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Bagnone

 

“Contribuì generosamente alla guerra di liberazione con la partecipazione di molti suoi giovani ai primi nuclei partigiani, offrendo splendido esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.” (1940 – 1945)

L’Alta Valle del Magra fa da sfondo a uno dei comuni più antichi e ricchi di storia che la Provincia di Massa Carrara, ivi inclusa, annovera tra i suoi: Bagnone.

Quale splendida icona è il borgo, circondato da una natura indulgente e miriadi di specchi d’acqua e gorgoglianti cascatelle, e non solamente possiamo parlare di un caposaldo della cultura toscana, ma leggende e annali di Bagnone si legano nel profondo anche ai fasti lunensi – la Lunigiana resta quella regione storico-culturale suddivisa fra Toscana, Emilia e Liguria ai lettori abituali ben nota.

Piccolo e ben protetto, costruito quasi del tutto in pietra, con un ponte a schiena d’asino che collega la parte alta del paese con la bassa, rispettivamente delimitate da Porta della Dogana a sud e da Porta della Gora a nord-ovest, svetta incuneato nella zona più stretta del declivio, alla destra del torrente a cui deve il nome, dunque omonimo, e affluente dello stesso Magra.

Per tutta la durata del Medioevo, Bagnone ha avuto una grande importanza grazie alla posizione strategica, posto all’esatto incrocio di vie di comunicazione di specifica importanza, come ad esempio la Via Francigena, e, in tempi recenti, a distanze risibili dagli snodi del Passo della Cisa, oltre che, non meno importante, ad una altitudine di quasi duecentocinquanta metri, ideale in caso di attacco e “turisticamente” parlando fresco d’estate a sufficienza da permettere abbuffate regali senza pentirsene – i testi di pasta e la collezione di prodotti DOP non aspettano altro.

A questo proposito, giunti a Bagnone il colpo d’occhio viene attirato dall’imponente scheletro del castello, del quale oggi non resta che la torre cilindrica ben riconoscibile già da lontano, sopraelevata e a guardia, dalla sua posizione privilegiata, dell’abitato e del corso del Magra.

Bagnone assume rilievo, altresì, dopo che il Sommo Poeta soggiornò negli immediati pressi per stendere le sue “due righe”, ed attira ogni anno estimatori delle passeggiate ad alta quota, del trekking e del kayak, a un tiro di sasso da Pontremoli e dalla vecchia Via del Sale dei contrabbandieri attivi nel periodo ducale.

Tipiche le case evolute in altezza e i palazzi ornati dai portali in arenaria, o dotati di rimandi al Rinascimento Toscano.

Delle frazioni limitrofe, si lascia desiderare il borgo di Castiglion del Terziere, monumento all’incredibile castello e Treschietto, assieme a Iera, a disposizione con i ruderi dei manieri malaspiniani e i fronzuti boschi di castagno, ma non solo… Pastina, dove respirare una sacralità sempre misteriosa, Corlaga e Corvarola, valevoli anche loro di una visita, a Corlaga in particolare vi sarà possibile fare un giro tra i bellissimi mulini ad acqua con cui si macinano ottime castagne della vallata, e lo stesso centro di Bagnone, nonostante le dimensioni ridotte, custodisce luoghi di notevole interesse, basti pensare ai portici del vecchio mercato o, ancora, alla Chiesa di San Niccolò e all’Oratorio di San Terenzio.

Bagnone è parte integrante del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, e lo troviamo inserito nel gruppo dei borghi più belli d’Italia.

Come arrivare

VIA AREA

Gli aeroporti a cui ci si rifà, presso Bagnone, sono i consueti di Pisa, il San Giusto, il Cristoforo Colombo di Genova o il Giuseppe Verdi di Parma, comodo, quest’ultimo, se la tratta prosegue in treno, e favorito da diversi punti di sosta per le auto di passaggio.

