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Cinque Terre

 

“Ecco scogliere nude, che dànno un marmo nero e giallo, il portoro, tra cui si abbarbica la vigna; poi la vigna si stende, e copre interamente il fondo roccioso con fusti bassi per difendere i pampini dal vento robusto del mare.” (Guido Piovene)

Nella Liguria di Levante, in Italia, esiste un territorio unico, sospeso tra cielo e mare, a prima vista indomito, che lascia esterrefatti e che incanta da sempre… secondo il senso più letterale del termine, perché non trova eguali nel mondo.
Sviluppatosi sull’estrema lingua orientale della regione ligure, coperto da un areale verde e rigoglioso e in posizione dominante sul mare, si conosce e definisce con il nome di “Cinque Terre”.

Più da vicino, percorrendo i sentieri tra il mirto e il corbezzolo del litorale, si comprende che i borghi che lo compongono si forgiano sulla rotta seguita dai pirati saraceni, su antichi costruttori di muretti a secco, su artigiani e primitivi cacciatori e pescatori i quali hanno protetto e incentivato un territorio a ridosso di cinque piccoli villaggi.

Questi villaggi, partendo dal capoluogo di Provincia, ovvero La Spezia, e seguendo le indicazioni per Genova, risultano essere: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare.
Ciascuno di loro, pur nelle comuni storia e tradizioni, mantiene un vissuto assolutamente personale; ognuno, dunque, uguale ai borghi in fratellanza ma sempre diverso, per peculiarità e personalità.

Basti pensare che Monterosso al Mare è una rinomata località balneare, mentre Corniglia, ad esempio, vive di una realtà intima e collinare. O ancora, se si risalgono le vie ripide di Riomaggiore, silenziosa eppure così grande nella sua storia più o meno recente, non si vivono le stesse emozioni che si avvertono a Manarola che, pur sviluppatasi lungo un percorso simile, sembra essere uscita dritta dall’apparato roccioso dell’Appennino Ligure, il custode e l’artefice di questi ambienti. Così come Vernazza risplende nella sua unicità tra i Borghi più Belli d’Italia.

Quindi, nonostante la geografia fisica delle Cinque Terre possa trarre in inganno, nonostante alcune delle “Terre” possano apparentemente scoraggiare i meno avventurosi, non saranno certo i percorsi impervi che impediranno a chi vuole disporre il proprio cuore ad attingere a tanta bellezza, visitandole e vivendole come esse meritano.

Gran parte del successo, le Cinque Terre, lo devono proprio al percorso capillare di sentieri che ricopre il versante marino, snodato per oltre 120 chilometri. Tanto è il loro patrimonio, in via di saliscendi, vedute panoramiche e scorci, che ha coinvolto nel suo vortice di emozioni personaggi famosi e di spicco: si pensi a Dante Alighieri, Boccaccio, Vincenzo Cardarelli, anche se il più noto resta Eugenio Montale, premio Nobel per letteratura nel 1975, grande conoscitore degli ambienti rocciosi di Monterosso. Un bagaglio di ambienti simili comune anche agli altri quattro borghi: di fatto i sentieri a picco sul mare hanno rappresentato le uniche vie di collegamento, sia da un villaggio all’altro, sia con l’entroterra e l’areale spezzino, lasciando intatto il patrimonio culturale.

Le Cinque Terre, restano comunque impresse nella mente dei visitatori anche in virtù delle coloratissime, nonché particolari, case-torri incuneate in salita su per il solco vallivo, compatte a difesa di ogni porticciolo. Loggiati e portali scolpiti nella pietra tipica, spesso ardesia, che rivediamo, assieme alle ripe scoscese, anche nei dipinti di Telemaco Signorini.

Ma quale è, per sommi capi, il patrimonio delle Cinque Terre?
Lo si riassume in tre parole: radici, cucina e indipendenza.

Un po' di storia...

Davanti al promontorio di Portovenere, borgo confinante, sono stati rinvenuti i resti più antichi che testimoniano il passaggio umano nella zona del Golfo dei Poeti e delle Cinque Terre e, in particolare, addentro la Grotta dei Colombi, all’isola Palmaria che, durante il paleolitico, era unita alla terra ferma. Proprio lì, i manufatti (armi e arnesi da lavoro), assieme ai resti di scheletri molto ben conservati, lasciano dedurre quanto la zona fosse già ospitale per l’uomo cacciatore, malgrado le tribolazioni dell’età della pietra, anche per via di un ambiente boschivo abbastanza ricco di selvaggina, fonte primaria di risorse. Presenti inoltre dei menhir, ritrovati nella fascia di Campiglia-Tramonti, ritenuti i precursori delle statue stele dell’areale di Lunigiana in Toscana.

In periodo pre-romano, le tribù liguri rappresentarono un forte ostacolo alla romanizzazione del territorio, forti dell’indipendenza: tale fatto spiega perché le attività dei colonizzatori si concentrarono nell’”Agro Lunense”, testimoniate su tutte dalla fondazione di Luni. L’assetto sociale e la giurisdizione del territorio, quasi governato sotto rigida autarchia quest’ultimo, perdureranno fino all’alto Medioevo, dopodiché spiccherà la struttura più confacente ai vescovati.

