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Camogli

 

Gli sforzi e le fatiche sono ricompensati dalla magnifica vista che si può godere da quell’altezza: la prima visione di Genova e del Mediterraneo da quel punto non lascia spazio al rammarico (Lady Sidney Morgan)

A due passi da Genova, in una rigogliosa vallata di ulivi e macchie di pino, Camogli, tipico borgo marinaro della provincia, è una perla rara da trovare, e i suoi scorci ci si parano innanzi come una vertiginosa tavolozza di colore. Romantica cittadina incastonata tra il mar Ligure e le montagna, primo dei meriti che la proiettano nella classifica degli itinerari preferiti in patria e nel mondo, del suo passato conserva ancora fasti, storia e cultura, sorgendo in una posizione di rilievo nella Riviera di Levante  e a circa 20 km dal capoluogo, già sede di un florido turismo balneare.

La città occupa la nicchia di ponente del monte di Portofino, lambendo il Golfo Paradiso all’estremità occidentale. Verso nord, confina con Recco e Rapallo, dai quali eredita la buona cucina, mentre a sud ed ovest è bagnata dal mar Ligure  e da  Santa Margherita Ligure, assieme a Portofino.  Tra le su bellezze più rinomate, inclusi il lungomare e il porticciolo, Camogli, la “città dei mille bianchi velieri”, annovera parte del parco regionale di Portofino e della relativa area marina protetta, senza dimenticarci le frazioni rurali di Ruta di Camogli, San Fruttuoso con la sua abbazia e San Rocco di Camogli, testimonianza ben conservata dell’architettura medievale di una volta.

Come arrivare

VIA TERRA

Per tutte le partenze dal Nord (ricordiamo che Camogli dista poco più di un’ora e mezza da Milano, un tempo di percorrenza irrisorio!) il percorso di riferimento è l’”autostrada dei fiori” A12 Genova – Livorno, uscita Recco, o in alternativa uscendo a Rapallo e continuando per la SP1.

Partendo dalle località del sud Italia, si prediliga invece l’austostrada A1 fino a Firenze. Da lì, ci si muove verso la Firenze Mare A11 fino all’uscita  Livorno – Genova A12 e dal casello di Recco si seguono le indicazioni per Camogli.

Scegliendo di prendere il  treno, in un paio d’ore da Milano si arriva a destinazione. La stazione di arrivo è quella di Camogli – San. Fruttuoso, che appartiene alla direttrice ferroviaria di  Genova – La Spezia.  Da Roma il percorso non è altrettanto agibile poiché i cambi, ben due a Firenza Santa Maria Novella e a La Spezia, allungano inevitabilmente il viaggio. Ciò nonostante la tratta è ben servita e la spesa, che si alterna fra il biglietto di un treno Freccia e un treno Regionale, alla portata di tutti.

VIA AEREA

Il vostro aeroporto di riferimento dovrà  essere il Cristoforo Colombo di Genova, collegato direttamente con i principali aeroporti italiani e con le maggiori città europee. In alternativa, potete fare scalo a Milano Malpensa, e grazie al treno dedicato da e per l’hub, arrivare fino alla Stazione Centrale in tutta comodità, proseguendo come esposto già sopra il vostro viaggio.

VIA MARE

Traghetti e motonavi della navigazione Golfo Paradiso partono dal porto di Camogli, San Fruttuoso e Portofino, passando per Punta Chiappa. Da e per il Porto Antico di Genova, Rapallo e  Santa Margherita Ligure, condizioni permettendo, la navigazione è sempre garantita. Anche il Servizio marittimo del Tigullio si presta allo scopo con soste a Portofino, Rapallo, Chiavari e Sestri levanti, da e per le Cinque Terre e tutti i borghi limitrofi.