VIA TERRA

Bagnone si raggiunge comodamente per mezzo dell’A1, seguendo, da Nord, la direzione La Spezia – Parma Ovest – da La Spezia dista circa una quarantina di minuti. Allacciamento alla Cisa A15, uscita a Pontremoli e, superati alcuni piccoli nuclei urbani, diretti sulla SP28 per Bagnone. Per i più rodati, è possibile transitare sulla strada panoramica SS62 della Cisa e costeggiare i paesi: lasciata alle spalle la SS62, occorre prendere la già citata SP28 da Villafranca in Lunigiana o la SP30 da Filattiera, che passando da Mocrone e Malgrate si congiunge alla prima.

Da Sud, bisognerà seguire le direttive per la A1 una volta di troppo, con direzione Livorno, poi si segue per Genova, ci si allaccia alla A12 in direzione di Parma e infine si arriva alla A15 della Cisa.

La ferrovia rimane un’alternativa interessante. Utilizzando La Spezia come punto medio, partono treni regionali abbastanza spesso e, soprattutto, collegandosi direttamente, in poco più di mezz’ora vi permettono di raggiungere la vostra destinazione. La stazione dedicata è Villafranca-Bagnone. La più vicina, ed ottimo scalo, quella di Aulla Lunigiana.

Viareggio, tramite le Ferrovie dello Stato, collega Bagnone con il servizio di treni regionali in circa un’ora.

Come spostarsi

La morfologia del posto risulta essenzialmente montana, dominata dal crinale appenninico. Bagnone, infatti, si staglia su uno sperone roccioso, immerso in un fitto bosco di pini e querce e col Monte Sillara a rinfrescare il versante.
La presenza di un habitat tanto tipico e l’ubicazione, ancora di Bagnone, concorrono a renderlo uno dei borghi più suggestivi dell’Alta Lunigiana, terra di primeggi storici, eccellenze gastronomiche e architettoniche, oltre che di ampio respiro: sono una ventina i centri abitati messi a costellare, tirando le somme, le aspre colline del territorio, ognuno minuscolo borgo aggrappato al fondovalle lungo e stretto, il quale, dal Passo della Cisa, si getta all’ingresso dell’area fluviale che il Magra ha scavato.

Istantaneamente oltrepassata la porta d’ingresso di Bagnone, incontriamo piazza del Teatro Quartieri, più recente e, assieme a Piazza Roma, centralissima, idonea per trovare parcheggio, oppure per un momento dolce o il caffè. A qualsiasi ora del giorno, gironzolare tra le vie del borgo significa, anche cogliendo diverse prospettive, guadagnare un bottino ricco di scorci panoramici. Le stradine, tuttora medievaleggianti, si sviluppano dal nucleo abitato più antico, fortificato ed in posizione elevata, sopra cui troneggiano i resti del complesso apparato difensivo malaspiniano, ovvero il castello, ridotto all’unica torre cilindrica merlata di beccatelli, simbolo indiscusso del paese. Sempre ben al di là dei tetti di case e vie di sasso disposti una sull’altra, spiccano gli edifici religiosi.
Man mano, riprendendo un’ipotetica discesa, le abitazioni sottostanti vengono impreziosite dai portici e dai portali visti su, alcune conservano addirittura gli stemmi delle rispettive casate, ferme a secoli e secoli fa in grazia a qualche sorta di incantesimo; gli odori caratteristici del pane appena sfornato e del ferro battuto, sfuggiti alle botteghe che operano in attività, si mescolano al salmastro delle acque del torrente, presenza costante a livello uditivo, principalmente quando le vie si allargano, giunte a diventare ponti, ma non fastidiosa.
Il corso principale del borgo di Bagnone, scendendo al nucleo moderno e sorto lungo le curve del torrente, lo rappresenta Via della Repubblica, di sicuro interesse per il porticato. Oltrepassata questa, incontriamo Ponte Nuovo, con la bella vista panoramica offerta sul corso delle acque. Anche Via Nicolò Quartieri, vicina, può raccontarci del passato di Bagnone. Il Ponte Vecchio, l’altro fondamentale, è – appunto – vecchio ma finora utile alla sua funzione, congestionato in mezzo alle dimore sul lungofiume tanto da sembrare protagonista di qualche peripezia storica.
Puntando gli occhi a nord, distante un paio di chilometri, possiamo individuare la frazione di Corlaga. Villafranca in Lunigiana, Filattiera e Licciana Nardi, comuni confinanti, dovranno necessariamente far parte del vostro carnet itinerante, inclusi nella visita.