Volendo fare luce, in tema di radici, la storia ci dice che i primi nuclei da borgata propriamente detti siano nati sotto l’egida di Monterosso e Vernazza, seguiti dagli altri solo più tardi, con l’ausilio della potenza militare e politica di Genova. Al XVI secolo risalgono le massicce fortificazioni, volute per contrastare gli attacchi dei predoni turchi e saraceni, e, quando la loro minaccia cessò, le Cinque Terre subirono le dominazioni dei Càrpena, dei Da Passàno e infine i Fieschi. Ufficialmente, passeranno sotto la potenza della “Suprema” nel 1276. Una proficua rete di scambi, soprattutto di prodotti agricoli, sarà caratteristica dell’economia, data da una nuova estensione dei terrazzamenti coltivati, ma soprattutto nei paesi di Monterosso e Vernazza si aggiungeranno le punte di spicco di pesca e commercio via mare, e in maggior misura dell’allevamento dei bachi da seta, poiché ricche in boschetti di gelso. Importanza non da poco avranno le coltivazioni degli agrumi, in prevalenza limoni e cedri. Si rendono indispensabili, a questo punto, alcuni cenni sulle singole località.L’origine (databile) di Monterosso al mare risale ancora all’espansione della Roma Repubblicana, ma si dice che gli abitanti discendano da quelli del mitico villaggio di Albareto. Verso la metà del 1200, dopo alterne lotte tra la Repubblica Marinara di Pisa e quella di Genova, Monterosso si legherà alla seconda potenza, sotto cui crescerà e svilupperà l’attività marinara, così come la coltivazione del grano e quella delle vigne, protette a valle dai muretti a secco. In tempi più recenti, il paese si divide in due zone: quella affacciata sul mare e una, più antica, risalita lungo la collina di San Cristoforo, con le fortificazioni. Prendendo il sole nel centro storico, tra i “carrugi”, è facile fermarsi a bere un bicchiere di “Sciacchetrà” in qualche cantina, oppure fare una passeggiata fino all’ex Convento dei Frati Cappuccini, da cui si gode un panorama invidiabile. Monterosso al mare, oggigiorno, è una delle più apprezzate località balneari estive della Riviera Ligure di Levante, ed è molto orgogliosa della pesca delle sue acciughe, cui dedica la “Sagra dell’acciuga fresca”, a giugno.

Riguardo Vernazza, toponimo che attribuiamo alla famiglia Vulnetia, sino al Mille la popolazione si terrà lontana dal mare e dunque il borgo tutto resterà relegato sulle alture del Reggio. Dominato dai Da Passano, passando poi per i Ponzò e i Fieschi, anch’esso crescerà accudito dalla madrina Genova. Il piccolo villaggio, certe volte, rimane in secondo piano, ma nulla hanno da meno i terrazzamenti e le bellezze storico-artistiche presenti all’interno della cinta di case che lo hanno caratterizzato tra i Borghi più Belli d’Italia. Oltretutto, il complesso di questi altri interminabili “carrugi” e le ripide scalinate confluite in direzione del porticciolo, con accanto la chiesa di Santa Margherita, fronte mare, incarnano lo spirito pionieristico degli abitanti.

Cornelius, un colono romano e proprietario vigneti molto rinomati, ha dato il nome a Corniglia, riproponendone le origini romane. Alcune anfore del gentile signore sono state trovate a Pompei. Fantastico l’entroterra, apprezzata la ricca biodiversità marina del fondale e rinomati i limoni, protagonisti di granite e indimenticabili pomeriggi in piazzetta. I bagni migliori si possono fare alle spiagge di Guvano, posizionate sotto un ampio costone roccioso e storiche mete dei naturisti di tutto il mondo.

Nonostante abbia origini più antiche, Manarola è frazione del Comune di Riomaggiore, e similmente, come per le case, in parte arroccate su un pittoresco sperone di roccia finito in bocca al mare, ne condivide l’economia basata sulla produzione di vino e olio d’oliva. Il nome, secondo alcuni studiosi, deriva da un tempio dedicato alle divinità dei Mani, mentre altri sono convinti possa suggerire qualcosa sulle strutture dei mulini ad acqua, tipiche della località. Solo con l’intervento di Genova, alla quale va il merito di aver reso sicuri i mari, gli abitanti di Riomaggiore scenderanno a valle, intorno all’anno Mille, per dare origine al borgo e nello specifico alla marina. Voci associano la sua fondazione, nella soprastante località di Montenero, ad opera di un gruppo di profughi greci. Aggrappato alla roccia, tra ringhiere e porticati ed esteso lungo un asse verticale dove ripide scalette portano ai terrazzamenti, con gli anni il nuovo abitato lascerà le colline e il lavoro nei campi e, malgrado la viticoltura abbia sempre un ruolo di traino, l’Area Naturale sviluppata tra il Promontorio di Punta Mesco a ponente e il Capo di Montenero a levante tutt’oggi, diventerà meta ambita da turisti di ogni nazionalità ed estrazione. Interessante parentesi va aperta sul dialetto riomaggiorese, conosciuto per avere particolarità così uniche da distinguersi anche dai dialetti parlati nei comuni e nei borghi limitrofi.

Al tempo delle grandi rivoluzioni scientifiche seicentesche, le Cinque Terre conoscono un breve declino, ma il periodo verrà invertito già nel XIX secolo, complice la costruzione dell’Arsenale militare della Spezia e la rivalutazione di un territorio impropriamente relegato a sola presenza scenica, con la costruzione della linea ferroviaria tra Genova e il capoluogo, alle soglie del Novecento: è allora al treno che si dovrà un rapido sviluppo del turismo, soprattutto balneare, il quale a sua volta riporterà in auge tutto quello che gravita intorno a storia, natura, gastronomia e tradizioni antichissime.

Natura

Consideriamo a questo punto alcuni degli eventi maggiormente apprezzati alle Cinque Terre. Feste e sagre affondano la loro storia nel medioevo ed ancor prima, e rimangono legate a doppio filo con la tradizione cristiana e i luoghi di culto ad essa votati. A mezza costa, molte delle chiese e delle abbazie vengono collegate dalla summenzionata Via dei Santuari, la quale collega ogni tappa al rispettivo borgo attraverso mulattiere, serie di scalini e/o scalinate e varianti sul tema più o meno facili da percorrere rigorosamente a piedi.

