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Chiavari

 

“Intra Siestri e Chiaveri s’adima una fiumana bella, e del suo nome lo titol del mio sangue fa sua cima”
(Dante Alighieri, XIX Purgatorio, Divina Commedia)

Chiàvari, o Ciavai per chi la conosce in dialetto, con i suoi caratteristici portici da percorrere sotto il sole estivo, alla ricerca di qualche ristorantino tipico, è un importante centro storico e commerciale ed è il secondo comune più popoloso del comprensorio del Golfo del Tigullio, là dove il torrente Entella si getta nel Tirreno al termine della sua piana alluvionale.

Vicinissima alle cave di Lavagna, ai borghi di Sestri, Riva e Moneglia che la fronteggiano a partire dal levante, e circondata dalla baia di Santa Margherita e Portofino ad ovest, è famosa oltretutto per il pescato di giornata e la lavorazione del pizzo macramè.

Viene collocata nella provincia di Genova, e rappresenta una perla del turismo ligure, testimoniata non solo dalla pittoresca passeggiata a mare e dal conseguimento della Bandiera Blu nel 2006, ma con i suoi reticoli di strade e sentieri, delineata sulla linea di un cielo limpido come un’importante punto di riferimento per arrivare ai boschi dell’entroterra chiavarese e alle bellezze della Val Graveglia.

Ci si abitua facilmente alla tranquillità di Chiavari, e non ci si annoia mai ad attraversarla a piedi come in bici in particolare: la “ciclovia dell’ardesia”, lunga circa 35 km e lungo il corso dell’Entella, permette addirittura un collegamento tra la costa e l’entroterra dal borgo di Lavagna fino alla località Bassi di Tribogna.

Un po' di storia...

Le prime fonti certe su insediamenti stabili nella zona di Chiavari sono datate al VIII secolo a.C., testimoniate dai resti funebri e dai monili in ferro, oro e bronzo della necropoli, conservati al museo Archeologico. Durante l’epoca romana, la zona era cara all’Impero per la sua felice posizione strategica, sfruttata come punto di scambio e di frontiera.

Conosciuta col nome di Clavarium, “chiave delle valli”, situata infatti allo sbocco delle quattro valli Val Fontanabuona, Val Sturla, Val Graveglia e Val d’Aveto, alcuni documenti la citano come Tigullia, altri erroneamente come Segesta, nome che in realtà si riferisce a Sestri Levante.

Di quel periodo non c’è molto da prendere in analisi, a parte il prematuro corteggiamento dell’uomo verso i suoi territori. E’ solo successivamente, precedentemente all’anno mille, quando il borgo era attraversato dall’antica strada litoranea diretta dal Levante e al Ponente ligure, che cominciano a svilupparsi gli insediamenti che precorrono l’abitato moderno.

Genova, che si sta velocemente espandendo, trova allora forti resistenze per guadagnarsi il rispetto dei cittadini della primigenia Chiavari, fedele ai Conti di Lavagna. Nel 1167 i consoli genovesi cercano di trarre quel favore con l’erezione del Castello, e nel 1178, sulla scia del persistere del carisma dei conti, ecco che delineano il borgo vero e proprio come più o meno lo conosciamo oggi, secondo un un preciso piano urbanistico. Nascono i carrugi e i portici che percorrono le case.

Con il favore di Genova, che la perde per mano dei Fischi e la riguadagna solo nel 1332, Chiavari si immette in una sfavillante età dell’oro, e nel corso del XVIII secolo, il grado di stabilità economica viene accresciuto e controllato con discrezione da una via via sempre più elitaria classe borghese. Sarà proprio questa classe di fini pensatori che, con il radicamento delle idee illuministe e del pensiero risorgimentale, troverà un fertile terreno per far crescere Chiavari anche spiritualmente, edificando nuovi palazzi signorili nel più confacente stile d’epoca.

Dopo la triste ma fortunatamente breve parentesi della peste, la città si appresta a seguire le vicende liguri sotto le campagne napoleoniche e che la vedono annessa nell’Ottocento all’interno del Primo Impero Francese, con gran parte dei territori aldiquà dell’Appennino.