Un po' di storia...

Le boscaglie lussureggianti di Bagnone sembrano essere state abitate sin dall’età della pietra. Il territorio collinare, in special modo, offriva cibo e riparo nient’affatto miseri, e bene ce lo testimonia un ritrovamento a Treschietto: spostato nel mu­seo civico di Pontremoli, è lì che viene conservato, nei panni della piccola statua stele che sta a dimostrare la presenza umana, stanziale, già intorno al periodo della fusione del bronzo.
Probabilmente è da questi tempi immemori che si prese l’usanza, quando un pericolo minacciava la valle, di sfuggirgli rintanandosi nelle varie ‘capanne’ sparse sull’Appennino, prototipo ammodernato ne sono gli alpeggi di Tornini, di Garbia, di Baton, posti sopra alla frazione di Iera, oggi qualcosa di simile a bivacchi utilizzati per pulitura dei boschi e la raccolta delle castagne, ma lo stesso utili, per gli ardimentosi, se si vuole raggiungere l’“Alta Via dei Parchi” e il suo meraviglioso itinerario naturalistico.

Sulle prime, “Bagnone” come nucleo urbano andava inteso con la sola roccaforte e l’agglomerato di case sorte attorno ad essa, una specie di avamposto ben corazzato a controllo della viabilità del fondovalle; analogo destino riguardava – e riguarda – strutture fortificate nelle vicinanze (Groppoli, Mulazzo, Malgrate). In questo periodo, prima dei Ducati, l’economia era prospera, con un occhio di riguardo ai commerci che interessavano le vicine zone appenniniche, soprattutto gli scali degli Via Francigena.
Notizie ufficiali del borgo, per quanto già in periodo Romano se ne avesse notizia, le troviamo all’interno di documenti databili al Mille. Ci descrivono un castello sovrastante l’ormai perduto paesello di Gutula.
I primi signori, altrettanto ufficiali, del territorio, saranno i Malaspina. Solo nel 1221 Bagnone passerà in eredità ad un ramo più piccolo della famiglia dello Spino Fiorito, quello di Filattiera, con Obbizino. Da qui in poi, Bagnone è protagonista di una delle classiche e a tratti sanguinose storie lunigianensi, poiché contesa, poiché terra di confine con grande potenziale, e dunque corteggiata dalle potenze di Milano, Parma, Firenze e Genova.
L’area tutta assurgerà a dimora del marchesato nel 1351, con successiva divisione nei quattro distinti feudi di Bagnone, Treschietto, Castiglione e Malgrate. Rimasto invischiato dagli intrighi e i piaceri di corte dei discendenti malaspiniani, ben narrati in un pugno di leggende che parlano di scelleratezze e persino qualche orgia, con i complimenti della casa di Giovan Gasparo Malaspina a Treschietto, di cui era signore, Bagnone, residenza del congiunto Alberto, nel 1385 tenterà di rovesciare il dominio dei Malaspina. Si muoverà chiedendo aiuto ai Fiorentini: il risultato, quello di passare sotto una specie di protettorato.

Visti gli interessi verso Castiglione del Terziere della Repubblica Fiorentina, da un lato, e le turbolenze date dalla condotta dei Malaspina, dall’altro, il fu marchesato di Bagnone finirà venduto, proprio in quanto feudo, prima agli stessi Fiorentini, poi i Malaspina cercheranno invano di risolvere il contratto, ma infine, nel 1471, la Repubblica occuperà il castello e il borgo, tenendolo in qualità di Signoria.
E’ durante il 1737 che Bagnone cambia pagina, arrivando a spostarti sotto l’ala del Granducato di Toscana, in seguito alle Campagne d’Italia del 1796 annesso alla Repubblica Ligure e, nel 1849, al Ducato di Parma, al quale resterà fedele sino al 1859.
Con l’Italia unitaria, Bagnone trova infine configurazione nella provincia di Massa. Data l’annessione della frazione di Orturano, eccolo raggiungere l’attuale estensione.
Un aneddoto curioso: i primi del Novecento, Bagnone balzerà alle cronache per il meteorite di ferro più grosso mai caduto in Italia… chissà la gioia dei fantasmi nel castello.