Come spostarsi

Il trasporto urbano ed extraurbano a Camogli è curato dalla ATP (azienda trasporti provinciali). Le autolinee toccano le alte valli di Scrivia e  val D’Orba, fornendo un servizio curato da e per tutto il Tigullio, includendo un bacino d’utenza che va da Levanto in provincia di La Spezia a Varazze. In mancanza di mezzo proprio e per godersi tutti i panorami della costa, l’autobus risulta essere il mezzo migliore di trasporto. E’ tuttavia sconsigliato la mattina e nell’alta stagione per la mancanza fisica di corse per soddisfare turisti, studenti e abitanti. E come spesso succede nelle località di villeggiatura, i posti auto liberi scarseggiano. L’ideale sarebbe quindi rivolgersi ad uno dei qualsiasi rent a car della zona, il primo giorno del vostro arrivo,  e muoversi con cognizione, lasciando la macchina nei parcheggi custoditi e servendosi dei mezzi urbani a piccole dosi. Camogli tuttavia gode di un clima felice e di una lunga e fornita pista ciclabile asfaltata, che porta fin quasi a Genova. Se non vi occorre intraprendere un numero infinito di gite fuori porta, una bici per ogni membro della famiglia sarà la mossa ideale per godervi le vacanze al mare. Inoltre, percorsi di trekking con partenza da Camogli o da San Rocco, vi concedono di godere dei paesaggi del Monte o della Chiappa, o adoperarvi sui sentieri più impervi a strapiombo sulla costa, vicinissimi al piccolo villaggio di San Fruttuoso di Camogli.
Un servizio stagionale di trasporto via mare per mezzo di battelli permette il collegamento marittimo dal Porto antico di Genova, da Recco  e dalle cittadine di confine come Santa Margherita  e Rapallo

Un po' di storia...

Alcuni resti ritrovati nella zona del Castellaro risalgono addirittura all’età del bronzo. Si tratta per lo più di oggetti di uso comune, ceramiche e reperti di genere casalingo, che hanno evidenziato l’esistenza di due capanne perfettamente conservate e di una prima forma del nucleo originario di Camogli, localizzato in posizione sopraelevata rispetto alla riva del mare e strutturato su antichi e rudimentali terrazzamenti artificiali, molto simili a quelli tipici che vediamo tutt’oggi. Camogli era per tanto abitata già in epoca preistorica da gruppi di pastori e raccoglitori.

 Anche in epoca imperiale Camogli si riconferma un borgo molto frequentato. Pur mancando tracce importanti d’epoca romana, la presenza di una ricca nervatura di strade risalenti al periodo, un ricco sistema di percorsi lastricati che collegava i vicini borghi di Rapallo e Recco nei pressi della Chiesa Vecchia di Ruta, ce la fa apparire come piccola, si, ma fiorente nei commerci. 
Il nome di Camogli compare per la prima volta in un inno liturgico del basso medioevo in onore di S. Giovanni Bono e in una grande fetta di cronache genovesi e atti notarili di varia natura.
Il suo nome,”Camogli” appunto, è sempre stato al centro di diatribe accese: alcuni ritengono che derivi dal dio etrusco Camulio, altri da quello della divinità celtica Camoli, i più invece fanno risalire l’eponimo alla lingua, in un curioso accostamento greco-ligure determinato dall’unione di “cam”, ovvero in basso e “gi”, terra, quindi “terra in basso”. Scherzosamente, i mariti del posto sono convinti del fatto che Cà Mogi significhi invece “la casa delle mogli”.


Nel periodo delle Repubbliche Marinare e in virtù dei saccheggi che per anni i saraceni hanno perpetrato a suo danno, la città si distingue per l’eccellenza della sua capitaneria. I Camogliesi spalleggiano persino Genova, la maggiore delle Repubbliche, nella conquista della Siria. La sua flotta cresce, il benessere sale. Viene costruito  il castello della Dragonara, posto a difesa del borgo.
 La prosperità di una piccola enclave di marinai e contadini viene accentuata anche dall’amicizia con Genova. Nemmeno alle successive epidemie di peste che coglieranno la regione impreparata, Camogli concede il lato debole. Cresce e si fortifica. 
Lo sviluppo della città viene consolidato di anno in anno dalla continua opera di restauro delle abitazioni e dalla cura, quasi maniacale, per la salvaguardia dei monumenti storici. Un numero crescente di botteghe va formandosi lungo la via interna al centro, il Carroggio. 
Con l’arrivo di Napoleone la flotta, già oltre il numero ufficiale di quella genovese, venne rimodernata. Si costruiscono navi più grandi e si espandono le rotte commerciali in lungo e in largo per il Mediterraneo.

