loader image

Fivizzano

 

“Contribuì generosamente alla guerra di liberazione con la partecipazione di molti suoi giovani ai primi nuclei partigiani, offrendo splendido esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.” (1940 – 1945)

Tra l’Appennino e le Alpi Apuane, nutrita alcova di tesori nascosti a pochi chilometri dall’uscita di Aulla sulla Parma – La Spezia, Fivizzano è uno dei borghi caratteristici di quella parte della Toscana che definiamo come Lunigiana, a 326 metri sul livello del mare. E’ anche nota per i suoi soprannomi altisonanti, da “Terra insigne”, “Il paese dalle belle finestre” a “Una perla sperduta fra i monti”, o anche, fatto ben più celebre per via dell’influenza della famiglia dei Medici, proprio come la “Firenze della Lunigiana” .

Per entrare nell’ottica di comprendere le origini e la vastità di quest’area dove arte e fede si intrecciano, casa di fantasmi medievali, pulpiti, chiese e  grandi pellegrinaggi, nonché motivo principale dei suoi appellativi, è bene sapere che la Lunigiana, dal punto di vista amministrativo, è suddivisa tra l’estremo nord della Toscana e la parte più orientale della riviera ligure, lungo il corso del fiume Magra. L’Alta e la Media Lunigiana si configurano con la prima, dalle parti di Massa Carrara, mentre la Bassa Lunigiana è situata in provincia della Spezia, lungo l’ultimo tratto del fiume. I suoi confini storici sono tuttavia  molto più ampi, e così la Lunigiana Storica corrisponde ai possedimenti dell’antica sede vescovile di Luni, abbracciando sì le attuali province della Spezia e di Massa-Carrara, ma anche l’alta Garfagnana fino circa a Camporgiano e la Versilia, presso Pietrasanta nell’attuale provincia di Lucca.
Viene ulteriormente distinta tra Lunigiana Interna, corrispondente al territorio dell’Alta e Media valle del Magra, fino ad Albareto e a Minucciano, e Lunigiana Esterna, comprensiva dei paesi che fanno parte della bassa valle del Magra, con Sarzana e il tratto finale della val di Vara.

Si puo’ così affermare che Fivizzano è largamente incluso nei territori della Lunigiana Storica, e appartiene alla zona dell’Alta Lunigiana, comune facente parte della provincia di Massa e Carrara.

In rapporto al suo areale è, in effetti, uno tra i più estesi di tutti i comuni massesi, contando su numerose piccole frazioni quali Collecchia, Equi Terme, Mezzana, Sassalbo, Verrucola e Vinca tra i maggiori. Contraddistinto da paesaggi incontaminati e castelli imponenti, sin dall’antichità  è un luogo famoso per essere stato importante crocevia di commerci tra la Pianura Padana, la Riviera di Levante ed il porto di Livorno. Troverete che l’abitato si sviluppa alla sinistra del torrente Rosaro, andando dal passo del Cerreto sino alle vette apuane del monte Sagro e del Pizzo d’Uccello, terra di confine con il Monte Grosso e con il Monte La Nuda a coprirgli le spalle, guardando alle pendici vallive proprie dell’antica Luni.
Gran parte del territorio in cui risiedono le  frazioni di Fivizzano sono comprese nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ed in quello del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.

Come arrivare

VIA AREA

L’aeroporto più vicino è l’Internazionale “Galileo Galilei” di Pisa. Anche gli aeroporti di Firenze e Genova possono essere usati per arrivare a Fivizzano, entrambi ad un’ora di distanza circa, in un senso o nell’altro. Il Galileo Galilei è collegato con i principali aeroporti europei ed internazionali. Ci sono, inoltre, piccoli aeroporti in provincia di Grosseto, Siena, in Versilia e il Marina di Campo all’Isola d’Elba.

VIA TERRA

Da nord, attraverso l’A1, fino a Parma, prendendo per la camionabile della Cisa A15 Parma-La Spezia. Il primo casello che si incontra è Pontremoli e poi Aulla, si prosegue per la Strada Statale 63 del Cerreto. In alternativa si percorre la A7 Milano-Genova collegandosi con la A12 Genova-Livorno.

Da Sud la Lunigiana è raggiungibile ancora attraverso l’ A1, fino a Firenze, e poi con la Firenze-Mare A11 e la Livorno-Genova A12, allacciamento con l’A15.