E veniamo alla basilica di San Giovanni Battista, costruita nel 1340 e con una facciata rimodernata in stile neogotico, la quale si leva solida e ingrigita nella parte alta del paese di Riomaggiore; nei pressi potete far visita alla casa in cui soggiornò Telemaco Signorini, caposcuola della corrente dei Macchiaioli. Il santuario di Montenero, al contrario, si staglia consentendo di abbracciare il panorama che va da Punta Mesco fino all’isola del Tino, ma separato, quasi un’oasi. Viene circondato da un prato e da un’area verde in cui sono sistemate alcune attrezzature per il ristoro. Doverosa la visita a questo complesso, assolutamente imperdibile. Potete raggiungerlo salendo dalla marina alle colline, servendovi del percorso de «l’anello di Riomaggiore», oppure scarpinando sul sentiero che da Portovenere porta fino all’ombra della torre campanaria. Il sabato prima della domenica di Pentecoste gli abitanti del borgo fanno la processione fino al santuario, e nell’occasione si svolge l’esposizione degli ex voto, che ha nome “Gli ori di Montenero”.

La spartana chiesa di San Lorenzo, con un interno decorato a ricchi motivi barocchi, a quanto pare fu costruita dai maestri Antelami, e si trova a Manarola. Il 10 agosto c’è la festa del santo, al solito seguita da processione nelle vie del paese, culminante col trasferimento della portantina, dove è collocato San Lorenzo, su una barca. Vanto e orgoglio dei cittadini è un primato da guinness: il più grande presepe nel mondo, illuminato – per mezzo del fotovoltaico –  tanto da dar vita ad una scena con più di 300 figure a grandezza naturale sul pendio della montagna. Mario Andreoli, ex ferroviere in pensione, negli anni settanta  lo ha fortemente voluto e ha dedicato perciò la sua vita alla realizzazione di un’opera più che encomiabile. Solitamente si inaugura questa magnifica natività l’8 dicembre, ma l’intera installazione è visitabile fino agli ultimi giorni di gennaio.

A giugno si festeggia San Pietro, a Corniglia, con processione per le vie del paese che parte dalla chiesa parrocchiale, in stile gotico ligure, e arriva fino alla terrazza panoramica di Santa Maria. Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, pure se annoverato fra i beni di Corniglia, si trova nella piccola frazione di San Bernardino, sotto Vernazza. Databile al 1800, è noto anche con il nome di San Bernardino alla Foce, giacché originariamente intitolato al santo per ricordare il suo passaggio, avvenuto nel 1485. Dal piazzale della chiesa, si apre un bellissimo panorama sulla campagna di Corniglia e sulla spiaggia naturista di Guvano. Nostra Signora della Salute è posizionato a Volastra, uno dei cinque famosi santuari della collezione privilegiata dei borghi. Le prime attestazioni della chiesa ce la documentano in piedi dal 1240.

A Vernazza, la manifestazione più importante è la festa patronale di Santa Maria di Antiochia, in luglio. Verrete coinvolti dalle voci festose di una sontuosa processione, banchetti nella via principale verranno allestiti per l’occasione. Durante la sera, i fuochi, vero must dell’evento. La chiesa è in stile romanico, messa a frangersi lungo lla costa e con la torre campanaria ben visibile, ed è stata costruita nel XI-XII secolo.

La torre di Belforte, simbolo di Vernazza, e il castello dei Doria alla quale si lega proprio sul lembo di terra lanciato in bocca al mare, sono stati costruiti a difesa della città e per consentire l’osservazione di tutta la costa. Essendo entrambi in buono stato di conservazione, la municipalità offre tuttora un bellissimo panorama dalla terrazza del castello. Per il modico prezzo di 1.50 euro, potrete ammirare il lungomare vernazzolese a tutto tondo.  Innalzato nell’XI secolo sulle rovine di un edificio di culto più antico, il romanico santuario della Madonna Nera, in località Reggio, conserva l’immagine del volto di una rarissima vergine dello stesso colore. La prima domenica di agosto si è soliti celebrarne la festa.

Come non citare il Natale Subacqueo, a Vernazza, manifestazione sentita e ormai punto fermo della comunità: i sub riportano alla superficie, pescandola dai flutti, una statua di Gesù, e una accorata processione la accompagna sino alla chiesa, a sua volta immersa nel verde, dove si svolge la Santa Messa.

Transitate dalle vie del centro di Monterosso per una volta ancora, o passeggiate per i carrugi del borgo durante il periodo della festa di San Giovanni Battista, e cento fuochi e una processione seguita dalla deposizione di tantissimi lumini in cera, liberati a notte fonda in mare, vi scioglieranno il cuore. Oppure, vanto di una tradizione quasi millenaria, siate testimoni della processione per la festa della Assunzione, diretta al piazzale del santuario di Soviore, sulle prime alture. Il 14 e 15 agosto, già di buon mattino, le campane della chiesa parrocchiale suonano a festa, richiamando i fedeli.

Edifici di grande interesse architettonico li individuiamo nella chiesa gotica di San Giovanni Battista, innalzata dove comincia la parte vecchia della città, non lontano dal mare, e nel convento dei frati Cappuccini con annessa la chiesa dedicata a San Francesco, sulla cima della collina di San Cristoforo, posta a separare la zona vecchia della città dalla nuova.  Un altro santuario, forse “il santuario”, di immensa importanza poiché considerato uno tra i più antichi d’Italia (menzionato per la prima volta in un documento del 1255) e sicuramente il più antico della Liguria, è quello dedicato alla Madonna di Soviore. L’edificio si trova alle spalle dell’abitato. Monterosso è altresì casa della Sagra del Limone, la terza domenica di maggio, dedicata al frutto tipico e ai suoi derivati culinari.

Per finire, non rinunciate ad un’escursione più ampia ed in barca lungo tutto l’areale del Golfo dei Poeti. Staccarsi dall’Area Marina protetta delle Cinque Terre e approdare tra le rocche colore del ferro dentro cui Portovenere dorme abbarbicata, o scivolare a notte fonda nelle baie di La Spezia, guardare il cielo stellato per una sosta e una birra in quel di Camaiore, daranno la sfumatura di emozione più perfetta, al soggiorno in itinere, che mai turista possa immaginare.