Ampliati i traffici e sfornando Ufficiali ad un numero impressionante, Camogli  in età napoleonica è una piccola Babilonia di velieri. Com’era stato per la Siria, aiutano i Francesi nella conquista dell’Algeria. E dopo l’ennesima conquista, Camogli che si fa ammirare diventa la “Città dei Mille Bianchi Velieri”. 
Le condizioni sociali della popolazione grazie alla valenza della sua marineria, non tardano a farne anche una città molto moderna per i suoi tempi: da poco dischiusesi le porte del novecento aveva già un acquedotto funzionante e l’elettricità in tutte le case.

Ricalcando la storia di buona parte delle bellezze naturali dei Golfi liguri, Camogli attrae l’elite dell’alta borghesia e diventa, smessi i panni di una città di condottieri e marinai, un’importante centro turistico per tutti gli appassionati delle gite fuori porta, confermando anche durante gli anni bui delle guerre uno spiccato senso civico e una predisposizione ad un rigore, umano e architettonico, quasi stilistico.

I valori oggi non sono cambiati.

Natura

Le bellezze delle terre liguri non ci sono estranee ormai. Conosciamo bene il binomio cielo e mare rafforzato dalle rocce a picco, o dagli scogli aguzzi sotto il sole. Paesaggi spesso incontaminati, che a prima vista non sono mai stati ammansiti dall’uomo. Eppure nel pensarlo ci sbaglieremmo. Perché come è stato per le Cinque Terre, anche tutta la zona del Golfo Paradiso pure se inerpicata per i tratti in salita dei suoi contrafforti, ospita da tempo vite e civiltà all’avanguardia. La frequentatissima zona di Rapallo e Santa Margherita nella riviera, dove si raggruppano alcuni dei locali e delle mete esclusive della regione nel periodo estivo soprattutto, viene rimpiazzata e addirittura preferita in periodo invernale da Camogli, Recco Sori e Bogliasco, più tranquille e pittoresche ed economicamente alla portata di tutti nel levante.

Ad uno tiro di schioppo il Tigullio sovrintende a bellezze quasi proprie, come  la Via dell’ardesia a Lavagna o i sentieri che si snodano lungo i muretti a secco disseminati sugli uliveti e le vigne, coltivati entrambi in terrazzamenti esposti al sole, al mare e alla salsedine ricca di iodio. La baia delle favole a Sestri, non così lontana, è un altro “paradiso” che potrete visitare nell’ora magica del tramonto.

Menzione d’onore al Golfo Paradiso se la contendono le sue splendide valli in boccio, tutte frutto di un particolare ecosistema dettato, come al solito, dal connubio del mare e dell’Appennino Ligure. Le correnti calde che vengono dal mare e l’umidità raccolta in inverno dalla montagna fa si che il bosco sia subito dietro l’angolo dopo i promontori, ricco e selvaggio e quasi a fatica raggiunto dalla luce del sole. Le pendici erbose della Val Fontabuona ben rappresentano questo genere di scenario tutt’altro che ostile, più a nord rispetto alla nostra meta ma di comodo accesso alle maggiori infrastrutture. D’inverno, il maestrale che viene dalla Francia spezza il verde con occasionali imbiancante, riuscendo a strappare la vista di cervi e caprioli molto più  in basso di dove occasionalmente si spostano, volpi, e, particolare più unico che raro,del lupo.

Luoghi d'interesse

Tanto per cominciare vale la pena visitare il centro storico. Piccolo e raccolto, si sviluppa intorno al porticciolo, vicino al castello e alla basilica di Santa Maria Assunta e alla collana di case dai colori gitani tipicamente liguri. 
La basilica sorge in via dell’Isola, così chiamata per l’effettiva distanza dalla costa che per anni ha reso l’appezzamento un ammasso di scogli solitario. Edificata in stile barocco e dedicata alla santa omonima, l’interno è interamente rivestito d’oro, spiccano i marmi e i cristalli, nonché gli affreschi datati ottocento ad opera di Nocolò Barabino, alla squisitezza degli stucchi del soffitto.

Anche la piazzetta antistante è protagonista, piastrellata con piccoli ciottoli alla maniera del “Risseau”. 