Con il treno è possibile arrivare, da nord, al comune Pontremoli oppure a quello di Aulla, non esistendo stazioni ferroviarie dedicate a Fivizzano. Consigliamo l’ultima tra le due fermate: partendo da Milano Centrale dovrete fare cambio obbigato a Parma e poi prendere un regionale che vi porti alla stazione denominata come Aulla Lunigiana. Il percorso in realtà non è nemmeno così difficile, e una volta scesi potrete fare l’ultima tappa del percorso con uno degli autobus delle linee indirizzate a Fivizzano.

Partendo dalle stazioni ferroviarie di Roma, il tratto di percorrenza vi obbliga a fermarvi per un cambio a La Spezia, e da lì prendere la coincidenza ancora per Aulla Lunigiana.

Come spostarsi

Per muoversi a Fivizzano e dintorni, l’uso dell’automobile, propria o a noleggio, è  caldamente consigliato: i borghi e le pievi si sviluppano in altezza lungo il fianco di colline che, pure se servite, possono risultare difficili da praticare a piedi o in bicicletta. Soprattutto nella stagione invernale, dove  la Lunigiana dà il meglio di sé, è bene essere in regola con catene o gomme da neve.
La presenza di palazzi signorili ben testimoniano come, soprattutto in età medievale, Fivizzano  fosse un centro nevralgico delle attività di commercio. Ragione per cui, anche posteggiando il vostro veicolo, il singolo paese si visita con piacere e agevolmente.  Potrete passeggiare lungo i resti delle mura erette da Cosino de’ Medici o sedervi per un caffè nella piazza del nucleo antico, dove svetta centrale la fontana barocca. La città si snoda tra due porte: entrando nel borgo da “Porta Modenese” si incontrano i bei palazzi Fantoni-Bononi,  questo in particolare sede di un piccolo museo della stampa, e Cojari, e la villa Benedetti Chigi.  Da piazza Medicea, quella del centro storico, si arriva al Municipio e all’ex Convento degli Eremitani di S. Agostino. Ritornando sulla via Umberto I si transita davanti alla chiesa delle Carceri, raggiungendo porta Sarzanese, anche conosciuta come Fiorentina.

Oltre le mura, il borgo della Verrucola accoglie l’omonimo castello per gite outdoor.  Inoltre, da non perdere la visita all’Orto Botanico dei Frignoli e le grotte di Equi Terme, a cui si arriva oltre che in macchina anche in treno. Di Equi, a patto che siate amanti dei dislivelli e della mountain bike nuda e cruda, apprezzerete il percorso ciclabile che la collega con Villafranca in Lunigiana, pedalando per una sessantatre chilometri fino ai Monti di Licciana. Consigliatissimo l’anello ciclistico Monti – Fivizzano – Monti. 
Se la vostra città di riferimento è un’altra, non disperate: CTT Nord effettua un valido servizio di trasporto pubblico con linee urbane ed extraurbane nel territorio della Provincia di Massa Carrara e nell’entroterra della Lunigiana, con fermate ad  Aulla, Bagnone, Casola, Comano, Filattiera, Fivizzano – Fosdinovo, Licciana Nardi e i maggiori comuni, arrivando alle cime i Zeri.

Un po' di storia...