Luoghi d'interesse

Consideriamo a questo punto alcuni degli eventi maggiormente apprezzati alle Cinque Terre. Feste e sagre affondano la loro storia nel medioevo ed ancor prima, e rimangono legate a doppio filo con la tradizione cristiana e i luoghi di culto ad essa votati. A mezza costa, molte delle chiese e delle abbazie vengono collegate dalla summenzionata Via dei Santuari, la quale collega ogni tappa al rispettivo borgo attraverso mulattiere, serie di scalini e/o scalinate e varianti sul tema più o meno facili da percorrere rigorosamente a piedi.

E veniamo alla basilica di San Giovanni Battista, costruita nel 1340 e con una facciata rimodernata in stile neogotico, la quale si leva solida e ingrigita nella parte alta del paese di Riomaggiore; nei pressi potete far visita alla casa in cui soggiornò Telemaco Signorini, caposcuola della corrente dei Macchiaioli. Il santuario di Montenero, al contrario, si staglia consentendo di abbracciare il panorama che va da Punta Mesco fino all’isola del Tino, ma separato, quasi un’oasi. Viene circondato da un prato e da un’area verde in cui sono sistemate alcune attrezzature per il ristoro. Doverosa la visita a questo complesso, assolutamente imperdibile. Potete raggiungerlo salendo dalla marina alle colline, servendovi del percorso de «l’anello di Riomaggiore», oppure scarpinando sul sentiero che da Portovenere porta fino all’ombra della torre campanaria. Il sabato prima della domenica di Pentecoste gli abitanti del borgo fanno la processione fino al santuario, e nell’occasione si svolge l’esposizione degli ex voto, che ha nome “Gli ori di Montenero”.

La spartana chiesa di San Lorenzo, con un interno decorato a ricchi motivi barocchi, a quanto pare fu costruita dai maestri Antelami, e si trova a Manarola. Il 10 agosto c’è la festa del santo, al solito seguita da processione nelle vie del paese, culminante col trasferimento della portantina, dove è collocato San Lorenzo, su una barca. Vanto e orgoglio dei cittadini è un primato da guinness: il più grande presepe nel mondo, illuminato – per mezzo del fotovoltaico –  tanto da dar vita ad una scena con più di 300 figure a grandezza naturale sul pendio della montagna. Mario Andreoli, ex ferroviere in pensione, negli anni settanta  lo ha fortemente voluto e ha dedicato perciò la sua vita alla realizzazione di un’opera più che encomiabile. Solitamente si inaugura questa magnifica natività l’8 dicembre, ma l’intera installazione è visitabile fino agli ultimi giorni di gennaio.

A giugno si festeggia San Pietro, a Corniglia, con processione per le vie del paese che parte dalla chiesa parrocchiale, in stile gotico ligure, e arriva fino alla terrazza panoramica di Santa Maria. Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, pure se annoverato fra i beni di Corniglia, si trova nella piccola frazione di San Bernardino, sotto Vernazza. Databile al 1800, è noto anche con il nome di San Bernardino alla Foce, giacché originariamente intitolato al santo per ricordare il suo passaggio, avvenuto nel 1485. Dal piazzale della chiesa, si apre un bellissimo panorama sulla campagna di Corniglia e sulla spiaggia naturista di Guvano. Nostra Signora della Salute è posizionato a Volastra, uno dei cinque famosi santuari della collezione privilegiata dei borghi. Le prime attestazioni della chiesa ce la documentano in piedi dal 1240.

A Vernazza, la manifestazione più importante è la festa patronale di Santa Maria di Antiochia, in luglio. Verrete coinvolti dalle voci festose di una sontuosa processione, banchetti nella via principale verranno allestiti per l’occasione. Durante la sera, i fuochi, vero must dell’evento. La chiesa è in stile romanico, messa a frangersi lungo lla costa e con la torre campanaria ben visibile, ed è stata costruita nel XI-XII secolo.

La torre di Belforte, simbolo di Vernazza, e il castello dei Doria alla quale si lega proprio sul lembo di terra lanciato in bocca al mare, sono stati costruiti a difesa della città e per consentire l’osservazione di tutta la costa. Essendo entrambi in buono stato di conservazione, la municipalità offre tuttora un bellissimo panorama dalla terrazza del castello. Per il modico prezzo di 1.50 euro, potrete ammirare il lungomare vernazzolese a tutto tondo.  Innalzato nell’XI secolo sulle rovine di un edificio di culto più antico, il romanico santuario della Madonna Nera, in località Reggio, conserva l’immagine del volto di una rarissima vergine dello stesso colore. La prima domenica di agosto si è soliti celebrarne la festa.

Come non citare il Natale Subacqueo, a Vernazza, manifestazione sentita e ormai punto fermo della comunità: i sub riportano alla superficie, pescandola dai flutti, una statua di Gesù, e una accorata processione la accompagna sino alla chiesa, a sua volta immersa nel verde, dove si svolge la Santa Messa.

Transitate dalle vie del centro di Monterosso per una volta ancora, o passeggiate per i carrugi del borgo durante il periodo della festa di San Giovanni Battista, e cento fuochi e una processione seguita dalla deposizione di tantissimi lumini in cera, liberati a notte fonda in mare, vi scioglieranno il cuore. Oppure, vanto di una tradizione quasi millenaria, siate testimoni della processione per la festa della Assunzione, diretta al piazzale del santuario di Soviore, sulle prime alture. Il 14 e 15 agosto, già di buon mattino, le campane della chiesa parrocchiale suonano a festa, richiamando i fedeli.

Edifici di grande interesse architettonico li individuiamo nella chiesa gotica di San Giovanni Battista, innalzata dove comincia la parte vecchia della città, non lontano dal mare, e nel convento dei frati Cappuccini con annessa la chiesa dedicata a San Francesco, sulla cima della collina di San Cristoforo, posta a separare la zona vecchia della città dalla nuova.  Un altro santuario, forse “il santuario”, di immensa importanza poiché considerato uno tra i più antichi d’Italia (menzionato per la prima volta in un documento del 1255) e sicuramente il più antico della Liguria, è quello dedicato alla Madonna di Soviore. L’edificio si trova alle spalle dell’abitato. Monterosso è altresì casa della Sagra del Limone, la terza domenica di maggio, dedicata al frutto tipico e ai suoi derivati culinari.