L’attuale Castello della Dragonara, o Castel Dragone che dir si voglia, un valido esempio di edificio difensivo ligure sul tratto di mare antistante la scogliera, è composto da una tozza pianta quadrangolare e dal corpo principale della torre di avvistamento. Si ritiene che la forma originale del castello, a parte qualche dovuto ampliamento, sia pressoché invariata dal XIX secolo, testimoniando una volta di troppo un passato di scorrerie piratesche.
Altro particolare edificio storico degno di nota è il Civico museo marinaro voluto da Gio Bono Ferrari nel periodo a cavallo tra le due guerre. Accorpato in anni recenti al museo archeologico e alla biblioteca civica camogliese, raccoglie i reperti del della città in epoca preistorica.

Il Santuario di Nostra Signora del Boschetto è invece il luogo di culto per antonomasia a Camogli. La prima cappella venne costruita proprio nel luogo in cui si dice la Madonna, nel 1500, apparve ad una pastorella chiedendole di essere celebrata. E’ anche e forse maggiormente nota per raccogliere gli ex voto legati alla storia di mare della città, ad infortuni, alle grazie ricevute o per semplici richieste per un buon pescato. La sua struttura a tre navate, anch’essa mantenendo intatti gran parte degli elementi barocchi, è in tripudio di fregi e di marmi riccamente lavorati.

Ricettività, turismo ed eventi

L’area protetta intorno al digradare del Monte di Portofino è un dei panorami più suggestivi che Camogli ha da offrire. Le sue spiaggette, le cale nascoste fra i faraglioni della scogliera, la pulizia del mare e la tenue sfumatura di indaco che assume nelle giornate di sole, le hanno reso il nome di Paradiso dei Subacquei.
Vi ricordate dei bianchi velieri?  Orgoglio della città e fortemente voluto dal maestro d’ascia Ido Battistoni, la novella (si fa per dire) imbarcazione detta Il Dragun, dal 1968 smette i panni della scialuppa per diventare una magnifica due vele a dodici remi. Il Dragun, costruito sulla falsa riga degli sciabecchi pirateschi, dopo il varo ha navigato in lungo e in largo per l’Europa, da Besancon a Parigi lungo i fiumi e canali fino alla spedizione remiera in Argentina.

In tema di feste, la prima domenica di settembre di ogni anno si celebra l’apparizione della Madonna del Boschetto, assurta a protettrice di pescatori e naviganti. In suo onore viene portata in processione per le vie del paese la cassa che ne contiene le spoglie a sua immagine, chiaramente finte, del peso complessivo di circa 550 kg. Per la scalinata che porta al segrato, sulle spalle di una ventina di persone, il peso eccessivo sembra schiacciare i portantini, ma ogni volta l’arrivo della Madonna riesce alla perfezione, strappando applausi ed emozioni di vera fede a tutta la comunità.

La seconda domenica di maggio, dal 1952 c’è un evento che non accomuna solo i residenti di Camogli, ma tutti gli amanti della buona cucina. La Sagra del Pesce, giornata dedicata alla interamente alla frittura del pescato nel gigantesco padellone (capacità di 2000 litri). Posto su impalcature fissate al porticciolo, è diventata assieme al suo “simbolo” di acciaio inossidabile un faro per i turisti, seguito dalle maggiori emittenti televisive regionali e non.

La “Stella Maris”, la festa dedicata ad un mosaico raffigurante la vergine, viene invece celebrata la prima domenica d’agosto. Di prima mattina un colpo di cannone da il via alla partenza del Dragun di cui sopra, che porta il parroco all’altare di Stella Maris situato sulla Punta Chiappa. E’ un momento i raccoglimento per la collettività, senza grandi manifestazioni goderecce, che alla sera si raccoglie sulla spiaggia, dopo il ritorno non solo dello sciabecco ma di tutte le imbarcazioni che l’hanno voluto seguire in processione, salutandolo con centinaia di lumini liberati in mare.

La notte di natale all’Abbazia di San Fruttuoso è un appuntamento per tutti, in Liguria, il 24 della vigilia, e non solo per i credenti! Nella chiesa, conclusasi come da tradizione la Santa Messa, arricchita dalle voci del coro e da un’atmosfera quasi michelangiolesca, si da il via alle visite guidate del battistero, a brindisi augurali e degustazioni, e, naturalmente, per tutti coloro che amano le passeggiate al chiaro di luna, ad una gita romantica per il borgo che le da il nome.