Fivizzano la si identifica, nell’antichità, come Forum Verrucolae Bosorum e poi come Forum Fivezani.  Il paese era dunque una tappa obbligata e una stazione di sosta, prima di affrontare il valico montano tra Lucca e Parma,  punto nodale che incrociava i sentieri provenienti da Luni.
Se quindi i primi insediamenti a Fivizzano risalgono all’epoca romana, le prime menzioni scritte risalgono al Medioevo, quando l’abitato principale era il vicino borgo della Verrucola e sotto la giurisdizione della famiglia feudale dei Malaspina.
Una delle prime date in cui compare il nome di Fivizzano, infatti, è quella del 13 giugno 1229 nel Codice Pelavicino ed ancora prima in una Bolla del pontefice Eugenio III del 1149. Questi dati, però, non danno una precisa idea sull’epoca in cui collocare l’origine del borgo, perché in tempi antecedenti la sua vicinanza con Verrucola risulta fuorviante, anche e soprattutto per il luogo di fede rappresentato dalla chiesa proto-romanica di quest’ultima. Convenzionalmente, gli anni in cui si affaccia alle cronache coincidono bene o male con le menzioni alla costruzione del castello della Verrucola, ampliato nella prima metà del secolo XIV dal famoso feudatario Spinetta Malaspina detto “Il Grande”.
Luogo di fede per eccellenza, la sua amministrazione era magistralmente portata avanti dai monaci ospitalieri di S. Antonio della Congregazione di Vienne, cittadina romana di Francia, volgarmente detti “antoniani”. La prima sede dell’Ospedale, il cosiddetto Ospedalino, sorse nel Borgo corrispondente all’attuale Via Labindo, trasferito oggigiorno nei locali dei religiosi sul “Col di San Francesco”, dove prosegue la sua attività. Nel XIV e XV secolo, Fivizzano subisce le incursioni di Castruccio Castracani e dei Visconti, per la sua rilevanza strategica a controllo dei passi appenninici. Precisamente nel 1404, i Malaspina riprendono il controllo del paese, dando inizio allo sviluppo da semplice villaggio a cittadella difensiva lungo la strada che collegava l’Emilia alla Toscana.

Dopo molto tempo, il controllo dei Malaspina cessa nel 1477, quando Fivizzano diviene sede di capitanato alle dipendenze dirette di Firenze, complice l’appoggio del marchese di Fosdinovo, che fino alla morte di Lorenzo de’ Medici fu uno dei più importanti alleati della Repubblica. Con la dedizione a Firenze, niente meno che alla presenza di Lorenzo il Magnifico, prende vita il sopracitato capitanato, comprendente, oltre alle ventisei Ville di terra e corte, altri ventuno castelli che si aggiunsero in seguito a Firenze.
In un areale circondato dalle Repubbliche di Lucca e Genova, che arrivava fino ai Ducati di Massa e Carrara, Parma e Modena e oltre il Marchesato di Fosdinovo, Fivizzano sotto i Medici conosce un’ulteriore spinta commerciale ed economica. Vino, olio e legumi transitavano da questa importante rotta mercantile, assieme ai carichi di purissimo marmo bianco di Equi, alla pietra delle cave di Pognana, ma anche carbone e legname pregiato dei suoi boschi. A Fivizzano erano attive ferriere, cartiere, fornaci, tintorie, stamperie, concerie.

Nel XVI secolo Cosimo I realizza una nuova cinta muraria, ancora oggi in parte visibile, per salvaguardare la produzione agricola locale e difendere il territorio dagli assalti da parte di Carlo VIII di Francia e delle truppe spagnole del Marchese del Vasto, a cui l’alleanza con Firenze non è comunque riuscita a porre freno.

Nell’anno 1571, in quella che oggi conosciamo come Piazza Medicea, si tenne una singolare disfida fra gli arcieri denominati di terra, provenienti quindi dal centro urbano, e quelli di corte giunti dai quartieri vicini di Guardia, Verrucola, Fittadisio e Montechiaro: l’oggetto della contesa, per così dire, era quello di arrivare a colpire un con arco e freccia un bersaglio posto a trenta metri. Nel mese di luglio di ogni anno si ripete, dal 1971, una realistica rievocazione di cui parleremo più avanti.
Dal 1633, Fivizzano farà parte della sede del Governatorato di Lunigiana.

Dopo il periodo napoleonico, tra il 1799 e il 1814, con l’avviarsi del relativo declino, subisce lo smembramento da parte dell’Imperatore, e viene ceduto a Elisa Bacciocchi Bonaparte, per ritornare dopo il Congresso di Vienna al Granducato di Toscana fino al 1847. Leopoldo II, in seguito ad averla visitata, il 6 luglio 1848 la dichiara e la eleva al “rango di Città Nobile”: è il periodo nel quale la modernita’ comincia a farsi largo verso le colline di Fivizzano. Nel 1829 inizieranno i lavori per la costruzione “della strada militare che da Reggio di Modena deve andare al mare”, mentre nel 1835 la cinta muraria verrà demolita per far luce ed aria alle case in costruzione, lasciando i ruderi delle Porte note come la Sarzanese, la Modenese e la Nuova.