Curata, silenziosa ma sempre al centro dei riflettori sia con lo scioglimento delle repubbliche liguri che sotto il successivo Regno di Sardegna, dal novecento in poi un altro grande punto a suo favore attira il turismo aristocratico d’Europa, in una sorte speculare al levante spezzino: il mare.

Le spiagge pulite e l’aria salubre attraggono le signore dabbene per la talassoterapia e i commerci fiorenti dell’artigianato e della pesca, rivivono tutt’ora negli archi gotici dei portici, nelle botteghe medievali sopravvissute, nell’aria frizzante del Caffè Defilla, dove i giovani laureati genovesi s’incontrano oggi come durante l’età più splendente del pacato borgo di pescatori che in fondo è rimasto nell’animo di Chiavari.

Natura

Di indubbia grazia e complementare ai panorami dei grandi boschi norvegesi, in un piccolo spazio vitale è racchiusa la Val d’Aveto, un’area naturale protetta riconosciuta nel 1995 e compresa nella circoscrizione di Santo Stefano d’Aveto, Rezzoaglio, Borzonasca e Mezzanego.

Testimonianza della riuscita biodiversità dell’Appennino Ligure, connubio ideale tra le caratteristiche climatiche e geologiche della regione, regala incontri che facilmente potreste perdervi altrove.

Qui, tra le cime basaltiche del monte Penna e del Pennino, dal quale si può godere di un panorama a 360° gradi del mar Tirreno fino alle Alpi Occidentali, sopravvivono i gatti selvatici e persino i lupi, mentre upupe, cuculi e ghiandaie, e non di rado maestosi aironi, fanno da indicatori alla salute delle acque e dei boschi.

Piante delicate come le ninfee colorano i laghetti della foresta delle Lame, nel cuore del parco, in un paesaggio che si snoda tra i 1600 e 1800 metri di altitudine.

Le valli, nella ormai famosa unione fra mare e montagna, subiscono la stessa gradevole struttura verdeggiante fino al Parco regionale di Portofino, compreso tra i comuni di Camogli e Santa Margherita Ligure, ricco della rigogliosa macchia mediterranea.

E’ palese che da Chiavari per tutto il Tigullio, l’escursionista esperto possa trovare un mondo su misura, fra un agriturismo e un villaggio fortificato, un maneggio e una gita in barca a vela. Ogni struttura opera secondo i dettati del turismo verde, valorizzando e promuovendo il territorio con itinerari guidati o selezionando spazi dove costruire serre, orti e fienili, con attività didattiche pensate anche per i più piccini.

Luoghi d'interesse

Chiavari, nonostante il boom del turismo, è un paese felicemente sposato alla pesca e all’artigianato, attività che l’hanno aiutato a crescere molto prima: tra le sue produzioni particolari ci sono le cosiddette sedie “campanino” e i bellissimi pizzi “macramè” di cui già vi abbiamo accennato.

In Via Martiri della Liberazione, altrimenti chiamata “caruggio dritto”, riscoprirete cosa significa passeggiare per il centro storico di Chiavari, magari dopo una sosta per fare le foto sul bel Lungomare, vera e propria terrazza fiorita sul Golfo del Tigullio e su Portofino, il cui culmine è la mole della Colonia Fara. E’ proprio lì che comincia l’avventura tra i colori, i suoni e gli odori della comunità all’epoca del medioevo…

Chiavari ha infatti conservato quell’impronta da crocevia marinaro, di crocicchio di commerci, e assieme anche i suoi classici portici, luogo d’elezione dei mercatini dell’Antiquariato e del Sapore, ma vedremo meglio in seguito di loro. Da Via Martiri le strade si sviluppano tutte dritte, intersecandosi solo ad angolo retto: i carruggi corrono in mezzo a due file continue di portici, sostenuti da colonne di stampo gotico, un’omaggio alle corti genovesi del duecento che è sopravvissuto. A ulteriore riprova della vita di allora e della sua ricchezza ci sono i palazzi, su tutti quello dei Portici Neri, il Palazzo Torriglia, sede della Pinacoteca Civica, e il Palazzo Rocca, costruito da Bartolomeo Bianco nel seicento e casa sia dell’orto botanico con le strabilianti serre delle orchidee, che del Museo Archeologico, con i suoi reperti della necropoli preromana rinvenuta in Viale Millo.