Natura

Il bello della Lunigiana è la capacità di far collimare l’esperienza del mare con splendidi paesaggi montani; le salite dei crinali appenninici, con le praterie di alta quota, e le balze rocciose delle Alpi Apuane, famose in virtù delle cave di marmo, raccolte a sud verso la costa e la Garfagnana, consentono di trovare alloggio e attività sportive per tutti i gusti e  durante tutto l’anno.

Bagnone, di diritto nel novero delle sue mille bellezze, si trasforma dunque in un eccezionale punto di partenza se vogliamo capire questo binomio altrove impossibile, nonché per esplorare i borghi e la natura della Valle del Magra. Incuneato nella profonda valle alluvionale che lo preserva, dal trascorrere del tempo e dalle città troppo caotiche, beato si riposa ad un dislivello medio tra i 150 e i 1850 metri sul livello del mare. L’ecosistema è chiuso, ma prospero, la biodiversità molto varia, e non sarà difficoltoso imbattersi nell’aquila reale tanto quanto in lepri o cinghiali. Spingendosi invece ai pascoli d’alta montagna, territorio di Zeri, viene ritenuta stanziale la presenza dell’orso.

L’abbandono dei campi e un progressivo spopolamento hanno dato modo alla natura di riappropriarsi di molte delle terre utili all’uomo, e non sembra inusuale accorgersi di qualche importante endemismo, o di narcisi selvatici, astri e  fiordalisi alpini, sbucati nello stesso fazzoletto di prato di piante più comuni come more o mirtilli.

Gli appassionati di trekking avranno pare per i loro denti scarpinando lungo i sentieri del CAI del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, ettari ed ettari popolati da secolari castagneti e intervallati da flora di cresta e sottobosco, i cui scenari bucolici attendono con la possibilità di confrontarsi sulla strada di interessanti escursioni, visitando pievi, contrafforti e, sorpresa, ulteriori alpeggi. Le strade poco trafficate diventano, così, perfette anche per la pratica della mountain bike o delle gite a cavallo.
Dal paese di Iera, senza ripartizioni alcune nel comune di Bagnone, c’è ad aspettarci il sistema dei bivacchi dei Tornini, o di Garbia, dedicato agli escursionisti che si prefiggono di passare al coperto una o più notti. L’ammodernamento di questi alpeggi e della sentieristica lungo la Via del Sale viene gestito direttamente dal Comune, in partnership con l’Ente Parco.

Ancora da Iera partendo da Treschietto, si può camminare su un tracciato quasi pianeggiante e godersi la calma di boschi e altre innumerevoli malghe punteggiate da gruppi di radure erbose e dorsali, queste ultime, dove le rocce hanno il brutto vizio di franare, abitate da cervi e stambecchi, alla scoperta delle sorgenti e allacciatisi, ormai, al percorso dei Sentieri Liguri Apuani.
La presenza dei torrenti consente di rinfrescare corpo e spirito e richiama diversi giovani persino dal litorale tirrenico.

Più o meno obbligati al movimento con mezzo autonomo, se il viaggio prevede soste lunghe vi consigliamo di rubare una scappata al Passo del Cerreto, spartiacque fra la Lunigiana e l’Alta Val Secchia, alla ricerca di Sassalbo, paese che la leggenda vuole fondato da pirati allontanatasi dal placido abbraccio delle onde. Qui troviamo la sede del Parco Nazionale, e Filattiera, Fivizzano, Pontremoli, nonché la vicinissima Emilia, di cui fa per metà parte anche il Passo del Lagastrello, ideale “spartiacque” tra la provincia di Massa e Carrara da quella di Parma. Cerreto Laghi, tappa obbligata dovesse urgere una sciata d’inverno.