La sorte, forse per farsene beffa, comincia ad essere inclemente con il grande crocevia che è il borgo, e dopo un terremoto nei primi anni “venti” e devastanti bombardamenti nel secondo conflitto, uniti a numerose rappresaglie tedesche nelle frazioni di Mommio, Vinca, San Terenzo Monti e Tenerano, Fivizzano ne esce a testa alta grazie anche alla riscoperta del turismo naturalistico, dei suoi meravigliosi boschi e con  l’importante crescita demografica iniziata negli anni ‘70-‘80.
Dall’anno 2001 il territorio a monte di Fivizzano entra a far parte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Oggi, il paese è noto per il suo folklore, la tradizione gastronomica e gli incantevoli paesaggi naturalistici.

Natura

Fivizzano si incastra a meraviglia tra il Parco dell’Appennino e il Parco delle Alpi Apuane, come un gioiello tra due diverse qualità di stoffa pregiata: quella inconfondibile dei boschi liguri e toscani, e l’arruffato sistema di vigne e colline della Lunigiana, permettendo di visitare agevolmente anche le bellezze architettoniche dei vari paesini che si affacciano lungo i sentieri.  Dai resti dell’uomo paleolitico, neolitico e dell’orso speleo rinvenuti a Tecchia,  arrivando alle cavità naturali scavate del torrente, a Mommio,  chiamate le Marmitte dei Giganti, alle sorgenti solforose dell’acqua nera di Monzone – tutta la zona è in realtà interessata da carsismi superficiali e sotterranei – persino con l’imbiancato al Passo del Cerreto e l’anello delle Apuane, ciò che resta all’interno dei vasti possedimenti naturalistici dell’areale va di pari passo con atmosfere difficilmente replicabili altrove. C’è magia, c’è mistero, ed entrambi vi accompagneranno per tutto il vostro soggiorno.

Una vasta rete di percorsi, soprattutto all’interno del territorio apuano, di cui circa un centinaio sono segnalati dal Club Alpino Italiano, si allacciano con itinerari minori facilmente praticabili, il Garfagnana Trekking o l’Alta Via delle Apuane tra i diversi.
I dislivelli si prestano ad attività sportive come la mountain bike, quest’ultima supportata da un pratico servizio delle Ferrovie dello Stato: tutti i treni della linea Lucca-Aulla, e diversi della linea litoranea, garantiscono itinerari di attraversata utilizzando il treno per ritornare al punto di partenza.
Da Equi Terme fino a Carrara, praticare l’alpinismo o cimentarsi con l’arrampicata rappresentano un passatempo valido e salutare: con l’affermarsi di quella di tipo sportivo, molte nuove vie sono state tracciate a partire dalla famosa parete nord del Pizzo d’Uccello, per arrivare alla Gabellaccia, le Torri di Monzone, il Contrario, il Sumbra e altri.

Poco fuori Fivizzano, arrivati all’incrocio della statale del Cerreto con quella della Garfagnana, tappa obbligata è la valle del Lucido, uno degli affluenti del Magra. La valle è stata abitata sin dal paleolitico ed è servita in epoca medievale come importante snodo  del commercio mercantile, come dimostrano le piante urbanistiche, arroccate sui pendii, ma facilmente raggiungibili e contraddistinte  dalla ricca presenza di botteghe e corti all’interno dei diversi borghi, Gragnola su tutti.  Fate in modo di trovare del tempo per una passeggiata nel borgo di Vinca, nel cuore del Parco delle Alpi Apuane, che conserva ancora i caratteri della civiltà rurale di montagna: pascoli, alberi da frutto e convivialità tutta nostrana.

Più avanti, transitando sulla SS. 63, si raggiunge il borgo di Sassalbo, circondato da boschi di castagno. Il paese ospita il già citato Orto Botanico dei Frignoli, dove si possono ammirare piante e fiori appartenenti a specie in pericolo di estinzione, vicinissimo alla nota stazione sciistica di Cerreto Laghi.