Cucina

Un piatto tipico che fa invidia al resto d’Italia sono le acciughe di Camogli, conservate sotto sale o  spennellate con succo di limone e finocchietto tritato in pinzimonio. Marinate, lesse o corredate dal pescato giornaliero delle “tonnare” in gustose zuppe e guazzetti. Tutto il pesce azzurro comunque, dai dentici alle ricciole, si guadagna gli apprezzamenti della cucina marinara universale. 
La cucina del golfo è una chicca per tutti gli amanti dello slow food, e ancora meglio, di tutti quei piatti poveri molto sapidi e molto gustosi, legati alla tradizione mediterranea. Caratteristico di tutto il bacino ligure, sotto quest’aspetto, è il preboggion, un sobbollito di erbe selvatiche, ottimo sodalizio di quello che la terra ha da offrire alla buona tavola. Tutta i prodotti dell’orto di casa, dalle cipolle, alle patate, per passare ai pomodori, alle primizie dei boschi di ogni clima e stagione, funghi, cipolle selvatiche, zucche e zucchine, vengono utilizzati e accompagnati dall’olio di oliva della Riviera Ligure e accostati a cereali e companatico. Un esempio eclatante è il riso con il latte e le castagne, arricchito come sostanzioso piatto di portata da abbondante burro o parmigiano.

Le trofie e tutta la pasta lunga, spesso prodotta artigianalmente dalle massaie, trova il suo impiego in sughi e salse di noci o al pesto, o ancora in passate di pomodoro bollite con odori dell’orto, selvaggina e cacciagione. Le carni magre e proteiche degli animali selvatici, naturalmente abbattuti secondo severissimi criteri di regolamentazioni, abbondano, fra il panorama collinare che si getta in bocca al mare, non diversamente da qualsiasi altro territorio dell’entroterra. Cinghiale, lepre e coniglio, squisito nella fattispecie proprio quest’ultimo in umido o alla ligure con pinoli, olive e rosmarino, si servono accompagnati dai relativi contorni o nella versione dei salumi da antipasto, ovviamente di cinghiale. Ottima la produzione casearia, ricotte, caciotte e precinseua si trovano a prezzi vantaggiosi anche nei banchi del mercato, d’origine, assolutamente, controllata. Miele, conserve e marmellata concludono per gli snack sfiziosi, accanto a lei, la preferita: la focaccia.  Vuoi per la vicinanza con il borgo omonimo, vuoi per l’unicità degli ingredienti, la più consumata è quella al  formaggio di Recco . La farinata di ceci è un altro ottimo surrogato del companatico, servita calda con la crescenza o lo stracchino o tiepida per la merenda.

E ricordate, pure se tutte le ricette vengono rivisitate in chiave moderna nei ristoranti di lusso per i palati più esigenti, l’eccellenza si tocca negli agriturismi a gestione famigliare, che impastano, scaldano e mescolano quasi del tutto a mano le portate. Primi, secondi dolci e antipasti, non mancheranno mai di esaltare non soltanto la tipicità di questi ingredienti senza tempo, ma saranno un valido motivo per tornare a visitare Camogli.


Dintorni

Camogli, in provincia di Genova, è una delle ultime oasi di quiete che potrete trovare soggiornando fra le bellezze autentiche del Levante. Piccolo saliscendi di pinete odorose, protetta dal Promontorio del Monte di Portofino a più di seicento metri sul livello del mare, a due passi dal Golfo del Tigullio e di immediato accesso alle principali vie di comunicazione (è posta strategicamente sulla bella via Aurelia), Camogli è un borgo marinaro ma è anche molto di più. E’ ciò che resta delle vestigia piratesche d’un tempo, con il suo Castel Dragone a guardia dell’orizzonte. Con il suo centro storico che racconta di culture dimenticate altrove e il suo litorale soleggiato. Recco, Rapallo e Santa Margherita, prossime alla cittadina, sono solo alcune delle tappe obbligate, mirabili nel loro essere città sì legate alla tradizione, ma anche e soprattutto capitali di feste e divertimenti per i più giovani, che vi capiterà di visitare. Ricapitolando, Camogli non ha nulla da invidiare alle mete più ambite della Liguria, ma ne è la somma ben tenuta, a cominciare dal clima per finire con la buona cucina.

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