Dal lato delle Alpi Apuane, merita la visita il paesino di Equi Terme, celebre nel mondo dell’alpinismo e ricco di grotte e anfratti che sono la gioia di novelli (e non) speleologi, senza contare le pareti adatte all’arrampicata altrettanto celebri. A pochissima distanza, gli scenari cambiano drasticamente e giungiamo a luoghi di villeggiatura come Marina di Carrara, Marina di Massa, Ronchi, Poveromo e Cinquale di Montignoso, con il litorale sabbioso e gli stabilimenti balneari all’avanguardia.

Luoghi d'interesse

I vicini di casa di Bagnone li individuiamo nel numero incalcolabile di villaggi inerpicati su basse montagne, dove sono ancora vive le tradizioni rurali. Ciascuno di questi vicini ha dato vita a un crogiolo di monumenti, luoghi di culto e leggende che si fanno materia concreta, di solito animando la realizzazione di qualche fortezza. Il borgo, già da solo, cerca ad ogni modo di riassumere anni di storia e peregrinazioni attraverso i paesaggi indimenticati e indimenticabili… accoglie il guado che divide in due il paese, abbraccia ponti e porticati a giusta misura intrisi della magia di saltimbanchi, streghe e botteghe di becchi e calzolai. Non per essere ripetitivi, ma Bagnone cresce quale epicentro della medievalità effusa nei dintorni.
Come si accennava, icona e bandiera del posto, quando vi si soggiorna, risulta il complesso del castello, la cui parte autentica è la torre circolare. Il resto lo hanno lentamente incorporato dall’apparato residenziale voluto dai conti Ruschi-Noceti – subentrati ai Malaspina alla testa del territorio –, ciò che di visibile abbiamo ora, e costruito al posto del maniero malaspiniano negli anni cinquecenteschi che furono. La planimetria degli inizi, riguardo al castello, era collegata al borgo murato tramite via Ponte Vecchio e una porta detta di Santa Caterina. L’abitato, dunque, adesso si articola proprio intorno a questa struttura centrale, seppure meno imponente, scendendo a cerchi – così si chiamano in gergo tecnico – semianulari.
Il castello di Castiglione del Terziere, realizzato prima dell’anno Mille, con pari funzione di sorveglianza sulla via Francigena, adempie ai propri doveri guardando le spalle alla frazione, dall’alto di una massiccia torre quadrata. In pratica, finestre e bastioni fiancheggiano l’abitato, e prolungamento della torre è la cortina muraria che serpeggia intorno al mastio centrale – forse, il colosso di Castiglione del Terziere potrebbe imporsi come il meglio conservato. Di proprietà dello studioso Loris Jacopo Bononi, si può visitare solo su appuntamento.
Di quello di Iera, purtroppo, restano alcune scarne rovine. Al castello di Treschietto, completato il giro, si accede dal lato nord-est, costituito da ciò che è andato conservandosi meglio della cinta muraria e di una semidiroccata torre, anch’essa circolare. La testimonianza data dalle vecchie e care pietre di Treschietto, da parte loro, sembra la più suggestiva. Se vi state chiedendo che fine ha fatto la statua stele qui ritrovata, chiedete della ‘Venere di Pietra’ di Treschietto.
Nell’ottica di ampliare il giro dei castelli, presso Massa Carrara aspettano la fantasmagorica residenza dei discendenti malaspiniani a Villafranca, ovverosia il Castello di Malgrate, consolidato e restaurato grazie ai Fondi Strutturali dell’Unione Europea, e la fortificazione di Bastia, nel comune di Licciana Nardi, preceduta dalla fama di “castello inespugnabile”.
Fivizzano può senz’altro collegarsi a questo itinerario, la rinascimentale piazza medicea, nella parte antica, è oggetto di contesa dei maggiori fotografi italiani. Del luogo è anche il pioniere della tipografia in Europa, Jacopo, perciò non mancate il Museo della Stampa a lui intitolato.