Tra gli edifici di maggiore interesse ritroviamo universalmente le chiese: ad emblema del maestoso stile classico che domina su Chiavari, c’è il Santuario di Nostra Signora dell’Orto, eretto dopo la miracolosa apparizione della Vergine Maria il 2 luglio 1610. La cattedrale è il principale spazio di culto cattolico della città, nonché ufficio della diocesi e santuario mariano. La facciata, sorretta da colonne corinzie, comprende cinque riquadri marmorei a bassorilievo raffiguranti episodi della vita della Vergine, che si ricollegano agli affreschi interni e alle opere d’arte degli scultori del calibro di Borzone, Coppola e Pogliaghi. La struttura è un mirabile esempio di architettura neoclassica, un tripudio di marmi bianchi e buona suddivisione delle geometrie. Con una pianta a croce latina e due file di archi a tutto sesto, una volta al suo interno vale la pena soffermarsi sulle due grandi vetrate dell’abside, raffiguranti san Sebastiano e san Rocco, realizzate nel 1928 da Costante Panigati, conosciuto per essere stato direttore artistico della Ditta Luigi Fontana & C. di Milano.

Di uguale fascino la chiesa di San Giovanni Battista nella piazzetta omonima del centro storico, il monastero delle Clarisse, vicino all’ auditorium ex chiesa di San Francesco con l’altare intitolato a Sant’Anna, e il Santuario della Madonna dell’Olivo in località Bacezza lungo l’Aurelia, anch’essa interamente costruita in marmo e famosa per ospitare un organo a canne Tamburini, datato 1936.

Nella Salita, l’ora magica per ammirare l’imponente Castello è il tramonto: costruito tra il 1146 e il 1147, uno dei primi eretti nel Tigullio, mantiene parti della cinta muraria lungo il percorso. Sono invece ancora ben conservate le due cisterne d’acqua di fronte al torrione, le mura della vecchia cittadella e la struttura esterna quadrangolare della roccaforte, che sembra tutt’ora proteggere la città dai pirati barbareschi. Sul finire degli anni cinquanta vengono trovati i resti della necropoli pre-romana e negli anni ottanta vengono ufficialmente messi in mostra nell’allora museo archeologico per la preistoria e la protostoria del Tigullio, oggi museo archeologico di Chiavari, nel prestigioso Palazzo Rocca.

Ricettività, turismo ed eventi

Ad accogliervi durante tutto il soggiorno troverete stabilimenti dotati d’ogni comfort a tariffe giornaliere ed ugualmente spiagge libere, che vanno a dipanarsi sotto la lunghissima passeggiata a mare.

Tra gli sport che l’ambiente marino del Tigullio offre potrete cimentarvi con il surf, il moto diving, corsi da sub e immersioni con più di quattro centri specializzati solo a Lavagna, la barca a vela e persino gite in catamarano.Nella vicina Rapallo, ci sono strutture alberghiere di alto livello e un porto con più di 350 posti barca.

Per le signore, soprattutto nella zona di Sestri e Santa Margherita non mancano le boutique dei migliori stilisti.

Tutto il Tigullio, da maggio ad agosto, celebra il Palio Marinaro, coinvolgendo con l’arrivo della bella stagione i club di canottaggio delle contrade, impegnate nella gara che si ripete ogni anno con entusiasmo e goliardia dal 1974. La Fiera di Sant’Antonio e la Fiera Agricola si svolgono nel centro cittadino nel sabato e nella domenica più prossimi al 17 gennaio, interessando ambulanti di ogni categoria e per qualsiasi occasione.

Imperdibile il Carnevale, con infinite giornate di intrattenimento, manifestazioni dedicate ai bambini, balli, stand e la scenografica rottura della pentolaccia, allestita in piazza Matteotti.

In primavera gli eventi imperdibili saranno il Chiavari in Fiore, una mostra mercato che coinvolge tutte le vie del Centro Storico nel mese di maggio; il Rivarola Vintage, un evento pubblico a tema anni ’60 realizzato in Via Rivarola in collaborazione con l’associazione Immagine 360; il Mercatino Chiavari Damare in piazza Roma, nel secondo e quarto martedì di ogni mese. Sempre presente il Mercatino dell’Antiquariato che attira frotte di visitatori da tutta la Liguria, il secondo week–end di ogni mese, e il Mercatino dei Sapori e delle Tradizioni, l’ ultimo weeck-end di ogni mese in via Rivarola.

