anche organizzati concerti da parte dell’associazione Amici Do Bronzin.

Per quanto concerne lo spazio museale, sono mostrate opere dello scultore locale Franesco Dallorso, facenti parte della suddetta collezione archeologica: donata al Comune dall’insegnante Rodolfo Alloisio, la serie di oggetti esposta e’ in gran parte costituita da reperti archeologici di varia provenienza, tra cui le stesse opere in ardesia del Dallorso, ritrovamenti di ceramiche toscane e maiolica ligure, lucerne di età ellenistica e numerose ceramiche puniche. Si fa menzione, in questa raccolta, anche di una giara con la bocca a quadrifoglio datata attorno all’epoca neolitica.

Luogo di interesse forse per eccellenza è il porto turistico di Lavagna. Protetto da un molo parallelo alla riva, che si estende per oltre un chilometro, all’interno di uno spazio di 290 000 mq, conta 23 pontili ed è fornito di tutti i moderni servizi a terra, con possibilità di assistenza e di riparazioni in giornata. Le strutture ricettive soddisfano una vasta gamma di richieste, collegandosi ad alberghi, residence, negozi, e ristoranti.

Ricettività, turismo ed eventi

Abbiamo già visto che Lavagna è non solo centro balneare e borgo di pescatori, ma anche una località a misura del turismo esperienziale.

Occorre specificare ulteriormente quanto, e come, questo paese vi consentirà di essere parte della vita di tutti i giorni, permettendovi di vivere in prima persona una o più giornate a contatto con il territorio. Si partecipa, anche con i bambini, a gite e laboratori didattici negli agriturismi, con i grandi alla raccolta delle olive durante i mesi autunnali, o alla potatura, in inverno. Sarete invitati persino a ricostruire i muretti a secco durante la primavera, a 300 mt sul livello del mare, seguendo il ritmo di una vita d’altri tempi. Il frutto del lavoro si apprezza sotto forma di prodotto gastronomico, con il pregiato olio, oppure, all’occorrenza, con un pegno di ringraziamento da parte della famiglia o dell’azienda coinvolta, secondo il consueto sviluppo sostenibile.

Ci si immerge completamente nelle atmosfere locali, ed anche una semplice giornata alla spiaggia, per esempio quella libera e attrezzata di Cavi di Lavagna, piccola oasi di pace per famiglie e ragazzi, permette di venire a contatto con un sacco di giovani della zona, seguiti da bagnini professionisti. Su richiesta è prevista la possibilità di noleggiare una delle diverse imbarcazioni fornite dalla Golfo Paradiso SNC, in vista delle le località più suggestive da visitare che vanno dalla costa sanremese a Portovenere.

Dopo una giornata di sole, nuotate e pallavolo sul bagnasciuga, vi attendono i bar e i chioschi in riva al mare, per un aperitivo che anticipi le ore piccole della movida, e in un locale particolarmente apprezzato, nonché unico nel suo genere, potrete degustare birre artigianali a prezzi concorrenziali, in un ambiente spazioso e a misura di goloso.

La storica marcia di San Leonardo, a Cavi, vi impegnerà in una salutare corsa per Pasquetta, mentre la prima domenica di agosto si svolge la festa patronale di Santo Stefano, assieme alla relativa sagra. In marzo, per gli appassionati delle primizie e gli imprenditori del settore, si svolge la Fiera dell’Agricoltura, con centinaia di banchi. A metà del mese maggio, Lavagna attende i suoi fedeli per la tradizionale Fiera dell’Ascensione, in Piazza Podestà e sul Ponte della Maddalena, cena per tutti a base di specialità tipiche genovesi.
Puntata alla Sagra della Focaccia con la Salvia, a Santa Giulia, dalla fine luglio alla prima settimana di agosto.

Tappa ancora in luglio a “Musica e Gusto”, che propone pietanze fantasiose lungo le vie della città, accompagnati da eventi musicali, e al corrispettivo “Medioevo con Gusto”, che vi attende per bere e mangiare immersi nei sapori del medioevo, tra giochi e spettacoli d’arme come si facevano una volta.
Sotto Natale si festeggia il “Presepe du Brunzin”, dove si rappresentano le arti e i mestieri lungo la via principale della cittadina.

Nel periodo di ferragosto, dal 1949 c’è l’indimenticabile festa che ha fatto conoscere Lavagna in tutto il mondo e richiama ogni anno turisti da viepiù paesi: per ricordare il suo passato illustre, ci si veste tutti in costume ed è l’occasione giusta per assaggiare una fetta della monumentale Torta dei Fieschi, che regala il nome anche alla giornata!
Tredici quintali dì dolce squisito, un corteo storico con centocinquanta personaggi in costume d’epoca, decine di danze, giochi d’arme e di bandiera, dedicati alla più grande e antica manifestazione storica della Liguria.

Cucina

Meno povera di quella dell’estremo promontorio del Levante in via di ingredienti, contaminata da sapori quasi provenzali, la cucina di Lavagna si basa sui due capisaldi dello slow food: stagionalità e territorialità. Dal pescato giornaliero ai prodotti freschi dell’entroterra, come gli asparagi, i carciofi, le zucche e zucchine saporitissime, le patate quarantina e le erbe di stagione, timo e borragine su tutte, la proposta enogastronomica bene si addice ad ogni tipo di palato.