Santa Maria, a Bagnone, venendo alle chiese, è un edificio discreto, che si presenta tutto grigio, realizzato da pietra arenaria tipicamente ligure; abili artigiani l’hanno tutta scalpellinata. Voluto nel 1392, all’ interno si può visitare una crocetta in ferro che si ritiene fosse appartenuta a San Francesco d’Assisi. Il Santo è raffigurato anche su una maestosa tela posta sopra l’altare laterale, commissione del Prof. Conte Properzy. Appartenuta all’ordine degli Agostiniani, la Chiesa di San Rocco ci appare molto simile, databile al 1650, e sorge sui resti di un vecchio ospitale destinato ad accogliere i pellegrini in transito lungo la via Francigena.
La chiesetta del castello, o di San Niccolò, dicono sia la più antica. Eretta, pure lei, prima dell’anno Mille, nei secoli è stata ampliata ed arricchita da un porticato ed una facciata, nuovamente in arenaria, del tutto realizzati a mano. Completano l’identikit di questa bomboniera, decorata con marmi policromi e colonne neoclassiche, dei capitelli in stile rinascimentale, sui quali appoggiano archi a tutto sesto. Nell’altare centrale di destra è posta la quattrocentesca Madonna del Pianto.
Poco sopra l’abitato di Pieve, merita un minuto del vostro tempo la visita all’Oratorio di San Terenzio, un edificio di culto sulle prime formato da una solitaria cappella, poi ampliato dall’altare con pala dipinta e rimaneggiato per volere di tale Conte Antonio Noceti. Notevoli alcune decorazioni datate al XVII secolo.

Ritagliatevi un pomeriggio a Mulazzo, posto nell’Alto Corso del Magra. Il borgo è dotato di due porte di accesso e conserva l’originale struttura contraddistinta da stretti vicoli. Sul vertice dell’altura di Giovagallo, comune di Tresana, c’è quel che resta della torre, gran parte crollata, di un castello ben più magico e affascinante dei sopracitati. Dante Alighieri ha soggiornato qua dentro, elogiando Alagia Fieschi, moglie di Moroello Malaspina.

Ricettività, turismo ed eventi

Quattro giorni ininterrotti di danza, musica ed enogastronomia in diversi punti del paese sono la promessa di “Bagnone in Festa”, rassegna nata nel 2012 e atta a condividere le saghe e i valori locali coi turisti. Doveroso approcciarvi al meglio dei prodotti gastronomici della zona, vino e birra artigianale garantiti, anche perché si è d’agosto.
Imperdibile, ogni anno, l’edizione della Sagra della Cipolla di Treschietto, dislocata tra stand e sapori famigliari nell’arco del mese di aprile e di maggio.

A Fivizzano si rivive, in luglio, la Disfida tra gli Arcieri di Terra e di Corte. Disputa tra il nucleo urbano e le frazioni limitrofe alle due estremità del borgo, tramandata da un certo Frate Tommaso, dell’ordine eremitano di Sant’Agostino. Sarete allietati da una sfilata dedicata, i figuranti vestiti dei costumi cinquecenteschi, e gran finale il giusto da rivedere qualche competizione di tiro.
La manifestazione ricostruisce con la massima fedeltà le scenografie dell’evento, non lesinando neanche sugli sbandieratori. Sempre a Fivizzano, Sapori di Natale, il mese di dicembre, nell’affascinante piazza dei Medici.

Mercato Medievale di Filetto, in agenda di agosto, nel comune di Villafranca. La manifestazione, organizzata dal Comune e dalla Pro loco, prevede tutte le sere attrazioni e coreografie ispirate al passato recente, non mancheranno giullari e altre figure tipiche del Medioevo. La mostra mercato riceve il viaggiatore pensando per lui a stand pieni zeppi di oggetti d’artigianato locale.
Sagra della Pattona, ad Agnino, paesino del fivizzanese, vede terminare gli eventi giusto per la fine dell’estate.

