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Aulla

 

“Contribuì generosamente alla guerra di liberazione con la partecipazione di molti suoi giovani ai primi nuclei partigiani, offrendo splendido esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.” (1940 – 1945)

Aulla è una piccola città della provincia di Massa-Carrara, situata nella regione storica conosciuta come Lunigiana.

Si trova in Toscana, ma pochissimi chilometri la separano dal confine con la Liguria, tanto da essere collegata ottimamente a La Spezia e ai suoi approdi turistici.

Ci si imbatte in questo naturale crocevia tra gli itinerari che conducono ai passi della Cisa e del Cerreto quasi alla confluenza del fiume Magra, più precisamente dal suo fondovalle, con il torrente Aulella, dove la vallata si restringe in mezzo alle colline cresciute intonse.

Trovandosi il paese in una posizione strategica e a poca distanza dai passi summenzionati, da Lagastrello e sulla strada per Casola e la Garfagnana, nonché sul percorso della Via Francigena, ben nota strada commerciale e di pellegrinaggio, racchiude parte dei capitoli più importanti della vita lunigianese prima dell’anno Mille.

Facenti parte del comune sono Albiano Magra, Bibola, Bigliolo, Canova, Caprigliola, Gorasco, Olivola, Pallerone, Quercia, Serricciolo, Vecchietto sempre in provincia di Massa-Carrara.

Aulla è sovrastata dal castello di Podenzana (comune limitrofo), dal castello di Bibola e dalla possente Fortezza della Brunella, quest’ultima a guardia del suo centro storico ed edificata da Giovanni dalle Bande Nere.

Poco fuori la cittadina, tante sono le attrattive: le mura Medicee di Caprigliola, borgo d’altri tempi che sorge su un colle di arenaria e circondato dai boschi; Bibola e Bigliolo con i resti dei loro fortilizi e gli ambienti medievali di Albiano e Pallerone; in particolare a Pallerone si può ammirare la torre dell’antico castello e la cappella Malaspina, oggi chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Antonio ma in origine intitolata a San Tommaso di Canterbury; il vecchio ponte della Strada della Cisa, che una volta ospitava anche il tracciato della ferrovia Pontremolese, sull’Aulella.

Il territorio di Aulla è altresì incluso nell’itinerario enogastronomico Strada del Vino dei Colli di Candia e di Lunigiana.

Un po' di storia...

Nelle relazioni di viaggio più antiche in riferimento alla Via Francigena, della quale fa parte, Aulla veniva indicata dall’Arcivescovo di Canterbury col nome di Aguilla, ma l’origine del nome è controversa: secondo alcuni potrebbe derivare dal latino “lacus” o “lacuna”, con il significato di “lago”, altre teorie più credibili fanno riferimento al termine al termine antico “aula” (palazzo o corte) oppure al termine dialettale ligure “ula” col significato di selva.

Il nucleo originario di Aulla sorse prima della fondazione dell’abbazia benedettina di S. Caprasio, fondata nell’anno 884 dal marchese Adalberto di Toscana, uno dei centri monastici più importanti della Lunigiana medioevale, probabilmente la famosa e potente abbazia di Lunigiana alla quale fa riferimento una novella del Boccaccio.

Gran parte delle vicende storiche di Aulla in età medievale, furono caratterizzate da queste lotte tra gli abati ed i vescovi-conti, anche a causa dell’annoso contrasto per il dominio della Lunigiana tra i Malaspina e le forze lunensi più in generale; Aulla parteggerà a lungo per i primi. Per sedare queste rivalità, Onorio III, nel 1217, intervenne sottoponendo l’abbazia di Aulla all’episcopato lunense, già saldamente affermato ad Albiano e Caprigliola.

La seconda metà del trecento e altrettanto il secolo successivo, saranno caratterizzati da una grande instabilità politica. I marchesi Malaspina ed il vescovato perderanno potere, e Aulla verrà disputata tra Firenze, Genova e Milano, desiderose di assicurarsi dei capisaldi sull’importante Via Francigena.
Da lì in avanti, la cittadina conoscerà il dominio della famiglia genovese dei Campofregoso, mentre Albiano e Caprigliola, nel 1404, passeranno sotto la Repubblica di Firenze. Il feudo di Olivola si alleerà invece con i Visconti di Milano. Aulla, al tempo, era affermato quale borgo animato da iniziative commerciali , popolato da artigiani notevoli, da agricoltori e trasporatori.