Per finire, non rinunciate ad un’escursione più ampia ed in barca lungo tutto l’areale del Golfo dei Poeti. Staccarsi dall’Area Marina protetta delle Cinque Terre e approdare tra le rocche colore del ferro dentro cui Portovenere dorme abbarbicata, o scivolare a notte fonda nelle baie di La Spezia, guardare il cielo stellato per una sosta e una birra in quel di Camaiore, daranno la sfumatura di emozione più perfetta, al soggiorno in itinere, che mai turista possa immaginare.

Lifestyle

La stagione turistica difficilmente va di pari passo con sovraffollamento e problemi contingenti, perché territori del genere vivono del e col turismo e, in tal senso, le Cinque Terre sono perfettamente attrezzate: si può dire senza problema che sono una meta ambita dai viaggiatori di ogni dove, e i colori sono belli e accattivanti durante ogni periodo dell’anno.

Ciò nonostante, non bisogna dimenticarsi della natura circostante e di quanto, per certi versi, possa diventare volubile. Vero è che il clima locale mitiga ogni eventuale disagio, mai troppo caldo, grazie a un vento temperato soffiato dalle colline al mare, ma non si può prescindere da un muretto a secco crollato o un albero sradicato da un temporale, proprio per la tipicità di alcune zone e gli stretti passaggi tra la terra e il mare. Anche la scarsità di parcheggi, in realtà, può essere un problema, ma mai d’ostacolo. Infatti, l’amministrazione comunale viene in soccorso del turista con servizi navetta, con le guardie del parco, e con gli stessi residenti, cuore e motore di questa “loggia” sul Mar Ligure, che si occupano di mantenerla al meglio.

Molti agriturismi organizzano escursioni negli immediati pressi, a piedi o in bicicletta, parimenti degustazioni di piatti tipici e infrastrutture all’avanguardia coccolano i loro ospiti lasciando scoprire a poco a poco terre di magia.

Il battello – e il Consorzio Marittimo Turistico 5 Terre-Golfo dei Poeti  ha fatto scuola – detiene il titolo di uno dei modi più pratici e a buon mercato per visitare le diverse località della riviera: riempitevi gli occhi con le  rocce a strapiombo sul mare, con partenze in funzione da fine marzo a inizio novembre. I principali punti di imbarco il turista li trova a Levanto, Portovenere, Lerici e La Spezia, e in generale in tutto il Levante della bella costa ligure. Non è raro che uscite per le Cinque Terre e Portovenere avvengono anche da Viareggio e Forte dei Marmi, e corse si effettuano a e da Portofino con fermate su tutte le Baie del Levante. Sarebbe un peccato precludersi il giro alle isole Palmaria, Tino e Tinetto, così come sono eseguite tratte fino all’isola di Capraia. Vi potrete dividere tra una gita giornaliera con sosta a piacere nei borghi o un’escursione lunga tutto il pomeriggio. A partire dal 2001, una valida alternativa agli spostamenti, che l’ente del parco mette a disposizione, è la cosiddetta “Card” del Parco delle Cinque Terre, la quale si presenta in due versioni, ovvero la Trekking Card e la Treno MS Card.

Adoperandola, avrete sconti e agevolazioni sulla fruizione dei servizi erogati. Chi soggiorna uno o più giorni nelle strutture ricettive presenti nei comuni di Riomaggiore, Vernazza o Monterosso, può acquistare la carta  grazie ad un voucher richiedibile alla struttura alberghiera a condizioni agevolate, oppure richiederla nei centri di accoglienza del parco e online. L’iniziativa della carta, aderendo allo spirito della comunità, devolve il ricavato al mantenimento e al recupero del territorio, per consentire anche i servizi di più ampia mobilità. Muoversi alle Cinque Terre con l’ausilio della carta speciale risulterà molto semplice, soprattutto con l’intenzione di spostarsi utilizzando il treno. La linea ferroviaria è capillare, unisce tutti i borghi delle Cinque Terre con Genova e La Spezia, ed è molto efficiente grazie ai comodi abbonamenti giornalieri; da Levanto, la “porta delle Cinque Terre”, è possibile restare collegati col Ponente Ligure e la Versilia, in Toscana.

Molteplici le attività all’aria aperta con cui i cinque meravigliosi paesini possono intrattenervi.

Anfratti e grotte, all’interno dell’Area Marina Protetta, costituiscono il tesoro di tutti gli amanti dello snorkeling, e i fondali rocciosi, le baie, l’impronta delle scogliere e le grotte preistoriche che qui dimorano da millenni aggiungono mistero ad ogni singola esperienza. Irrinunciabili, ad esempio,  le immersioni nel golfo di Monterosso al Mare, di fronte la sua vasta spiaggia, sul cui fondo marino troviamo un mezzo da sbarco tedesco ricoperto dalle gorgonie. Ancora da Monterosso partono escursioni in kayak, si ha la possibilità di immergersi nell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre e scoprire gli abitanti, la flora e il bioma del fondale, cimentandosi nel seawatching.

Il whale watching, invece, vale a dire l’avvistamento delle balene, è un’attività che in questo tratto di mare e non solo permette, come abbiamo visto, di catturare il passaggio di cetacei difficilmente avvistabili altrove, per merito delle acque relativamente fredde e calme, con correnti che trasportano plancton nutriente – interessato è l’arco costiero sotto la protezione del Santuario Pelagos.

Altissime balze a picco sul mare, anfratti e insenature accattivano i principianti – e di pari passo gli esperti – del diving e della vela, stesso discorso per coloro che praticano il surf. Numerosi “hot spot” vi attendono dislocati sul territorio, anche se Levanto prima di altri, vero e proprio paradiso della disciplina, si dedica con passione a questo sport, fornendo agli interessati la possibilità di noleggiare l’attrezzatura, inclusi il windsurf e il bodyboard. Campiglia, frazione del comune della Spezia a 400 metri s.l.m., chiude l’areale limitrofo a Riomaggiore – ed ospita la bellissima spiaggia del Persico, raggiungibile dopo una faticosa discesa – e completa lo scenario rivelandosi uno strategico punto di sosta per gli escursionisti, già punto panoramico dove comincia la zona dei “Tramonti di Campiglia”.