Natura, buona cucina e reperti archeologici, se ritenuti poca roba, andranno ad arricchirsi della presenza delle acque sulfuree di Equi Terme, collocato in uno scenario fiabesco a un passo da Fivizzano. Lo stabilimento ha una piscina dedicata ai bambini. Aperto al pubblico anche il Parco Culturale delle Grotte di Equi. Consapevoli di non voler mancare gli appuntamenti essenziali, a Villafranca viene offerta una raccolta di reperti e interessanti aree tematiche della cultura popolare lunigianese, traducibile nella civiltà contadina dell’epoca, che per lungo tempo ha lavorato, e ci appassiona tuttora in diverse zone, fedele ai precetti antichi. Escluso il lunedì, il Museo Etnografico della Lunigiana resta aperto dalle 9.00 alle 19.00 seguendo l’orario estivo.

Rasenti il torrente Bagnone, diviso da alcune piccole cascatelle, le acque di polle e rientranze creano una situazione ideale per gli appassionati della pesca sportiva con la mosca. Quando la portata si alza, è d’uso praticare il kayak. Posto incantevole, nelle vicinanze di Filetto, è la Conca del Merizzo, frequentato dai bagnonesi e fantastico per un tuffo rinvigorente.

Cucina

Le radici contadine ed elementi essenziali, la cucina di Bagnone risulta essere costola di quella della Lunigiana, basata sulla preparazione di piatti poveri e remote maestranze.
Si raccolgono, dal bosco, castagne e funghi porcini, l’agricoltura, che mantiene presentemente una certa importanza, fornisce olive, ortaggi, l’allevamento mai diviene intensivo e dalle carni si ottengono i salumi pregiati e i formaggi impiegati per accompagnare i famosi panigacci, le paste degli stessi, filanti, sono sapide, genuine al palato. Si miscelano farine e si confezionano testi per la preparazione di torte d’erbi, con generoso utilizzo delle patate, e come non menzionare i timballi di zucca e di porri, massaie e chef dall’esperienza pluriennale tagliano strisce morbide di pastella, friggendola, ed ecco gli sgabei, sorta di gnocco fritto servito in qualità di antipasto. Bagnone è famosa per la produzione dei prodotti tipici locali legati al territorio e dei suoi piatti tradizionali che sono la pattona, i testaroli, le focaccette, pure loro eccezionali con i salumi di cui sopra. A proposito della pattona, e con lei della marocca di Casola, pani impastati utilizzando la farina di castagne, possiamo certamente affermare che la pianta – del castagno – qui è talmente importante da guadagnare proprio l’appellativo di “albero del pane”. Boschi e macchie di siffatta qualità sono presenti su quasi due terzi del territorio, e non sfruttarne il valore avrebbe inciso negativamente sull’economia, scelta che alla fine si è rivelata vincente, appunto garantendo la sopravvivenza di diverse generazioni e fornendoci, ad oggi, un prodotto DOP, vale a dire la Farina di Castagne della Lunigiana.

Uguale primato, lo detiene il miele lunigianese, antesignano e primo degli italiani suoi pari capace di aggiudicarsi il marchio DOP dall’Unione Europea. L’area di produzione comprende i quattordici Comuni della relativa Comunità Montana della Lunigiana, dove è stata tracciata anche la prima “Strada del Miele”. Di nuovo, spuntano fuori le castagne, si filtra e si lavora l’acacia, addolcendola per mezzo di preziosi sciroppi.

Intramontabile il prodotto di punta a Treschietto, la cipolla che con quel gusto fragrante e delicato viene coltivata (e sapientemente utilizzata) da generazioni.  Piccola e tonda, va consumata sia cruda che cotta, particolare il colore rosato e il sapore dolce. Si serve in tavola tra novembre e dicembre. L’eccellenza è protagonista di un piatto noto come la “barbotta”, schiacciata di cipolle, latte e farina di mais. Le cipolle più stagionate finiscono “ripiene”, di magro oppure riempite con mortadella e parmigiano, ottima la “zuppa di cipolle”, in loco, e in generale nella Lunigiana dell’entroterra, accompagnata da fettine di formaggio pecorino, o l’uso smooth accompagnando insalate e pinzimoni.