Tra il 1522 e il 1525, Giovanni dalle Bande Nere dei Medici tenterà di imporre il suo dominio in Lunigiana, con l’idea di creare un suo Stato personale a nord della Toscana. Probabilmente ideò e progettò la Fortezza della Brunella non potendo averla realizzata in così breve tempo: l’opposizione dei Malaspina, di Genova e Milano, spingerà Giovanni a rivendere il feudo col sollievo delle popolazioni dei feudi vicini che avevano patito distruzioni e rappresaglie.

Nel 1543, Aulla verrà acquistata dal banchiere Adamo Centurione e alla ricca famiglia genovese si deve la costruzione della fortezza, la dotazione di artiglierie, ma anche il rifacimento in forme barocche dell’abbazia ed il dono delle reliquie di san Severo martire; poi tornerà ai Malaspina di Podenzana nel 1706, quindi agli Estensi che, con Francesco IV costruiranno il palazzo detto Centurione, fino all’unificazione d’Italia.

La città di Aulla, arrivando ai tempi moderni, è stata messa a dura prova dal secondo conflitto mondiale e per questo motivo ha ricevuto la Medaglia d’oro al Valor Civile. Sempre per colpa della guerra e dei suoi bombardamenti, molto dell’antico borgo di Aulla lo si considera perduto; restano una parte dell’originaria Abbazia di San Caprasio ( l’abside, la sala capitolare, il ritrovato fonte battesimale medievale con i resti di due chiese dei secoli VIII e IX ) e il “Palazzo Centurione”.

L’odierno comune di Aulla è il risultato dell’unificazione, avvenuta il secolo scorso, di tre entità ben distinte: Aulla con la sua abbazia, Olivola e Pallerone feudo dei Malaspina, Albiano e Caprigliola.

Natura

Aulla si estende nei pressi del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, istituito nel 1985, con sede legale nel Comune di Stazzema e uffici a Castelnuovo di Garfagnana, Massa e Seravezza. Il parco comprende una grande varietà di ambienti montani e collinari e le famose cave di marmo bianco.
Il suo territorio si estende per circa 20.000 ettari, e vede l’alternarsi di zone calcaree a terreni acidi e ricchi di acqua, simili ai panorami delle brughiere.

Sui rilievi esposti al mare, la copertura vegetale è ancora quella nota, di tipo mediterraneo: leccete, cespugli di mirto, oliveti e vasti manti di pino marittimo rivestono le medie alture. Procedendo verso l’interno, con l’aumento dell’altitudine, si incontrano le macchie cosiddette di querceto-carpineti e di cerreto-carpineti, in corrispondenza del versante tirrenico delle Apuane e in buona misura, versante che è un saliscendi di quote ininterrotte dai 400 metri fino ai 1400 metri circa.

Per tutto il corso del Magra, d’altra parte, ci si imbatte in paesaggi campestri e rurali davvero notevoli, percorribili a piedi, in mountain -bike o a cavallo, e specialmente nella parte più bassa, prossima allo spezzino, grazie al clima favorevole in primavera e ai terreni pianeggianti, privi dei guadi propri dell’alto corso, è possibile fare bird-watching. ù

Il fiume Magra, così come il Vara, riproduce un ecosistema fluviale unico per la Liguria e ospita un patrimonio faunistico particolarmente apprezzato; da Aulla, arrivare al tratto di parco relativo ai due corsi d’acqua, che segue il percorso del Vara da Ponte S. Margherita, è davvero un gioco da ragazzi. I comuni di Sesta Godano, Bugnato, Rocchetta Vara, Santo Stefano Magra, Sarzana e Ameglia sono solo alcune delle realtà storiche e culturali a portata di mano.

Da Aulla per raggiungere la Liguria si attraversano i pittoreschi villaggi di Bibola e Vecchietto. Bibola, visibile da lontano e coi resti del suo magnifico castello, domina la nostra cittadina; voluta a difesa del porto di Luni, Bibola acquistò importanza con l’affermarsi della Via Francigena, sorte comune agli avamposti tutti, suoi cugini. Da ammirare in loco sono i numerosi passaggi in pietra, assieme alle gallerie serpeggianti tra le case rustiche. Vecchietto si trova tra Bibola e il territorio di Fosdinovo, lungo la variante principale della Via Francigena, ed è qui che quasi si sente l’atmosfera legata al sarzanese. Penetrati in un bosco imponente, passando per il borgo medievale di Ponzanello, ecco farsi avanti Quattro Strade, Fosdinovo paese e infine lo sbocco in Liguria, ovvero Sarzana.