A Riomaggiore, che è poi il primo borgo che si incontra arrivando da La Spezia, attraversato il tunnel della stazione si scende fino al porticciolo e si prende a sinistra, nei pressi dell’attracco dei traghetti delle Cinque Terre. Arrivate dunque alla zona balneabile. Un’altra spiaggia, irraggiungibile da terra a causa dello stato del percorso, è quella del Canneto, tra Punta Castagna e Punta del Cavo; la fascia di ciottoli ha la particolarità di avere una cascata naturale di acqua dolce che scende dalla collina, simile ad una doccia naturale. Bene sarebbe ricordare, a chi si immerge a Riomaggiore per la prima volta, quanto il mare possa diventare subito profondo: prestare attenzione non guasta mai.

A suo tempo sviluppatasi quasi esclusivamente sull’agricoltura, ed in particolare sulla coltivazione della vite, è proprio l’economia riomaggiorese che sembra trainare i commerci odierni alle Cinque Terre: grazie alla bellezza del paesaggio terrazzato, il lavoro delle generazioni passate, che hanno trasformato e reso coltivabili i ripidi versanti delle colline, il borgo del Rio accoglie turisti da tutto il mondo, desiderosi di cimentarsi con prove di fatica e scenari probabilmente davvero unici.

Il borgo di pescatori per antonomasia delle Cinque Terre, Manarola, viene circondato da una barriera naturale di scogli a picco sul mare, ideale per gli amanti degli scorci e della solitudine, ma nulla vieta di sedersi sul molo per una siesta corroborante. Tutto il paese si struttura sorgendo a ventaglio di fronte al corso principale con le coloratissime case-torri, la chiesa gotica di San Lorenzo e la particolare piramide di cemento che fa capolino dagli edifici. Una nota a parte per gli intrepidi camminatori: sopra il paese, molto lontane dalla spiaggia ma non per questo meno baciate dall’aria di mare, e con una mirabile tradizione a base di cucina di pesce, si inerpicano le case di Groppo e Volastra, frazioni collinari di Manarola nel Comune di Riomaggiore. Volastra in particolare è posizionata a 300 metri s.l.m. e si raggruppa, formando una pianta rotonda che mira a ricordare le antiche origini medievali, in un terreno circondato da splendidi uliveti. Groppo si trova a metà strada tra le due. L’uno e l’altro paese sono raggiungibili a piedi attraverso gli antichi sentieri o per mezzo del servizio di bus navetta regolare, con varie corse giornaliere. In una decina di minuti, le navette collegano Manarola con Volastra e viceversa.

Corniglia, pur essendo l’unica a non avere accesso diretto alla costa, scendendo verso il livello del mare e seguirete una deviazione dal sentiero Corniglia-Vernazza (a pagamento per il costo di 3 euro), o dal tunnel della dismessa ferrovia Genova-La Spezia, segnalata dalla stazione della stessa Corniglia, ospita l’altra grande e fresca spiaggia delle cinque, famosa per l’afflusso di naturisti oggi come negli anni settanta, ovvero il “Guvano”.

Situata nella parte alta di Corniglia, vi è la Chiesa di San Pietro, assolutamente da vedere risalendo nell’entroterra. Il Bar Terza Terra, attiguo alla terrazza panoramica di Santa Maria, a picco sulle onde cristalline, serve eccellenti cocktails che potrete sorseggiare a prezzi modici. Stuzzichini rigorosamente liguri.

Vernazza, d’altro canto, ha un porticciolo tranquillo, con una capienza di circa 200 posti barca, accanto alla chiesa di Santa Margherita, dove però è possibile stendere l’asciugamano solo nell’ottica di adattarsi alle asperità. L’acqua, qui, rispecchia la costa ed è limpida e pulita. All’ora del break dalla tintarella, potrete riempirvi la pancia con succulenti piatti primi e portate a base di scampi presso tutti i ristorantini o i bistrot che vi potete trovare e non dimenticate di salire fino alle terrazze del Castello che a Vernazza vi faranno godere di un panorama impagabile.

Nei dintorni, complice il suo ambiente mediterraneo, ricordatevi della possibilità di incontrare i viticoltori, protagonisti della raccolta di ciò che è la matrice di quel vino liquoroso, l’inestimabile nettare denominato “Sciacchetrà”. Purché muniti di barca, la grotta “Maemuna” non dovrà mancare alla vostra vacanza: la scoprite accedendo fin dentro la roccia della scogliera sovrastante. Chi ama l’attività subacquea avrà la possibilità di immergersi esplorando i ricchi fondali dello specchio d’acqua antistante Vernazza. Si può contare sulla presenza di un centro diving, direttamente in paese.

Venendo alla balneabilità, quella vastissima spiaggia di Fegina, la classica con ombrelloni e sdraio, che abbiamo detto aspettarvi a Monterosso, dominata da una scultura in cemento armato e ferro del 1910 denominata il “Gigante”, si trova proprio di fronte alla stazione dei treni, oltre il castello. Il borgo antico cresce invece sviluppato intorno alle anse scure e alla scogliera, sormontato dai resti del forte. Intramontabile la passeggiata, gelato o cartina alla mano, tra i suoi vicoli e nei negozi di souvenir.

Tappa fissa a giugno lungo le vie del paese, quando si possono degustare le famose acciughe che già dal primo mattino vengono fritte nella tipica padella in ferro, a forma di pesce, presenziando all’ormai nota sagra.

Lo stretto contatto tra uomo e natura, trasversalmente, più in grande ha dato il via all’applicazione, sia a livello turistico, sia a livello esperienziale, all’introduzione di tecniche naturopatiche e di laboratori, centri benessere e resort, percorsi enogastronomici in cantine che non sono semplici cantine ma botteghe delle meraviglie (dalla collina del Corniolo si arriva alla Cantina Sociale delle Cinque Terre), ispirate ai colori del posto.

