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Golfo del Tigullio

 
“La mattina andavo verso sud, salendo per la splendida strada di Zoagli, in mezzo ai pini, con l’ampia distesa del mare sotto di me; il pomeriggio, tutte le volte che me lo consentiva la salute, facevo il giro di tutta la baia di Santa Margherita, arrivando fin dietro Portofino. Su queste due strade mi venne incontro tutto il primo Zarathustra, e soprattutto il tipo di Zarathustra stesso: più esattamente, mi assalì…” (Friedrich Nietzsche)

Ci sono luoghi, della memoria, in cui i volti di persone sconosciute ci appaiono come in sogno. Portano con loro il ricordo, dolceamaro, di estati troppo brevi, ma intense, e di inverni che non valgono a scalfire il cuore, quel cuore di chi è abituato a parlare con la natura e assecondarne i voleri, plasmandola nel caso per renderla ancora più gradevole di quanto già non sia.

Immaginate queste persone, e le loro dimore. Immaginatele, volate con la fantasia e vi troverete, come per incanto, in un lembo del Levante ligure genovese: il Golfo del Tigullio.

Un territorio magico dove un sospiro solamente può turbare la quiete di quelle sue strade, pavimentate come nei palazzi degli antichi re delle fiabe. Luoghi che rammentano come l’uomo e la natura possano fondersi in un connubio ricco di fascino dove le emozioni aleggiano nell’aria, impalpabili, e spirano la brezza dei monti che incontra la luce del mare più pulito.

Incontaminati dall’astio delle grandi città, chiusi nelle loro tradizioni e nella loro perfezione quasi perlacea, questi Borghi che formano il territorio ci accolgono dandoci il loro radioso benvenuto in estate, con un sole che arde le rocce, e si riflette vanitoso negli specchi d’acqua delle baie turchesi, tutte formatesi spontaneamente nel corso dei secoli.

All’interno del Golfo del Tigullio infatti, sono presenti numerose insenature tra le quali, a occidente, il seno di Paraggi, tra i Comuni di Portofino e Santa Margherita Ligure, la rada di Santa Margherita Ligure, il seno di Pagana con le tre baie interne di Prelo, Trelo e Pomaro (San Michele di Pagana) e il Golfo di Rapallo, dove si estende ad arco la cittadina costiera e, nella parte orientale a Sestri Levante sono comprese due baie celebri: la Baia delle Favole e la Baia del Silenzio divise tra loro dall’istmo sabbioso del promontorio. Soprattutto queste ultime la sensazione che trasmettono, quando le si vede per la prima volta, ha un che di particolare, di magico, perché presentano, entrambe, acque trasparenti, quasi di vetro: il mare della Baia del Silenzio, in particolar modo, è circondato da case color pastello che rendono incantevole il paesaggio, appunto come nelle favole, o nei giorni di quiete silenziosa.

Un panorama suggestivo che, al tramonto, diventa l’emblema del nome che porta, arricchendosi delle grida roche dei gabbiani che tornano alla terraferma, dopo una giornata di vagabondaggio.

Per entrare dalla Riviera spezzina a quella genovese, tra i vari percorsi, quello più suggestivo prevede di attraversare le montagne passando al loro interno, come nel più utopistico dei sogni…percorrere quelle gallerie che una volta solo il treno osava attraversare, protetto con la sua corazza di ferro e fuoco, dalle intemperie e dalle avversità. Era il padrone esclusivo di quei luoghi, ma l’uomo, dopotutto, non potendogli essere inferiore, è riuscito a soppiantarlo…ed ora, dato che il treno non passa più da quelle parti, gli unici che continuano a sfidare il buio siamo noi: competere con quegli spazi angusti da soli, nelle giornate di intensa pioggia e con il mare in burrasca provoca emozioni ineguagliabili, e ogni parola potrebbe diventare poco descrittiva nel delinearne la grandezza. Solo quattro chilometri circa a senso unico alternato. Ma sono quattro chilometri decisamente emozionanti, sotto tutti gli aspetti, messi lì per saggiare i nostri nervi saldi e la nostra disciplina, se non nel guidare, nel rapportarci con elementi che sono laggiù da ben prima di noi. L’inizio della prova è dettato, come in una giostra medioevale, dal semaforo verde, e la sua fine consiste nel riuscire a rivedere la luce alla fine di quei tunnel. Così fra metamorfosi e filosofia di genere siamo ormai giunti nel territorio Genovese.

