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Deiva Marina

 

A guardarlo dalle nostre colline, il mediterraneo sale all’orizzonte come un immenso edificio di luce. Fa sognare partenze, voli supremi. A volte è bianco e fa l’effetto di una nuvola; più spesso è di un azzurro che sconfina; se il vento lo ghermisce, appare solcato di cammini, specie di sera. (Francesco Biamonti)

Deiva Marina, località balneare dai mille tesori nella Riviera Ligure di Levante, si posiziona strategicamente tra Genova e La Spezia, attingendo da entrambe in quanto bellezza dei territori. Il più occidentale dei comuni della seconda, ne dista appena una cinquantina di chilometri, per una distanza speculare verso Genova.

Confina a nord con il comune di Castiglione Chiavarese, a sud il Mar Ligure ne addolcisce il profilo, mentre ad ovest, con Moneglia, e ad est con Carro, Carrodano e Framura, si getta tra boschi e pinete profumate.

Dei suoi itinerari, infatti, fanno parte proprio i paesaggi da fiaba di quel tratto di costa che, comprendente Portofino, le Cinque Terre e il Golfo dei Poeti, va da Genova fino all’incantevole Versilia…

Lasciatisi Deiva Marina alle spalle, sulla via per l’occidente e superata Moneglia, potrete arrivare prima a Riva Trigoso e, proseguendo ulteriormente, raggiungere Sestri Levante, con le due bellissime baie del Silenzio e delle Favole.

Deiva è situata nella vallata di due torrenti, il Castagnola e un secondo, omonimo, da cui la città viene battezzata. Il paese è concettualmente diviso in due, da una parte c’è la zona più moderna, disposta lungo il litorale, dall’altra quella più antica, cuore del centro storico, situato in posizione più arretrata rispetto al mare, sulla sponda del torrente Deiva, un tempo via di collegamento con gli altri centri costieri e dell’entroterra. Conosciuta ed apprezzata per il mare pulito, si lascia scoprire a poco a poco, circondandosi della magia del borgo di San Fruttuoso, con la sua Abbazia del X secolo, ed oltre ancora, verso oriente, con quella della Val di Vara, con i suoi borghi dell’età medievale, ma soprattutto facendo da contrafforte alle Cinque Terre, i cinque paesi liguri per eccellenza a picco sul mare.

Deiva Marina è raggiungibile in auto utilizzando il percorso delle vecchie gallerie della ferrovia, che sono tuttavia a senso unico alternato regolato da un semaforo a tempo. Suggestive e a ridosso del litorale, sicuramente rallentano il vostro arrivo a Deiva, ma coronano il viaggio con i panorami tipici per chi sin da subito vuole entrare nello spirito della città di mare. Di seguito vi riportiamo gli orari di percorrenza stabiliti:

 

  • Da Riva Trigoso a Moneglia: semaforo verde ai minuti 15, 35 e 55 di ogni ora;
  • Da Moneglia a Deiva Marina: semaforo verde ai minuti 05, 15, 25, 35, 45 e 55 di ogni ora;
  • Da Deiva Marina a Moneglia: semaforo verde ai minuti 00, 10, 20, 30, 40, 50 di ogni ora;
  • Infine, da Moneglia a Riva Trigoso: semaforo verde ai minuti 05, 25 e 45 di ogni ora.
Un po' di storia...

I primi insediamenti collinari di Deiva Marina sorgono attorno all’VIII secolo, in corrispondenza degli attuali borghi di Mezzema, Piazza, Passano e Caraschi. Solo successivamente la popolazione inizierà a spostarsi verso la costa, costruendo la vera e propria Deiva in riva al mare, approssimativamente intorno al XI secolo, approfittando altresì del benessere fiorito intorno agli scambi commerciali. Al toponimo originario, dunque, è stato aggiunto l’aggettivo “Marina”, per la sua posizione a ridosso dell’azzurrissimo Ligure.

L’intera zona resta a lungo un feudo dei locali marchesi Da Passano, gli stessi ai quali si deve l’edificazione del castello. Deiva, sotto i Da Passano, giura fedeltà alla Repubblica di Genova, che incorpora il paese e Mezzema nella podesteria di Moneglia, mentre Piazza e Passano entrano in quella framurese; dal 1680 il territorio viene inglobato nell’unica podesteria monegliese all’interno del Capitaneato di Levanto.