In Garfagnana, indirizzandoci al lato toscano, fate un salto alla Grotta del Vento, un immenso complesso sotterraneo conosciuto per la varietà di rocce e minerali presenti. Vi si ammirano maestose sculture naturali, laghetti, corsi d’acqua, formazioni di fango e perfino pozzi perfettamente verticali.

Non lontano, il complesso carsico dell’Antro del Corchia, aperto al pubblico e recentemente attrezzato per le visite, porta alla grotta più estesa d’Italia, situata sul monte omonimo. Incastonato tra i monti dell’Alta Versilia, ancora all’interno del Parco delle Alpi Apuane e in prossimità dei paesi di Levigliani e Terrinca (nel territorio del Comune di Stazzema), si svela agli escursionisti grazie alla realizzazione di un percorso completamente attrezzato e ben illuminato, articolato lungo un chilometro dentro le viscere della terra, con un tempo di percorrenza non superiore alle due ore.

Se volete calarvi nelle atmosfere della Lunigiana che fu, esiste un tragitto che da Pontremoli, con partenza in piazza della Repubblica, arriva proprio ad Aulla, più o meno accanto all’abbazia. Questo tragitto, più un itinerario collaudato, in verità, abbraccia una trentina di chilometri che si completano in 8 ore circa, senza particolari dislivelli e inseguendo strade sterrate e sentieri spesso immersi nella vegetazione boschiva: dunque, portatevi dietro scarpe comode. Superato l’antico borgo di Filattiera, il tragitto scende per la valle del torrente Monia e giunge a Filetto; attraversato il torrente Bagnone, sale a Virgoletta e procede fino a Terrarossa, nel comune di Licciana, frazione dominata dal castello Malaspina, prima di concludersi presso l’abbazia di San Caprasio ad Aulla.

Luoghi d'interesse

Aulla è legata anima e corpo, per così dire, alla sua Fortezza della Brunella.

L’imponente costruzione militare cinquecentesca, dalla struttura quadrangolare, viene eretta intorno alla prima metà del secolo XVI e domina la vallata, in posizione strategica, su uno sperone di roccia a cui si deve anche il materiale per la sua costruzione. Dotata del classico ponticello che scavalca il fossato, posto a difenderla in aggiunta alla ripida scarpata, la si raggiunge facilmente e riempie gli occhi.

Dal giardino della fortezza si ha una visuale a tutto tondo sulla media Val di Magra, mentre ai suoi piedi, alla confluenza dei fiumi, riposa il centro storico di Aulla. Ai primi del novecento la fortezza è stata ristrutturata dalla famiglia inglese Waterfield, divenendo una lussuosa residenza, e solo negli anni settanta la vedremo destinata al Comune. La Brunella, oggi, è sede del Museo di Storia Naturale della Lunigiana, ospitato nelle sue strutture abitative interne. Nel museo è possibile esaminare la collezione composta da reperti faunistici della Lunigiana, molti sono gli esemplari imbalsamati di mammiferi, uccelli, rettili e anfibi. In aggiunta, troverete una raccolta osteologica e una entomologica, grande patrimonio per le scienze naturali del luogo.

Il Castello a Bibola, ormai diroccato, è il più emblematico dei due, se consideriamo le atmosfere medievaleggianti proprie della Lunigiana qui sopravvissute tra ruderi, erba alta e il canto dei grilli.
Sul cucuzzolo della Valle del Magra, racchiuso in una magnifica conca, è il risultato dell’aggregazione protratta nel tempo di diverse costruzioni. L’impianto generale del castello è a pianta quadrata, dominano alcune torri circolari allungate, a forma di ogiva; nei dintorni si trovano i resti di una canna fumaria e di altri elementi rosi dal tempo, emersi come fantasmi, se li guardiamo dai detti dei caseggiati del borgo, nello sfondo di folta vegetazione.

In città, l’abbazia di San Caprasio è uno dei più antichi edifici religiosi, sia ad Aulla che in tutto l’areale della Via Francigena. Fu voluta su volere di Adalberto I, marchese di Toscana, all’interno di un castello posto a guardia della confluenza fluviale, e l’opera si deve ai monaci benedettini. Questi monaci, che la abitavano ed erano legati alla famiglia Malaspina, li abbiamo visti essere spesso al centro di scontri con i Vescovi di Luni. Nel 1070, il fabbricato originario dell’abbazia è stato modificato in stile romanico e ha preso così l’impianto a tre navate visibile attualmente. Nel XIV secolo, invece, subì ulteriori rifacimenti e più tardi prese lo stemma di Aulla, successiva anche la sopraelevazione del campanile.