Potrete gustare frutti di mare appena sgusciati, sui pescherecci di Cavi, o il Formaggio di San Stè’ e la farina di castagne su in quota. Dalle olive di Deiva Marina al rinomato basilico, per giungere al pesto che tutta la Liguria concede in abbondanza, sono molteplici le aggiunte che a Lavagna arricchiscono il frutto dell’esperienza gastronomica tramandata da generazioni.

Il bagnun di acciughe, con pomodoro fresco, aglio, prezzemolo, vino bianco, è il piatto di mare per eccellenza nella zona, una sorta di intingolo valorizzato con aromi naturali e servito caldo su gallette di pane. Mirabile esempio di una cucina che col mare stringe legami indissolubili sono il cappon magro, antipasto di pesce adagiato su un letto di verdure bollite, destinato principalmente ai giorni che precedono la Pasqua, la frittata di bianchetti, gli sgombretti in salsa di piselli, lo stoccafisso in umido o con polenta, guarnito con pinoli e olive, la buridda, lo zimino, con pesce o carne e stufato con bietole e spinaci, il risotto con il polpo, l’orata al forno

Anche minestre e zuppe, felice comunione tra i frutti della terra, sono immancabili sulla tavola di Lavagna: il re dei primi, il minestrone, avvolge con il gusto morbido delle verdure, arricchito con i borlotti e l’olio “buono” della Riviera; la minestra di legumi, ovvero la mesciua; il tocco, il sugo denso a base di funghi; la trippa in umido, servita con brodo. Sono, questi, tutti esempi di pietanze che risalgono ai nostri trisavoli. E proprio i funghi, abbondanti nell’entroterra collinare, vengono proposti nei modi più svariati, in tegame e con patate, spolverati di aglio e basilico, alla genovese, alla brace, fritti, ripieni.

La scorzonera fritta e i fiori di zucca ripieni di patate aprono la pista ai primi veri e propri. Facili da preparare ma con un segreto gelosamente custodito di massaia in massaia per donare più sapore, si comincia col cavoli ripieni, conosciuti anche col nome di “gagette”, che prevedono un impasto a base di uova, maggiorana, cipolla, grana, una noce di burro, olio e sale, pronto da infilare nella foglia arrotolata per costituire dei deliziosi fagottini.

Troviamo le trippe accomodate, condite con cipolla, pinoli, olio, burro, pomodoro e patate, ottenendo uno stufato molto sapido da aggiustare sul pane, la polenta con il cavolo nero, ottima in inverno.
I testaroli, sorta di crespelle sottili, tipicissimi nella Liguria del Levante, con farina bianca, acqua e sale, sono un piatto jolly da guarnire con pesto, salsa di noci, olio e grana, serviti tagliati a losanghe, da non confondersi con i più corposi panigacci, ottimi con salumi ed affettati regionali.

Piatto unico è la farinata, d’adozione toscana, una pietanza a base di farina di ceci, testo altrettanto sottile cotto in una grande teglia di rame, chiamata appunto il “testo”; indispensabile il suo utilizzo nel forno a legna, che rende la farinata calda e croccante.

Il castagnaccio, o panella, è un tortino autunnale fatto con un impasto di farina di castagna, pinoli, uva sultanina, olio e sale, pietanza che in realtà si presta bene ad essere un piatto unico a sua volta, per via del sapore che è una via di mezzo tra il dessert e il companatico. Salata è invece del tutto la torta di riso, dalla sfoglia soffice, un piatto rustico con un sapore carico, amalgamato alle uova e al parmigiano, da servire tiepido o come gustoso snack nelle escursioni.

Possiamo definire la cima la portata più emblematica del genovese, una specie di arrosto di vitello ripieno di ingredienti che i contadini, in tempo di miseria, mettevano insieme con quello che trovavano nell’orto o con gli avanzi della macellazione: carne di riciclo, poche verdure, piselli, pinoli e formaggio da sigillare con ago e filo nella tasca della cima. Una volta cotta, quella tradizionale deve raffreddare ben avvolta nella pellicola, pressata tra due pesi.

Per quanto riguarda il fine pasto, ben si accompagna al periodo delle festività il pandolce genovese, nelle due versioni più bassa o alta, pane molto morbido, di forma circolare, preparato con lievito madre, uova, uva passa e pinoli. La leggenda vuole che ne vada tenuta da parte una fetta per i poveri e una per il giorno di San Biagio, il 3 febbraio.

Ottimi i canestrelli, biscotti friabili dal sapore di burro, diffusi in tutta la Liguria, e il latte dolce, ottenuto facendolo bollire con farina e una scorza di limone, e poi friggendo l’impasto, guarnendo con una spolverata di zucchero a velo.

I produttori di vino locali saranno lieti di invitarvi ad assaggiare le loro creazioni. Tra quelli tipici viene riconosciuto un delizioso vino bianco proveniente dalle colline di Santa Giulia, altri sono il Bianchetta, il Vermentino, ma anche i passiti e i moscati della denominazione Golfo del Tigullio ben difendono la loro reputazione, da non perdere il bianco delle Terre di Portofino e il Ciliegiolo, apprezzato con i primi, indimenticabile col minestrone.

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