Genova concede i fondi per costruire le due torri di avvistamento in prossimità della Marina, una rotonda e una quadrangolare, quest’ultima nei pressi della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate.

Nel 1797, sotto la dominazione francese di Napoleone Bonaparte, Deiva Marina rientra nel Dipartimento del Vara, con capoluogo Levanto, all’interno della Repubblica Ligure annessa al Primo Impero francese, e successivamente nel VII Cantone, come capoluogo, della Giurisdizione di Mesco.

Nel 1815 viene annessa nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861.

Durante il Risorgimento italiano il paese viene ricordato per l’amicizia del deputato Bollo con Cavour, ma soprattutto per quella di Giuseppe Garibaldi con il giovane nostromo Luigi Cariglia, che secondo le cronache gli salvò la vita quando, durante una scaramuccia nel Rio de la Plata, il futuro generale venne colpito a morte.

Dalla fine dell’ottocento al secolo successivo il paese riscopre una fiorente economia basata sulle strutture recettive del turismo vacanziero, lasciando che l’aristocrazia europea si perda tra orti e giardini, o nei bagni a mare lungo l’ampia spiaggia, assieme a quello enogastronomico, con piccoli esercizi a conduzione familiare oggi trasformati in agriturismi e cooperative sociali.

Durante il periodo dei conflitti si inaugura la stazione ferroviaria attuale, ampliata, di Deiva Marina, e l’insediamento si ingrandisce ben oltre i suoi rilievi, prevalentemente terrazzati, per dar spazio agli oliveti, principalmente in vista di Moneglia.

Natura

Tutt’attorno, la Riviera di Levante è caratterizzata da una costa rocciosa alta e scoscesa, con piccole insenature, graziose calette e grotte semi-sommerse, delimitate da stretti promontori. Su questi cresce rigogliosa la macchia mediterranea, a cui dedicano le loro cure sussiegose la brezza del ponente e un clima rinvigorente; tra un cespuglio di corbezzolo e le abetaie in vista della Val di Vara, ritroviamo una straordinaria diversità di specie animali e vegetali autoctone.

Intorno a Deiva la vegetazione continua ad essere contraddistinta da fasce di pino marittimo e da numerose varietà di ginestra, mirto, piante di leccio e “odori” dell’orto, come timo, borragine, erba fragolina e rosmarino. Di rado, comunque, ci si imbatte per le aree del Levante in lingue di sabbia adatte ad una prolungata tintarella, ma in questo, Deiva, si avvantaggia con un arenile che richiama annualmente centinaia di turisti. Si tratta di una spiaggia lunga e stretta, ma molto ben esposta e riparata dai venti, nascosta tra due corone di scogli.

Dalla riva verso i primi boschi salgono le cosiddette creuze e i primi sentieri del parco naturale “Monte-Serro-Punta Mesco”, nel quale il paese è inserito. Spostandoci in vista delle Cinque Terre, girato l’angolo, le terrazze coltivate a vigna dal quale si ottiene il dolce vino “Sciacchetrà” riempiono gli occhi di colori vividi come l’oro.

I comuni di Carro e Carrodano, a pochissima distanza, si affidano ai connubi paesaggistici del parco naturale regionale di Montemarcello-Magra, vestito delle tonalità del pino d’Aleppo che domina le vallate, tra meandri rocciosi e allargandosi in brevi piane coltivate giù verso la Valle del Magra, al confine con la Toscana.

Con la verde Val di Vara alle spalle, viceversa, il ritaglio di un mare che vanta la Bandiera Blu, casa di anno in anno di gruppi di delfini e capodogli in migrazione, ci conduce in direzione di Rapallo, Santa Margherita e Portofino, piccole capitali di benessere e cultura.

Scogliere e spiaggette che definire selvagge è dire poco, per chi sa trovarle, permettono ore di relax circondati da vedute meravigliose. Verso i faraglioni in località Framura, comune sparso abbarbicato tra Levanto e Deiva, il cui entroterra è coperto dai numerosi boschi di castagno, è permessa una pesca proficua tutto l’anno, sia in zone meno fonde, per cefali e branzini in inverno, sia in tratti più profondi dove è facile catturare saraghi e orate. Notevole, in località Vigo, la presenza delle querce da sughero.