Il complesso di San Caprasio è sede di un secondo museo ad Aulla, omonimo, interamente dedicato alla vita monasteriale: nei suoi spazi vengono esposti alcuni reperti delle recenti campagne archeologiche, con le ricostruzioni degli abiti e degli strumenti utilizzati nell’abbazia, più oggetti e reperti che testimoniano il passaggio dei pellegrini provenienti da Santiago de Compostela.

Da Lucca ad Aulla, passando per le cime apuane, è possibile fare tappa in Garfagnana e nei suoi borghi sparpagliati… in un paio di giorni, sarete gli amici fidati di contesti peculiari quali Fornaci di Barga, Castelnuovo di Garfagnana e Casola in Lunigiana, tra i vari sobborghi che potrete toccare.

Se le identità peculiari sono il vostro pane, allora è il borgo di Caprigliola a fare per voi, tra i più suggestivi di tutto il territorio. Di notte è un tripudio di luci e tetti puntuti incastonati nella collina, unico in quanto a posizione e morfologia del centro abitato; la sua originale funzione difensiva non passava e non passa inosservata, si trova proprio a cavallo tra le due regioni e bene sono conservate le mura medicee che racchiudono interamente Caprigliola. Nessuno conosce l’anno esatto della sua fondazione, ma i vicoli impolverati sono punteggiati da stemmi medievali, e i portali delle case e le colline lunensi, nella vallata circostante, rendono gloria alla sua vista sicuramente come un tempo. La svettante torre cilindrica al centro del paese fa somigliare il profilo di Caprigliola a quello di una nave. La similitudine diventa evidente soprattutto se il paese viene illuminato a festa.

Una gita a Pallerone, concludendo, è doverosa. Ubicato sulla riva sinistra del fiume Aulella, a pochi chilometri da Serricciolo e nel fondovalle, ospita un suggestivo presepe meccanico. Realizzato per la prima volta durante il Natale del 1935 con materiali di recupero, basato su un elaborato sistema elettromeccanico e idraulico, è cresciuto nei decenni grazie alla passione dei cittadini: lo trovate in un’ambiente secondario del palazzo marchionale.
Il paesino conserva una porta quattrocentesca e un innovativo allineamento delle case, che si deve a un membro dei Malaspina, il quale pose le stalle lontano dalle abitazioni, migliorando le condizioni igieniche del borgo.

Ricettività, turismo ed eventi

La città di Aulla si è specializzata in quel tipo di turismo lontano dalle rotte consuete, molto discreto, privato dei riflettori ma che non difetta di nulla.

Il paese è comodo ai servizi, facile da raggiungere in auto come in treno, punto di partenza per visitare anche i paesi limitrofi; il territorio cresce ricco dei percorsi culturali, naturali e gastronomici amati da coppie e famiglie. Potrete soggiornare in un agriturismo alla mano o cenare in un ristorante raffinato.

Veniamo agli eventi. Spicca sicuramente il Premio Lunezia Story International Pop, appendice del premio musical-letterario per eccellenza. Seconda, non per importanza, la Festa dell’Uva che ha superato i trent’anni di tradizione, e in estate non possono mancare tutte le sagre caratteristiche di ogni frazione. A Natale, invece, impossibili da perdere i Presepi Viventi di Vecchietto e Albiano Magra. Sempre in quest’ultima località, a giugno, si tiene la rievocazione medievale caratterizzata da falconieri, arcieri, giullari e dai guerrieri della localissima “Compagnia della Spada” di Aulla. Il patrono di Aulla, San Caprasio, viene festeggiato in giugno, ed alle celebrazioni religiose si unisce una fiera con centinaia di stand. Sono presenti articoli e attrezzi agricoli, prodotti gastronomici, abbigliamento e arredamento, le bancarelle si articolano tra le vie centrali della città.

Una data di cui prendere nota riguarda la Sagra della Focaccetta di Vaccareccia, tra luglio e agosto: fiore all’occhiello del borgo, pietanza di punta tipicamente aullese, sarà la regina degli stand gastronomici aperti dall’ora di pranzo fino a tardi per la cena. Insieme alle focaccette, troverete numerose altre specialità della cucina locale e verrete allietati con la musica dal vivo.

A Podenzana si svolge viceversa la Sagra del Panigaccio, di solito in agosto, allestita in strutture all’aperto nei pressi del Santuario della Madonna del Gaggio e, come la precedente, accompagnata da musica e altre prelibatezze tradizionali. Infine, dal 1993 Aulla raduna gli under 18 per scegliere il sindaco dei ragazzi, con tanto di elezioni comunali e cerimonia in cui si appone al fortunato la fascia tricolore.