Dal punto di vista geografico, le Alpi Apuane non sono montagne facili, da esplorare: se non fosse per l’opera dell’uomo, la loro morfologia aspra le rende dei veri e propri fortini difesi da valli profonde. Ma complici le prime estrazioni dei marmi, del cipollino e di altre pietre pregiate dalle cavità del sottosuolo, nonché la diversa natura delle rocce determinanti la presenza di ambienti quanto mai vari, la sua biodiversità ha saputo adattarsi, e così noi. Nel tratto di pochi chilometri, a partire dalla breve pianura della costiera versiliese, le Apuane s’innalzano fino a sfiorare i duemila metri di altitudine: dalla costa verso l’entroterra, il rivestimento vegetale è di tipo mediterraneo, dividendosi tra  sclerofille sempreverdi, leccete e pini marittimi. Con l’aumento dell’altitudine, del clima fattosi più fresco e la diversa composizione del terreno, si distingue uno stacco, si incontrano vere e proprie querce secolari, carpini e castagni, non infrequenti alcune delle specie endemiche delle Apuane come la globularia, l’asteroide salicina flessuosa e il cerastio apuano. E’ proprio ai boschi che si deve la prosperità di queste valli, conosciutissima l’importanza che il castagno ha rivestito in passato nella vita e nell’economia delle popolazioni.

Alle altitudini maggiori, faggi e brughiere nascondono agli occhi ciò che l’area protetta ha da offrire, una fauna selvatica ricca ed unica nel suo genere.
Si segnala il ritorno dell’aquila reale, la presenza costante del falco pellegrino, del gufo e dell’allocco, indicatori naturali dello stato di salute dei boschi. Più raro il gracchio corallino, dal caratteristico becco rosso, divenuto simbolo del Parco.
Altre specie interessanti sono il ghiro, la faina e la martora,  introdotto di recente il muflone, ben adattatosi all’ambiente apuano.
Nei torrenti non mancano le trote e tra gli anfibi, comune anche a bordo sentiero la salamandra pezzata; altri endemismi sono rappresentati dal tritone,  dal geotritone e da un insetto, la Nebria apuana, che risulta distribuito in una ristretta area geografica.

Luoghi d'interesse

Innumerevoli e senza tempo, sono i luoghi da visitare a Fivizzano e dintorni.
Arteria tra le tante, nel cuore della Lunigiana Storica, di tutta l’area intorno al paese restano oltre 35 delle pievi anticamente legate all’antica diocesi medievale di Luni  e delle mille istituzioni monastiche presenti sul territorio, tra le quali quelle di Sorano, Codiponte, Vendaso e San Caprasio ad Aulla.

Ancora più proprio della Lunigiana è, in verità, un patrimonio incredibilmente ben conservato di reperti artistici dal gusto singolare, che ha interessato la tarda preistoria e la protostoria: le Statue Stele. Si tratta di stele antropomorfe, scolpite nella pietra arenaria e databili tra l’età del rame e l’età del ferro.
Le raffigurazioni del corpo umano si distinguono in rappresentazioni femminili, caratterizzate dalla presenza del seno prosperoso, e maschili,  quando corredate di armi. Con un novero stimato tra gli ottanta esemplari, il centro di riferimento più importante è quello conservato all’interno del Museo delle Statue Stele Lunigianesi nel Castello del Piagnaro di Pontremoli, mentre altre figure le trovate proprio nel territorio di Filattiera e Mulazzo.

Senza uscire da Fivizzano, i soli resti delle mura, fatte costruire da Cosimo nel 1540 in sostituzione di quelle malaspiniane  e su precedente progetto di fortificazione, si configurano come rarità assieme a quelle di Caprigliola, che risalgono allo stesso periodo. Persino alcune botteghe restano fedeli al loro originale aspetto, come l’ Antica Farmacia Clementi, a due passi dalla piazza principale – una volta entrati al suo interno chiedete della China Clementi, un elixir tonico e digestivo che vi consigliamo di provare come già fece il maestro Indro Montanelli, frequentatore di Fivizzano, che  ne conosceva le proprietà e ne apprezzava il gusto delizioso – o i panifici che ancora sfornano il gustoso Pane di Vinca, da provare con la mortadella lunigianese, fatto di farina di grano tenero e crusca.