Per concludere, il monte Serro, situato tra Framura e Deiva Marina, corona la tavolozza di verdi con le sue rocce a picco sul mare, in particolare a punta Apicchi, dove si trova un orto botanico, e nelle vallette incastonate tra il saliscendi delle pendenze, scavate dall’erosione di una moltitudine di piccoli torrenti.

Luoghi d'interesse

Spicca per particolari e identità religiosa, compresa nella diocesi spezzina, la chiesa settecentesca parrocchiale dedicata a Sant’Antonio Abate, che si trova nel nucleo antico: edificata nel 1730, è di particolare interesse per il sagrato policromo, costruito secondo il tipico tappeto di ciottoli in pietra, detto “a risseau”. A pianta rettangolare, il presbiterio è munito di un’abside semicircolare riccamente decorata, al contrario del bianco rigoroso che illumina il resto dell’edificio.

All’interno, la troviamo abbellita da decorazioni barocche e dipinti del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Trova posto a Sant’Antonio anche un notevole organo della metà del XIX secolo. Di fronte alla chiesa si trova una delle due torri di avvistamento, innalzate dalla Repubblica di Genova per difendere il territorio. E’ quella a pianta quadrata, coronata di merli aggettanti, detta Saracena.

La seconda torre, a pianta circolare, è vicina alla costa, e fungeva da postazione di guardia in risposta al pericolo delle incursioni di pirati turchi e barbareschi, esattamente come la gemella.

Vicino all’abitato di Piazza, si arriva a visitare la chiesa di N.S. dell’Assunta, ritenuta la prima chiesa plebana del comprensorio, intorno al 1002 in un’ampia terrazza pianeggiante.

La chiesa è conosciuta per la presenza al suo interno di una delle più significative testimonianze scritte dell’evangelizzazione del territorio, un’antica incisa su lastra marmorea, che riporta il testo di una pretesa “lettera di Gesù Cristo mandata dal cielo”, datata alla fine del VII – VIII secolo.

In località di Passano e salendo il monte, antica dimora della locale famiglia feudale dei marchesi De Passano, si trovano i resti dell’antico castello feudale.

Lontana dai fasti di edifici religiosi e piazze gremite la domenica, la spiaggia di oltre 600 metri, composta da sabbia mista a ghiaia, ospita stabilimenti balneari ben attrezzati e tratti liberi, ideale anche per le immersioni dei subacquei, ben tenuta e con un grande parcheggio adiacente. La profondità delle acque diventa notevole appena ci si addentra, perciò è consigliabile sorvegliare i bambini.

Ricettività, turismo ed eventi

Spiagge e mare stupendo tra Punta Mesco e l’inizio della provincia di Genova fanno in modo che la vacanza di grandi e piccini sia sempre all’insegna del benessere e di acque pulite, insignite della celebre Bandiera Blu.

Pesca o diving a Levanto, baie nascoste e un piccolo approdo a Framura, a Deiva Marina il primo porto a secco della riviera, che favorisce, per chi approfitta del traffico ittico, il ricovero dei natanti da diporto, offrendo minori costi di gestione e con formule personalizzate di contratto. Windsurf ed altri sport possono essere agevolmente praticati sul posto, grazie anche alle strutture ricettive degli stabilimenti, dove previste.

Per gli amanti della camminata trekking e passeggiate lasciano scoprire il territorio con la dovuta calma, tra percorsi e tracciati sul mare in una natura quasi del tutto incontaminata, tutti facenti parte di una rete molto più vasta che collega le Baie di Sestri e il Tigullio alle Cinque Terre. Il più famoso è quello che partendo da Portovenere arriva a Sestri Levante, completamente gratuito, mentre da Deiva Marina è possibile raggiungere Moneglia e nuovamente Sestri Levante verso ovest, oppure Framura in direzione est. Sono una decina i sentieri praticabili ufficialmente riconosciuti, facenti riferimento al CAI o ai Sentieri Azzurri, con tempi di percorrenza alla portata di tutti e gradi di difficoltà medi. L’itinerario naturalistico da Bonassola a Framura e da Framura a Deiva Marina vi porta dalla Chiesa di Santa Caterina, attraversando la località Fornaci e fino a Serro, passando per un dislivello di quasi 300 metri, immersi nei paesaggi tipici della Riviera, godendo di un panorama che nelle giornate limpide va dal promontorio di Portofino fino al golfo di Levanto.