Moneglia ci appare un po’ come una terra promessa, come tappa di un meritato riposo dopo la sfida…Situata allo sbocco della Val Petronio, a pochi chilometri da Genova di cui è l’ultimo comune della provincia, il Borgo si trova all’interno di una baia delimitata da due promontori, entrambi ricchi di vegetazione mediterranea: a ovest si estende il promontorio di Punta Moneglia e ad est quello di Punta Rospo. Mentre il primo è interamente selvaggio, il secondo presenta diverse zone residenziali fino a raggiungere l’abitato di Lemeglio. Le strade sono pulite e ordinate, spesso arricchite da mosaici e fontane zampillanti. La calma e la quiete che si respirano, passeggiando lungo le vie, hanno qualcosa di misterioso, di fuori posto, e conciliano il riposo, se non la pace interiore dello spirito che sembra rinnovarsi. Non ti aspetteresti tanta discrezione, da una cittadina che vive sul mare, e per antonomasia caciarona. E invece è proprio così, sembra quasi di ritrovarsi dentro le rovine di un tempio molto ben ricostruito. Giustappunto, le architetture religiose sono numerosissime (citiamo la Chiesa di San Giorgio e quella di Santa Croce) e la loro impronta è tardo gotica. Data la loro bellezza, sono una valida alternativa ai percorsi in mezzo ai boschi che, come sempre, sono decisamente più numerosi di quanto umanamente sia possibile pensare. Tappa obbligatoria in febbraio per il Carnevale della Zucca, con manicaretti e carri allegorici per tutto il Borgo.

Riprendiamo il cammino a Ponente rientrando in altre gallerie e dopo sei chilometri si apre la baia di Riva Trigoso, un borgo formato da due parti distinte, una più antica e sul mare denominata la Ripa da cui Riva Trigoso e quella più interna e recente. Riva si affaccia su un ampio golfo delimitato da Punta Manara verso ovest, dietro la quale si estende Sestri Levante e da Punta Baffe verso est, dietro la quale si trova Moneglia; nel centro del golfo sfocia il torrente Petronio, spesso in secca, che divide la frazione in due parti: la zona di Ponente è infatti un piccolo borgo di pescatori che da qualche anno ha notevolmente rinnovato le sue infrastrutture turistiche, mentre a Levante sorgono i cantieri navali. Immancabile la passeggiata anche qui ben curata. Luglio è il mese della Sagra del Bagnun, tipico piatto marinaro confezionato con acciughe, aglio, olio, pomodoro e pane, che sostituisce le gallette usate in barca dai pescatori. La sagra è una delle più antiche della Liguria.

A ridosso di Riva troviamo Sestri Levante che, anticamente, era costituito da un isolotto che possedeva il promontorio attuale, il quale, a sud, degrada ora a strapiombo sul mare. Questo isolotto fu, solamente in età moderna, unito alla terraferma da un istmo molto sottile formato dai depositi delle numerose e periodiche alluvioni dei torrenti Gromolo e Petronio e dall’azione costante del mare. Tra le due baie, quella del Silenzio e quella delle Favole, e l’istmo, si sviluppa il centro storico, mentre la parte più moderna occupa la piana che, estendendosi tra il mare e le colline dell’entroterra, divide Sestri a nord dalla Val Graveglia con il monte Bianco e a nord-ovest dalla Val Petronio con il monte Caddio, il monte Bomba e il monte Incisa, rilievi che fanno solo da cornice alla bellezza senza tempo della cittadina. E sempre in tema di bellezza, non c’è paragone che regga con le chiese degli altri borghi, in quanto Sestri sembra possederne un numero incredibilmente spropositato; nel cuore cittadino si possono fra l’altro notare i numerosi portali d’ardesia del XIV secolo specie in via XXV Aprile, il carruggio preferito dagli abitanti e ancora oggi importante asse commerciale delle attività artigianali.