Questi cenni di educazione alla salute e alla comunione del “binomio” danno vita ad un turismo che diviene culturale e salvifico, necessaria tabella di marcia per uno stile di vita in armonia con le leggi della natura. Ne è un esempio l’ente-parco, e lo sviluppo ecosostenibile rappresentato, il quale proietta all’esterno non solo un discorso di “passeggiate” nel verde, trekking o assalti all’alta stagione, ma raggruppa i valori che sono quelle discipline con un occhio rivolto alla scienza moderna e l’altro al passato semplice, rurale.

Enogastronomia

Consorzi biologici, prodotti a chilometro zero e raccolti dalla terra che inseguono una scrupolosa stagionalità, ma anche ristorazioni stellate in grado di riadattare la tradizione, comunque contadina e marinara, fanno parte della gastronomia locale. La cucina, se vogliamo essere onesti, alle Cinque Terre è sia un momento per colmare la fame, sia una punta di diamante dello stesso turismo a tre e sessanta, dal momento che non è possibile scindere le ricette tipiche, tutte quante, dal valore contestuale mai solo relegato alla sola tavola, ad un pranzo o a una cena. Si veda per esempio il pesto; erroneamente definito genovese, tra questi declivi arrabbiati ha uno dei suoi luoghi “natali”: le Cinque Terre sono cultrici – ed anche tutrici – di un basilico venuto su come un figlio, proprio lì in mezzo ai terrazzamenti, ci sono aziende che insegnano come prepararlo, corsi per realizzarlo adoperando il mortaio alla maniera delle nonne, ci sono ingredienti DOP che gridano la loro appartenenza all’arco di costa interessata e profumi portati dal vento che sembrano l’apericena, o l’antipasto sensoriale, delle portate ufficiali. Si consideri anche la ricca tradizione dei pescherecci, lo stesso pescato giornaliero a base di acciughe, dentici e orate… l’intero apparato di ferree regole messe a tutela dell’Area Marina Protetta che si legano a un discorso naturalistico, il pesce preso non eccede mai e dunque i pescatori diventano simboli di cultura e tradizione grazie alla propria iniziativa. E’ addirittura possibile fare un tour con i pescatori locali, affinché sia possibile prendere atto dell’attività più sostenibile che venatoria. Quando si parla di Cinque Terre, al pescato o ai piatti a base di crostacei vanno associate le colture storiche (vigneto ed oliveto) e gli orti che custodiscono le erbe aromatiche la cui crescita è incentivata dal clima propizio, grandemente adoperate in cucina (borragine, timo, rosmarino, salvia…). Sporadiche e di magro sono le carni impiegate nei piatti della tradizione, dal momento che la morfologia del suolo non consente l’allevamento di animali di grandi dimensioni quali vedremmo nelle masserie toscane di bestiame.

Il parco si mette in gioco a sua volta, lasciando a disposizione funghi, agrumi e castagne, questo in particolare frutto prediletto nella preparazione di dolci, e il proposito dell’istituzione apre le porte alla realizzazione di apparenti “magie alchemiche” in grado di trasformare i “profumi”, ovvero le erbe spontanee, e gli “ingredienti” base, come ad esempio l’olio di oliva, dando vita ad essenze e prodotti di cosmesi, a loro volta eccezionali varianti dell’economia di zona. Sostanzialmente, la gastronomia varia quindi tra alimenti di mare e altri di terra, tenuto da conto che i piatti tipici risultano sempre leggeri, profumati ed estremamente semplici, arricchendosi per la stagione fredda, specchio di una frugalità comunque gustosa e necessaria al sostentamento di numerose famiglie.

Dove i contadini praticano la coltivazione della vite e dell’olivo con dedizione, prendiamo pure Corniglia a modello, si diffonde l’allevamento di animali da bassa corte, conigli e pollame, i legumi subentrano ai crostacei, e le verdure e gli ortaggi diventano elementi ricorrenti nelle zuppe, preferite ai primi di pasta e sugo. Ma non è detto: le troffie (o trofie)  – sorta di pasta corta arricciata a mano –, i corzetti o le trenette al pesto, meglio se guarniti da patate lesse e fagiolini, i pansotti e i ravioli ripieni di borragine al sugo di noci, le ricordiamo in quanto ricette care a tutta la gastronomia locale, e ai dintorni. Proprio nel bel borgo di Corniglia non dimenticatevi di gustare un particolare gelato ricavato dal famoso miele di zona, vera e autentica leccornia locale. La ricetta del vero pesto, si diceva, viene contesa fra le varie province della Liguria. Eppure la disciplinare, anche alle Cinque Terre, parla chiaro: vi serve il basilico migliore, che è poi l’ingrediente chiave, l’olio extravergine di oliva, del parmigiano reggiano o del pecorino stagionato, aglio dolce, sale grosso, pinoli, e con la salsa ottenuta si procede al condimento di primi piatti. La pasta va bollita in acqua, meglio se pura, dove è concesso aggiungere le verdure estive di cui sopra.  Considerate che, qui sulle colline, chi fa il pesto lo produce “ad occhio”, senza consultare libri di cucina, e che ognuno ha le sue preferenze di “guarnizione” e metodi d’impiego, capiterà di trovarlo sulla focaccia o spalmato per l’aperitivo su bruschette tiepide, o perfino aggiunto, a fine cottura, ai minestroni.