Pur trattandosi di un saliscendi impervio tra vigneti e scogliere, il tratto della Riviera di Deiva offre notevoli possibilità per chi ama la mountain bike. Una pista aperta di recente fa tappa tra Framura, Bonassola e Levanto, attraversando le antiche gallerie del treno a vapore. In bicicletta si può raggiungere Castagnola, la parte alta del comune di Framura, pedalare in pianura fino a Costa di Framura e poi in discesa, verso la pista ciclabile e così pure per le piste adatte al Free Ride.

A Deiva Marina si celebra la festa patronale di San Giovanni Battista il 24 giugno, con il popolare falò della vigilia, quella di Sant’Anna nella frazione di Piazza il 26 luglio e la cerimonia per San Bernardo abate nella frazione Mezzema il 20 agosto. Sempre ad agosto la Festa della Madonna della Guardia, con messa e processione. In settembre la marcia podistica dei Sentieri Azzurri, imperdibile per chi vuole cimentarsi con l’anello di percorsi più bello. Il Carnevale di Deiva, a febbraio, sfila per tutto Corso Italia: al termine, in Piazza della Posta, tappa obbligata per i bambini con la rottura della pentolaccia.

Altri eventi a Deiva Marina: il Cimento Invernale nel mese di Gennaio; Gara di Pesca subacquea nel mese di Maggio; la Castagnata nel mese di Ottobre ed il famoso Presepe Vivente durante le Festività Natalizie.

Cucina

La cucina dalla quale attinge Deiva, è quella magistralmente custodita nei ricettari delle nonne del Levante. Esalta i sapori semplici, prediligendo il pesce e le verdure che la terra ha da offrire, rivisitate in condimenti, salse e torte salate. Dai pascoli e dai boschi arriva la selvaggina.

Le trofie, o troffie, pasta corta lavorata a mano a base di farina di frumento, come tradizione comanda, sono il must dei primi piatti: arricchite dal celebre condimento, il “pesto”, preparato usando basilico, olio extravergine di oliva e formaggio grattugiato, nella variante genovese sono arricchite da fagiolini e una patata lessa, messa a fare del primo uno squisito piatto unico. Fanno parte della tradizione gastronomica locale anche altri tipi di pasta, come le trenette o i testaroli (squisiti anche loro con il pesto!), o ad esempio i pansotti ripieni di erbe e ricotta, conditi con salsa di noci, o i corzetti, medaglioni di pasta fatti con acqua, farina di grano e sale.

A seguire, la buona forchetta ricerca i ravioloni, col ripieno di verdure miste, formaggio o salsiccia, conditi dal tipico ‘toccu’ alla genovese, sugo di carne portato lentamente all’ebollizione desiderata.

In qualsiasi panetteria trovate facilmente l’autentica focaccia, liscia o imbottita, ideale per un pranzo leggero o la merenda dei bambini. Da assaggiare assolutamente quelle con la cipolla, le acciughe e i pomodori secchi, o rielaborate secondo fantasia. Nelle torte di verdura, chiamate non a caso Torte Verdi, si utilizzano la borragine, le biete, le erbette di campo, i carciofi o impasti diversi di paese in paese; più ricca e sontuosa, con uova bollite e ricotta, la Torta Pasqualina alla genovese.

Nei secondi trionfa il pesce azzurro del Mediterraneo, tra cui le acciughe, le orate o i branzini, ricciole quando è stagione, al forno o al cartoccio. I frutti di mare e i molluschi vengono utilizzati sia nelle fritture, sia per quello che riguarda i primi, squisiti nelle tagliatelle ma anche nell’insalata di polpo da servire tiepida, come antipasto. Ottime e apprezzate, nel Levante tutto, le frittelle di bianchetti. Nelle giornate a cavallo della primavera, quando si esauriscono i primi freddi, chiedete al vostro ristoratore di prepararvi lo stoccafisso in umido con la polenta di mais.

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