Segue, verso Ponente e nel cuore del Golfo del Tigullio, più piccola, ma altrettanto composta la cittadina di Lavagna. Geograficamente a dividerla dalla vicina Chiavari è il torrente Entella, che sfocia in mare proprio al confine dei due comuni rivieraschi. Aldilà della citata calma che pervade questi luoghi, anche Lavagna sembra spiccare di più in questa caratteristica grazie alle imponenti architetture religiose e monumentali come la Basilica di Santo Stefano e la Chiesa di Santa Giulia, in cui si dice siano conservate le reliquie della Santa. Alla cittadina viene spesso conferita la Bandiera Blu per la qualità delle sue spiagge decisamente ben tenute, attrezzate e tranquille. Ma ciò che rende vivamente raccomandabile una visita di Lavagna a metà del mese di agosto è una delle Sagre Tradizionali più care ai Liguri. Il 14 agosto (indipendentemente dal giorno della settimana in cui cade) si celebra la “Torta dei Fieschi”, una serie di manifestazioni che rievocano un episodio storico del 1230. In quella data, Opizzo Fiesco, conte di Lavagna, sposò la nobildonna senese Bianca de’ Bianchi e volle coinvolgere tutta la popolazione offrendo una monumentale torta. Da allora, e fino ad oggi, ininterrottamente, l’episodio viene rievocato con una sfarzosa sfilata di oltre cento personaggi in costumi medioevali che percorre il centro storico di Lavagna, riprendendo l’antica suddivisione in sestieri: Borgo, Cavi, Scafa, Ripamare, Moggia e San Salvatore. Giunto ai piedi della Torre dei Fieschi in piazza Vittorio Veneto, il corteo ascolta attento il proclama delle nozze; al termine avviene il taglio della torta (un dolce di quindici quintali confezionato su una ricetta segreta risalente al Medioevo) e la successiva, equa distribuzione fra i partecipanti.

Chiavari, invece, è il centro commerciale del Tigullio ed è il secondo comune più popoloso del comprensorio, nonché la terza cittadina – per numero di abitanti – della provincia dopo Genova e Rapallo. Entrando nel borgo e fatto appena qualche chilometro in mezzo alla via affiancata dalle vetrine, ci ritroviamo nella piazza principale dove spicca il Santuario di Nostra Signora dell’Orto, maestoso, e di una purezza quasi disarmante in quelle forme audaci. Del mare e del suo porto turistico e dei suoi conosciuti mercatini nei carruggi, che sicuramente tutti conoscono, questa volta non parleremo, rivolgendo, invece, una nota per l’entroterra lussureggiante che vale la pena di visitare. Tale area è compresa tra la bassa e la media Val Fontanabuona, la Valle Sturla e la Val Graveglia e fu storicamente legata al Capitanato di Chiavari, istituito nel XIII secolo dalla Repubblica di Genova nel Levante ligure. Possiamo trovarci la tipica macchia mediterranea, boschi di faggio, castagno, noccioleti altrettanto comuni, alternati a macchie selvatiche impenetrabili. Le escursioni e le tappe gastronomiche, qui, sono quasi obbligatorie.