Mole e castello della Verrucola, godendo dell’impressionante vista della torre cilindrica che sorge sulla sponda opposta a quella del castello, tra il torrente Mommio ed il canale di Collegnago, ci portano per mano nel mondo di una architettura tutta medievale, datata 1044. Fu Spinetta Malaspina, nel 1300, ad ampliare il complesso, aggiungendo delle possenti torri di fiancheggiamento accanto al mastio originario.
Le forme odierne mantengono la sovrapposizione di tre grandi saloni, all’interno di un grande corpo-palazzo quadrangolare. Di particolare interesse, da un punto di vista strutturale, è la volta della sala d’armi a piano terreno, impostata sul massiccio pilastro centrale ottagonale. Gli interventi di restauro, ad opera dello scultore Pietro Cascella, attuale proprietario, permettono di fare la conoscenza di uno dei complessi fortificati lunigianesi più suggestivi. Occorrerà prendere appuntamento, il venerdì dalle 13.00 alle 17.00. 

Anche il castello di Gragnola, altrimenti conosciuto come castello dell’Aquila, è un’imponente struttura fortificata, arroccata su una collina tra le valli del Lucido e dell’Aulella. Ci si arriva, da Fivizzano, proseguendo per la Strada Regionale 445 verso Aulla e poi immettendosi sulla Strada Statale 63 verso Gassano – Equi Terme, arrivando al paese omonimo.
Il castello e i suoi feudi passarono a Spinetta nel periodo che coincise con la sua espansione nella Lunigiana Orientale. Non esistono documenti storici che ci consentono di delineare con certezza quando i lavori per la sua costruzione sono cominciati, ma sappiamo che tra gli ultimi interventi vi è la costruzione della cinta muraria esterna, probabilmente risalente ai secoli XV e XVI,con un cambio totale all’accesso al fortilizio: tutto il percorso fino al portale di ingresso al cortile interno è  stato ‘murato’ e dotato di ulteriori feritoie. Anche la scarpatura intorno a mastio e mura sembra risalire a questo periodo.
Oggi, possiamo ammirare una struttura impressionante, costituita da un unico corpo di fabbrica che ingloba la mole del mastio di forma quadrilatera, dominante il cortile interno, con quattro piani, per dimensioni uno dei più grandi  castelli della Lunigiana. Curioso abitante della fortezza è Giorgio, nato nel trecento e oggi irrimediabilmente… morto! Si tratta di un cavaliere rinvenuto in una del castello, passato a miglior vita per mano violenta, oggi oggetto di studi per ricostruire la sua storia. 

Il castello di Viano di Fivizzano, nella valle del Lucido, antico pago romano e in seguito sede dell’antica pieve, costituiva parte del cuore del dominio politico dei Bianchi di Erberia, cui si univa, dall’altra parte della valle, il borgo murato di Monte dei Bianchi, centro religioso della stessa famiglia. Quello che rimane del castello,  elementi della cerchia muraria, come la porta e alcuni caratteristici vicoli chiusi da volte, è frutto dei restauri compiuti nel 1970 dal proprietario; l’aggregato del paese è tutto raccolto sulla vetta del colle, attorno alla sua torre cilindrica, con tante, piccole costruzioni in pietra che si sviluppano in maniera concentrica. Ci si arriva percorrendo la strada provinciale per Equi Terme, finchè si arriva a salire verso  la Pieve di Viano, fra sentieri in arenaria e medie pendenze dal sapore medievaleggiante. In fondo alla valle si trova la pieve di San Martino, già ricordata nel 1149 come concessione ai vescovi di Luni, costruita su una chiesa romanica.

Se l’automobile vi viene in soccorso, pianificate un salto alle Grotte di Equi Terme, alla scoperta di stalattiti e stalagmiti, immersi nel paesaggio carsico delle Apuane, e a Carrara, la capitale mondiale del marmo, visitando le vallate estrattive di Torano, Fantiscritti e Colonnata, a sua volta patria del celebre “lardo”.

Ricettività, turismo ed eventi

In primavera, tra maggio e giugno, si tiene una prestigiosa manifestazione culturale e enogastronomica dei prodotti tipici della Lunigiana e della provincia di Massa-Carrara, grazie a Fivizzano Sapori; durante l’evento, ormai consolidato, viene conferito anche il Premio Sapori Comune di Fivizzano, dedicato a chi si è particolarmente distinto nella salvaguardia della cultura enogastronomica. 