Portate di grande accordo, a tema di primi piatti, saranno da cercare nei testaroli, scatta la scintilla coi tortelli alla bagnonese, ci si scioglie assaggiando le lasagne bastarde, impastate con farina bianca e di castagne, seppellite sotto una cascata di funghi primaticci. Gli gnocchi mes’ci, guarda un po’, di castagne, spolverati di pecorino sardo, trionfano letteralmente, ma come dimenticarci della bomba di riso, un sostanzioso piatto unico, a mo’ di sformato di carne, che al piccione, durante ii giorni nostri, ha sostituito la carne di maiale.
Nel secondo fanno bella mostra le carni di pascolo. La pecora zerasca ci fornisce le bistecchine d’agnello, il cui naturale contorno è la patata di Zeri, sia bianca che rossa, o gialla, o “zale”, quella di dimensioni più modeste, tenera, dolce come la cipolla di Treschietto, e saporita. L’anatra e la cacciagione si cucinano restando fedeli ai precetti dei Malaspina, una volta e per sempre presenti alle tavolate imbandite di taverne e cantine di gourmet medievali. Lepre ai mirtilli, cinghiale in umido, tomaselle – involtini di carne di maiale con formaggio e macinato – spadellate alla lunigianese, chiudono l’offerta.

Due salumi spesso protagonisti di qualsiasi momento, nella preparazione in cucina: la Mortadella della Lunigiana, la Spalla Cotta di Filattiera. Quaranta giorni di stagionatura per la prima, molto di più per la Spalla, che si serve con salsa verde o purè di patate, cugina alla lontana del cotechino.

I dolci, nel lunigianese, lievitano corposi e voluti sì da allietare le giornate di festa secondo precise usanze. Due parole sulla Spongata, la più famosa delle quali la vendono nella zona di Pontremoli, servita negli storici caffè del centro, e di medesima estrazione gli Amor, con cialda e ripieno alla crema.

Il DOC dei Colli di Luni è, dal canto suo, un vino versatile e armonioso, perfetto se accompagnato ad affettati misti. Rosso o bianco, ha origini antichissime, tanto che i vini di Luni li conoscevano persino gli storici dell’Antica Roma. Stesso passato riguarda il Val di Magra I.G.T., con uve raccolte tra Pontremoli e Aulla. Chiude in bellezza il liquore caro a quelli di Fivizzano, la China Clementi, amaro miscelato seguendo alla lettera la sola ed unica ricetta originale.

Dintorni

Liguria, Emilia e Toscana creano magie, al confine di regione. La Lunigiana, e di pari passo il fondovalle del Magra, concorrono a tracciare una specie di percorso sensoriale, che va dal pontremolese e finisce quasi in bocca alle Cinque Terre. Capita di trovarli infiniti e a dire poco ciascuno con una propria identità, i dintorni di Bagnone. Se da una parte pianure e brughiere cercano di sottrarre all’uomo strutture ormai fatiscenti, ma di indubbio interesse storico, dall’altra il mare modella scogliere e terrazzamenti agevolandone i commerci. Bagnone s’adopera affinché prolifichino le aziende agricole tanto quanto gli ostelli pet friendly. Il parmense, con le squisitezze emiliane e la pasta fresca, l’influsso liberty dei suoi palazzi, e La Spezia, grande scalo internazionale di navi da crociera, aiutate da un pugnace – e nonostante tutto ricchissimo e amato – provincialismo di Massa, e dal turismo ecosostenibile delle Cinque Terre, al cospetto di vette apuane e tramonti sul Tirreno, delimitano terre ormai perdute in molte aree geografiche dell’Italia settentrionale. Terre cullate da riviere e declivi montani, ma anche coraggiose, figlie di caduti per la patria durante i grandi conflitti e di bivacchi attorno al fuoco alla corte dei re e delle regine imbellettate del Rinascimento.

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