Come una appendice troppo cresciuta, dei boschi misteriosi intorno a Chiavari, troviamo Zoagli, una gemma rara dei paesaggi costieri, costellata da scorci che ritagliano un cielo spesso di vetro, da quanto è limpido. Nel territorio zoagliese sono presenti inoltre diversi percorsi naturali, le caratteristiche “creuze” liguri e mulattiere che permettono, dal centro cittadino, di raggiungere le frazioni e le località del comune. Sentieri che spesso si inoltrano ripidi fra le colline, a picco sul mare, e ci catapultano in realtà rurali che credevamo perse nei secoli prima delle grandi guerre. Uno dei percorsi più famosi, ricalcante l’antica via Roma, è denominato “dei Cinque Campanili” poiché collega le antiche Chiese frazionarie di San Pietro di Rovereto, Semorile, San Pantaleo, Sant’Ambrogio a quella centrale di San Martino per un totale complessivo di circa dodici chilometri, sempre occhieggiando una buona fetta di mare in mezzo agli alberi.

Rapallo, a seguire, si trova nella parte occidentale del Golfo del Tigullio, incastonato nell’insenatura che prende il suo nome, tra la piana dei due principali torrenti quali il Boate – chiamato storicamente Bogo – e il San Francesco nella parte orientale della città. Il territorio comunale è attraversato da numerosi corsi d’acqua e rii minori dove, nei secoli, si sono sviluppati i primi nuclei abitativi corrispondenti alle odierne frazioni rapallesi. Anche qui l’entroterra predomina, in quanto, visto l’inasprimento della costa, perdiamo le ampie spiagge sabbiose per ripiegare su stabilimenti balneari arroccati sul mare, comunque sempre degni di nota. Rapallo è forse la più raffinata cittadina del Golfo, ci sono dei tramonti da non perdere, nella parte terminale dell’abitato, che sfocia sul mare come fosse la fine estrema del mondo conosciuto, che tolgono il fiato. Rossi, carmini, porpora e tenui sfumature di arancio, striano il cielo confondendo l’ombra dei palazzi con la superficie immobile delle acque, grazie anche alla conformazione urbanistica che appunto sembra troncarsi di netto sul mare. Da non perdere, nei primi tre giorni di luglio, i festeggiamenti dedicati alla Madonna di Montallegro e il Palio pirotecnico organizzato dai “Sestieri” (quartieri) di Rapallo. I fuochi sono spettacolari e senza uguali e ogni Sestiere ingaggia i migliori “fuochisti” sul mercato. Il culmine si raggiunge con “l’incendio” simulato del Castello, sul lungomare Via Veneto, che viene circondato da tutti i fuochi pirotecnici che, accesi contemporaneamente danno l’illusione di un vero e proprio incendio.

Santa Margherita Ligure, è il penultimo abitato del Tigullio, e dista appena 32 chilometri da Genova. E’ circondato da colline ricoperte di vegetazione mediterranea sulle quali si trovano ville e giardini con vista sulla Costa dei Delfini, che unisce la cittadina al borgo di Portofino. Oltre al mare, una tavola cromata intorno alla scogliera della Punta di San Michele di Pagana, dove la spiaggia si compone di sabbia fine, sono molto interessanti da vedere, e da fare, le immersioni, grazie anche alla varietà della fauna marina e alla presenza di un relitto di nave mercantile affondato nei primi del Novecento. Dalle attrazioni architettoniche agli svaghi, c’è l’imbarazzo della scelta, ed è rigorosa una passeggiata nel centro, ricco di fiori e balconi colorati, caratteristici negozi e trattorie tipiche. Immancabile anche una passeggiata lungo il porto, tra le banchine e il molo che si protende in mezzo al golfo, per un’immagine d’insieme di Santa Margherita Ligure.