A proposito degli incontri religiosi, si celebra Sant’Antonio abate nella Fiera che si tiene la domenica più vicina al 17 gennaio. Fiera e festa patronale di Nostra Signora dell’Orto, il 2 e il 3 luglio, con un magnifico spettacolo pirotecnico, e la festa di Nostra Signora della Salute nel quartiere Ri Basso l’ultimo fine settimana di luglio.

Segnaliamo anche il il Praemium Classicum Clavarense, che riconosce il valore dell migliore studente dell’anno negli studi classici.

Cucina

La Liguria, soprattutto nell’area del Tigullio, è la patria della focaccia. Quella tipica della zona è la superstar col formaggio di Recco, conosciuto come “prescinseua”, ma non disperate che nessuna delle varianti fornite, alle acciughe coi pomodori salati, con la cipolla o farcita degli ingredienti più ghiotti, vi lascerà delusi.

Per i break fra un bagno e l’altro, inimitabile è la farinata, una sorta di sottile testo salato fatto di ceci, acqua, olio e cotta al forno in una teglia di rame. Tipica e per quanto ci si sforzi nelle altre regioni, inimitabile altrove, la genovesissima torta pasqualina che farà da piatto unico alle vostre portate, precorritrice della festa e della primavera che raccontano i suoi ingredienti: uova, bietole, carciofi di Albenga, piselli, maggiorana, borragine ed erbe dell’orto, dentro strati fragranti, la sfida di tutte le casalinghe del circondario.

Ma, oltre gli stuzzichini e le torte salate, Chiavari è un mondo più ricco, in cucina, vicino al concetto di piatti di riciclo tipico dei liguri, rappresentati dalle zuppe ricche di odori con legumi (famosa la mesciua), o i ripieni delle carni arricchiti con maggiorana, timo e parmigiano (chiedete di assaggiare la cima, assolutamente), eppure notevolmente più raffinato.

Complice è forse il pesce, che, servito in ristoranti di lusso tanto quanto nell’osteria dell’angolo, sembra avvertire i benefici di un clima che lo rende assai più prelibato. Il “pesce azzurro”, le acciughe crude o marinate, il tonno appena scottato, i crostacei, ottimi gli scampi in qualsiasi ricetta proposta, i tagliolini con l’aragosta o lo stoccafisso in umido, il baccalà in agliata, sono piatti assolutamente da provare. L’insalata di polpo, i moscardini macchiati col sugo, le cozze, che qui vengono chiamate muscoli, ripiene col pan grattato o bollite, i guazzetti di scorfano e pesce di fondale, sono tutti pezzi di storia che ogni ristorante personalizza e arricchisce, senza dimenticare il sapore tipico e genuino della tradizione locale. Linguine, trenette, bavette e pappardelle, anche loro esempi di pasta lunga inimitabili che ben si accompagnano ai sughi d’erbe come il pesto, alla genovese col basilico e servito come tradizione comanda con fagiolini, pinoli e patate lesse, o con le fave, più vicino ai sapore del ponente, o di carne come quello di selvaggina, col coniglio o di cinghiale, alle noci o semplicemente in bianco con prezzemolo e funghi raccolti freschi da ottobre a novembre soprattutto, un vero must, rappresentano un’altra faccia ugualmente gustosa che ricorre non solo a Chiavari ma in tutto il levante.

Termina il viaggio del gusto nel menù tipico il dessert del Tigullio, rappresentato dal pandolce genovese, una sorta di torta bassa e molto lievitata fatta con burro, anice, uva sultanina o zibibbo, cedro e pinoli, il castagnaccio, ottenuto da una pastella agrodolce di uvetta, pinoli e rosmarino e il brunettu de laete, un dolce speciale alla vaniglia.

Per godere appieno del vostro pasto “da pascià”, come si dice da queste parti, chiedete il Vermentino DOC del Golfo del Tigullio, o un Bianchetta Genovese DOC per i bianchi, e un Ciliegiolo per i rossi. Ottimi anche i passiti, naturalmente a denominazione d’origine Golfo del Tigullio.

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