Imperdibile la rievocazione della Disfida tra gli Arcieri di Terra e di Corte che si ripete ogni anno dal 1971, tramandata a suo tempo da un certo Frate Tommaso da Fivizzano, dell’ordine eremitano di Sant’Agostino. La festa inizia con la presentazione delle armi al Capitano, che assegna dunque l’ordine di tiro degli arcieri. C’è una sfilata del corteo storico in costumi cinquecenteschi, prima della vera e propria gara gli arcieri: cinque per ogni squadra, si affrontano cinque alla volta, cercando di colpire con le frecce, scoccate da archi di legno, i bersagli posti a 30 metri di distanza. 

A Verrucola di Fivizzano,  in aprile, si tiene un’altra celebrazione molto caratteristica: Rievocando Verrucola AD 1352. Verrete accolti dalla corte di Spinetta Malaspina con gastronomia, mercatini medievali, spettacoli e tanto altro.

A Villa Pescigola, poco fuori Fivizzano, fioriscono ogni anno oltre 120.000 narcisi tra le dolci colline della Lunigiana. Potete assistere a questo spettacolo unico sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00 e il resto della settimana su prenotazione. La visita comprende un piccolo ristoro con prodotti biologici dalla fattoria ed è anche possibile acquistare piante e fiori. 

Ogni agosto, alla fine del mese, Agnino ospita l’ormai consueta Sagra della Pattona. La pattona è un tipo  di pane cotto nel forno a legna, dentro testi rivestiti di foglie di castagno – da non confondere con il castagnaccio.

A dicembre, ad Equi Terme si tiene il Presepe Vivente, che illumina con i colori caldi di torce e candele le strette viuzze del paese, mentre risuonano canti natalizi che accompagnano la veglia  dei figuranti in costume per tutta la sera dedicata alla natività di Gesù Bambino.

Cucina

La cucina di Fivizzano è la stessa della Lunigiana, legata nonostante il passare del tempo a tradizioni che affondano nel medioevo. Essa è strettamente influenzata dalla posizione, dalle materie prime disponibili nel corso dell’anno, come erbe spontanee, castagne, funghi, miele e carne del pascolo, e da ricette sussurrate tra le massaie di paesini in paesini , subendo influenze anche da quella Emiliana, ad essa confinante, e con le provincie di Parma e Reggio Emilia.

Tra gli antipasti più famosi ci sono i frittini, ottenuti con farina gialla, fagioli borlotti e cavolo nero impastati insieme e poi fritti; tigelle e focaccette di testo servite calde con formaggio e salumi; gli sgabei, fatti a base di pasta per il pane lievitata, fritta e infine salata. Tipiche non solo delle Lunigiana ma di tutto l’arco ligure, sono le torte salate, inconfondibili la torta d’erbi  fatta con zucca di stagione, porri, borraggine, e con le erbe spontaee, la torta di patate arricchita da pomodoro e mortadella, new entry l’Arbadela, preparata con la farina di granoturco, cipolline fresche, finocchio, bietole e ricotta.

Tra i primi piatti fanno bella figura pani, zuppe e stufati. La “minestra di farro”, dove il grano duro viene cotto assieme a legumi ed ortaggi, è una specialità gastronomica molto antica della Lunigiana. Pietanza singolare è la Barbotta,  un cibo povero cotto nei testi, fatto con la cipolla dolce di Treschietto, farina di mais e  formaggio.
Alcuni panificatori artigianali stanno riscoprendo la “panetta”, un tipo di pane estivo, nel quale l’elemento predominante è la farina di granoturco impastata e fatta lievitare con pasta di grano.

Nella carta dei menù non devono mancare la bomba di riso, che consiste in una specie di tortino con ripieno di prosciutto cotto, formaggio dolce e ragù, le lasagne bastarde della Lunigiana, prodotte con la farina di castagne e quella di grano tenero, e i testaroli, un piatto tipico della tradizione povera fatto con acqua, farina e basilico, da servire con abbondante parmigiano e insaporiti con il pesto.
Da leccarsi i baffi, le pappardelle al sugo di lepre sono servite ben calde e con un soffritto ottenuto a cottura lenta, con il posteriore pregiato dell’animale.