Recandovi ai ristoranti di Monterosso e Vernazza, viceversa, il posto d’onore vedrete che spetterà a piatti a base di pesce, tra cui è d’uopo menzionare le acciughe ripiene, o le cozze, chiamate “muscoli” in dialetto, specialità di punta della cucina del Capoluogo e delle Cinque Terre più in generale, spruzzate col limone o di nuovo ripiene, e il ripieno si prepara con un impasto a base di mollica, aglio e parmigiano; facilmente i “muscoli” diventano l’alimento favorito dei turisti. Le portate dei primi non sono più farcite utilizzando carni magre od odori dell’orto, ed ecco allora spuntare sulla tavola i ravioli di pesce, le zuppe, sempre di pesce, un sontuoso minestrone alla genovese, ponte tra mare e monti. Monterosso si avvale delle acciughe per costruirci una fortuna, proposte fritte, ripiene o ridotte in timballo, riadattate a cotoletta, in paranza, e definite non a caso quale “pane del mare” dagli abitanti locali. Le acciughe, altresì, sono presenti quasi in ogni piatto delle Cinque Terre, dalle massaie del borgo vengono apprezzate perché le signore la sanno lunga, si tratta di un pesce poco costoso ma veramente ricco di sostanze nutritive. Nei borghi delle Cinque Terre, e nei dintorni, al solito, come niente potrete visitare sagre popolari a base di pesce azzurro, e l’acciughina di Monterosso ne è un esempio. Seguono i “gianchetti”, questo il nome dato al novellame di acciughe e sardine, consumati o in zuppa oppure fritti in abbondante olio di oliva. Prima che la tutela ambientale salvaguardasse la pesca dei pesciolini, era frequente assaggiare le frittelle di gianchetti, gustandoli assieme ad una pastella a base di uova, farina e acqua frizzante, di conseguenza fritti. Per l’ovvio motivo che una frittella ha bisogno di un notevole impiego di materia prima,  oggi è lecito accontentarsi delle frittelle di fiori di zucca, le cosiddette “Fris de Burbugiun”, ottimo contorno estivo. Emblematica, tuttora a Vernazza e a Monterosso, è la pietanza del “tian” (tegame, in dialetto locale), piatto unico e corposo ottenuto tagliando le patate a listelle sottili, arricchito con acciughe, condito con olio del posto, vino bianco, aglio, scorza di limone, e pomodoro fresco; dal tegame che ne compone il nome, otteniamo così una specie di squisita lasagna… indovinate…, mare e monti.

Avvalendosi di una cultura essenzialmente contadina e non completamente marinara, come ci si potrebbe aspettare, a Riomaggiore il piatto di spicco non si basa sul pesce, ma è di terra. Si tratta della torta di riso, preparata secondo tradizione in occasione della festa patronale di san Giovanni Battista. Cotta al forno, e impastata con riso, formaggio, olio, sale e pepe, non ha niente a che vedere con la cugina toscana, dolce, o con la torta di riso “scema” di Sarzana, via di mezzo tra le due. A Riomaggiore ne custodiscono la ricetta considerando la torta un autentico piatto unico, e tassativamente salato, offerto dalle massaie ai famigliari specialmente d’inverno. Per la festa della Madonna di Soviore, facciamo un altro salto a Monterosso, la ricetta della sostanziosa torta di riso salata è in effetti la medesima. La minestra di “campo”, condita con olio di oliva e fatta lasciando sobbollire le patate, aggiungendovi le erbe selvatiche e il radicchio, le bietole e la valeriana, dal periodo freddo transita, a Riomaggiore, verso la brezzolina tiepida già da sola grande condimento per lo stoccafisso, le acciughe salate sott’olio e la “panissa”, variante della celebre farinata di ceci, laddove già nel secolo trascorso la si serviva fritta o con l’intento di riproporre la stessa pietanza di riciclo con condimenti differenti. Per mezzo del tesoro di bosco ed entroterra, le Cinque Terre diventano patria non ufficiale della torta di farina di castagne, chiamata pattona o castagnaccio, castagnàsu in dialetto. Ampio spazio viene lasciato a pinoli, confetture realizzate con agrumi, dal lavoro nei campi abbiamo fragole, fichi, carciofi, porri e asparagi. Giungendo al dessert, doveroso provare la torta Monterossina, peccato di gola che abbraccia un morbido pan di Spagna riempito da confettura di albicocche e scaglie di fondente. Molto simile, potete assaggiare la Stalìn di Vernazza, la quale prende il nome dall’eccentrico pasticcere a cui si deve la creazione. Il dolce è composto da uno strato di marmellata di frutta e da due più spessi di crema pasticcera e di crema al cioccolato, il tutto racchiuso da un guscio di pasta frolla. Gelati artigianali, laboratori nello specifico si trovano a Vernazza e a Monterosso al Mare, anche in virtù della frutta fresca biologica e della grande varietà di sapori indirizzata nella produzione, rapiscono con sapori inusuali dolci e salati. La qualità del vino delle Cinque Terre risale a Plinio (I sec. D.C.), che ce lo nomina come il migliore di Etruria, e dopo di lui Boccaccio e Dante ne hanno decantato le qualità. Passito intramontabile alle Cinque Terre è un prodotto DOC che porta l’evocativo nome di Sciacchetrà, da “sciacàa”, schiacciare. Di colore giallo paglierino, dal profumo ampio e fruttato, vellutato sul palato, tendente al colore ambra se leggermente affinato, benché dolce e liquoroso rientra nella categoria dei vini, fornendo l’ideale accompagnamento di fine pasto. La sua produzione viene consentita solo in alcuni comuni della provincia della Spezia. Eccellente anche l’altro grande vino proprio dei borghi, il Cinque Terre DOC. Vino Bianco da tavola, secco, perfetto per zuppe e secondi a base di pesce, a Denominazione di Origine Controllata, proviene dalle località di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare, inevitabile. Il bianco si consegue dalla spremitura di vitigni in parte di uva Bosco e in parte di Vermentino e Albarola.  Gran finale se lo aggiudica il “limoncino” di Monterosso, digestivo profumatissimo di gran voga durante la Sagra del Limone, in paese, per la Pentecoste. L’obiettivo superiore della gastronomia (così come dell’eno-), alle Cinque Terre, in ultima analisi è quello di innescare un processo generale di sviluppo sostenibile, migliorando la qualità della vita individuale e rendendo indimenticabile l’esperienza del pasto, nell’intento di dimostrare, concretamente e realmente, che competitività economica e sostenibilità ambientale vanno di pari passo, e possono trovare un felice punto d’incontro anzitutto a tavola.

 

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