A concludere il nostro veloce tour panoramico c’è Portofino. Secondo Plinio il Vecchio, il borgo fu fondato dall’Impero Romano col nome di Portus Delphini dovuto, forse per la grande popolazione di questi mammiferi marini nel Golfo del Tigullio. Il panorama è caratteristico, passeggiata a mare, case dipinte che danno sulla spiaggia, in questo caso piccola e raccolta per via della costa che s’infittisce di pini e macchie d’acero, frastagliata, e il consueto parlottio dei turisti, in sottofondo, la sera che le strade si animano di vita. Forse Portofino è ciò che di più antico ci è rimasto, nel Tigullio, in quanto a disposizione delle forme e dei colori, ancora legati al passato. Arrivando via mare, sembra quasi di attraccare in un porticciolo di sgherri delle peggiori coste portoricane, con la giungla minacciosa in agguato tutt’attorno, se non fosse che Portofino di minaccioso ha veramente poco. Il mare all’alba si tinge dei colori delle case, come un quadro impressionista lasciato al caso, in bàlia delle onde. Tutto comunque richiama la vita mondana laggiù, nonostante la calma eterea e l’atmosfera serena che si respira per le vie.

E’ il punto in comune che hanno tutti i borghi del Tigullio, questa loro incondizionata voglia di dare senza ricevere, di dare divertimento. Inoltre l’attenta selezione di eventi mondani, specificatamente studiati per esaltare la bellezza del Golfo di notte come di giorno, sono come fari nella notte per i turisti a caccia di emozioni.

La costa si popola, specialmente in estate, di moltissimi eventi di ogni tipo: sagre paesane, concerti, mostre d’arte, danza, teatro, regate. Il programma è diverso di anno in anno, è quindi consigliabile rivolgersi agli uffici turistici delle varie località. Ma ricordiamo le regate veliche, la Mostra del Tigullio, a Chiavari, in genere nel mese di maggio, un’importante fiera che mette in mostra il meglio dell’antico artigianato ligure, eccellente in diversi prodotti dal legno ai tessuti, dai pizzi all’ardesia, per finire con la rinomata gastronomia; il Palco sul Mare, il festival itinerante più atteso dell’estate che propone grandi concerti ed i più amati protagonisti del cabaret italiano. E la toccante rappresentazione del Cristo degli Abissi, a Camogli nel vicino Golfo Paradiso. Nei fondali di San Fruttuoso a dodici metri di profondità, sorge l’enorme scultura in bronzo…la notte dell’ultimo sabato di luglio, prende così vita una delle processioni più spettacolari di questo territorio: decine di sub scendono con speciali torce fino alla statua per deporre una corona d’alloro sulla testa del Cristo. La discesa è preceduta da una processione di barche alla luce delle torce e lo spettacolo è veramente degno del tempo che impiega a concludersi.

Nel Tigullio, esattamente come nelle altre zone della Liguria di Levante che abbiamo trattato, la cucina è sempre all’altezza della regione a cui appartiene. Tra i vari piatti di carne che qui vanno per la maggiore ricordiamo le tomaselle, involtini di vitello ripieni di carne, uova ed erbe aromatiche, e poi l’agnello in umido con i carciofi. I funghi sono protagonisti dell’entroterra, insaporiscono i piatti di carne e vengono addirittura accostati al pesce. E proprio quest’ultimo ha un posto d’onore nei menù dei ristoranti del Tigullio. Tantissime le ricette proposte: il fritto misto, l’insalata di pesce, le triglie alla genovese, lo stoccafisso in agrodolce con pinoli e uva passa. I “muscoli” sono onnipresenti, fatti alla marinara o ripieni di carne, formaggio, uova, maggiorana. Non possiamo certo dimenticare la regina dei mari liguri: l’acciuga, che viene consumata fresca, ottima quella ripiena, ma si presta benissimo ad essere conservata.

In definitiva che dire ancora? Se non basta il delicato drappeggio di chiaroscuri della Baia delle Favole al tramonto, né i ristoranti affacciati sulle passeggiate a mare dei borghi, con le loro mille luci che brillano languide nella notte giovane, e le strette vie dei carruggi che sanno di timo, salvia e mare aperto, beh, probabilmente il sogno di un’esperienza del genere non fa per voi.

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