Fra i secondi piatti invece spiccano la cacciagione e ciò che restava degli animali allevati per la macellazione, in antichità, che non doveva andare perso.
La polenta incatenata o “calzagatt” si accompagna al maiale e al brodo ottenuto con il cavolo nero e le patate tagliate a cubetti. Sempre con il maiale si prepara la Bisa, a base di animelle cotte e spolverate di sale e pepe. Altra grande figura sul tavolo imbandito la fanno il capretto alla cacciatora, le bistecche di agnello di Zeri e le numerose ricette dei contadi con il coniglio,  i funghi porcini ripieni di formaggio grattuggiato e pangrattato, e le cipolle di Tropea ripiene di polpa di manzo macinato e insaporite con noce moscata. Dall’allevamento si ottengono salumi pregiati come la spalla cotta, il culatello, il filetto e la mortadella.

Carta dei dessert: come non citare la Spongata di Pontermoli,  torta farcita con un ripieno di miele, pane,  mandorle, noci  e spezie , o gli Amor pontremolesi, due wafer al cui interno è racchiusa una squisita crema. La ricetta di questo dolce resta ad oggi un segreto.
Altri dolci tipici sono la “carsenta” e il “ciambellone”, la prima preparata per il Venerdì Santo,  il secondo noto col nome di “Schiacciata di Pasqua”, anche nella variante bastarda, con metà farina di castagne e metà farina bianca.

Lunigiana “Terra dei Vini” è un binomio inscindibile che vi permette, recandovi in qualsiasi bottega, di acquistare ciò che da sempre esalta i sapori ricchi della sua cucina. Il vino della Lunigiana ha ricevuto il riconoscimento ufficiale della I.G.T. “Val di Magra”, che comprende quasi tutta la zona da Pontremoli ad Aulla, ad esclusione di Zeri e Comano e il Colli di Luni D.O.C., la cui produzione avviene a cavallo fra la Liguria e Toscana. Tra i vini più apprezzati, quelli ottenuti dal fusto dell’Arbarola bianco o del Pollera, come lo stesso Val di Magra, seguito a ruota dal Candia dei Colli Apuani, dal Vermentino e dal Sangiovese.

Dintorni

Se da una parte, guardando a ovest, la Liguria sostiene le propaggini del’antica colonia di Luni, verso il mare pescoso delle Cinque Terre, dall’altra Fivizzano è più legata ad una storia tutta toscana, ad altri costumi, più affini a paesaggi collinari, tra i saliscendi di curve strette, pascoli, vigneti e boschi immersi nella nebbia.

Punto di riferimento per il viaggio, Aulla che si estende nel fondovalle percorso dal fiume Magra, comune legato indissolubilmente alla sua abbazia di San Caprasio, guardiano dei paesi limitrofi di Caprigliola, con le mura Medicee, Bibola e Bigliolo, fino alle province sperdute tra le montagne di Massa e Carrara.
Ricordiamo Fosdinovo, con il suo imponente castello, che accoglie il visitatore al suo arrivo nel borgo dopo alcuni chilometri di tortuosa salita arrivando da Sarzana, Filattiera, di origine antichissima, circondata da un vasto castagneto denominato “la selva”, che si dice abitato dai fantasmi, ma anche Licciana Nardi nella vallata del torrente Taverone e Mulazzo, estesa dal fondovalle del Magra fino al contrafforte appenninico che separa il bacino del Vara dalla Lunigiana e culmina nel Monte Cornoviglio. Paesi che sono davvero e letteralmente sospesi nel tempo, e se sarete davvero curiosi, nei dintorni di Fivizzano scovrete anche Bagnone, che ogni giorno saluta il crinale appenninico, incastonato  su uno sperone roccioso tra il fitto manto di pini e querce,  spingendovi, chissà, fino Pontremoli, che occupa la parte più settentrionale della Toscana ed è tappa obbligatoria lungo la via Francigena, con il suo castello del Piagnaro, sede del museo delle statue stele e il borgo dell’Annunziata con il complesso del quattrocentesco convento degli Agostiniani, la sola “unica chiave e porta della Toscana”.

Esplora i dintorni

Partner

proloco cadimare logo italiapervoi

 

Newsletter

 

 

Social
Italia per Voi s.r.l – Via Vittorio Veneto 255, 19124,
La Spezia (SP)
(+39) 333 8485291 – [email protected]
© 2012/2021 – All Rights Reserved – Privacy & Cookie Policy – Credits – Autorizzazione TRIBUNALE LA SPEZIA nr. 1740/19 del 19.11.2019
Apri chat
💬Hai bisogno di aiuto?
Ciao 👋
Come possiamo aiutarti? 😃