Cucina

La cucina ad Aulla è un felice mix tra i sapori liguri e toscani: se da un lato troviamo un’offerta ricca di produzioni autoctone, a base di ingredienti sapidi e corposi, le più preparate con i prodotti del territorio lunigianese, dall’altro i piatti si legano ad una tradizione contadina di stampo ligure, alla generosità dei boschi e del mare che vi abbondano. Numerosi sono i locali capaci di farvi scoprire i diversi sapori sapientemente mescolati tra loro, e tutti propongono i vini e le ricette del passato locale.

Iniziamo con salumi e formaggi, utilizzati per accompagnare i famosi Panigacci preparati nel forno a legna: pecorino, mortadella e caciotta della Lunigiana, spalla cotta di Filattiera, “biroldo” della Garfagnana, lardo di Colonnata e pancetta stagionata, l’inimitabile prosciutto Bazzone. I Panigacci, in effetti, non potrebbero esistere senza il relativo accompagnamento, sono dei pani tondi e senza lievito cotti in testi di terracotta, la cui patria d’elezione è Podenzana.

Molto famosi anche i “testaroli”, tagliati a pezzi, più morbidi e bolliti, serviti con pesto o conditi con olio e parmigiano, e le “focaccette”, comunissime ad Aulla, con farina di grano e granturco, cotte in testi di terracotta e per questo spesso scambiate coi Panigacci.

La farina di castagne, protagonista di molte pietanze, si usa per preparare le lasagne bastarde, gli gnocchi mesci, i pani del fivizzanese e la “marocca” di Casola, pane casereccio divenuto presidio Slow Food, ottimo col miele, meglio se quello gustoso della Lunigiana, unico marchio D.O.P della categoria, oppure con formaggio caprino.

La torta d’erbi è uno dei simboli della tradizione culinaria lunigianese: una torta salata preparata con erbe selvatiche che differisce in consistenza e sapore a seconda del paese in cui viene cucinata. Non mangerete mai, in Lunigiana, una torta d’erbi uguale a un’altra.

La farinata, in Versilia è al top, e coi caratteristici “frittini”, arricchiti dai fagioli e dal cavolo nero, ottenuti grazie a una pastella prima cotta lentamente e poi fritta in olio bollente. Nei primi piatti, abbondano i tortelli e la pasta lunga fatti in casa, da provare le pappardelle al sugo di lepre e la minestra di farro; seguono le lasagne al pesto, la pasta fritta, che nello spezzino prende il nome di “sgabeo”, pure valido antipasto, le salse a base di noci e le tagliatelle coi porcini o al burro.

Nei secondi fa la sua figura il coscio di agnello al forno con patate, rigorosamente di Zeri. Irrinunciabili il capretto alla cacciatora, il coniglio in umido o con la polenta, il “chiodo” di maiale, sorta di salsiccia gustosissima, servita aperta.

Quando arriva la stagione, preparatevi ad un tripudio di funghi porcini nostrali. Tra le coltivazioni agricole della Lunigiana spiccano la cipolla di Treschietto, coltivata nei dintorni del castello dei Malaspina, e il fagiolo del Bigliolo. Le cipolle possono essere servite ripiene, con preparato a base di carne di manzo, uova e parmigiano, così come gli stessi porcini, ripieni e appena scottati in padella. Svariate ricette vantano l’impiego del Bigliolo.

Dal mare, arrivano baccalà e stoccafisso, che meglio si conservavano nel tragitto verso l’entroterra: in agliata o in umido il primo, al sugo o con polenta il secondo. Non mancano le offerte tipiche dello spezzino e della costa di Massa, dalle crudité ai carpacci di tonno e pesce spada, per arrivare alle sontuose fritture.

Parola di scout, parlando dei dolci avrete l’imbarazzo della scelta: si passa da quelli secchi come la torta con le mandorle, il buccellato, la spongata pontremolese o quella addirittura sarzanese, ai soffici e cremosi “amor” pontremolesi, cialde con ripieno morbido e dal retrogusto alcolico, una punta di limone a solleticarvi il palato. Il castagnaccio, di frequente addolcito con scorze d’arancia e pinoli, è un must della tradizione, curiosa è invece la ricetta della “vinata”, particolare polenta di farina dolce cotta, giustamente, nel vino, che aveva lo scopo di riscaldare nei lunghi mesi invernali.

Nei dintorni di Aulla si produce il vino “Colli di Luni”, bianco e rosso, il “Candia dei Colli Apuani”, prodotto nelle aree di Carrara e Massa, il “Val di Magra” IGT ed il rinomato vino da dessert “perseghìn”.

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